La riscossione dei tributi degli Enti Locali, un tema sempre aperto

Il costo dell’indecisione

di Gabriele Molinari , pubblicato il 11 gennaio 2012
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Quello della riscossione dei tributi degli Enti Locali sarà un tema caldo nell’agenda politica del 2012, di primaria importanza per gli stessi Enti. Le disposizioni contenute nella Manovra del governo Monti non hanno semplificato il quadro, ma semplicemente rimandato, con il solito strumento della proroga, il tempo delle scelte. Scelte che, tuttavia, si impongono urgenti, e meditate sulla base di alcuni elementi.

Occorre innanzitutto interrogarsi sull’effettiva attenzione che gli Enti Locali hanno prestato, in questi anni, alla questione della riscossione coattiva delle proprie entrate, tenendo conto di come ben più della metà del totale degli enti risulti ancora oggi legato all’agente della riscossione nazionale. Questo nonostante che la riforma Tremonti del 2005 avesse previsto l’abolizione dell’affidamento in concessione del servizio nazionale della riscossione a favore della società Equitalia S.p.A. (già Riscossione S.p.A.), prevedendo l’affidamento a mezzo di gara ad evidenza pubblica o, naturalmente, l’internalizzazione.

Con riferimento a quest’ultima ipotesi, che non deve per nulla intendersi residuale, il ricorso a forme di gestione internalizzata delle entrate non ha tuttavia mai incontrato particolare fortuna, nonostante successivi interventi di natura correttiva, con i quali si è cercato di porre rimedio ad una serie di vuoti di potere degli Enti Locali in materia: il legislatore, oltre a creare un quadro normativo - per quanto disomogeneo - speculare, a livello locale, alla disciplina della procedura esattoriale utilizzata dall’agente nazionale della riscossione, ha cercato di dotare i comuni degli strumenti utili all’accertamento delle possidenze dei propri debitori attraverso l’accesso ad un’anagrafe tributaria “arricchita” di contenuti e dati, lasciandogli sempre il potere di riscuotere direttamente le proprie entrate.

Con il decreto sviluppo del 2011 si è inoltre sancito con precisione il termine per l’abbandono del settore Enti Locali da parte di Equitalia S.p.A., fissandolo al 1 gennaio 2012, ribadendo come i Comuni potessero utilizzare tanto le procedure di riscossione coattiva (disciplinate dal R.D. 639/1910 quanto quelle di cui al D.P.R. 602/1973 (quale ad esempio il fermo amministrativo). Quel che appunto veniva già stabilito da altre norme (D.L 209/2002), abrogate solo per evitare inutili duplicazioni normative. Con il decreto sviluppo, si noti, si completava la scelta di campo in favore della gestione diretta della riscossione coattiva da parte dei comuni, concludendosi così il percorso iniziato con la riforma Tremonti.

Un segnale in parziale controtendenza è invece giunto dall’ultima manovra, che fa slittare al 2013 l’obbligo di bandire le gare per l’affidamento del servizio di riscossione, prorogando così fino al 31 dicembre 2012 gli attuali affidamenti ad Equitalia, peraltro generando anche una certa confusione "operativa": oltre alla proroga per Equitalia è slittata alla fine del 2012 anche l’entrata in vigore della norma del decreto sviluppo che attribuiva (o meglio, confermava, abrogando norme di egual segno) ai Comuni il potere di utilizzare le procedure di riscossione cosiddette “rinforzate”..

E’ altresì evidente che il legislatore non potrà non considerare il vuoto normativo involontariamente generato, e conseguentemente risolversi a colmarlo. Questo, almeno, è l’auspicio. Perché se da un lato la proroga offre più tempo ai Comuni per organizzare “il passaggio”, non appare tuttavia giusto penalizzare, per l’intero 2012, chi questo passaggio previdentemente lo ha già compiuto.

Non si può certo plaudire alla soluzione adottata perché:

a) si rimanda soltanto un problema che comunque esiste, dei “costi” del quale (costi che matureranno al momento del discarico dei ruoli da parte del concessionario) occorrerebbe, piuttosto, affrettarsi ad una stima il più possibile precisa;

b) anche al di là dei costi del discarico, si dovrebbe comunque riflettere sul prezzo pagato per le continue indecisioni nel completamento di una riforma che – come visto – parte da lontano, e che costituisce un compiuto avanzamento verso una vera autonomia locale, colonna di un nuovo e più efficiente Sistema Paese. Stupisce che siano proprio i Comuni a sollecitare continue proroghe. Questo atteggiamento sorprende ancor di più se si pensa come gli strumenti per gestire direttamente le entrate – eventualmente anche in forma consortile, tra più enti – già esistano, e come non richiedano necessariamente l’impiego di ulteriore personale; consentendo anzi maggiori entrate e spese inferiori.

