Ambiente ed energia, una politica di stampo europeo

Italia Futura e la campagna #IoNonViVoto di Greenpeace

di Giuseppe Zollino , pubblicato il 5 dicembre 2012
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Ringraziamo Greenpeace per aver inviato ad Italia Futura il questionario della campagna sull’energia. Tuttavia, su temi così rilevanti per la vita del Paese nei prossimi decenni non crediamo sia né possibile né serio rispondere con un semplice sì o no.

Non per essere ambigui o cerchiobottisti, ma perché riteniamo che, per molti dei 9 quesiti, le risposte vadano modulate e giustificate, anche alla luce delle strategie comunitarie.

Siamo sorpresi che invece altri leader abbiano risposto con 9 sì decisi, senza precisazioni, come si può verificare sul sito internet dedicato all’iniziativa: il Paese non ha bisogno di propaganda, ma ora più che mai di responsabilità.

Per parte nostra, consideriamo i 9 quesiti di Greenpeace un’occasione per fornire il nostro punto di vista ed insieme delineare la nostra visione:


Proponiamo una politica energetica di stampo europeo, che garantisca sostenibilità economica ed ambientale e sia motore di crescita e prosperità per l’Italia.

Ci impegniamo a rafforzare il contributo italiano ad un percorso europeo di ristrutturazione dell’approvvigionamento energetico, per renderlo sicuro, ambientalmente ed economicamente sostenibile e prevalentemente de-carbonizzato nel lungo periodo, come proposto dalla Roadmap europea al 2050.

Condividiamo l’approccio dei maggiori Paesi Europei, con governi di ogni parte politica, di programmare e gestire con freddezza e determinazione la lunga fase transitoria, sicchè l’ambizioso obiettivo venga raggiunto per gradi e dunque sia sostenibile e non comporti invece oneri eccessivi per le imprese ed i consumatori.

Crediamo inoltre che l’Unione Europea debba condividere gli obiettivi di lungo periodo con i maggiori Paesi sviluppati e con quelli emergenti (Brics); in questo senso sarebbe più opportuno concordare tappe intermedie verso il 2050 non con scadenze temporali predefinite, ma modulate sulla base di indicatori di sviluppo di nuove tecnologie carbon-free, in modo che la sostituzione sia il più possibile cost-effective.

Siamo convinti che la sfida della ristrutturazione energetica si vinca con l’innovazione; per questo in Italia serve un cambio di rotta, spostando risorse su un durevole e consistente programma di sviluppo e dimostrazione di tecnologie energetiche innovative, affiancato da misure di politica industriale che, promuovendo la crescita di filiere nazionali, muti la ristrutturazione energetica da costo a driver di crescita economica.





Il questionario di Greenpeace


1. Fuori dal carbone. Il carbone è la fonte energetica maggiormente responsabile dei cambiamenti climatici e la più dannosa per la salute umana. Siete pronti a cancellare ogni progetto di nuova centrale a carbone, impegnandovi a dimezzare la produzione elettrica da carbone entro il 2020 e ad azzerarla entro il 2030?


Nella fase transitoria verso il 2050, i combustibili fossili avranno ancora un ruolo importante, per garantire continuità della fornitura e costi di generazione sostenibili, come mostrano gli studi di scenario dell’Unione Europea.

Oggi nell’Unione Europea il carbone è la prima fonte per la produzione di energia elettrica con oltre il 30% del totale, la seconda è il nucleare con il 27%, al terzo posto con una quota simile del 22-23% gas e rinnovabili.

Carbone e nucleare sono i “muli” della generazione elettrica europea e garantiscono il servizio di base, a costi più competitivi del gas. Nel quadro del percorso virtuoso sopra delineato, è irrealistico dimezzare ope legis entro il 2020 la quota da carbone ed azzerarla entro il 2030, specialmente per quei Paesi che hanno deciso di uscire dal nucleare, come la Germania, o di non rientrarci, come l’Italia.

Pensiamo tuttavia che per le centrali a carbone in esercizio debba essere verificata la corretta applicazione delle più efficaci tecnologie di abbattimento delle emissioni inquinanti (NOx, SOx, particolato, ecc) oggi disponibili. E che nuove centrali a carbone possano essere autorizzate solo se anche predisposte per l’installazione di sistemi di cattura della CO2, quando questa tecnologia sarà commercialmente disponibile, accorgimento del resto previsto dalle direttive comunitarie.

Fissate le prescrizioni ambientali, e rigorose procedure di controllo per le stesse, sarà il mercato a stabilire se al 2020 la produzione elettrica a carbone sarà in Italia maggiore o minore di quella attuale.


2. Cambiare i vertici di Enel. Fulvio Conti, Amministratore Delegato di Enel, prima ci ha provato col nucleare e adesso col carbone. Enel è una compagnia controllata direttamente dal Governo: il ministro del Tesoro è maggiore azionista e ne nomina il management. Il carbone di Enel causa in Italia una morte prematura al giorno e danni per 1,8 miliardi di euro l’anno. Il vostro governo cambierà i vertici di Enel per imprimere un corso nuovo e sostenibile alla sua strategia industriale?


Il “carbone di Enel” non è peggiore del carbone delle altre grandi utility europee, che pure ne fanno largo uso (per esempio, in Germania quasi la metà dell’energia elettrica è oggi prodotta con centrali a carbone e lignite e sono al momento in costruzione ben 11 GW di nuovi impianti a carbone e lignite; mentre in Italia la produzione a carbone copre circa il 14% del fabbisogno); al contrario, le tecnologie per la riduzione dell’impatto ambientale impiegate nei più moderni impianti italiani sono ritenute un benchmark in Europa e negli USA. Appare pertanto poco credibile che in particolare in Italia rispetto al resto d’Europa vi sia un allarme ambientale da carbone.

