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Le occasioni perdute dell'Italia diseguale
Dario Di Vico sul Corriere della Sera
pubblicato il 26 gennaio 2012

Grazie all'iniziativa scientifica di Ocse e Banca d'Italia il tema della
disuguaglianza rientra nel dibattito di politica economica. Nel giro di soli due giorni sono state presentate, infatti, due indagini che arrivano alla stessa conclusione:
la distanza tra i redditi più elevati e quelli in basso è aumentata. Scegliendo un numero su tutti, vale la pena ricordare che
l'1% più ricco degli italiani nel 1980 guadagnava il 7% del totale mentre
nel 2008 la sua quota è passata al 10%.
È chiaro che
la differenza di reddito è la disuguaglianza politicamente più sensibile ed è di conseguenza anche quella sulla quale si appuntano le maggiori attenzioni (e polemiche). Un esempio: da parte sindacale molte volte si è sottolineata la dinamica sostenuta degli emolumenti di un personaggio chiave come Sergio Marchionne messa a confronto con la staticità dei salari degli operai Fiat.
L'indice statistico di Gini che misura per l'appunto questo tipo di distanza ha conosciuto così una notorietà che prima non si era mai sognata. I sociologi obiettano che una vera mappa delle disuguaglianze non si può basare sul solo indice di Gini - che ne registra una - ma dovrebbe indagare tre o quattro tipologie di privazione e quindi mettere sotto osservazione
almeno altri tre tipi di disuguaglianza, quella di genere (le donne), quella generazionale (i giovani) e quella etnica (gli immigrati).
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