di Giuseppe TuraniMentre infuria la bufera di Standard & Poor’s e dei suoi downgrading, è il caso di affrontare questioni un po’ più serie, e cioè dei nostri guai. Guai che c’erano prima e che ci sono ancora oggi, ma anche di qualche nostra possibilità. Fra i guai non c’è solo l’ammontare del debito, ma c’è anche un sistema industriale che continua a girare piano.
Un solo dato può essere sufficiente a descrivere la situazione: a tutt’oggi la nostra produzione industriale risulta ‘sotto’ del 20,5% rispetto ai livelli massimi toccati prima della grande crisi ‘sub-prime’, e cioè nell’aprile del 2008. In questo clima destano scandalo, naturalmente, le notizie di aziende che dislocano, che si trasferiscono cioè in paesi più ‘facili’ per cercare di reggere alla concorrenza. Sono pezzi di sistema industriale che si perdono e che non verranno mai più recuperati, nemmeno in caso di ritorno della ripresa.
Ma, per fortuna, non abbiamo a che fare solo con gente che scappa. Dentro questa crisi lunghissima ci sono anche segnali positivi. Si tratta di aziende medio-grandi che invece di gettare la spugna stanno cercando di internazionalizzarsi e di diventare (o di confermarsi) come delle vere e proprie multinazionali.
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