Le scelte industriali delle maggiori utilities al mondo debbono rispettare le leggi degli Stati e coniugare gli interessi degli azionisti con la qualità della fornitura ai consumatori clienti. Le autorità indipendenti di controllo nei diversi Paesi dove Enel opera debbono fornire indirizzi chiari ed efficaci e vigilare che vengano rispettati.

Il Governo azionista ci auguriamo non intervenga mai, come auspicato dal quesito, per punire il “peccato di nucleare e di carbone”, ma solo in ragione dei risultati complessivi della gestione.



3. Allontanare le trivelle dalle nostre coste. Ammesso che si riesca a estrarre tutto il petrolio del nostro mare, questo equivarrebbe quantitativamente a poche settimane dei consumi nazionali. Una catastrofe ecologica come quella del Golfo del Messico sarebbe un colpo mortale al nostro turismo, alla pesca sostenibile, all’economia delle comunità costiere. Prenderete provvedimenti concreti, ponendo limiti territoriali severi, per allontanare le trivelle dalle nostre coste?


Le risorse nazionali di idrocarburi possono soddisfare una quota minoritaria e limitata nel tempo del fabbisogno. Fornendo tuttavia un contributo nella fase transitoria in termini di riduzione delle importazioni e di ritorni economici soprattutto alle popolazioni locali. È per noi inderogabile che le attività estrattive sia on-shore che off-shore vengano condotte con le migliori tecnologie e procedure in grado di minimizzare i rischi per l’ambiente e la popolazione; in particolare, quelle off-shore debbono rispettare le prescrizioni del Regolamento comunitario “Safety standards for offshore oil and gas operations”.


4. Aumentare la fiscalità sulle estrazioni di greggio. I cittadini sono sommersi di tasse mentre le compagnie petrolifere che operano in Italia pagano royalties tra le più basse al mondo. Non è solo un attentato al mare: è anche un’offesa per gli italiani. Aumenterete la fiscalità e le tasse di concessione sulle estrazioni di greggio?


Rivedere il sistema delle royalties, in modo da aumentare i benefici economici soprattutto per le popolazioni locali è una nostra priorità.


5. Aumentare l’efficienza dei motori. L’Italia continua a opporsi a Bruxelles alle proposte per una maggiore efficienza dei nostri veicoli: è un altro favore alla lobby petrolifera e ad alcune aziende automobilistiche. Con maggiore efficienza nei trasporti, che ridurrebbero dunque i consumi, è possibile evitare le trivellazioni a mare, in Italia come in Artico. Vi impegnerete ad aumentare i parametri di legge per l’efficienza dei veicoli in sede europea?


È ben noto che la tecnologia dei motori a combustione italiani è tra le più efficienti. Non abbiamo interesse e non risulta che l’Italia si sia sinora distinta nell’ostacolare la definizione in sede europea di standard di efficienza e di emissioni dei motori a combustione interna, via via più impegnativi. Si deve riconoscere tuttavia che l’industria nazionale non ha creduto e dunque non ha investito abbastanza nella propulsione elettrica ed ibrida plug-in.

Più in generale condividiamo l’obiettivo di migliorare molto l’efficienza complessiva del settore dei trasporti, e di ridurne le emissioni inquinanti specie nel contesto urbano, come elemento fortemente caratterizzante delle smart cities. Per questo occorre tra l’altro spingere sull’elettrificazione dei trasporti pubblici urbani e sviluppare le tecnologie per l’auto elettrica.


6. Rimuovere le barriere burocratiche che affossano le rinnovabili, dare alle energie pulite priorità assoluta sulle fonti fossili. Bisogna eliminare gli ostacoli alla realizzazione degli impianti di energie rinnovabili come, ad esempio, esentare dall’iscrizione al registro GSE gli impianti fotovoltaici di piccola e media taglia. Siete d’accordo a una rimozione delle barriere burocratiche per le rinnovabili?


E’ nostro obiettivo promuovere lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie a fonte rinnovabile, per la produzione di biocombustibili, calore ed energia elettrica, a condizioni il più possibile cost-effective. In modo che nel lungo periodo (2040-2050) le fonti rinnovabili possano auspicabilmente coprire una quota maggioritaria dell’approvvigionamento energetico nazionale, senza che nella fase transitoria che ci separa dal 2050, le imprese ed i cittadini italiani siano gravati da costi insostenibili.

Per questo nella fase transitoria la diffusione delle rinnovabili in tutti i settori degli usi finali di energia va regolata in modo che il più possibile avvenga a condizioni di mercato, valorizzi tecnologie (per esempio, rinnovabili termiche, biocombustibili, ecc.) con più alta ricaduta sul sistema industriale nazionale e comporti oneri annui, derivanti da incentivi mirati, inferiori ad un tetto predefinito.

In particolare, per le rinnovabili elettriche non si può purtroppo prescindere dagli errori infausti (sostenuti da numerosi soloni ingenui o interessati ed ancora “in servizio”) di programmazione del recente passato, dai quali ora discendono ingenti oneri in bolletta: a fine 2012 in Italia gli incentivi alla diffusione delle rinnovabili ammonteranno a circa 10 mld € all’anno, di cui oltre 6.5 mld € per il solo fotovoltaico, a fronte di una componente energia che costa in tutto circa 20 mld €; cioè essi aggiungono alla bolletta una componente che pesa poco meno della metà del valore dell’energia elettrica effettivamente consumata.

