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Startup, l'Italia del futuro. Il business dei giovani.it
Il dossier di Riccardo Luna su Repubblica
pubblicato il 14 febbraio 2012

Oltre il posto fisso, forse non c'è il baratro. C'è un esercito di startup che si è finalmente messo in moto. Alzate lo sguardo. In Cile qualche giorno fa una startup italiana ha vinto la gara mondiale per i migliori progetti di innovazione e business. Doochoo propone un sistema per fare i soldi con i sondaggi in rete, ha già conquistato clienti come Ikea e Toyota, ed è guidata da un giovane che quando parla sembra sempre che stia per ribaltare il mondo: Paolo Privitera, veneziano, 35 anni, da dieci negli Stati Uniti ("me ne sono andato perché volevo correre").
È uno startupper seriale, nel senso che ne ha all'attivo già sei. Il premio cileno funziona così: i team scelti vengono ospitati a Santiago per sei mesi e incassano 40 mila dollari ciascuno. Tanti? Pochi, se pensate che Doochoo potrebbe essere comprata entro l'anno per 25 milioni di dollari. Dice Privitera: "A San Francisco non ho mai visto tanti startupper italiani come in questi giorni".
Un terremoto? "No, è un tumulto". Ecco, tumulto rende meglio l'idea della rivoluzione in corso. Tumulto iniziato da un po': l'8 dicembre a Parigi un'altra startup italiana ha vinto LeWeb, il più importante evento europeo dedicato all'economia digitale.
Per i francesi è stato uno shock: appena qualche giorno prima il presidente Sarkozy faceva i sorrisini quando gli nominavano les italiens. Antonio Tomarchio, 29 anni, partito da Giarre, provincia di Catania, sapeva di dover battere anche lo spread della credibilità: è salito sul palco ed ha sbaragliato la concorrenza parlando di Beintoo (una piattaforma per applicazioni legate al gioco che ha tre milioni di utenti al giorno, di cui un milione solo in Cina).
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