In un recente rapporto intitolato “
Il Welfare di domani?” presentato dal
Forum del Terzo Settore il 15 dicembre alla Camera emerge che in altri paesi europei le prestazioni monetarie di sostegno alla non autosufficienza non prevedono limiti reddituali all’accesso e non sono graduati in base al reddito, ma
in base al bisogno. Arrivano fino a 1.655 euro in Austria, fino a 1.235 euro in Austria, fino a 665 Euro in Germania e fino a 519 euro in Spagna.
In Italia
le indennità di accompagnamento per le persone con gravi disabilità e non autosufficienti sono di 487 euro al mese e si intendono invece eliminare.
Sommando gli effetti delle manovre di luglio e "di Ferragosto" approvate dal governo Berlusconi si arriva a 145 miliardi per il triennio 2011-2014. La voce più rilevante, pari al 27% del totale, è costituita
dai tagli derivanti dall’approvazione della riforma fiscale e assistenziale, stimati complessivamente in 40 miliardi.
Perciò la manovra approvata, se non verrà modficata la delega fiscale e assistenziale, cancellerà di fatto gran parte dell’assistenza alle persone non autosufficienti, la metà dei quali ha oltre 80 anni.
E’ veramente sorprendente che in un silenzio assordante, anche da parte di molti esponenti del mondo laico e cattolico progressista, nonostante le organizzazioni delle persone con disabilità abbiano raccolto a settembre
23.000 firme in pochi giorni contro questi tagli, si sia deciso di abbandonare al loro destino le persone più fragili ed indifese.
Prevedendo di togliere a gran parte delle persone con grave disabilità le prestazioni monetarie, agevolazioni e servizi, si metterebbe in molti casi certamente a rischio anche la loro sopravvivenza.
E' da sottolineare che in Europa, tranne che in Italia, Grecia ed Ungheria, è previsto un reddito minimo di cittadinanza. Nel nostro paese si è deciso di
toglierlo addirittura ai soggetti più fragili, anziché estenderlo soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, non tenendo conto dei costi umani di queste manovre.
Mi chiedo come possano sopravvivere senza alcun sostegno anche le persone disabili che hanno la possibilità di lavorare, quando non potranno più contare sull’assistenza 24 ore su 24 dei genitori.
Il presidente del Consiglio
Monti ha dichiarato di puntare non solo su rigore ma anche su equità. Di recente il sottosegretario al Welfare
Cecilia Guerra ha dichiarato che alcuni diritti fondamentali non possono essere messi in discussione.
Mi auguro, pertanto, che il governo Monti non lasci invariata la manovra del precedente governo, criticata anche dalla Corte dei Conti, in aperto contrasto con i principi fissati dalla Costituzione, con la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e anche con la recente risoluzione approvata del Parlamento europeo, contraria ai tagli dei fondi per gli 80 milioni di persone con disabilità.
-Scarica il rapporto "Quale futuro per il welfare?" del Forum Terzo Settore