Si tratta di costi annuali di contratti con validità lunga (20 anni nel caso del fotovoltaico) che costituiscono una pesante zavorra per la programmazione futura.

Oltre a questo, occorre tener conto delle caratteristiche tecniche delle diverse tipologie di rinnovabili elettriche, specialmente del grado di programmabilità della produzione: al crescere della potenza installata non programmabile si complica infatti la regolazione della rete e diviene via via più costoso garantire la qualità dell’energia elettrica (tensione e frequenza), con conseguente aumento delle componenti tariffarie legate alla rete ed al suo bilanciamento.

Per cui è fondamentale che il contributo delle rinnovabili elettriche non programmabili sia coordinato con l’ammodernamento e l’evoluzione della rete elettrica verso le così dette smart grids.

Un’ulteriore criticità è che gli incentivi di cui sopra non sono serviti a promuovere una significativa crescita industriale, essendo prevalentemente a vantaggio di istallatori di tecnologie fotovoltaiche ed eoliche di importazione.

Siamo perciò convinti che sia urgente un cambio di rotta, spostando risorse dagli incentivi all’installazione ad un durevole e consistente programma di sviluppo e dimostrazione di tecnologie energetiche innovative, dall’efficienza energetica alla produzione di biocombustibili, elettricità e calore, in linea con le priorità della strategia europea, affiancato da misure di politica industriale che promuovano la crescita di filiere nazionali, in grado di offrire prodotti competitivi al mercato globale. Mutando così la ristrutturazione energetica da costo a driver di crescita economica e prosperità.

Pertanto, riteniamo inevitabile che tutti gli strumenti e le modalità di sostegno alle fonti rinnovabili vadano ricondotti ad un quadro più sostenibile; il che richiede monitoraggio, programmazione, e pronta capacità di intervento, ove necessario. In una parola ottimizzazione.

Siamo senz’altro per la rimozione delle barriere burocratiche e per la semplificazione normativa in tutti i settori dell’economia, inclusa l’industria dell’energia, ma non per l’abolizione dell’azione di coordinamento e di controllo, specie se necessaria per impiegare al meglio le risorse pubbliche e migliorare la competitività del sistema.


7. Investire nelle reti intelligenti. Avanzerete e sosterrete norme per favorire l’autoconsumo promuovendo lo scambio sul posto, sistemi di distribuzione chiusi (SDC) e sistemi efficienti d’utenza (SEU); e darete priorità di esportazione alla eventuale sovrapproduzione da rinnovabili – e non a
quella degli impianti a gas – adeguendo opportunamente le reti per la piena integrazione di solare ed eolico?



Ribadiamo la necessità di una maggiore integrazione delle rinnovabili elettriche con il mercato. È un processo che dovrà avvenire certamente per gradi, ma dal quale non si può prescindere e che è uno degli obiettivi della politica energetica dell’Unione Europea.

In questo quadro, il potenziamento dell’autoconsumo attraverso lo sviluppo di reti locali può contribuire allo sfruttamento ottimizzato della capacità rinnovabile (la disciplina dei SEU risponde proprio a tale esigenza); al tempo stesso, il sistema chiuso deve farsi carico almeno in parte degli oneri addizionali derivanti dalle sue necessità di back-up e di accumulo nonché degli oneri generali di sistema (che devono essere necessariamente a carico di tutti i consumatori).

Quanto agli scambi transfrontalieri, questi avvengono in base alle variazioni dei bilanci di potenza ed alle condizioni di mercato. È probabile, oltre che auspicabile, che i numerosi impianti a gas presenti sul territorio nazionale, flessibili efficienti e programmabili, vengano chiamati nei prossimi anni a fornire potenza di back-up a Paesi confinanti, in occasione di deficit di generazione da fonte rinnovabile. È anche possibile, ma meno controllabile, che elettricità da fonte rinnovabile prodotta in eccesso nel nostro Paese venga esportata se il produttore saprà offrire prezzi competitivi. Non ha molto senso parlare in questo contesto di “priorità delle rinnovabili sul gas”.


8. Una nuova fiscalità energetica. Servono linee di credito apposite a interessi agevolati e la garanzia di destinazione di una parte significativa dei fondi ETS alla realizzazione di nuovi impianti rinnovabili. Intendete detassare e consentire maggiore detrazione IVA per gli investimenti in nuovi impianti rinnovabili, dirottando sulle fonti pulite gli oneri di bolletta concessi alle energie sporche (CIP6) per ridurre il peso degli incentivi in bolletta?


Aiuti di stato ad imprese che realizzino investimenti in tecnologie energetiche low-carbon sono consentiti e regolati da direttive comunitarie. Nel quadro dell’armonizzazione ed ottimizzazione delle misure di sostegno di cui ai punti precedenti, proponiamo la costituzione di un fondo clima (che conceda crediti a tasso agevolato) e la rimodulazione della fiscalità per le tecnologie low-carbon, come pure la destinazione della metà dei fondi ETS al finanziamento di progetti pilota e dimostratori integrati di tecnologie energetiche innovative (l’altra metà pensiamo vada destinata ad interventi di adattamento al cambio climatico).

Quanto al CIP6 92, esso è un esempio di politica energetica che ha prodotto degenerazioni. Nel 2012 gli oneri CIP6 ammonteranno a circa 1.4 mld €. Esistono infatti ancora contratti in essere, in parte rinegoziabili, ma non cancellabili d’ufficio. La loro progressiva estinzione sarà una rara buona notizia per la bolletta elettrica. D’altra parte, poiché, come visto, gli incentivi alle rinnovabili nello stesso anno raggiungeranno i 10 mld €, ed il Ministero dello Sviluppo Economico prevede che cresceranno fino a circa 12 mld entro il 2015, non riteniamo opportuno aumentarli ulteriormente aggiungendovi la quota attuale CIP6.


