A voi la parola
Sanità e sprechi, alcuni esempi da cui ripartire
Casi concreti dall’esperienza
di
Alberto Bencivenga ,
pubblicato il 19 gennaio 2012

C’è un settore in cui gli
sprechi e le
inefficienze hanno un
costo che va oltre la dimensione economica, incidendo direttamente anche sulla
qualità di vita di tutti noi: la
sanità. Sono molte le
storture che si possono riscontrare
all’interno del sistema sanitario nazionale, storture
non irrimediabili, per quello che ho visto nel mondo grazie alla mia esperienza internazionale.
Se un paziente ha bisogno di 5
compresse di aspirina, il medico di base italiano gli dà una prescrizione per un tubetto da 20 compresse. Le 15 in soprannumero finiscono in uno stipo nel bagno di casa o nel secchio delle immondizie:
quanti milioni di Euro costa ogni anno al Sistema Sanitario Nazionale questa pratica? L’inconveniente può essere facilmente ovviato, come si fa negli altri Paesi: il medico scrive sulla sua ricetta, oltre alla posologia, anche
la quantità di farmaco che il paziente deve assumere. A sua volta, il farmacista apre una confezione ospedaliera (di per sé meno costosa), preleva il numero di compresse o di fiale indicato nella ricetta, le mette in una scatolina con su scritto il nome del malato, il nome del medico che ha fatto la prescrizione e la posologia e consegna il tutto al paziente.
In Italia
si buttano milioni di euro dalla finestra ogni giorno per studiare pazienti, anche per cose di routine, a causa di continue ed inutili ripetizioni. Qui, un paziente va dal suo medico di famiglia che gli fa fare
una serie di esami di laboratorio e radiologici. Poi, eventualmente, gli dice che ha bisogno di essere visto da uno
specialista. Il paziente va dallo specialista che, naturalmente, gli fa fare ancora una
batteria di indagini diagnostiche, fra le quali, il più delle volte, anche quelle che il paziente ha già fatto su richiesta del medico di base pochi giorni prima. Poi, se il paziente viene ricoverato in ospedale, il tutto si ripete, inutilmente, per la terza volta. Moltiplichiamo questo processo per l’intero numero nazionale di pazienti che ogni anno ricorrono al medico e arriveremo a cifre da capogiro!
Che succede negli altri Paesi? Anzitutto, se un paziente va direttamente da uno specialista, questi non si sogna neppure di riceverlo e gli fa dire dalla segretaria di andare prima dal medico di base. Il
medico di base, se lo ritiene utile o necessario,
invia il paziente allo specialista, sempre e obbligatoriamente accompagnato da una dettagliata lettera in cui scrive le sue osservazioni, i risultati degli esami da lui già fatti eseguire ed il suo quesito diagnostico, per cui lo specialista non ripete le indagini che sono già state fatte.
Lo specialista risponde con una lettera altrettanto dettagliata al medico di base del paziente, lettera che copia all’ospedale, se il paziente ha bisogno di ricovero e neppure l’ospedale si sogna di ripetere gli esami già fatti, a meno che non ci sia una precisa, eccezionale necessità. All’atto della dimissione, l’ospedale manda obbligatoriamente un dettagliato rapporto scritto a chi ha inviato il paziente e, sempre, al medico di base del paziente stesso. E se qualcuno si dimentica di scrivere queste lettere o le scrive con dati imprecisi, può passare seri guai con l’Ordine dei Medici.
Se andate negli equivalenti tedeschi o svizzeri delle nostre ASL, trovate una stanzetta di pochi metri quadrati con degli archivi ed uno o due tavoli a cui siedono, al massimo,
uno o due impiegati, che provvedono ad istruire le
pratiche per i pagamenti dei medici che hanno prestato i loro servizi ai cittadini malati.
Però, esiste un
controllo spietato sulla qualità delle prestazioni sanitarie erogate, come ebbi modo di apprendere quando lavoravo come caporeparto alla Clinica Chirurgica dell’Università di Tubinga, dove, se un paziente non veniva dimesso, dopo una laparotomia, in VIII giornata, arrivava puntualmente il medico controllore della Krankenkasse (l’organizzazione mutualistica) a vedere perché.
Mi informai ed appresi così dell’esistenza di un sistema per cui, se, per esempio, in un ospedale c’era una
frequenza inaccettabile di ritardi nella dimissione dovuti a suppurazioni della ferita chirurgica, partiva immediatamente una
lettera diretta ai medici di base della zona che invitava a non inviare più i loro pazienti in un posto dove c’erano troppe complicanze settiche!
Questa riduzione di invii avrebbe causato una riduzione dell’occupazione dei letti e questo è
uno dei parametri, insieme con altri, per la non conferma del primario o direttore, al biennale giudizio di competenza. Questo giudizio si fonda sul comportamento statistico dei seguenti parametri: tasso di occupazione dei letti, tasso di complicazioni, tasso di mortalità corretta (corretta, perché è chiaro che la mortalità di un reparto di neurochirurgia specializzato in tumori del cervello sarà più alta di quella di un reparto specializzato in chirurgia cosmetica) e tasso di concomitanza fra diagnosi cliniche e diagnosi anatomo-patologiche.
Infine, molto resta da fare sul fronte dei
prezzi praticati dagli importatori di strumenti chirurgici. Un esempio concreto: un trapano ad aria compressa da chirurgia ossea, prodotto in Svizzera e venduto in Svizzera per un prezzo del rivenditore di 7.000 franchi svizzeri è stato offerto dall'importatore in Italia per 40.000 Euro. Cosa si può fare per
pretendere a gran voce una legge che vieti la vendita in Italia di apparecchiature medico-chirurgiche prodotte all'estero, ad un prezzo che superi il prezzo al minuto praticato nel Paese di produzione (che già contiene un ricavo per il rivenditore del 20%), aumentato delle documentate spese di importazione?
Bastano
politiche semplici e accorte per abbattere i costi e innalzare la qualità e l’efficienza del nostro sistema sanitario. Politiche sempre più necessarie in tempi in cui
le casse dello Stato non permettono un elevato livello di spesa e anzi richiedono dei tagli drastici. Perché
sulla salute non si risparmia, né si spreca.
Chirurgo italiano con molti anni di esperienza clinica e di insegnamento universitario a Tubinga (Germania), Mogadiscio (Somalia), Chur (Svizzera) e poi a Nairobi (Kenya), dove ha ottenuto riconoscimenti a livello internazionale.