Un'agenzia delle uscite contro sprechi e corruzione

Parità di trattamento tra pubblico e privato

di Enrico Zanetti , pubblicato il 20 gennaio 2012
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Le minori entrate per la collettività derivanti dall'evasione fiscale nel settore privato sono stimate in 120 miliardi di euro. Recentemente, il presidente della Corte dei conti ha stimato in 60 miliardi di euro i maggiori oneri per la collettività derivanti dalla corruzione e gli sperperi nel settore pubblico.

Sottrarre risorse alla collettività omettendo il versamento delle imposte dovute, oppure dissipando le risorse pubbliche disponibili, sono due facce della stessa medaglia.

Eppure, in questi ultimi anni, sotto l'incalzare della crisi, il livello di attenzione dei mass media e di determinazione nella repressione dei due fenomeni non e' stato nemmeno paragonabile: Cortina docet.

Non c'è stato affatto quel rapporto di 2 a 1 che, numeri alla mano, sarebbe lecito aspettarsi.

Sul fronte della lotta all'evasione, giustamente, si è fatto moltissimo, dando all'Agenzia delle entrate poteri e strumenti particolarmente incisivi.
Sul fronte della lotta alla corruzione, al malaffare e agli sprechi nel settore pubblico, siamo invece ancora fermi ad una Corte dei conti che si avvale dell'azione investigativa di quella stessa Guardia di Finanza impegnata anche contro l'evasione fiscale e mille altri reati, ma che è priva di uno specifico braccio operativo, dotato di risorse e poteri ormai formidabili, come l'Agenzia delle entrate.

Esistesse una Agenzia delle uscite (o, meglio, si potenziasse la Corte dei conti in Agenzia delle uscite, come è stato fatto per i "lenti" Uffici delle imposte upgradati nella "rock" Agenzia delle entrate), si potrebbe attribuirle il potere di svolgere di propria iniziativa accertamenti ed emettere atti di contestazione di danno erariale esecutivi, tali per cui, anche in caso di ricorso ed in pendenza di giudizio, risulterebbe comunque dovuta dal presunto dissipatore una somma pari al 30% di quanto contestato, con affidamento della riscossione ad Equitalia, negli stessi termini e alle stesse condizioni previste per i casi di atti di accertamento di presunta evasione fiscale.

Una proposta o una provocazione?

Diciamo una proposta che può apparire provocatoria per chi, messo alle strette, preferirebbe non avere né l'Agenzia delle entrate, né quella delle uscite, riportando il Paese in quell'equilibrio al ribasso, fatto di tolleranza sia verso chi evade sia verso chi sperpera, che l'ha condotto sull'orlo del baratro.

Una proposta razionale e, con certi accorgimenti, assolutamente attuabile per chi invece, pur temendo l'evidente disequilibrio tra pubblico e privato che abbiamo costruito in questi ultimi mesi e anni, preferisce rimettere le cose a posto costruendo un equilibrio al rialzo che dia un futuro al Paese e ne rafforzi la coesione sociale.

Perché è chiaro che, con un'Agenzia delle uscite in campo, le polemiche su quanto di buono fa l'Agenzia delle entrate non potrebbero trovare tra tutti gli italiani onesti quel terreno fertile che oggi, inevitabilmente, in parte trovano.



Dottore commercialista, 38 anni. Svolge la professione con proprio studio in Venezia, è direttore responsabile di Eutekne.Info - Il quotidiano del commercialista e componente del comitato scientifico della rivista Il fisco. Dal 2006 al 2010, è stato professore incaricato presso l'Università Ca Foscari di Venezia per l'insegnamento di Bilancio dei gruppi e delle operazioni straordinarie.


tag:  evasione   sprechi   pubblico   privato   fisco   tasse   corruzione   agenzia delle uscite   agenzia delle entrate  


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#7 da gruber, inviato il 23/1/2012
Direi che la Corte dei Conti, potrebbe avere questo ruolo, ma lei per prima deve darsi una sistemata all'interno ed eliminare gli enormi privilegi che la classe magistrale si è concessa a scapito dei "peones" amministrativi che sono rimasti al palo e non godono di buona salute.
La corte oltre a emettere sentenze il cui seguito rimane oscuro nel 70% dei casi, dovrebbe agire nel concreto ed intervenire con urgenza nel porre fine agli sprechi indegni di questo paese.
Quindi, diamo a loro strumenti e son certo che avremo dei risultati, ma anche loro devono essere monitorati, credetemi sono degli spendaccioni...