Difficile non ipotizzare come a monte di una tale diffidenza vi siano forse ragioni politiche, una scarsa conoscenza della materia e probabilmente anche una diffusa pigrizia. Sono questi i veri freni, non solo in questa materia, verso il nostro futuro di Comunità moderna ed organizzata.

36 anni, avvocato, già consigliere comunale di Vercelli dal 1995 al 2011 e coordinatore di Anci Giovane Piemonte


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#17 da Emanuele Carratta, inviato il 18/1/2012
Caro Libero, non intendevo offenderla con il mio ultimo intervento, ma se è ciò che è emerso me ne scuso. In ogni caso, io - come le ho già detto - mi occupo di riscossione coattiva degli enti locali e le garantisco che la gestione Equitalia degli ultimi sei anni non è assolutamente positiva. Verifico quotidianamente quanto lavoro viene svolto dai dipendenti comunali solo per verificare, riga per riga e per somme assolutamente modiche, l'esito dei ruoli Equitalia (proprio la scorsa settimana un funzionario di un Comune Piemontese lamentava di aver chiesto reiteratamente ad Equitalia di fornirle notizie su una posizione creditoria iscritta a ruolo di € 100.000, senza pratico esito). Inoltre, il fatto che i Comuni vengano coinvolti nell'attività accertativa (ne sono perfettamente a conoscenza) dimostra che detti enti - se vogliono - possono e debbono svolgere un ruolo primario (anche per la riscossione coattiva) che altrimenti lo Stato centrale non riuscirebbe a svolgere così approfondito, in ragione dell'esatta contezza che i Comuni hanno del proprio territorio e dei propri contribuenti (per inciso, di segnalazioni - sopratutto i comuni Emiliani - ne hanno fatte centinaia, ma non hanno nè visto un solo euro né avuto contezza dell'esito dallo Stato Centrale). Infine, mi permetto di evidenziare, ancora una volta, che l'intervento della Corte dei Conti riguarda entrate statali e regionali, nonché che il costo Equitalia è elevatissimo. Tuttavia, non voglio convincerla del contrario e, concludo, augurondole una buona serata.

#16 da libero pensiero, inviato il 18/1/2012
Caro Carratta,
non mi permetto più di insistere sull’argomento. Però rilevo delle imprecisioni che meritano una approfondimento, che un tema così delicato ed attuale esige. Premiare il merito, così come pure il discorso che spesso si fa giustamente sui costi standard, non sono solo prerogative di una visione federalista della PA (che per altro condivido quando non fa aumentare i costi per la collettività), ma dovrebbero essere applicate a prescindere di quella che sarà l’evoluzione dell’organizzazione della PA. E’ una questione solo di buona o cattiva/corrotta amministrazione.
Quando lei fa riferimento alla riscossione coattiva centralizzata e poi la collega ai cattivi risultati che questa ha prodotto nei decenni scorsi, fa un operazione, mi consenta, di strumentalizzazione, in quanto, come ben sa, la riforma della riscossione, ha poco più di 6 anni (con la legge 2 dicembre 2005 n. 248) e questi ultimi 6 anni, come indicato nella relazione della Corte dei Conti nelle conclusioni, risulta che il processo di unificazione dell’attività di riscossione ha raggiunto l’obiettivo che il legislatore si era prefissato, quello cioè di incrementare le riscossioni riducendo gli oneri a carico dello Stato, ivi compresa quella per i Comuni. Prima di allora era costosa, inefficiente ed inefficace. Ma non ha senso far riferimento al passato remoto e prenderlo a riferimento per cambiare le cose, mi sembra un’operazione francamente non corretta.
Infine, e poi le prometto che mi taccio per sempre sull’argomento, quando lei mi segnala di non confondermi sull’attività accertativa, propria di Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza, con il recupero crediti, le rispondo che non mi confondo affatto, in quanto la informo, evidentemente non è al corrente, che la partecipazione dei Comuni al contrasto dell'evasione fiscale (già prevista nell’art.1 del D.L. 203/2005 convertito con modificazioni con legge 248/2005 e Artt. 44 e 45 DPR 29 settembre 1973 n. 600, norma quest’ultima a cui non è mai stata data concreta attuazione) nella fase accertativa rappresenta una valida opportunità per gli Enti Locali di perfezionare gli strumenti d'indagine fiscale già utilizzati nell'attività di controllo dei tributi locali al fine di estenderne l'ambito, unitariamente ad altri elementi, ai tributi erariali (tale attività accertativa da parte dei Comuni è stata ulteriormente rinforzata con l’art. 18 del D.L. 78/2010 ). L’Amministrazione finanziaria ha da sempre avvertito l’importanza del ruolo degli Enti Locali nella lotta all’evasione. Il coinvolgimento dei Comuni ha costituito, infatti, un obiettivo di fondo del legislatore in ragione della vicinanza di tali enti a molte forme di capacità economica come quelle rappresentate dalla locazione degli immobili, dal commercio e dall’artigianato. Sono questi i settori che costituiscono il terreno tipico di elezione ove la capacità accertativa comunale può utilmente dispiegarsi attraverso il recupero di materia imponibile sottratta alla legittima tassazione. La partecipazione dei Comuni nella lotta all’evasione, passando attraverso l’attribuzione agli stessi di parte del gettito recuperato, dà concreta attuazione all’autonomia impositiva riconosciuta costituzionalmente agli Enti Locali.
Cordialmente

