Foto del giorno
Populismo e partiti al tramonto
Alessandro Campi su Il Mattino
pubblicato il 25 gennaio 2012
Blocchi stradali, cortei e proteste dal Nord al Sud, moti di rivolta, categorie professionali sul piede di guerra, minacce di scioperi e serrate. Quanto sta accadendo in Italia, in
un crescendo che non promette nulla di buono, che sempre più evoca una deriva sociale di tipo greco, si presta a molteplici interpretazioni.
Sul piano storico, il
ribellismo a sfondo anarcoide, affidato alle parole d'ordine di improvvisati agitatori e indirizzato polemicamente contro lo Stato e la classe politica, incurante dei diritti elementari dei cittadini e sostenuto da rivendicazioni demagogiche e irrealistiche, sordo alle regole della convivenza civile e irrispettoso del principio di legalità, spesso inquinato dall'estremismo politico e dalla criminalità organizzata, è un
tratto ricorrente e più volte sperimentato nella vita politica italiana.
Talvolta con scoppi di violenza che hanno fatto temere per la
tenuta dell'ordine pubblico e della stessa democrazia repubblicana: dal separatismo siciliano nell'immediato dopoguerra alle rivolte vere e proprie di Reggio Calabria e de L'Aquila nei primi anni Settanta.
Ma stavolta sembra diverso. L'innesto odierno delle proteste è rappresentato da una
crisi economica senza precedenti, che sta mettendo in ginocchio interi comparti produttivi e che suona come una giustificazione sufficiente per quella che viene presentata dai protagonisti delle diverse agitazioni come
una lotta per la sopravvivenza.
Una crisi che, proprio perché grave, generalizzata e profonda, andrebbe affrontata con una
prospettiva globale e con
spirito solidale, dividendo fra tutti
sacrifici e responsabilità.
Per continuare a leggere l'editoriale, scarica la versione pdf.