Un pomeriggio al World Cafè
La parola ai giovani
di
Andrea Chiodi ,
pubblicato il 15 febbraio 2012
Tre quesiti, cinquanta giovani, l'impegno e l'entusiasmo di chi vuole costruire il proprio presente: questi gli elementi che hanno caratterizzato il primo World Cafè di Italia Futura Toscana.
Abbiamo pensato all'iniziativa con i dubbi di chi si sente in disparte, l'abbiamo costruita con crescente convinzione, l'abbiamo realizzata acquisendo la certezza che questa generazione, quella dei cd. "bamboccioni", vuole sentirsi partecipe di un Paese in evoluzione.
Sabato 11 Febbraio 2012 si è tenuto a Firenze il primo World Cafè, momento di aggregazione proposto dal Lapo Cecconi, coordinatore regionale giovani e costruito da tutto il gruppo di Italia Futura Toscana, durante il quale circa cinquanta persone tra i 20 e 38 anni si sono confrontate discutendo tematiche relative la questione giovanile, la formazione ed il lavoro.
Ne emerge l'immagine di una generazione fortemente legata al proprio territorio ed alla propria famiglia, ma anche critica verso chi l'ha preceduta.
Abbiamo anzitutto evidenziato l'assenza di una politica di lungo periodo che veda nei giovani e nella formazione il fulcro di un Pese moderno e abbiamo trovato nella assenza di una forza politica in grado di rappresentarci all'interno delle Istituzioni, una delle ragioni principali di questo disagio.
Emergono avversità che si concretizzano quotidianamente: nel trovare un lavoro, anche a causa della "svalutazione" subita dai titoli di studio e di una meritocrazia ormai latente, nel costruire un nucleo familiare, nell'accesso al credito per chi vorrebbe comprare casa o iniziare una attività: obiettivi questi forse più raggiungibili e banali, sia per le generazioni che ci hanno preceduto, sia per i coetanei europei, oggi nostri competitori, in una realtà cd. "globale".
In merito alla formazione, il connotato che in maniera più marcata ha caratterizzato le risposte dei gruppi di discussione è certamente l'inconsistenza del legame tra Università e mondo del lavoro.
Da una parte un insegnamento autoreferenziale e troppo teorico, caratterizzato da programmi didattici slegati dalla realtà professionale, dall'altra la sensazione di una visione poco lungimirante delle aziende, raramente disposte ad investire in ricerca, paiono essere i principali ostacoli alla crescita.
Per questo motivo, pur tenendo conto della delicatezza del tema, sembrerebbe importante garantire anche alle imprese, magari attraverso il confronto tra atenei ed associazioni di categoria, la possibilità di fornire le proprie indicazioni durante la redazioni dei programmi di studio.
Sembrerebbe altresì rilevante agevolare le aziende che intendano investire risorse nella formazione (attraverso una partecipazione nell'università, specie per le facoltà più "tecniche") e consentire agli studenti di svolgere attività formative nelle stesse sin dai primi anni del corso di laurea, al fine di assicurare maggior concretezza ai differenti percorsi accademici, dunque garantire maggiore compatibilità tra offerta e richiesta del mercato del lavoro.
Dalla discussione è inoltre emersa anche la necessità di una maggiore valorizzazione degli Istituti tecnici e di percorsi alternativi all'università, tali da garantire a tutti la possibilità di conseguire la propria realizzazione professionale, nonchè l'urgenza di rendere più selettivo l'accesso ai percorsi universitari e più difficile la permanenza di studenti fuori corso, al fine di limitare l'evidente inflazione e svalutazione dei titoli accademici, particolarmente drammatica per le facoltà umanistiche.
Sempre con riferimento al tema del lavoro, emerge l'immagine di una generazione disposta alla flessibilità ma non al precariato, convinta che il posto fisso non sia un irrinunciabile obiettivo, purché sia garantita la continuità del lavoro ed un impegno concreto alla ricollocazione professionale.
Fortemente critica è la posizione assunta verso un uso distorto (e piuttosto comune) delle diverse forme contrattuali (es. stage, apprendistato, contratto a progetto), utilizzate spesso come strumento di abuso nei confronti di chi è alle prime esperienze lavorative, piuttosto che per agevolare la crescita occupazionale.
Crescita occupazionale che, invece, potrebbe facilitarsi, ad avviso di molti dei presenti, attraverso una minore pressione fiscale e contributiva per le imprese che, in un periodo di difficoltà come questo, decidono di assumere, investendo sulla forza lavoro.
Tra le tematiche trattate ha assunto particolare rilievo anche la famiglia, nucleo centrale della nostra società, la cui formazione e crescita è stata rappresentata come difficile e poco agevolata, sotto il profilo dell'accesso al credito, della pressione fiscale, dei costi dei prodotti per l'infanzia e degli asili nido.
Un'ultima riflessione merita, infine, il tema delle agevolazioni e degli incentivi, risultati, alla maggior parte dei presenti, poco pubblicizzati, dunque poco conosciuti ed accessibili.
In conclusione, all'esito di un pomeriggio intenso, prima tappa di un lungo percorso, restano l'entusiasmo e le riflessioni di chi ha partecipato e l'interesse di chi, con curiosità, si è fermato ad osservare.
Ma soprattutto, resta la convinzione che, con il contributo di chi vuole impegnarsi, sia possibile discutere e lavorare su temi concreti, sia possibile formulare e proporre soluzioni reali, sia possibile, in sintesi, dare vita ad un modo nuovo, forse più rappresentativo e costruttivo, di vivere la dimensione politica.
Andrea Chiodi
Avvocato, vive a Firenze e si occupa di diritto civile e di diritto del lavoro.