#15 da Emanuele Carratta, inviato il 16/1/2012
Caro Libero, da un lato parla di premiare il merito - e ciò presupporrebbe necessariamente il decentramento delle funzioni e dei poteri - dall'altro, invece, parla di accentramento della riscossione coattiva. In ogni caso, è inutile che insista sull'argomento perché lei basa la sua convinzione sull'idea che l'accentramento eviti sprechi e renda la gestione più efficiente, ma la realtà dei decenni scorsi mostra l'esatto contrario, sia in termini di costi che di risorse recuperate. Inoltre, stia attento a non confondere l'attività accertativa propria di Entrate e Guardia di Finanza, con il recupero crediti. In ogni caso, sull'argomento ritengo di aver scritto abbondantemente nei miei precedenti interventi e, quindi, non voglio aggiungere altro. Un consiglio mi sento, però, di darlo:vada in giro per Comuni e controlli direttamente i risultati della gestione Equitalia. In conclusione, l'obiettivo sotteso alle ns. opinioni è identico, ma abbiamo due idee diverse sul come raggiungerlo. L'importante è discuterne e, a tal proposito, la ringrazio definitivamente, unitamente al collega Molinari ed Italia Futura. Cordialmente Emanuele Carratta

#14 da libero pensiero, inviato il 16/1/2012
Caro Emanuele Carratta,
quando lei parla di Stato e delle decisioni prese su Equitalia, fa ovviamente riferimento alla volontà della politica, che legifera tramite il Parlamento. Quindi il problema è politico. In un contesto di progressivo e permanente inaridimento delle risorse, è chiaro che l’obiettivo da perseguire è quello di una Pubblica Amministrazione (Centrale e Locale) che sia capace di erogare le stesse quantità di servizi con un minore onere per il bilancio pubblico e migliorando i livelli di servizio in qualità. Dunque, dal punto di vista dell’etica della responsabilità è necessario pensare a una razionalizzazione complessiva della pubblica amministrazione premiando le realtà più meritevoli. Bisogna incidere, in particolare sugli acquisti dei beni e servizi della pubblica amministrazione, dove si annidano ruberie mostruose.
Tornando alla riscossione, ma potremmo estendere il ragionamento anche ad altri settori della PA, credo - in un Paese come l’Italia, in cui esiste un altissimo tasso di corruzione, di illegalità diffusa e di criminalità organizzata infiltrata nella politica degli enti locali - sia meglio centralizzare alcune funzioni delicate, come quella della riscossione coattiva, potenziando sul territorio, la gestione della programmazione delle entrate e la capacità di accertamento, con una maggiore integrazione con la Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate, l’Agenzia del Territorio ed Equitalia, quest'ultima come ultimo anello per la gestione operativa della riscossione.
Questo approccio che propongo darebbe maggiore impulso per procedere verso una logica di miglioramento complessivo del sistema della riscossione, in continuità rispetto a quanto sino ad oggi realizzato con la nuova riforma della riscossione, garantendo economie di scala, rendendo sempre più efficiente ed efficace e trasparente il servizio della riscossione al cittadino. Qualsiasi operazione di decentramento dell’attività operativa di riscossione coattiva agli enti locali, porterà inevitabilmente un aumento dei costi operativi e d’investimento senza alcun beneficio per la collettività, che si troverebbe ad avere trattamenti inevitabilmente non standard in relazione al territorio di appartenenza, in quanto i comuni dovrebbero in proprio realizzare: organizzazione, processi, procedure operative, sistemi informatici, ecc., un esplosione dei costi per circa 8.100 comuni d’Italia. Ma come possiamo mai solo immaginare ancora di impostare il funzionamento della macchina pubblica con un modello di decentramento che comporti l’aumento della spesa pubblica? Ormai e per fortuna non ce lo possiamo più permettere e la politica se ne deve fare una ragione!
Cordiali saluti