9. Puntare sull’efficienza in tutti i settori. Siete d’accordo nel rendere obbligatorio in Italia – e non indicativo come oggi – l’obiettivo del 20% di efficienza in più al 2020?


E’ nostra ferma intenzione rimuovere tutti gli ostacoli di natura finanziaria, burocratica e normativa all’implementazione di misure di efficienza energetica cost-effective.

In casi particolari, quando per esempio si voglia incentivare la diffusione di tecnologie specifiche, riteniamo debbano essere previsti sconti fiscali o contributi in conto capitale. I settori di intervento vanno dai trasporti (p.e., trasporto pubblico elettrificato, taxi ibridi plug-in o elettrici), all’edilizia (p.e., retrofit di edifici industriali, residenziali, commerciali e pubblici, con produzione di acqua calda solare e pompe di calore), alle pmi (p.e., motori elettrici ad alta efficienza ed uso di inverter, impianti cogenerativi in aree industriali ed artigianali), all’illuminazione pubblica e privata (p.e., lampade efficienti e sensori di presenza) al recupero del calore di scarto da siti industriali, centrali elettriche, inceneritori, per teleriscaldamento.

Lo strumento delle Esco va potenziato e, valorizzando competenze già presenti negli enti pubblici, riteniamo vada istituita al più presto una Esco per la pubblica amministrazione che permetta, per esempio, di dare corso alla prescrizione della recente direttiva europea sull’efficienza energetica, in base alla quale, dal 1 Gennaio 2014, ogni anno il 3% degli edifici degli enti pubblici deve essere ristrutturato e portato almeno ai requisiti minimi previsti dalla direttiva sull’efficienza degli edifici.

La nuova direttiva lascia ai Paesi membri il compito di fissare propri obiettivi indicativi di efficienza energetica al 2020, o in termini di riduzione di fabbisogno di energia primaria al 2020, rispetto al trend previsto nel 2005, o in termini di riduzione di intensità energetica, rispetto al livello del 2005.

Se si scegliesse la prima opzione, al 2020 la riduzione del fabbisogno di energia primaria sarebbe sostanzialmente conseguita per effetto della crisi economica. Riteniamo pertanto che siano più efficaci interventi normativi e di sostegno che facilitino soluzioni cost-effective e consentano di raggiungere riduzioni significative di intensità energetica ed insieme crescita economica.

Professore di Tecnica ed Economia dell’Energia e di Impianti Nucleari a Fissione e Fusione presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Padova. Dal 2006 è Delegato Nazionale nel Comitato Energia del 7° Programma Quadro RST dell’Unione Europea e coordinatore dei rappresentanti italiani nelle Iniziative Industriali del SET plan. Dal 2001 al 2006 è stato membro del segretariato della Commissione Parlamentare Industria Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo, responsabile per le iniziative legislative in ambito Euratom e per quelle nel settore della ricerca e sviluppo di tecnologie energetiche.


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#18 da Renato Lacroce, inviato il 20/12/2012
Complimenti!!! Condivido in buona parte i contenuti, ma sopratutto apprezzo il modo razionale di affrontare le singole problematiche che sono complesse e non possono e non devono essere oggetto di scelte "non tecniche".

#17 da Rinaldo Sorgenti, inviato il 16/12/2012
Condivido quasi tutto dei commenti dell'amico Giuseppe Zollino.
Apprezzabile soprattutto il pacato modo che ha avuto di rispondere a quesiti che, per quello che esprimono, evidenziano la scarsa conoscenza dell'argomento energetico, impregnati invece da posizioni ideologiche che nulla hanno a che fare con le necessità energetiche del Paese, la cui implementazione causerebbe ulteriori problemi e costi insostenibili.

Condivi anche quanto espresso nei commenti 12 & 13, mentre singolare il modo di presentare le rinnovabili (ed in particolare il Solare FV, con gli esempi del commento nr. 14.

Soprende infatti che per giustificare o dare evidenza al "contributo" del Solare FV si citino delle date (singoli e molto episodici giorni ed addirittura ore, peraltro neppure programmabili in una prospettiva futura) per giustificare l'immenso onere economico prodotta dalla loro incentivazione nelle bollette di tutti i consumatori.

Questi faraonici incentivi, anzichè produrre un vantaggio ed un ritorno al sistema Paese, hanno arricchito gli speculatori ed hanno favorito il lavoro in Cina e comunque all'estero, vale a dire nei Paesi che hanno prodotto i relativi pannelli fotovoltaici, contrariamente alle lusinghe e fuorvianti declamatorie della creazione di lavoro in Italia.

Se si analizza la situazione causata da questa incredibile ed eccessiva bonanza di incentivi, si deve riconoscere che questi soldi (prelevati forzosamente dalle tasche di tutti i consumatori - senza neppure chiedere il loro accordo o gradimento - hanno spiazzato una parte significativa di investimenti privati in modernissimi impianti alimentati a Gas Metano, che sono in effetti gli unici ad aver subito questa concorrenza forzosa da parte di impianti super-finanziati con i soldi dei cittadini.

Inoltre, questi impianti FV non hanno risolto in alcun modo i gravi squilibri del sistema elettrico nazionale, che asi caratterizza da un "Mix" delle Fonti del tutto sbilanciato, costoso ed a maggior rischio strategico rispetto a tutti i grandi Paesi nostri concorrenti sui mercati mondiali. L'Italia, che è il 2° Paese manifatturiero d'Europa (dopo la Germania) - ma non si sa per quanto ancora - paga l'elettricità il 35% più cara della MEDIA Ue e questo nuoce pesantemente sulle capacità competitive del ns. sistema produttivo, composto in larghissima parte da piccole e medie imprese, quelle che non hanno alcuna agevolazione per i loro costi energetici di produzione.