#6 da libero pensiero, inviato il 23/1/2012
Un Agenzia delle Uscite è una gran bella idea. La renderei però un Agenzia con un ruolo operativo simmetricamente complementare all’Agenzia delle Entrate (e con quest’ultima molto integrata), che oltre ad effettuare attività di controllo, dovrebbe diventare l’Agenzia dove ogni ente della PA (Centrale o Locale) sarebbe obbligata a trasmettere il budget, i dati trimestrali e di chiusura di bilancio, in modo che si possa raggiungere finalmente una certificazione dei costi della PA, fondamentale per avere una visone analitica della spesa (costi interni, costi esterni, costi operativi, costi d’investimento, costi per beni e servizi suddivisi per codice merceologico, ecc.), necessaria per realizzare una formidabile spending review (attraverso un vero controllo di gestione). Dovrebbe avere un ruolo operativo ereditando parte delle attività della Corte dei Conti e parte delle attività della Ragioneria Centrale dello Stato ed in pieno coordinamento anche con queste due importanti realtà istituzionali.
Tale agenzia dovrebbe anche autorizzare particolari operazioni finanziarie a debito, che gli enti della PA spesso hanno realizzato producendo disastri immani (ad esempio ricordiamoci come alcuni Comuni e Regioni hanno fatto tramite le banche operazioni molto rischiose generando forti perdite, attraverso l’uso sconsiderato dei derivati, delle vere e proprie ruberie).
Inoltre dovrebbe gestire i pagamenti della PA (in coordinamento con gli enti stessi e la Cassa Depositi e Prestiti), problema enorme in Italia, stimato tra i 60 e gli 80 miliardi di Euro, che le PA dovrebbero pagare alle imprese e sanzionando i ritardi dei pagamenti, esattamente come fanno giustamente gli stessi enti quando i contribuenti non pagano i tributi ed i contributi e fornendo all'Agenzia delle Entrate tutti i dati necessari sui pagamenti dei fornitori, per gestire le eventuali compensazioni, quando un'impresa si trova contestualmente ad avere una morosità (es. dichiarazione IVA non pagata) ed anche un credito verso una PA (Centrale o Locale) che è in ritardo con i pagamenti.
Parimenti potenzierei l’Agenzia delle Entrate per gestire le entrate non solo erariali, ma anche degli enti locali, attraverso un forte coordinamento ed imponendo un modello operativo unico di programmazione, controllo e gestione delle entrate. Con questa impostazione, l’Agenzia delle Entrate con l’Agenzia delle Uscite sarebbe in grado di gestire in modo integrato (efficiente ed efficace) ed operativo il conto economico consolidato del Paese Italia e d’intervenire tempestivamente tramite la Guardia di Finanza, le altre forze dell’ordine e la magistratura quando si presentano casi di mala gestione, corruzione e/o sprechi.
Cordiali saluti.

#5 da Valerio , inviato il 23/1/2012
Condivido, non esiste solo la corruzzione, quello è un male direi quasi incurabile..... purtroppo! ma esiste un mondo sommerso di dipendenti pubblici, pagati da noi cittadini che fa il doppio lavoro (es: Professore di scuola media e superiore che danno ripetizione nei tre mesi estivi senza ricevuta! Tecnici comunali che alla sera dopo il lavoro disegnano per i professionisti che devono poi controllare! dipendenti del ministero delle finanze che fanno le denuncie dei redditi! ecc....) ma ormai io povero evasore!!!! e pagatore di stipendi pubblici sono rassegnato!! non credo che Italia Futura possa fare qualcosa, sono malattie incurabili!!!

#4 da marco fumagalli, inviato il 21/1/2012
Il problema degli sprechi e della corruzione e in definitiva il fatto che le istituzioni sono nelle mani di persone prive di scrupoli si combatte con norme più severe sulla corruzione (una direttiva comunitaria aspetta di essere approvata), sul falso in bilancio e su una serie di reati dei colletti bianchi. I danni fatti all’economia dai reati dei colletti bianchi sono molto più elevati di quelli definiti comuni (sicuramente percepiti come più fastidiosi). La vera emergenza è questa. Poi possiamo creare tutte le autority che si vuole. Ma è urgente privatizzare, liberalizzare e introdurre pesanti sanzione (come in America) per le violazioni economiche. Mi dite quanti evasori fiscali sono finiti in manette? L’economia è soffocata dal malaffare. Occorre rapidamente liberarla se non vogliamo morire. In Lombardia si poteva scegliere tra Formigoni e Penati. La criminalità organizzata controlla ampie fette delle istituzioni. Non è giustizialismo. Ad alcuni imprenditori brianzoli in difficoltà sono arrivate offerte di denaro da parte di loro operai. Non è la rivincita della classe operaria è che la criminalità incombe in maniera pesantissima. Facciamo in fretta.

