Nei giorni nostri quasi tutti credono che democrazia e libere elezioni siano legate in modo indissolubile. Questa credenza, falsa storicamente e concettualmente, è così radicata che ogni discorso diverso al riguardo deve affrontare fortissime resistenze.
La democrazia nasce ad
Atene senza libere elezioni né partiti, ma basandosi quasi del tutto sul
sorteggio casuale quale
metodo di selezione dei rappresentati politici e degli amministratori pubblici. Questo metodo o varianti più complesse di esso furono usati in passato per molti anni in diverse città italiane come la repubblica di Venezia, Firenze, Parma, Bologna, San Marino, ma anche a Barcellona in Spagna e in Svizzera.
La crisi della democrazia rappresentativa è sotto gli occhi di tutti. Sono urgenti nuove soluzioni. Nella
stampa italiana si comincia timidamente a parlare di demarchia come possibile uscita dalla crisi. Secondo i suoi sostenitori
la democrazia statistica garantisce una reale rappresentatività della popolazione, assicura una minore corruttibilità dei decisori, spinge i cittadini a decidere a favore dell’
interesse di tutti e non a vantaggio di interessi particolari e favorisce la
partecipazione alla vita pubblica.
Questi punti di forza sono testimoniati dagli studi storici e di recente anche dagli esperimenti dei deliberative opinion poll (“sondaggi informati”) che dimostrano come della
gente comune, estratta a sorte dalla popolazione in modo da formare una sorta di “minipopolo”, dopo essere stata adeguatamente informata su un certo problema, anche consultando tecnici ed esperti, sia
capace di prendere delle decisioni ponderate come di fatto già avviene nei tribunali che impiegano le giurie popolari.
Un
processo deliberativo radicalmente diverso da quello che si verifica quando sono presenti solo i partiti, i quali, nel migliore dei casi, hanno quasi sempre a cuore solo gli interessi particolari dei loro elettori di riferimento.
Oltre a quanto detto finora ci sono
nuove evidenze a favore della selezione casuale che emergono dalla recente ricerca scientifica. Grazie ai computer infatti è possibile studiare il ruolo del caso nei processi naturali e sociali mediante degli esperimenti simulati i cui risultati sono sorprendenti. Solo due esempi.
Il primo esempio riguarda uno
studio, insignito dal
premio igNobel del 2010 per il Management, condotto da un gruppo di ricercatori italiani che hanno dimostrato che in
un’organizzazione, sotto certe condizioni, la promozione casuale risulta una strategia vincente, superando in tal modo il famigerato “Principio di Peter” secondo il quale ogni bravo dipendente continua ad esser promosso fino a quando non raggiunge il suo più basso livello di competenza creando seri problemi all’organizzazione.
Il secondo esempio si riferisce ad un
lavoro sviluppato sempre dallo stesso gruppo di studiosi che propone un modello computazionale di
un’assemblea legislativa la cui
efficienza migliorerebbe, per ragioni intrinsecamente quantitative,
introducendo un certo numero di agenti indipendenti selezionati a caso .
Ecco un brevissimo resoconto dell’esperimento simulativo. In un piano di due dimensioni che rappresentano l’interesse personale del parlamentare e l’interesse per la collettività che ogni singolo provvedimento legislativo produce, nel bene e nel male, (il noto diagramma dell’economista Carlo Cipolla) vengono posizionati sia deputati di partito i quali saranno più addensati attorno al loro baricentro (l’ideologia del partito) sia deputati indipendenti.
Ogni deputato approverà solo le proposte che non ledano il proprio interesse personale o quello della collettività oltre un certa soglia, cioè sotto quella soglia non è disposto a “scendere”. Inoltre i deputati di partito voteranno sempre e comunque tutte le proposte dei loro compagni (disciplina di partito).
Il comportamento del sistema viene mediato su migliaia di simulazioni ed ecco la sorpresa: anche attribuendo ai partiti e agli indipendenti la stessa probabilità di essere onesti o meno, intelligenti o meno,
l’introduzione di una certa porzione di deputati indipendenti in un’assemblea altrimenti fatta di soli partiti migliora la sua efficienza in termini di numero di leggi approvate e vantaggio collettivo raggiunto, per ragioni puramente quantitative.
Naturalmente un modello è una semplificazione di un processo reale e quindi bisogna essere prudenti. Per esempio è lecito dubitare del fatto che dei deputati indipendenti riescano a far fronte alle pressioni dei partiti. Forse
sarebbe meglio separare i due tipi di decisori, chi propone (eletti) e chi approva (sorteggiati), questi ultimi possono essere stabili (seconda camera) o cambiare per ogni provvedimento (deliberative opinion poll). Ci sono varie possibilità.
Il lavoro di ricerca continua, ma credo che i
risultati già ottenuti dagli studi succitati siano un
positivo contributo alla causa della demarchia.
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