#13 da Emanuele Carratta, inviato il 15/1/2012
Caro Libero, mi spiace dover rilevare che gli enti non statali cui si riferisce la Corte son rappresentati principalmente dalle regioni e, sul punto, "Il Sole24Ore" del 5 gennaio u.s. riproduce un'esatta descrizione di quanto dico in un semplice quadro sinottico. Per quanto mi riguarda Equitalia potrebbe anche restare in gioco nella riscossione coattiva degli enti locali, ma è stato lo Stato centrale (socio totalitario di Equitalia attraverso INPS ed ENTRATE) a decidere il contrario. Inoltre, già nel 2005 - come ho già scritto - Equitalia ha tentato di rifiutare tale attività, ma la normativa allora vigente lo impediva, tanto da essere costretta ad aderire ad una sentenza del Consiglio di Stato che l'ha condannata ad accettare i ruoli provenienti dagli enti locali, anche quanto questi decidono di gestire autonomamente la riscossione volontaria. In altri termini, la logica che ha seguito il legislatore nazionale è chiara: 1) taglio progressivo dei trasferimenti agli enti locali; 2) maggiore autonomia e responsabilità degli enti locali, che risponderanno sempre più dinanzi ai propri elettori della gestione delle proprie risorse. Insomma, "non c'è più trippa per gatti". Per quanto mi riguarda la facoltà di avvalersi di Equitalia potrebbe anche residuare, ma in tale ipotesi gli enti non dovranno lamentarsi dello scarso risultato della gestione (prova a chiedere, solo per fare un'esempio, a città come Milano e Torino se son contenti di quanto fatto da Equitalia) e rivolgersi allo Stato per coprire le proprie mancanze che poi si riflettono su noi cittadini (vedi aumento costo RCA in molte province italiane, tassa di soggiorno e, nei prossimi mesi, aliquote dell'IMU e dell'addizionale IRPEF che rappresenteranno le uniche leve su cui i Comuni potranno giocare al rialzo nel 2012). Buona domenica

#12 da libero pensiero, inviato il 14/1/2012
Caro Emanuele Carratta, a pag 23 della relazione sempre della Corte dei Conti su Equitalia, nel triennio 2008-2010, risulterebbe che quest'ultima abbia riscosso nel 2010 per gli enti non statali (a cui corrispondono principalmente i comuni che usano l'iscrizione a ruolo), circa 1,4 miliardi di euro, con unincremento di circa il 23,9% rispetto al 2008. Se pure fosse vero quello che lei afferma, a me non risulta, che Equitalia non sarebbe interessata a riscuotere per i Comuni, non sarebbe un buon motivo per non realizzare le efficinze centralizzando comunque la riscossione coattiva dei comuni in Equitalia, almeno lasciando ai comuni di scegliere e non obbligarli a internalizzare tale complessa attivita' ne tanto meno attraverso la costituzione di societa' in house, che sappiamo bene quali clintelismi e corruzioni alimenta, ne tanto meno affidando a privati. Ricordiamo tutti la brutta fine e vicenda su Tributi Italia. Grazie ancora per avermi dato la possibilita' di confrontarmi con lei. Cordialmente

#11 da Emanuele Carratta, inviato il 14/1/2012
Amico Libero Pensiero, avrei voluto abbandonare la discussione, ma l'attualità dell'argomento oggetto del ns. gradevole dibattito, me lo impedisce. Ieri sera, nella trasmissione "L'ULTIMA PAROLA" diretta su Rai Due da Gianluigi Paragone (che è divenuto il più obiettivo dei giornalisti RAI) si è parlato di Equitalia. Tra le altre cose, si è fatto riferimento all'acquisto da parte di Equitalia di un immobile in Torino, di interesse storico e composto da sei piani, al "modico" prezzo di € 30 milioni di euro. Tale acquisto è stato fatto senza alcun tipo di controllo, perché la società sfugge alle regole di previste per le P.A. Per inciso, detto immobile è stato comprato ma è rimasto vuoto, perché si son resi conto che l'uso dello stesso sarebbe stato inopportuno. In altri termini, correttezza e legalità nella gestione della riscossione - come già detto in precedenza - non sono certamente garantiti dal fatto di denominarsi Equitalia. Quanto al mio precedente intervento, tengo a precisare - avendolo espresso velocemente e con una frase sconclusionata - che Equitalia ha cercato, sin da subito ed autonomamente, di abbandonare la riscossione coattiva dei Comuni, ma un intervento del Consiglio di Stato glielo ha impedito. Cordiali saluti

