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Nominati e consulenti pubblici, proviamo a sceglierli con il sorteggio
Marco Demarco sul Corriere del Mezzogiorno, prosegue il dibattito sulla crisi della rappresentanza e le nuove forme di partecipazione democratica
pubblicato il 4 gennaio 2012

Premessa indispensabile: sono favorevole alla
demarchia, con l’accento sulla i. E non perché auspichi un governo dei Demarco e dunque per convenienza personale o familiare. Niente di tutto questo. Semplicemente, perché credo nel sorteggio come possibile strumento per vivificare la democrazia, specialmente in una realtà come quella meridionale, dove tutto, ogni scatto di carriera, ogni concorso, ogni gara di appalto, ogni licenza e ogni incarico, passa per la politica.
Credo, però, che la soluzione migliore per evitare il distacco tra cittadini e politica, la deriva corporativa dei partiti, l’eclissi della partecipazione e la crisi della rappresentanza non sia quella suggerita da
Carlo Calenda di Italia Futura sul Foglio del 29 dicembre e dal costituzionalista
Michele Ainis sul Corriere della Sera del 2 gennaio. Dei quali apprezzo, e molto, l'invito a non essere timorosi nel riorganizzare le forme e le strutture della partecipazione democratica, fino a prevedere sostanziali riforme della Carta costituzionale.
Ma dei quali non condivido la proposta di superare il nostro bicameralismo trasformando l'attuale Senato in una Camera di cittadini scelti attraverso il sorteggio e le statistiche sociologiche, così come già avviene in vari sistemi giudiziari che prevedono il ricorso a giurie popolari. Sia chiaro: al punto in cui siamo, nessuna proposta è scandalosa, neanche questa, che per paradosso cui porterebbe ad un Parlamento prima di eletti e nominati e ora di sorteggiati.
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