Quanto più Rinnovabili - NON PROGRAMMABILI (come appunto il Solare e l'Eolico) - si installano nel Paese, tanto più occorrono impianti convenzionali (a Gas e Carbone) presenti, tenuti accesi e pronti ad intervenire qualora la Fonte intermittente (Sole e Vento) venga meno senza volontà di alcun terrestre!

Sarebbe quindi opportuno che ci si domandasse:
"Perchè TUTTI i Paesi ricchi e sviluppati del Pianeta (esaminate i Paesi G8 ma anche G20) hanno un "Mix delle Fonti" per la generazione elettrica totalmente diverso da quello italiano? Sono in errore e poco accorti TUTTI gli altri od è l'Italia a dimostrare di essere il Paese più ricco e furbo del Mondo???"

Sarebbe quindi ora che nel Paese venisse fatta corretta ed ampia informazione su questi importanti temi, se si ha a cuore il benessere e lo sviluppo del ns. Paese.

#16 da Davide Aceti, inviato il 11/12/2012
Il tema dell'energia è comunque troppo sottovalutato. Per esempio, cosa si pensa del petrolio presente nell'adriatico? Davvero pensiamo che in Italia, con le leggi attuali, avremo la possibilità di sfruttarlo? non siamo riusciti a mettere l'Ikea perchè ognuno aveva qualcosa da ridire....

#15 da Antonio, inviato il 11/12/2012
Credo che i punti trattati dal Prof. Zollino siano stati chiariti nei termini più razionali possibili. Le risposte ci rendono partecipi della pragmaticità con cui è necessario affrontare le scelte del futuro se ne vogliamo dare uno anche a questo Paese! Non leggo nessuna polemica sul fotovoltaico, ma, al contrario, un bisogno di valorizzare e di incentivare anche le rinnovabili con strumenti più efficaci che permettano di creare le giuste condizioni di sviluppo per queste tecnologie. A mio modo di vedere la corretta disapprovazione nei confronti di un sistema incentivante sbilanciato non mi sembra una polemica nei confronti di una tecnologia, ma una presa di posizione nei confronti di scelte errate e del tutto irrazionali del passato!

#14 da Antonio De Angelis, inviato il 10/12/2012
Caro Guido Meneghini, ma soprattutto lei, gentilissima Irene, rispondo ai vostri commenti. Da ingegnere sono d’accordissimo che si debbano analizzare problemi complessi partendo da valori il più possibile esatti e reali, però l’esperienza mi insegna che un problema complesso non è altro che un insieme di semplici problemi e solo risolvendo uno ad uno questi semplici problemi si potrà risolvere quello complesso. Il mio primo commento aveva l’obbiettivo di presentare il problema complesso sotto una veste semplice. Faccio innanzitutto alcune premesse: 1) Gli incentivi in Italia per il fotovoltaico ( rinnovabile ) erano troppo alti (I, II e III Conto energia); valori che hanno portato a delle stomachevoli speculazioni finanziarie.... speculazioni che hanno, tutto sommato, portato l’Italia ai vertici del mercato internazionale e che hanno contribuito a formare personale fra il più competente a livello mondiale. 2) Il rinnovabile non potrà, nel breve e lungo periodo, sostituire le fonti convenzionali ma, in ogni caso, può già da ora sostenerle nella produzione dell’energia necessaria alla nostra nazione. 3) Penso in ogni caso che la gran parte degli italiani è d’accordo con me se dico che preferisco pagare il 10% in più di bolletta se il kWh che consumo proviene da energia verde. Comunque, tornando al SEN (Strategia Energetica Nazionale) del Ministero dello Sviluppo Economico mi sembra molto riduttivo sintetizzarlo con un ‘il rinnovabile costa tanto’ quando a più riprese nello stesso documento viene sottolineata la sua necessità. Tornando al fotovoltaico gli obiettivi raggiunti negli ultimi anni sono molti e sotto gli occhi di tutti: 1) Il contributo del fotovoltaico in Italia influisce sul sistema dei prezzi: se prima il differenziale di costo tra le ore di picco e quelle serali era del 30-40% ora si è ridotto del 15-17% (fonte AEEG) 2) Per ogni punto in più di elettricità da rinnovabili il suo prezzo diminuisce di 2€/MWh (Fonte TERNA) 3) Nel SEN il MISE ha reso noto che nel 2011 lo sviluppo delle rinnovabili elettriche ha consentito di ridurre le importazioni di gas per 2,5 miliardi di euro e di evitare l’immissione in atmosfera di 18 mln ton. di CO2. 4) Il peak shaving nel 2011 ha tagliato la bolletta di almeno 400 milioni di euro (IREX) 5) A maggio del 2012 l’incidenza del fotovoltaico sulla produzione elettrica nazionale e’ stata del 9,01% 6) Sempre a maggio 2012 l’incidenza del fotovoltaico sulla domanda elettrica nazionale e’ stata del 7,95% 7) Tra le ore 13 e 14 di Pasquetta , il 64% dell’energia prodotta in Italia è arrivata dalle rinnovabili. In Sicilia questa percentuale ha raggiunto il 94% e si è attestata sul 60% come media della giornata. Risultato: il prezzo dell’energia in Sicilia, nel momento di picco, era pari a 0 (fonte Terna) Quindi come potete vedere aver incentivato il fotovoltaico ha prodotto non solo un aumento della bolletta. Io ho sempre avuto un dubbio: ma chi ha fatto investimenti per miliardi e miliardi di euro per nucleare e centrali a carbone non è che gli rode un pochino?...problema molto molto complesso….come fanno a ripagarsi degli investimenti fatti? Infine sono convinto che si debba necessariamente continuare ad investire nel rinnovabile al fine di rafforzare la filiera e di raggiungere la grid parity.