#3 da alessandro, inviato il 21/1/2012
Conosco solo superficialmente Italia Futura ma la lettura dell'articolo del collega Zanetti mi spingerà ad approfondire. Non è la prima volta che mi trovo in completa sintonia con le sue opinioni. Il problema oggi non può limitarsi soltanto alla lotta sacrosanta all'evasione fiscale: l'obiettivo dovrebbe essere il recupero di un senso del dovere a tutti i livelli. Quindi parliamo di lotta alla corruzione ma anche di un effettivo recupero di efficienza nel settore pubblico, di una vera riforma della giustizia che non sia pagare di più i magistrati ma fornire maggiori risorse alla macchina, rivedere la spesa pubblica senza sacrificare ancora l'istruzione e la sanità come fatto negli ultimi anni.

#2 da Piero Castelli, inviato il 21/1/2012
La mia convinzione personale è forse troppo semplice ma, ritengo, efficace:
Sia il corrotto che il corruttore devono essere immediatamente giudicati e condannati con pene severissime e definitive senza alcuna attenuante o riduzione.
O è troppo facile?

#1 da fabrizio, inviato il 20/1/2012
Concordo pienamente con l’opinione del collega Zanetti.
Pochi giorni or sono, commentando su Italia Futura l’articolo “Rappresentanti e rappresentati nella Terza Repubblica”, scrivevo che “…i nostri governanti non hanno mai abbandonato i perversi meccanismi della prima repubblica.”. Mi riferivo proprio alla corruzione, purtroppo dilagante, imperante e mai sconfitta in Italia.
A proposito della corruzione, ricordo solo che :
• le parole del Presidente Giampaolino hanno trovato riscontro nelle rilevazioni di Transparency International, che vedono l'Italia scendere in due anni dal 63° al 69° posto dell'indice di percezione della corruzione. Siamo in compagnia del Ghana e delle Isole Samoa e quartultimi in Europa davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria.
• l'organismo del consiglio d'Europa deputato alla prevenzione e al contrasto della corruzione, in un recente rapporto ha espresso preoccupazione per la mancanza di un programma nazionale coordinato e per l'indipendenza "solo parziale" delle strutture chiamate a fronteggiare il ritorno delle mazzette negli uffici pubblici.
Proposta o provocazione quella di Zanetti ?
Se considero che :
• i nostri politici, dopo aver approvato al Senato la nuova legge contro la corruzione varata dal governo Berlusconi nel marzo del 2010, hanno bloccato la discussione alla Camera (dove la legge, ovviamente, morirà sepolta in qualche cassetto, con il beneplacito di tutti);
• le parti sociali, pronte ad accendere i riflettori sul’evasione fiscale, sono quasi del tutto silenti sul cancro della corruzione;
devo dedurne che quella di Zanetti è una buona proposta che, al momento, non potrà trovare attuazione, finendo così per rimanere solo una provocazione.
In realtà la legge per contrastare efficacemente il reato di corruzione già esiste. Ma, come ha illustrato Zanetti, mancano – o fors'anche semplicemente non vengono usati - gli strumenti per portare alla luce i fenomeni di corruzione.
Maggiori e più efficaci controlli porterebbero, infatti, all’applicazione concreta del D.Lgs. 231/2001, disciplinante la cosiddetta “responsabilità da reato delle società”, che prevede tra l’altro quale misure cautelari :
• l’interdizione dall’esercizio dell’attività;
• la sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze e concessioni funzionali alla commissione dell’illecito;
• il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione;
• il sequestro preventivo di valore equivalente al prezzo o profitto del reato.
Purtroppo, però, siamo in questa Italia, dove regna il detto : “Fatta la legge, trovato l’inganno …”.
Non dobbiamo comunque arrenderci.
Proviamo tutti insieme, con l'ausilio di Italia Futura, a cambiare lo stato delle cose.



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