Rappresentanti e rappresentati nella Terza Repubblica
Il dibattito su democrazia diretta e partecipazione
pubblicato il 24 gennaio 2012
I rappresentanti (ovvero i politici)
non possono cambiare i meccanismi che regolano la rappresentanza senza il consenso dei rappresentati (ovvero i cittadini). Un assunto lapalissiano, persino banale ma disatteso negli ultimi anni.
La definizione di una
nuova legge elettorale può essere per l’Italia una
duplice occasione storica. Per ridurre la distanza che separa le istituzioni democratiche dai cittadini e per chiudere un ventennio di transizione attraverso una discussione ampia e profonda sui nuovi meccanismi di rappresentanza della Terza Repubblica.
Se vogliamo che la Terza Repubblica nasca su solide fondamenta, chiudendo una volta per tutte l'infinita transizione italiana, dobbiamo coinvolgere direttamente i cittadini sulla direzione da imprimere a questo passo fondamentale.
Quello che proponiamo alla politica è dunque l’
adozione di un tandem legislativo, con il quale
la nuova legge elettorale sia approvata solo contestualmente al varo di una legge costituzionale che sottoponga la prima a referendum.
Una soluzione al problema del rapporto tra elettori ed eletti, in tema di provvedimenti sulla rappresentanza,
deve essere presto trovata. Perché mentre tutti i giorni commentatori, tecnici e politici si concentrano sul problema dello spread tra i titoli di stato tedeschi e quelli italiani,
c’è un altro differenziale che cresce inesorabilmente da vent’anni: quello tra lo Stato e i cittadini.
Italia Futura intende partecipare con la forza delle proprie idee e delle proprie competenze a un confronto sul tema. Nei giorni scorsi diversi giornali hanno ospitato un
animato dibattito sulle nuove forme della democrazia diretta, strettamente collegato a quello della legge elettorale.
Due degli animatori di questa associazione (Carlo Calenda e Michele Ainis), hanno sostenuto che
strumenti di partecipazione e di democrazia diretta potrebbero rappresentare un valido antidoto all’antipolitica e una risposta alla domanda di coinvolgimento che si fa largo ovunque nel mondo, in un momento in cui la politica sembra aver perso la capacità di guidare i cambiamenti.
Anche la comunità di Italia Futura ha fatto sentire la
propria voce sul tema, convinta che
una politica nuova deve necessariamente cambiare il rapporto tra Stato e cittadini, riducendo il differenziale tra le parti e introducendo strumenti innovativi per una maggiore partecipazione alle decisioni collettive.
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