#10 da Emanuele Carratta, inviato il 13/1/2012
Gentile Libero Pensiero, io non sono contro Equitalia e cerco di essere sempre intellettualmente onesto, tanto da aver abbandonato la mia terra natia nel meridione d'Italia per dare piena espressione alle mie idee, cercando di coltivarle in ambienti che ritengo più costruttivi e meno infiltrati di riserve mentali. Le ho già spiegato come la relazione della Corte dei Conti non riguarda in alcun modo i Comuni e le mie considerazioni si basano sui numeri e non su altro. Quanto alla scelta di abbandonare gli enti locali le garantisco che non è una scelta politica, ma della stessa Equitalia che da quando è nata cerca (comunicandolo anche ufficiosamente ai comuni clienti) che non vuole gestire la riscossione coattiva dei Comuni, tanto da aver cercato di rifiutare di gestirla in assenza del ramo riscossione volontaria, senza riuscirvi in ragione di una sentenza del Consiglio di Stato che lo ha impedito. Su tutto il resto le ho abbondantemente già risposto e non intendo stancarla ed essere ripetitivo oltremodo. In ogni caso, rinnovo il piacere di dibattere sempre su argomenti così importanti, per il futuro della ns. amata Italia che ritengo possa passare solo dall'amore (e non dal timore)per il confronto economico e culturale, senza alcun tipo di barriera e di protezione aprioristica. Ricambio i cordialissimi saluti

#9 da libero pensiero, inviato il 13/1/2012
Egregio Emanuele Carratta,
dalla sue risposte ho capito che anche lei è contro Equitalia. La ritiene una struttura elefantiaca, nonostante la Corte dei Conti l'abbia promossa a pieni voti sul piano dell'efficacia, dell'efficienza e di aver raggiunto importanti obiettivi di economicità a favore dello Stato italiano. Il mio primo intervento riporta in maggior dettaglio elementi incontrovertibili che ho appreso nella conclusione della relazione della Corte dei Conti sull'operato di Equitalia nel triennio 2008-2010.
Anche io la ringrazio molto del civile confronto che Italia Futura tramite il suo sito web ci ha consentito di realizzare, ma devo dirle che non mi ha convinto sulle sue idee e convinzioni.
Sono convinto che è molto più efficiente ed economico lavorare su una realtà "unica" come Equitalia per farla continuare a migliorare, che riorganizzare la riscossione coattiva nei comuni, polverizzando di fatto tale delicata e complessa attività, moltiplicando i costi, non portando a standard il trattamento ed il funzionamento verso i contribuenti dell'attività di riscossione. Almeno lascerei ai comuni l'autonomia di poter scegliere se usare una realtà istituzionale come Equitalia o internalizzare tale attività, senza alcun obbligo di legge, che invece francamente è stata una scelta voluta a fini puramente populistici ed elettoralistici dalla politica dopo le ultime elezioni comunali nel 2010 e dopo la polemica sulle quote latte.
Differentemente da quanto lei afferma, la mia esperienza è che per i comuni poter usufruire di una terza parte, come Equitalia, per gestire la riscossione coattiva, evita quelle che sono le inevitabili pressioni, "diciamo ambientali", che nelle amministrazioni puntualmente avvengono per interessi politici, clientelari o vere e proprie corruzioni, ecc. I Comuni invece, affidando ad Equitalia, disaccoppiano la delicata attività della riscossione coattiva, che nei comuni soprattutto medio-piccoli, con il personale interno è molto complesso realizzare, considerando anche la scarsità di risorse adeguate e disponibili.
Rinnovo i ringraziamenti e le invio cordialissimi saluti.

#8 da Emanuele Carratta, inviato il 13/1/2012
Gentile libero pensiero, ad integrazione del mio precedente intervento, segnatamente al rischio corruzione ed illegalità, mi permetto di evidenziare che Equitalia «non è soggetta a nessuna delle regole che sanciscono la vita dello Stato: non ha un tetto di dipendenti, non fa concorsi, assume in base a regole non chiare e non ha tetti per consulenti o altro, a differenza della pubblica amministrazione» (Cfr. mozione recentemente presentata in Senato). In altri termini, i rischi di corruzione ed illegalità sono elevatissimi in Equitalia, ancor più che nella P.A. locale (vedi, a titolo esemplificativo, Equitalia Lecce con l'arresto di amministratore delegato ed alcuni dipendenti). Il problema corruzione lo ritengo culturale, viene dal basso, dagli elettori. Iniziamo a votare solo chi merita veramente senza pretendere nulla in cambio a titolo personale, ma avendo come interesse primario quello generale, e solo allora la situazione andrà progressivamente migliorando. La ringrazio per avermi dato modo di esprimere il mio parere su questioni che ritengo di fondamentale importanza, attraverso valide osservazioni e critiche costruttive. Cordialità

