creativa/mente
presentato da giuliana rossi
vivere insieme nel mondo delle differenze
Quante volte abbiamo sentito affermare o abbiamo detto noi stessi che il mondo cambia e si trasforma rapidamente, è sensazione diffusa che il futuro si faccia incombente…La mobilità geografica delle persone cresce ogni giorno e nessuno prevede una prossima inversione di tendenza dato che l’economia globale produce un divario sempre maggiore tra settori più ricchi e più poveri della popolazione mondiale. Le società sono in un divenire poli culturale e il tema dell’identità è il crocevia dove si incontrano o più spesso si scontrano le diverse ipotesi sul come vivere , sul futuro e sull’avvenire del mondo. Vale la pena affermare che le identità sono una ricchezza quando non si dimentica che esse sono il risultato di un processo di importazioni molteplici e di conseguenza interpretate come potenzialità da scambiare, da arricchire. Diventano altrimenti un serio pericolo quando sono intese come baluardi per difendersi dall’assalto e dal fastidio degli “altri”. Quando si scende in campo con “rabbia e orgoglio” si esclude a priori il dialogo come modalità di incontro. Tutto ciò ha certamente a che fare con l’identità ma più sul piano del quotidiano e del comportamento di ogni giorno che su un lontano piano teorico-astratto :c’è un atteggiamento di riserva e di prevenzione che crea conflitto a più livelli dal pregiudizio sul “diverso” al rifiuto del vicino di casa L’individuo si sente minacciato nei propri percorsi e identifica il nemico nel diverso, portatore di una cultura che non ri- conosce né comprende ma che vive come un pericolo, conseguenza più facile è quella di chiudersi in una certezza di una identità anche inventata, che cercare di capire, il che richiede invece uno sforzo, un impegno del singolo che va oltre le apparenze e consuetudini. Lo sforzo di comprendere l’altro è determinato dalla nostra capacità di prestare attenzione alle differenze,per questo credo che ogni tipo di riconoscimento dell’altro inizi nel cuore dell’individuo, nella sua storia personale, là dove l’altro suscita rigetto, dove l’abitudine porta a guardare le cose da un unico punto di vista, dove rifiutare l’altro può significare rifiutare sé stessi.
Quante volte abbiamo sentito affermare o abbiamo detto noi stessi che il mondo cambia e si trasforma rapidamente, è sensazione diffusa che il futuro si faccia incombente…La mobilità geografica delle persone cresce ogni giorno e nessuno prevede una prossima inversione di tendenza dato che l’economia globale produce un divario sempre maggiore tra settori più ricchi e più poveri della popolazione mondiale. Le società sono in un divenire poli culturale e il tema dell’identità è il crocevia dove si incontrano o più spesso si scontrano le diverse ipotesi sul come vivere , sul futuro e sull’avvenire del mondo. Vale la pena affermare che le identità sono una ricchezza quando non si dimentica che esse sono il risultato di un processo di importazioni molteplici e di conseguenza interpretate come potenzialità da scambiare, da arricchire. Diventano altrimenti un serio pericolo quando sono intese come baluardi per difendersi dall’assalto e dal fastidio degli “altri”. Quando si scende in campo con “rabbia e orgoglio” si esclude a priori il dialogo come modalità di incontro. Tutto ciò ha certamente a che fare con l’identità ma più sul piano del quotidiano e del comportamento di ogni giorno che su un lontano piano teorico-astratto :c’è un atteggiamento di riserva e di prevenzione che crea conflitto a più livelli dal pregiudizio sul “diverso” al rifiuto del vicino di casa L’individuo si sente minacciato nei propri percorsi e identifica il nemico nel diverso, portatore di una cultura che non ri- conosce né comprende ma che vive come un pericolo, conseguenza più facile è quella di chiudersi in una certezza di una identità anche inventata, che cercare di capire, il che richiede invece uno sforzo, un impegno del singolo che va oltre le apparenze e consuetudini. Lo sforzo di comprendere l’altro è determinato dalla nostra capacità di prestare attenzione alle differenze,per questo credo che ogni tipo di riconoscimento dell’altro inizi nel cuore dell’individuo, nella sua storia personale, là dove l’altro suscita rigetto, dove l’abitudine porta a guardare le cose da un unico punto di vista, dove rifiutare l’altro può significare rifiutare sé stessi.