#13 da irene, inviato il 10/12/2012
@ Antonio de Angelis: Da ingegnere, penso che qualunque analisi di un problema complesso debba partire da una misura il più possibile esatta della realtà.  Lei cita un servizio andato in onda nella puntata de Le Iene del 20/4/2012 (l'ho trovata trascritta su Internet). Giulio Golia analizza una bolletta elettrica di un piccolo consumatore, che spenda 40 Euro al mese per l'energia elettrica. In Italia, la ripartizione in bolletta dei vari oneri viene differenziata a seconda della fascia di consumo e del tipo di contratto. Il sistema elettrico va invece analizzato nel suo insieme. Il Ministero dello Sviluppo Economico lo fa molto bene nella Strategia Energetica Nazionale, pubblicata sul sito del Ministero e sottoposta a consultazione pubblica. E le cifre riportate dal prof. Zollino sono proprio quelle indicate nella SEN: a fine 2012 l'incentivazione delle fonti rinnovabili (che escludendo il grande idroelettrico non incentivato forniscono circa il 12-13 % del fabbisogno) nelle bollette di tutti gli italiani (cittadini e imprese) pesa complessivamente 10 mld Euro all'anno, cui vanno aggiunti altri 1.4 mld per le così dette assimilate; mentre tutta l'energia elettrica consumata (a parte la piccola quota di autoconsumo delle rinnovabili incentivate) pesa 21 mld Euro. Per quanto riguarda poi il fotovoltaico nello specifico, bisogna stare attenti quando si parla del costo di generazione da PV: esso va valutato in base alle ore equivalenti di funzionamento annue e alla vita utile dell'impianto, e questo valore di costo è unico e non varia a seconda dell' ora del giorno; anche a mezzogiorno di luglio il costo reale di produzione supera i 20 c€/kWh. Ad ogni modo nelle risposte del prof. Zollino non sono proprio riuscita a leggere che "la causa dei problemi energetici italiani sia del fotovoltaico" come sintetizza Antonio de Angelis. Ho letto invece un approccio coerente per una migliore programmazione e gestione della ristrutturazione del sistema energetico italiano.

#12 da Guido Meneghini, inviato il 10/12/2012
Caro Antonio de Angelis, mi permetto di commentare il suo commento. A fine 2012 la bolletta italiana sarà così costituita (dati SEN): 20 miliardi di € per la generazione tradizionale (gas, carbone, idroelettrico), 10 miliardi di € per l'incentivazione delle rinnovabili (di cui 6,5 miliardi di € per il solo fotovoltaico, dati GSE). Credo che questa situazione sia insostenibile. In più, non vedo come si possa risparmiare se sostituiamo la generazione con fonti convenzionali (gas in ciclo combinato a 7 c€/kWh per fare un esempio) con FV incentivato a 30 c€/kWh.

#11 da irene, inviato il 9/12/2012
Mi chiedo come sia possibile rispondere semplicemente con un "si" a queste domande... Si tratta di questioni estremamente complesse e alle quali troppo spesso si risponde facendo della demagogia e senza avere una conoscenza tecnica approfondita. Per fortuna c'è ancora chi sente il peso e l'importanza delle cose che dice.