#7 da Emanuele Carratta, inviato il 12/1/2012
Gentile Libero pensiero, io non ritengo che debba essere costituita alcuna società comunale per la gestione della riscossione, poiché non è né necessario, nè opportuno. Ed infatti, i servizi e le tecnologie in circolazione sono oggi di tale portata da rendere possibile la gestione diretta senza costituzione di società e senza assumere ulteriore personale. In particolare, per la riscossione ordinaria è sufficiente girare i dati dei destinatari ad un service esterno per stampare e recapitare gli avvisi di pagamento, senza alcun sacrificio e con costi modici. I pagamenti avvengono direttamente su conti correnti comunali e con F24 (tutti i flussi di pagamento sono scaricabili on line dalle varie fonti es. poste, banche, punto fisco ecc.). Peraltro, con l'introduzione dell'IMU (e della nuova tassa rifiuti dal 2013) tutti i pagamenti dovranno avvenire solo ed esclusivamente con modelli F24 e l'esternalizzazione della riscossione non sarà neppure concretamente possibile. Per la riscossione coattiva, invece, tutti gli atti iniziali (solleciti ed ingiunzioni) sarebbero gestibili massivamente nei termini sopra descritti per la riscossione ordinaria. A tal proposito, le assicuro - per averne plurime esperienze dirette - che già con questi due atti il saldo della riscossione coattiva è abbondantamente positivo, a differenza di quanto è accaduto ed accade con Equitalia. Per le fasi successive è possibile utilizzare il supporto di soggetti abilitati (vedi Istituo Vendite Giudiziarie). Per attivare detta modalità di gestione non occorre altro che l'uso di strumenti innovativi presenti sul mercato e, solo per una prima fase ed ove occorra, il supporto consulenziale di una figura professionale competente. Inoltre, ribadisco che non è necessario utilizzare nuovo personale, ma riqualificare quello in organico impiegandolo non per digitalizzare pagamenti e carta (ormai ciò dovrebbe avvenire massivamente con un semplice click on line), ovvero, per analizzare ruoli e discarichi di Equitalia, ma per attività più gratificanti e con un margine di produttività decisamente più elevato. Nel delineato contesto, la proroga della "scadenza" Equitalia denota solo l'incapacità (non l'impossibilità) di scegliere. Il bilancio del comune deve essere inteso ormai come il bilancio di una normale impresa. Io non credo che ci sarebbe un'impresa che continuerebbe a far gestire il suo recupero crediti ad un avvocato inefficace che nel corso degli anni recupera complessivamente 10 per chiederne 400 a titolo di spese e compentenze, mentre l'impresa non riesce neppure a comprendere cosa l'avvocato abbia fatto effettivamente. In conclusione, invece di potenziare una struttura elefantiaca serve l'ulteriore potenziamento e semplificazione dei poteri di riscossione diretta degli enti locali. Cordiali saluti

#6 da libero pensiero, inviato il 12/1/2012
Gentile Emanuele Carrata,
la ringrazio della cortese risposta. Potrebbe fornire anche un suo punto di vista sulla seconda parte del mio intervento, in relazione al fatto che per ottenere economie di scala e rendere la PA sempre più efficiente ed efficace sarebbe meglio evitare il più possibile la nascita di un numero significativo ed imprecisato di società di riscossione in giro per i comuni, con l’effetto finale che se Equitalia è costosa, come lei afferma, non oso immaginare a quanto ammonterebbero i costi di tutte le nuove società di riscossione che si andrebbero a costituire in giro per i comuni d’Italia (che ricordo essere più di 8.100), considerando inoltre, l’aspetto non trascurabile, del rischio corruzione, illegalità e criminalità organizzata, che purtroppo come è noto, in Italia, dal nord al sud, sono piaghe molto diffuse. Forse facendo un’attenta analisi costi - benefici scopriremmo che sarebbe meglio investire su Equitalia per renderla sempre più efficiente, efficace ed economicamente più vantaggiosa per i comuni, imponendo a questi ultimi una maggiore capacità di organizzazione, programmazione delle entrate e di accertamento. In Italia invece siamo abituati (purtroppo male) sempre a ripensare le cose e rimettendole in discussione. Invece abbiamo bisogno di lavorare per costruire un Paese garantendo, continuità, stabilità, avendo una visione strategica di medio-lungo periodo su cui poter assestare, migliorare quanto di buono è stato già fatto.
Infine credo che sia doveroso ricordare che i comuni, tra patto di stabilità, legge 122/2010, che ha bloccato il turnover del personale, ed incapacità (per la maggior parte dei comuni) di gestire la riscossione, in quanto non ha il personale con le competenze adeguate a poter fare la riscossione coattiva, si troveranno in grossa difficoltà a gestire in proprio (internalizzando) tale complessa attività e la proroga dell’uscita di Equitalia dai comuni, dal 1 gennaio 2012 al 1 gennaio 2013 ne è la dimostrazione.

