Diplomazia economica, un'opportunità per l'Italia

Una risorsa fondamentale per la crescita

di Simone Perillo , pubblicato il 18 gennaio 2012
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In un suo recente intervento sulle colonne del Corriere della Sera, il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri, Giampiero Massolo, ha sottolineato la necessità di avere una visione per poter impostare linee di politica estera che siano efficaci e che possano quindi concorrere all’affermazione dell’Italia nel mondo.

La necessità, resa ancor più impellente dal tumultuoso processo della globalizzazione economica, che l’Italia abbia una forte proiezione internazionale è una priorità sostanzialmente condivisa da tutti. Tuttavia, è sulle modalità attraverso cui conseguire questo obiettivo che bisogna riflettere per definire politiche e strumenti che siano in grado di conseguire risultati concreti.

La proiezione internazionale di un paese si può articolare su due assi, da un lato, attraverso le iniziative diplomatico-militari che hanno visto, e vedono, l’Italia attivamente presente in numerosi aree di crisi. D’altro lato, il sistema economico italiano è stato protagonista sui mercati internazionali che, sia in termini d’immagine che di concreti contributi alla ricchezza nazionale, rappresenta una risorsa fondamentale per la crescita economica del nostro paese. In questa sede, per riprendere alcuni degli spunti suggeriti da Massolo, vogliamo presentare delle riflessioni su come rilanciare il dinamismo della presenza economica italiana in ambito internazionale. Nell’attuale contesto di crisi economica e di rischi di recessione è, infatti, ancor più importante poter garantire rinnovate prospettive di sviluppo al sistema produttivo italiano.

Il sostegno alla proiezione economica internazionale dell’Italia si può suddividere in due categorie: obiettivi misurabili in termini quantitativi e azioni con una valenza politica che possono essere analizzate in termini qualitativi.

Gli indici quantitativi sono sostanzialmente quattro: promozione dell’export, internazionalizzazione delle imprese, attrazione investimenti esteri in Italia, incremento dei flussi turistici in Italia (una forte capacità d’attrazione turistica ha una duplice valenza: impatto economico diretto e influenza sulla percezione dell’Italia).

Le azioni a caratterizzazione politica che hanno un notevole impatto economico sono invece tre: presidio della governance economica multilaterale (Unione Europea, organizzazioni internazionali, G8, G20), politica commerciale internazionale (da intendersi come capacità di gestire le sempre più complesse regolamentazioni che influenzano l’attività d’impresa sull’estero, dai tradizionali contesti comunitari/WTO fino ad altre forme regolamentari derivanti da legislazioni in altri ambiti quali la tutela dell’ambiente o il diritto del lavoro), interventi di cooperazione internazionale (oltre al rilievo prioritario del carattere umanitario e di assistenza ai paesi in via di sviluppo, l’utilizzazione delle risorse destinate alla cooperazione internazionale – in ambito bilaterale e multilaterale – non dovrebbe prescindere anche da un’ottica strategica complessiva).

Nel corso degli ultimi anni, a fronte di una crescente consapevolezza dell’ineludibile necessità di affrontare con determinazione le sfide della globalizzazione, si è spesso riscontrato un accrescersi delle duplicazioni funzionali e una maggiore difficoltà nella collaborazione fra i diversi soggetti, pubblici ed anche privati, attivi in campo internazionale: il risultato è quello di avere accumulato inefficienze, e frustrazioni, che non ci possiamo più permettere e che, peraltro, hanno portato ad interventi estemporanei, quali, da ultimo la soppressione (luglio 2011) e poi frettolosa ricostituzione (dicembre 2011) dell’ICE, Istituto nazionale per il Commercio Estero.

La vicenda dell’ICE è emblematica: un intervento preso per ragioni che, seppur valide - come l’obiettivo di conseguire dei risparmi nella spesa pubblica - non tenevano assolutamente conto di un’analisi complessiva della necessità di preservare un ente al servizio delle imprese. È indubbio che vi siano state delle gravi inefficienze nella gestione dell’ICE, ma la scelta di procedere con un intervento mal ponderato e affrettato non ha sicuramente determinato un beneficio per il sistema economico italiano.

Le perduranti difficoltà economiche in cui ci ritroviamo possono ora rappresentare uno stimolo per una più efficace revisione dell’intero sistema che miri sia a evitare lo spreco di risorse pubbliche sia a garantire efficienza nel sostegno alla proiezione internazionale dell’Italia: questa revisione potrà avere successo solo se sarà chiaro che tale processo dovrà portare a definire una diplomazia economica che sia coordinata a tutti i livelli senza dover però essere né centralistica né verticistica nella sua impostazione.

Un approccio generale per la definizione delle priorità d’interesse si potrebbe basare su un modello anticiclico per sostenere interventi pubblici nei mercati internazionali dove la crescita delle economie locali non è accompagnata da corrispondenti tassi di crescita delle quattro variabili quantitative: cioè, se il Pil di un paese cresce del 5% all’anno e le esportazioni italiane verso quel paese crescono dell’8%, mentre in un altro il tasso di crescita delle nostre esportazioni è inferiore al tasso di crescita di quell’economia, allora è su quest’ultimo mercato che si dovrebbero concentrare gli interventi pubblici a sostegno delle imprese. Questo modello potrà poi essere integrato con valutazioni comparative, introducendo un confronto con la performance dei principali concorrenti per affinare ulteriormente il processo di definizione delle priorità. In questo modo gli interventi (cioè la ripartizione della spesa pubblica) potrebbero essere predeterminati sulla base di parametri oggettivi e non di analisi influenzate da percezioni aleatorie o da altri fattori estemporanei.

