di Luigi Guiso e Fabiano SchivardiCome spesso accade in Italia quando si affronta un problema, c'è sempre qualcuno che si alza e dice: «Sì, vero però il problema è un altro». È questa la reazione di alcuni commentatori e politici in reazione al programma di liberalizzazioni del governo.
Pur condividendole in linea di principio, affermano che in pratica si dovrebbero concentrare sui "grandi monopoli", quali energia e trasporti, piuttosto che sui "piccoli" lavoratori quali tassisti, farmacisti e professionisti. Liberalizzare queste categorie porterebbe ad aumenti di efficienza trascurabili e solleverebbe invece problemi di equità perché, così suona l'argomento, si "colpiscono i piccoli" ma non si fan pagare i grandi. Implicitamente si fa leva sulla nozione intuitiva di equità e giustizia distributiva che chi ha di più deve dare di più o dare per primo. È un ragionamento che non ha fondamento.
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