Le cose da fare
Disabilità e terzo settore, uscire dall'isolamento sociale e culturale
Alcune proposte ispirate a equità, giustizia e coesione
di
Alberto Fontana ,
pubblicato il 6 gennaio 2012

Riguardo ai temi del
welfare e ai
diritti delle persone con disabilità o comunque in stato di bisogno, l'Italia dovrebbe saper offrire risposte immediate, precise ed esemplari; invece, purtroppo, è facile verificare come il
disagio sia
diffuso,
penetrante.
Viviamo in uno spazio sociale e materiale che sembra relegarci ogni giorno in un
isolamento sociale e culturale senza precedenti. Dobbiamo, malgrado le incerte condizioni attuali,
agire sulla nostra capacità d’incontro con l’altro, comunicare meglio e di più la nostra identità, i nostri pensieri e i nostri ideali, lavorare perché la
solidarietà si diffonda in tutti gli strati della società.
Si sente dire spesso che
“non ci sono risorse” oppure che ci sono
“altre priorità”, ma queste sono le solite affermazioni stantie che nascondono una
cronica e strisciante incapacità del nostro paese di saper programmare interventi di lungo periodo, e l’aver dimenticato improvvisamente il significato delle parole “accoglienza” e “assistenza”.
E’ chiaro allora che l'
emergenza economica paventata a più riprese non può trovare la soluzione nell’area del sostegno alle politiche sociali e assistenziali che restano ancora un’area inascoltata e inesaudita, un settore dove le mancanze sono spaventose e dove non è consentito fare cassa.
La nostra
Costituzione, per limitarci ad un testo che i nostri rappresentanti delle istituzioni dovrebbero ben conoscere, ad esempio, dà alcune indicazioni su ciò che “deve valere”, ed in particolare afferma che, per tutti i cittadini deve essere garantito il diritto morale ad un minimo di cure, collegato ai criteri d’equità e giustizia.
Quanto rimane da fare:
Cancellare la bozza di legge delega della riforma assistenziale ed aprire un vero confronto con le parti sociali e le istituzioni per una riforma complessiva del welfare italiano, trovando soluzione che strutturino in maniera complessiva il paese e rinforzino la coesione sociale.
Rinforzare l’apparato complessivo della legge 68/99 (diritto del lavoro delle persone con disabilità) per risolvere il problema delle lunghe liste di collocamento obbligatorio che riguardano in particolare proprie le categorie protette, e porre nella propria agenda di lavoro, come priorità del Pubblico, l'assunzione di vero impegno da parte del sistema aziendale italiano – ed anche degli Enti Pubblici - al rispetto delle quote di disabili da assumere.
Questo deve essere fatto senza intenti sanzionatori e vessatori verso le imprese ma la politica deve mettere nelle giuste condizioni tutti i soggetti coinvolti ad attuare piani programmati di inserimento lavorativo che sappiano proporre contesti favorevoli all’interno delle aziende e di sviluppo personale per la persona inserita.
Nell’ottica di una più ampia sussidiarietà, delega ad enti di formazione gestiti da soggetti no profit di alcune funzioni relative all’assegnazione di doti lavoro derivanti dai fondi regionali alimentati dalle sanzioni alle aziende inadempienti con conseguente risparmio di spesa pubblica, snellimento di procedure, gestione di rete e condivisa delle risorse.
Sensibilizzare il mondo delle imprese, accompagnandole anche con sgravi fiscali, strutturando percorsi comuni per il reperimento di risorse, e costruendo con esso relazioni territoriali stabili, fiduciarie, collaborative, al fine di inserire al lavoro giovani, donne, persone in stato di difficoltà a entrare senza assistenza nel mercato del lavoro ai sensi dell’art 2 lettera f) del regolamento (CE) n.2204/2002, nonché dell’art 4 comma 1 della legge 8 novembre 1991 n. 381.
Analisi dell’invalidità delle persone con uno studio dello standard internazionale ICF (International Classification of Function, Disability and Health). Una valutazione che sottolinea l’importanza di valutare l’influenza dell’ambiente sulla vita degli individui: la società, la famiglia, il contesto lavorativo possono influenzare lo stato di salute, diminuire le nostre capacità di svolgere mansioni che ci vengono richieste e porci in una situazione di difficoltà.
Graduazione delle indennità per non-autosufficienza in base al bisogno effettivo.
Coinvolgere sindacati maggiormente rappresentativi, associazione di rappresentanza, associazioni di promozione sociale, ministero del lavoro, per una Conferenza nazionale con lo scopo di fare il punto della situazione in Italia e promuovere azioni in grado di agire sui CCNL di riferimento ed organizzare, stabilizzare, rendere dignitoso il lavoro degli assistenti familiari e di chi presta assistenza personale alle persone anziane e/o con grave disabilità
Rilanciare l’assistenza personale autogestita grazie a programmi regionali di intervento, in confronto col Parlamento Europeo, anche alla luce del Piano di Azione in favore della Disabilità 20102020.
Assegnare tutte le competenze riguardo all’integrazione scolastica ai Comuni e alle Scuole, che sono maggiormente in contatto con le esigenze e i bisogni degli alunni disabili o comunque in stato di difficoltà.
Nato a Milano nel 1971, è sposato, con tre bambini, ed è direttore di una cooperativa sociale.
Dal 2004 (attualmente è al terzo mandato consecutivo), è presidente nazionale dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (Uildm), l’associazione che, nel 1990, ha voluto la nascita di Telethon in Italia; dal luglio 2009 è consigliere di amministrazione di Telethon.