Cordiali saluti

#5 da EMANUELE CARRATTA, inviato il 12/1/2012
Piccola precisazione rispetto al mio precedente intervento:il termine per il discarico dei ruoli consegnati sino al 2010 è stato postergato alla fine del 2013.

#4 da Emanuele Carratta, inviato il 12/1/2012
Gentile Libero Pensiero, il contenuto della relazione della Corte dei Conti non è in contrasto, bensì in linea con quanto scritto dal collega Molinari. Mi occupo da oltre 10 anni di tributi, ed in particolare, di riscossione delle entrate locali e ti segnalo, cercando di essere più chiaro possibile, quanto segue: 1) i dati della Corte dei Conti si riferiscono alle entrate dello Stato (erariali e previdenziali) ed a quelle regionali; 2) non viene fatto alcun riferimento alle entrate Comunali, di cui Equitalia di fatto si disinteressa, poiché è nata con una logica diversa, ovvero, per gestire direttamente le entrate dello Stato con una società in house, ritenendo la riscossione di piccoli importi (come quelli polverizzati dei Comuni) un'attività antieconomica. Di ciò ne hai conferma indiretta nella stessa relazione dal dato della notevole riduzione nell'uso dei fermi amministrativi che, in ragione del quantum di ciascun credito e dei limiti di legge, spesso rappresentano l'unico strumento cercitivo utilizzabile per i crediti Comunali; 3)sia il legislatore della riforma (2005), sia i successivi interventi normativi (vedi, da ultimo, il decreto sviluppo luglio 2011), spingono i Comuni a gestire direttamente le entrate senza Equitalia o altri soggetti esterni; 4) il costo di Equitalia è elevatissimo ed è sottaciuto, nel senso che se tu chiedi ai Comuni non sanno mai esattamente quanto spendono. Spiego il perchè:il 9% è l'aggio (compenso)che si applica su chi paga. Quando non riscuote Equitalia - discarica i ruoli (restituisce in sostanza quanto ricevuto in termini di dati) e chiede agli enti locali le spese di procedura sostenute che sono salatissime e rispetto alle quali, ribadisco, gli enti non comprendono mai l'esatta quantificazione, poiché Equitalia trattiene detti costi alla fonte. Ti assicuro che i Comuni sono terrorizzati dal discarico di tutti i ruoli ante 2010 che il decreto milleproroghe ha di recente ulteriormente postergato a fine dicembre 2012. Ciò perché detti enti si troveranno comunicazioni di mancata riscossione di miliardi di euro, spesso iscritti in bilancio come residui (crediti), in aggiunta alla salatissima nota delle spese che comunque Equitali asserirà di aver sostenuto. In conclusione, il collega Molinari ha pienamente ragione perché, in sostanza, evidenzia l'indolenza dei Comuni nel non voler gestire direttamente le proprie entrate - con enormi vantaggi in termini di contezza e di aumento delle entrate - contezza e riduzione delle spese (dati alla mano di Comuni dell'intero territorio nazionale), così come fatto dallo Stato con Equitalia. La cosa più grave poi è che la scelta dei Comuni di affidare all'esterno la gestione delle proprie entrate è una sola: non volersi assumere alcuna responsabilità. E' evidente, però, che son finiti i tempi della mamma Stato che ti gira i trasferimenti e, quindi, occorre rendersi realmente autonomi partendo dall'aspetto finanziario. Emanuele Carratta

