Le cose da fare
Forze armate, la riforma necessaria
Prepararsi all'integrazione europea
di
Gen. Vincenzo Camporini ,
pubblicato il 2 gennaio 2012
Garantire la sicurezza dei cittadini è compito primario dello Stato. Per la sicurezza interna esistono la
magistratura e le
forze di polizia, per quella esterna le
organizzazioni internazionali e le
forze armate.
Questa distinzione, assiomatica fino a pochi anni fa, viene oggi messa in discussione per la natura elusiva delle nuove minacce, anzi, dei nuovi rischi, che nuovi non sono, ma hanno acquisito caratteri transnazionali, che, peraltro, non mettono minimamente in dubbio la validità degli strumenti citati, ma rendono
necessaria un’azione determinata per riplasmarli, secondo le nuove esigenze da un lato e in accordo con le risorse ragionevolmente disponibili dall’altro.
Diventa quindi esigenza prioritaria una
riforma radicale delle forze armate, per renderle
adatte ai prevedibili scenari del medio termine, in un quadro di compatibilità, ma anche in un’ottica di futura possibile, anche se purtroppo non immediata,
integrazione in uno strumento militare unitario in ambito europeo.
Molto c’è da fare già in casa nostra: in primo luogo
abbattere definitivamente gli steccati tra le singole forze armate, in modo da
eliminare le inutili costose duplicazioni esistenti e snellire le strutture di gestione e comando, oggi ridondanti rispetto all’output operativo sostenibile.
Si tratta di un’operazione non facile, non solo per le inevitabili e prevedibili resistenze al cambiamento (e ai ridimensionamenti), ma anche perché comporterà l’
emersione di importanti esuberi di personale, soprattutto di quello più anziano, fra le categorie sia degli Ufficiali Superiori e Generali, sia dei Marescialli, esuberi che dovranno essere
gestiti con il dovuto rispetto per le professionalità coinvolte e che potranno addirittura consentire una loro
valorizzazione nel più ampio ambito delle amministrazioni pubbliche in senso lato, che spesso lamentano la carenza di qualificate risorse organiche.
Gli orizzonti della convivenza globale non sono sereni e un’efficace azione politico-diplomatica non può prescindere dalla potenziale
disponibilità di strumenti militari efficienti, efficaci, proiettabili.
L’Italia dovrà essere in grado di dare il proprio valido contributo.
Il Generale Vincenzo Camporini è stato dal 2008 al 2011 Capo di Stato Maggiore della Difesa. Nella sua carriera di pilota militare ha volato oltre 3000 ore su 23 diversi tipi di velivoli, tra cui l'F104 Starfighter. E’ membro della Royal Aeronautical Society.