#10 da Antonio De Angelis, inviato il 9/12/2012
Premessa non sono un iscritto a IF ma penso, vista la situazione dell’Italia, che sia una delle poche associazioni presenti nella nostra Nazione che abbia come obbiettivo quello di risolvere i problemi e non di crearli….e spero in una veloce trasformazione dell’associazione in ‘movimento politico’….e a quel punto penso proprio che sarò dei vostri. Sono un Ingegnere che lavora da ormai più sei anni nel monto del rinnovabile a 360° e penso di aver acquisito una certa esperienza nel campo. Non nego che leggendo l’articolo del Prof. Zollino ci sono rimasto un pochino male…per l’ennesima volta si continuano a dire inesattezze sul fotovoltaico, sembra che tutto ciò che accade negli ultimi anni al sistema energetico nazionale sia colpa del fotovoltaico….sta diventando una barzelletta… dopo i black out naturalmente colpa dei su indicati, dopo le bollette salate che arrivano ai nostri industriali colpa del fotovoltaico e non delle macchinari degli anni 50 che ancora utilizzano, ora il fotovoltaico e’ una zavorra che rallenterà lo sviluppo dell’italia……ma dai!!!!!! In allegato riporto una trascrizione di un servizio di Golia che analizza la situazione delle bollette dell’energia elettrica nel 2012, servizio veramente ben fatto e che accetto in pieno. “Diamo un’occhiata alla bolletta della luce e vediamo se la colpa degli aumenti è delle rinnovabili. Mediamente una famiglia spende per il consumo casalingo dell’energia elettrica 494 euro all’anno. Questa cifra viene fuori sommando varie voci: • 294 euro: effettivo consumo (cioè i chilowatt che sono serviti per far funzionare tutto quello che è attaccato ad una spina a casa vostra) • 69 euro: servizi di rete (cioè i costi per portare l’energia fino a casa vostra) • 48 euro: incentivi all’energia verde (cioè l’energia che produciamo con il fotovoltaico, l’eolico e le biomasse) • 10 euro: per sostenere acciaierie, raffinerie, impianti a carbone ed inceneritori • 6 euro vanno al nucleare (cioè alla dismissione di centrali nucleari che abbiamo avuto in funzione anche in Italia dal 1964 al 1987 e al mantenimento in sicurezza delle scorie radioattive tuttora stoccate in varie parti d’Italia) • 67 euro: tasse e iva (tassa su imposte e servizi che paghiamo su tutta la bolletta, quindi anche sugli incentivi fotovoltaici, che non sono beni e servizi). Quindi, riassumendo, la quota che va agli incentivi per l’energia verde pesa sulla nostra bolletta solo per circa il 10%. Questa quota ha reso possibile lo sviluppo in Italia di un’energia totalmente pulita, che non è vincolata ai prezzi altalenanti a cui è sottoposto il petrolio, ed è stato un ottimo investimento per tutti noi. Sfruttando il sole e le altre fonti rinnovabili, oggi in Italia ci sono un sacco di produttori di energia che riescono a creare il 24% di quella che serve al nostro paese, in modo totalmente pulito, senza cioè scaricare nell’atmosfera sostanze nocive, come purtroppo deve chi produce il rimanente 76% di energia (bruciando carbone, gas e petrolio). E inoltre, se usiamo l’energia prodotta dal sole abbiamo almeno altri tre vantaggi. Uno dei momenti in cui l’energia costa di più è la tarda mattinata, perché i consumi sono più alti. Ma proprio in questa fascia oraria il sole è più caldo, e quindi il fotovoltaico produce tantissimo, contribuendo così l’energia che l’ENEL deve comprare ed immettere in rete. Diversi studi hanno dimostrato che nei prossimi anni questo ruolo di contrappeso del fotovoltaico ci farà risparmiare in bolletta un buon 5%. Gli impianti fotovoltaici sono sparsi un po’ in tutta Italia e questo permette di diminuire la dispersione dovuta alle grandi distanze che normalmente l’energia deve fare per entrare a casa nostra. Si stima che grazie a questa capacità del fotovoltaico, nel 2013 risparmieremo 660 milioni di euro. Chiunque abbia comprato o costruito un impianto fotovoltaico usufruendo degli incentivi statali del Conto Energia, ci ha pagato tasse ed IVA, restituendo così allo Stato, e quindi a tutti noi, parte del finanziamento ricevuto. Inoltre l’Italia grazie al fotovoltaico potrebbe diventare un modello di efficienza energetica in tutta Europa. “ Nelle settimane successive a tale servizio e’ entrato in vigore il Quinto conto Energia che ha ridotto gli incentivi statali di circa il 30% quindi (non sono un economista) penso che il peso del fotovoltaico sulla bolletta sia ulteriormente sceso. Le cose da fare e le idee sono tante, come anche gli sbagli passati fatti ( si veda le speculazioni avute con il secondo Conto Energia) ma ora per favore apriamo gli occhi e smettiamola di pensare che la causa dei problemi energetici Italiani siano del fotovoltaico. Saluti

#9 da Giulio Bornacin, inviato il 6/12/2012
La questione energetica è strettamente legata ad una visione complessiva del mondo. Quali consumi, come produrre, cosa produrre, il clima, la salute ecc. ecc. Lecito. Credo sia positivo esistano visioni diverse del mondo e del futuro. E' la democrazia. Però perchè sia democrazia reale, è indispensabile che le varie decisioni vengano prese in modo informato. Conoscere per scegliere e decidere. Ecco, qui stà il punto. Essere informati correttamente, disporre degli strumenti per valutare. Credo che sulla questione energetica molte posizioni siano frutto di cattiva informazione. Ritengo triste la posizione di greenpace "prendere o lasciare" su una questione cosi terribilmente complessa. Ritengo che la questione debba restare aperta e che vada avviato un confronto tra le diverse posizioni. Confronto, non scontro. Ascoltare, approfondire e poi decidere. Ho ovviamente delle idee sulla questione ma preferisco porre dei temi di riflessione. Le proposte magari le potremo discutere in un secondo momento. Pochi dati, verificati molto velocemente, ma che servono a definire un quadro ed una tendenza: - popolazione mondiale oggi : 7.112.300.000 - popolazione prevista al 2050 : 9.500.000.000. Un incremento del 34% - il 50% della popolazione mondiale ha un reddito< 2$/giorno - 1,5 miliardi vive con 1$/giorno E' auspicabile e prevedibile che il reddito della popolazione povera aumenti significativamente. 10, 15 volte? Cosa significa questo? 1) Probabile carenza alimentare 2) Mancanza di numerose risorse 3) Problema energetico Concentriamoci sul punto 3 E' ragionevole ipotizzare che nel 2050 il consumo energetico sia più che raddoppiato. Alcuni ipotizzano fabbisogni di gran lunga maggiori. Oggi più o meno i consumi energetici globali sono ripartiti così: 80% da idrocarburi 10% da nucleare 10% da fonti rinnovabili dell'80% da fonti fossili la ripartizione è circa la seguente: 30% energia elettrica 30% energia termica 40% autotrazione E' pssibile sopperire a 2, 3 volte questi consumi con fonti rinnovabili? Tutti gli osservatori più attenti sarebbero contenti di portare il 10% di oggi al 20% entro una decina di anni. 20% dei consumi attuali. Tra l'altro il picco di disponibilità massima del petrolio oscilla tra il 2020 ed il 2030 (ci sono varie valutazioni ma queste mi sembrano tra le più attendibili). Che fare? Credo che la risposta più seria sia discutere, discutere, discutere, studiare.