#3 da libero pensiero, inviato il 11/1/2012
Egregio Avv.Molinari,
come riportato nella relazione della Corte dei Conti (documento pubblico) nelle conclusioni, emerge che dall’analisi dell’attività di Equitalia S.p.A. risulta che il processo di unificazione dell’attività di riscossione attuato con l’art. 3 del decreto legge 30 settembre 2005 n. 203 e convertito nella legge 2 dicembre 2005 n. 248, ha raggiunto l’obiettivo che il legislatore si era prefissato, quello cioè di incrementare le riscossioni riducendo gli oneri a carico dello Stato.
Prima di questa unificazione, il settore delle riscossione, a livello nazionale, era gestito da oltre 36 società concessionarie – di proprietà di 54 banche e di 35 soggetti privati - che operavano in 94 ambiti provinciali con strutture e metodologie spesso differenti tra loro.
Grazie alla strategie attuate attraverso i piani di riassetto societario, Equitalia, a partire dal 2006 ad oggi, ha perfezionato l’acquisizione delle ex aziende concessionarie operanti sul territorio nazionale.
Nel 2010, inoltre è stato attuato il disegno che prevede la suddivisione del territorio nazionale in tre macro aree geografiche, la cui implementazione organizzativa si è completata a fine 2011.
Con l’assunzione del controllo pubblico del servizio della riscossione attraverso una Società, Equitalia, con un capitale sociale totalmente pubblico (51% Agenzia delle Entrate, 49% dell’Inps), si è voluto garantire non solo una gestione unitaria e l’uniformità delle procedure a livello nazionale, ma soprattutto una maggiore efficienza del sistema fiscale.
Tema, quest’ultimo peraltro molto sentito a livello europeo dove il varo del patto di stabilità incentrato sull’obiettivo dell’equilibrio di bilancio, sicuramente richiede la massima efficienza dell’attività di riscossione.
Da sottolineare, inoltre, che la riforma in materia di riscossione avviata nel 2005, rientrava in un disegno politico di riforma più ampio in cui venivano definite le linee guide di un percorso di crescita del Paese attraverso riforme strutturali e di contenimento della spesa pubblica.
Principale scopo di Equitalia, è stato fin dall’inizio quindi, quello di ridurre i costi a carico dello Stato anche attraverso il recupero di risorse con la lotta all’evasione.
In base ai dati forniti dalla Corte dei Conti, la riforma ha sicuramente prodotto gli effetti sperati dal momento che si è registrato un trend nettamente positivo del totale degli incassi da ruolo passando dai 3,8 miliardi del 2005 agli 8,9 miliardi del 2010, cioè è più che raddoppiata.
Inoltre, fino al 2006, i concessionari, prima dell’avvento di Equitalia, per l’attività di riscossione, oltre a percepire un aggio pari mediamente all’8% delle somme riscosse, percepivano anche una indennità fissa (c.d. indennità di presidio) per le riscossioni dai ruoli erariali. Tale indennità, a carico dello Stato (cioè noi italiani), è passata dai 470 milioni di euro nel 2006, a 405 milioni di euro nel 2007, a 260 milioni di euro nel 2008, per poi essere totalmente azzerata nel 2009.
A partire dal 2009 in poi, invece, la copertura dei costi di funzionamento di Equitalia viene assicurata, anche per le riscossioni dai ruoli erariali, esclusivamente con un aggio del 9% sulle somme riscosse e lo pagano solo i contribuenti che vantano morosità nei riguardi della PA e non tutta la collettività.

Mi sembra un bell’esempio di efficienza, come poche se ne vedono nella PA Italiana.
Inoltre Equitalia ha eliminato il grande rischio del conflitto di interessi della politica delle amministrazioni locali, che magari per problemi elettoralistici e/o clientelari potrebbero assumere potenzialmente un comportamento non proprio equo con i contribuenti se non addirittura illecito nella fase di riscossione o di gare d’appalto truccate (considerando anche il grande tasso di corruzione e criminalità organizzata diffusa in tutto il Paese), oltre a generare un problema di trattamento dei contribuenti non omogeneo sull’intero territorio nazionale.

Mi domando in un Paese come l’Italia, in cui è fondamentale razionalizzare, efficientare, ridurrei costi della politica, converrebbe più migliorare il funzionamento di Equitalia, continuando ad investire su una riforma nata pochi anni fa o tornare indietro (facendo passo del gambero all’italiana maniera), parcellizzando nuovamente la riscossione tra le varie amministrazioni comunali, che ricordo essere circa 8.100?
Non è che per coso una volta tanto che una società pubblica dimostra di raggiungere obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità (come riportato nella relazione della Corte dei Conti) converrebbe ulteriormente investire, per farla funzionare sempre meglio? Mistero italiano!!!

#2 da marco corna, inviato il 11/1/2012
iniziamo ad eliminare le spese militari ed iniziamo a dare un pò di soldini agli enti locali che sanno cosa bisogna fare per i loro cittadini visto che sono il prino ente pubblico a contatto con la popolazione.Berlusconi (senza che stranamente o pochi lo dicessero) aveva ordinato aerei militari x 35 miliardi! fate un pò i conti se dati ai pensionati o agli enti locali che non possono pagare le imprese che hanno lavorato perchè obbligati a rispettare i patti di stabilità....che senso hanno gli aerei da guerra? dobbiamo andare ad invadere qualcuno?

#1 da Tommaso, inviato il 11/1/2012
Già, pigrizia e scarsa conoscenza. Anche per questo serve un personale della pubblica amministrazione molto preparato, a tutti i livelli, per ridurre i costi dell'indecisione.



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