Per quanto riguarda la governance economica, la politica commerciale e la cooperazione internazionale, un requisito fondamentale è quello di poter contare su persone con elevati livelli di formazione e su strutture efficienti: in tal modo l’autorevolezza degli interventi italiani nei vari ambiti sarà garantita e potrà incidere efficacemente su processi complessi che si sviluppano in contemporanea su più livelli.

A tutto ciò si dovrà accompagnare la revisione delle strutture pubbliche, nazionali e locali, e dei compiti ad esse attribuite per sostenere la proiezione del sistema Italia all’estero. La condivisione di una visione complessiva sui meccanismi d’intervento e la garanzia di compatibilità con le priorità più prettamente politiche può essere garantita dalla rete diplomatica, a cui affiancare personale specializzato che sia in grado di accompagnare le imprese esportatrici e che intendano investire all’estero, valorizzando le competenze laddove già esistono (Ice, Simest e Sace), evitando le tentazioni di duplicazioni - e di spese inefficienti - che altri soggetti pubblici cercano di inventarsi. Parallelamente le Regioni dovranno essere responsabilizzate per quanto concerne l’attrazione dei territori: una sana competizione fra i sistemi regionali nell’attrazione di investimenti esteri in Italia e di flussi turistici potrà portare a benefici al sistema paese nel suo insieme. Questa responsabilizzazione deve essere accompagnata da una chiarezza complessiva sulla ripartizione delle competenze, sulla definizione dei ruoli d’indirizzo e sull’attribuzione delle funzioni esecutive, evitando ambiguità e soluzioni di compromesso che tentino di preservare la coesistenza dei numerosi centri di spesa oggi esistenti.

Una revisione complessiva che sia incisiva ed efficace non può essere realizzata facilmente né in tempi brevi, perché sono tanti i soggetti pubblici che in un modo o nell’altro si sono inventati competenze nel campo dell’internazionalizzazione, ciò non toglie che sia comunque necessario avviare un percorso che abbia come obiettivo finale un riordino dell’intero sistema istituzionale che offra strumenti di diplomazia economica all’Italia per gli anni a venire.

E' Responsabile Sviluppo Territoriale Italia Futura. Master alla London School of Economics in Politica Economica Internazionale. E' stato Vice Direttore dell'Area Affari Internazionali in Confindustria e ha ricoperto per un triennio a Ginevra l'incarico di Segretario Generale della FOTA (Formula One Teams Association).


ALLEGATI 
tag:  globalizzazione   internazionalizzazione   export   ice   imprese   estero   diplomazia economica  


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#2 da Stefano Costantino, inviato il 21/1/2012
Da semplice spettatore della politica estera del paese, ho l'impressione che negliu ultimi decenni ci sia stata una prevalenza nell'utilizzo della leva politico-militare. Difficle dire se il paese ne abbia avuto dei benefici, e se ce ne fossero stati, penso siano in parte andati vanificati dalle recenti vicende interne che hanno appannato parecchio l'immagine dell'Italia all'estero. Se guardiamo alla nostra storia, vediamo che l'Italia ha avuto un ruolo importante nel mondo quando è stata in grado di commerciare liberamente. I grandi fasti del Rinascimento sono stati il frutto di attività bancarie e commerciali nel mondo. Il boom degli anni '60 è stato un momento in cui l'Italia ha potuto produrre e commerciare i suoi beni ovunque, qualche volta andando anche contro la logica degli opposti schieramenti in vigore all'epoca. Questa libertà di commercio ha avuto dei vantaggi sia nell'approvigionamento delle materie prime necessarie al nostro sistema industriale, sia nella vendita dei prodotti finiti. Non dobbiamo dimenticare che un mercato di 60 milioni di persone è una dimensione piccola nei confronti di un mercato globale che conta miliardi di persone. Abbiamo bisogno di commerciare come dell'ossigeno per respirare. Per questo credo che una politica estera più spinta verso il commercio e meno sulla partecipazione militare sia di fondamentale importanza. Trovo molto intelligente il criterio per la gestione delle risorse da investire, basato sul confronto commercio- crescita del pil verso i paesi clienti.

#1 da libero pensiero, inviato il 19/1/2012
Egregio dott. Perillo,
condivido pienamente il suo intervento. Quello che lei propone è molto innovativo (anche dal punto di vista dello sviluppo di nuove professionalità ed opportunità per i giovani) e aprirebbe nuove opportunità per l'economia italiana.
Credo che realizzando le sua idee di sviluppare una maggiore presenza delle aziende italiane sui mercati intenazionali, attraverso anche un riordino dell’intero sistema istituzionale che sviluppi una politica specifica che offra alle aziende italiane i collegamenti, le informazioni e gli accordi internazionali necessari, genererebbe nel tempo nuove opportunutà di crescita ed anche di innovazione imprenditoriale per fare impresa.

Credo anche che se si riuscisse a combinare la sua proposta con una maggiore sensibilizzazione (chiamiamolo sano nazionalismo) attraverso un patto non scritto tra i cittadini (lavoratori) italiani e le imprese italiane per far sì che si consumino prevalentemente prodotti italiani (come fanno i francesi ed i tedeschi del resto) anche questo potrebbe contribuire a far migliorare la situazione economica compessiva del Paese. Ho provato a cercare degli studi economici sull'argomento, ma non sono riuscito a trovare nulla di esauriente.
Lei ha raccolto dati che più oggettivamente possano offrire una valutazione di come sarebbe l'economia italiana se ipotizzassimo che il 75%-80% dello spending degli italiani fosse effettuato su prodotti realizzati in Italia?

Grazie
Cordiali saluti



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