#8 da Giulio Portolan, inviato il 6/12/2012
Aggiungo: c'è in Internet un sito web che è forse il più importante, e riceve mediamente 20 visite al giorno ... 6 anni di lavoro, un esaurimento nervoso, e viene valutato 8 dollari ...

#7 da Giulio Portolan, inviato il 6/12/2012
Wkipedia ... cosa ha fatto ? Lo dico per chi si intende di filosofia. C'è in Wikipedia la voce più importante. E Wikipedia ha posto in questa voce un link. E questo link ha dell'incredibile, per come è stato scritto. Questo ha fatto Wikipedia per me. La voce è del tutto trascurata, anche se [dal mio punto di vista] è la più importante.

#6 da Giulio Portolan, inviato il 6/12/2012
Il commento che ho trovato più interessante su Corriere.it è quello di chi ha osservato su Governo.it che il Governo sta discutendo l'incandidabilità dei corrotti. Il che significa che il PDL sta forse avvertendo Monti ...

#5 da Giulio Portolan, inviato il 6/12/2012
@Guido Meneghini.
Io faccio interventi "forti", con i quali non vorrei passare per pessimista. Io sono molto ottimista, e non per nulla Wikipedia ha riconosciuto la mia iniziativa. Interessante questo intervento sull'energia, che ho letto. Il mio intervento, fuori tema, è legato alla cronaca politica di oggi pomeriggio. Una cronca "storica". E aggiungo quindi che IF deve fare in fretta.

#4 da Guido Meneghini, inviato il 6/12/2012
Caro Giulio Portolan, spero non si sentirà offeso dalla mia considerazione, ma non capisco il nesso tra i suoi commenti di carattere anche sociologico, peraltro molto interessanti, e le questioni di politica energetica sopra esposte.

#3 da Giulio Portolan, inviato il 6/12/2012
IF è un progetto dall'incerto successo. Un mio cugino ha detto: "Mi ha deluso M. con la sua continua indecisione". non può proporsi a destra, perchè è fatta di persone di centro-sinistra. L'elettorato [stranamente] è ancora schierato in modo ideologico, e la sinistra "tira". Tra Bersani e Renzi non ha vinto la competenza, ha vinto il "padre". In politica conta una forte componente che viene detta irrazionale, e che invece ha la sua razionalità. IF era partita con la "mobilità", ma la mobilità viene percepita, da una popolazione pigra e in cerca di garanzie, come prevarietà e flessiblità [cioè ancora precarietà]. Quindi IF e il suo liberismo è guardato non con simpatia, ma con sospetto. Invece la sinistra dà un senso di protezione, di sicurezza, di "amore" [protettivo]. Poi c'è la questione del centro. L'UDC è un partito paralizzato e inconcludente, ma comunque schierato con la Chiesa, e la Chiesa lo benedice. Ma l'elettorato, che si autodefinisce cattolico, non vota UDC. E non guarda al centro. IF si propone come partito centrista, ma nel sistema bipolare la popolazione cerca l'avversario e si schiera. Grillo non ha di questi problemi. Perchè con il grillismo paga la personalità del capo. Purtroppo ciò non ha funzionato con IF, perchè qui il "capo" non ha potuto "gridare" con Grillo. Per il ruolo, anche internazionale, che ricopre. Nè IF può aggredire il PDL, la cui presenza a destra non può essere sostituita. Io ho un album di foto di Berlusconi. Davvero quest'uomo era inserito nel cuore e nelle speranza di milioni di italiani e di giovani. Ancora conta la carta del "padre". E, quello di Bersani e di Berlusconi, un padre che inganna, che fa sognare, perchè può fare ben poco. Ma, si sa, in democrazia non contanto i fatti, contanto le parole [per ribaltare il senso del titolo del libro di Monti]. Dico infatti sempre che l'oppio dei popoli non è la religione, ma la cabina elettorale.

#2 da Pierluigi Totaro, inviato il 5/12/2012
Buongiorno,ho letto con interesse questo articolo e le proposte del professor Giuseppe Zollino, che offrono un contributo interessante alla discussione sulla Strategia Energetica Nazionale proposta dal governo. Ne approfitto per segnalare a questo proposito la seguente iniziativa: un appello per chiedere la Convocazione di una Conferenza Nazionale sull'Energia, composta da scienziati, economisti e rappresentanti istituzionali, dalla quale scaturisca un Piano Energetico Nazionale lungimirante, trasparente ed oggettivo. L'appello, nella sua natura, e' assolutamente trasversale ed apartitico: si tratta di una proposta metodologica, che non entra nel merito dei provvedimenti previsti nella bozza presentata dal Governo e nemmeno avanza soluzioni alternative agli stessi. Penso possa essere obiettivo comune far scaturire la nuova strategia energetica restituendo la parola agli scienziati, ai tecnici, ai professionisti! L'appello,sottoscrivibile al seguente sito internet http://conferenzaenergia.wordpress.com, ha gia' ricevuto centinaia di adesioni, tra cui numerose personalita' del mondo accademico e della ricerca e associazioni scientifiche, tra cui "Galileo2001 per la dignita' e la liberta' della scienza", presieduta dal professor Renato Angelo Ricci, la Societa' Italiana di Fisica e l'Associazione Italiana Nucleare, di cui tra l'altro il professor Giuseppe Zollino e' membro. Cordiali saluti, Pierluigi Totaro

#1 da Fabrizio gherardi, inviato il 5/12/2012
Queste sono risposte date da professionisti veri ! Aggiungo che sarebbe importante istituire un ente europeo INDIPENDENTE di controllo del rispetto delle regole energetiche e ambientali che saranno decise !



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