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La pagliuzza e la trave

Antonio Polito sul Corriere della Sera

pubblicato il 11 gennaio 2012
immagine documento Come Fiorello, che ne ricava un divertente video quotidiano su Twitter, ognuno di noi alla mattina va dal giornalaio, scambia due chiacchiere col benzinaio, saluta la farmacista, salta su un taxi. Sono giornate di grandi discussioni.

Noi consumatori sosteniamo che se questi mestieri si aprissero a un po' di concorrenza, spenderemmo qualche euro in meno e avremmo qualche occupato in più. Loro ci mostrano i volti di gente modesta e lavoratrice, che di certo non ha passato le vacanze a Cortina, e che comincia a soffrire di una sindrome da accerchiamento. Su un punto hanno ragione: non meritano di portare da soli la croce dei ritardi italiani in materia di libero mercato, né di essere additati come l'ostacolo principale alla crescita.

L'altra sera in tv Antonio Catricalà ha detto che il governo sarà «senza pietà» con chi evade, e analoga inflessibilità ha annunciato nei confronti delle categorie cosiddette protette. Ma lo stesso sottosegretario, a una domanda sui vantaggi che porterebbe la separazione proprietaria tra Eni e Snam rete gas, ha invece risposto che «non è una priorità» del governo.

Ora, poiché noi italiani paghiamo il gas fino al 50% in più del Paese più liberalizzato d'Europa, la Gran Bretagna (fonte Istituto Bruno Leoni), e poiché negli ultimi dieci anni abbiamo pagato il gas il 43,3% in più (fonte Cgia di Mestre), e poiché una famiglia tipo pagava 1.050 euro nel 2010 e ora ne paga 1.209 (fonte senatore Morando e onorevole Testa), ci domandiamo perché mai non sia una priorità intervenire in questo settore. Quanti giornalai e tassisti e farmacisti liberalizzati ci vogliono per fare un mercato del gas liberalizzato?

L'equità, stella polare dichiarata di questo governo, deve valere anche per i lavoratori autonomi e i professionisti. Prima di cercare la pagliuzza nell'occhio dei «piccoli» e dei «privati», bisogna rimuovere la trave in quello dei «grandi» e dei «pubblici». Sono infatti i mercati in cui il soggetto dominante è pubblico quelli dove c'è più grasso da raschiare.

Negli ultimi quattro anni l'impennata maggiore l'hanno registrata le bollette dell'acqua (+25,5%) e i biglietti dei trasporti ferroviari (+23,6%), a fronte di un'inflazione del 4,9%. Si parla tanto di concorrenza nell'Alta velocità, ma pochi sanno che un recente decreto legge del governo Berlusconi proibisce ai concorrenti delle Fs sulle tratte regionali di effettuare fermate tra una regione e un'altra, con l'esplicita finalità di... evitare la concorrenza alle Fs, i cui treni locali sono sussidiati con i soldi dei contribuenti.

Quanto ci costa tutto ciò? E quanto ci costa spostare un conto corrente da una banca a un'altra? E quanto pesa sulle nostre bollette il grande business degli incentivi che paghiamo non solo alle energie «rinnovabili» ma anche a quelle cosiddette «assimilate», al punto che in Italia in nome dell'ambiente diamo soldi perfino ai petrolieri? E perché le tariffe della raccolta dei rifiuti urbani sono cresciute del 60% in dieci anni, e quelle delle assicurazioni auto quattro volte più dell'inflazione dal '94 a oggi?

Di barriere da rimuovere per liberare la crescita il governo ne ha dunque a sufficienza. Siccome è tecnico, non può avere timore di cominciare da quelle che proteggono i santuari più ricchi e più inaccessibili.

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#2 da marco fumagalli, inviato il 11/1/2012
il problema è che molti italiani non capiscono l'importanza delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni. Occorre sensibilizzare l'opinione pubblica sul punto. Che dire di quotare in borsa la RAI togliendo il canone?. Del resto l'unico altro concorrente della RAI ha margini enormi senza canone. I manager per un'operazione del genere non mancano. Oppure chiediamolo a Marchionne. E' il momento di sensibilizzare pesantemente l'opinione pubblica e di fare una vera rivoluzione liberale eliminando i freni partitocratici (che si apporpriano del profitto in RAI oltre che del canone).

#1 da marco corna, inviato il 11/1/2012
la vera forza di questo governo è che non deve raccogliere voti alle prossime elezioni, c'é solo da sperare che i partiti non gli tolgano la corrente.per ora questo governo ha dimostrato di sapere agire in fretta( sulle tasse da mettere) speriamo che lo faccia altrettanto sulle buone intenzioni del "crescitalia".Una cosa comunque è da constatare ed è veramente molto triste.. è l'impotenza della politica e dei partiti nel fare scelte decise e necessarie,troppi clientelismi,troppi serbatoi di voti da difendere troppi interessi anteposti al bene collettivo. Alle prossime elezioni gli italiani di chi si dovrebbero fidare per mandare avanti il paese?



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