L'impegno di Italia Futura per il 2012

Lettera agli associati

di Luca di Montezemolo , pubblicato il 1 gennaio 2012
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Caro associato di Italia Futura,

per l’Italia il 2011 è stato uno degli anni più difficili dal dopoguerra. Troppi anni di paralisi decisionale della politica e la crisi finanziaria internazionale ci hanno portato vicinissimi al punto di non ritorno. Famiglie e imprese pagano, e continueranno a pagare, un conto salatissimo mentre il rischio di un crack finanziario non è ancora dietro le nostre spalle.

Mai come nel 2011 i cittadini italiani hanno avuto la sensazione che il governo del paese fosse fuori controllo. Solo pochi mesi fa l’Italia era governata da una maggioranza paralizzata da liti interne e conflitti personali e la nostra credibilità internazionale era ai minimi storici. Il Governo continuava a ripetere che tutto andava bene e l’opposizione a sostenere che i mali dell’Italia iniziavano e finivano con il Presidente del Consiglio.

In quest’anno cruciale Italia Futura ha svolto la propria missione con impegno e coerenza. Ha raccolto la passione civile e le competenze di tanti italiani che vogliono contribuire a costruire un futuro migliore per la nostra nazione. Ha creato realtà regionali dove analizzare e discutere temi di rilevanza territoriale e dove selezionare i protagonisti di una nuova classe dirigente.
Ha sollecitato la politica con critiche di merito e concrete proposte di soluzione. Ha rappresentato un argine al vizio capitale della politica italiana: quello di non volersi assumere responsabilità e di evitare sempre di rendere conto del proprio operato.

Non abbiamo avuto timore di dire quello che pensavamo della politica economica del precedente Governo, quando pochissime voci dalla società civile si levavano per criticarne l’operato e richiamare l’esecutivo alle proprie responsabilità.

Di tutto questo dobbiamo ringraziare soprattutto voi: la comunità di Italia Futura, forte ormai di oltre 40.000 associati sempre attivi nel reagire alle nostre sollecitazioni, con un flusso continuo di idee, suggerimenti, proposte e grande voglia di partecipare.

Abbiamo auspicato l’arrivo di un Governo tecnico a cui da subito abbiamo guardato, e continuiamo a guardare, con fiducia e speranza. La fiducia di chi è convinto che le competenze e la credibilità dell'esecutivo siano premessa di successo nel doppio mandato di rimettere in ordine i conti pubblici e di restituire vitalità all'economia e alla società.

La manovra del Governo, prevalentemente nel segno del rigore, era necessaria per rispondere a una situazione di cassa drammatica. Alcuni provvedimenti strutturali, quelli sulle pensioni di anzianità, hanno risposto pienamente alla sostanza del mandato del Governo. In altri casi si è scelta una strada che ha tenuto conto soprattutto della velocità e facilità di incassare.

Per rimettere in moto il paese occorrerà ora agire in profondità sulle leve della crescita: liberalizzando, dismettendo il patrimonio pubblico, tagliando i costi della politica, riformando welfare e mercato del lavoro, insistendo nella direzione di uno spostamento del carico fiscale da lavoro e produzione ai grandi patrimoni e alle rendite, oltre che portando avanti una lotta senza quartiere agli evasori fiscali.

Occorrerà dunque iniziare a riequilibrare il rapporto tra Stato e cittadini, concentrando risorse ed energie sui compiti essenziali del pubblico e liberando i tanti settori in cui la presenza dello Stato crea sprechi, inefficienze e corruzione. Solo dopo aver affrontato una questione che da troppi anni è al centro delle anomalie italiane, il nuovo Governo potrà considerare di aver compiuto la sua missione di esecutivo tecnico e di emergenza.

Il tempo non è molto. Il prossimo anno assisteremo a una contrazione del PIL nell’ordine dei due punti percentuali. Il circuito del credito è ancora sostanzialmente congelato e le tante anomalie che bloccano il paese sono diventate zavorre insostenibili per imprese, lavoratori e famiglie. E’ prevedibile che il 2012 sarà l’anno in cui gli effetti della crisi si concentreranno sul paese reale e le tensioni finanziarie si intensificheranno mettendo a dura prova la tenuta dell’Europa. Il compito che attende il Governo è enorme, dobbiamo sostenerlo, perché la resistenza di chi vuole che tutto resti com’è ha già iniziato a frenarne l’azione.

Oltre alle prove che la situazione economica internazionale e interna ci obbligheranno ad affrontare, il prossimo anno occorrerà preparare, in vista del 2013, l’apertura di una nuova stagione della politica italiana. La seconda repubblica ha fallito. Ostaggio di populismi di destra e sinistra, la politica ha perso progressivamente contatto con i problemi quotidiani degli italiani e con le sfide imposte da uno scenario internazionale difficile, ma anche ricco di opportunità.

Perché se c’è un paese che non dovrebbe avere paura della globalizzazione è l’Italia. Se smetteremo di giocare solo in difesa e cominceremo a investire sulle nostre risorse fondamentali (cultura e industria) i benefici non tarderanno ad arrivare.

Alla nuova stagione politica che si aprirà gli italiani vogliono partecipare con spirito civico e passione per ricostruire la nostra democrazia. Ripristinare una politica forte, autorevole e credibile è la vera sfida che ci attende nel prossimo anno. Perché sarebbe del tutto velleitario sperare, come pure qualcuno fa nelle stanze dei partiti, che tutto cambi affinché niente cambi.

Quando le scadenze istituzionali porteranno nuovamente i cittadini alle urne, l'offerta elettorale dovrà essere composta da una nuova leva di idee e classi dirigenti che si contenderanno il consenso democratico lasciandosi alle spalle una stagione fallimentare.

In nessun caso gli italiani accetterebbero di veder tornare gli stessi protagonisti che hanno condotto il paese a questa situazione. Rinnovare profondamente la classe dirigente politica rimane per l’Italia una priorità assoluta.

Anche per questo le prossime elezioni non saranno una tappa di routine, ma un appuntamento storico che dovrà aprire una nuova stagione della nostra vita pubblica.

Nel 2012 l'impegno di Italia Futura sarà rivolto in questa direzione, promuovendo quella svolta di programmi e persone che l'Italia si merita.

Intensificheremo il lavoro sul territorio, con l’obiettivo di avere una rete regionale forte e radicata in tutta Italia entro giugno.

Dedicheremo competenze e idee alla discussione di temi fondamentali per il nostro futuro come l'occupazione giovanile, il fisco, la riforma delle istituzioni e il ruolo dell'Italia in Europa e nel mondo.

Promuoveremo l’adozione di provvedimenti, concreti e operativi, per rispondere alle tante emergenze del paese. Inizieremo presentando una proposta per la rapida alienazione del patrimonio pubblico e la conseguente riduzione del debito. Siamo infatti convinti che lo Stato possa chiedere ai cittadini di farsi carico dei problemi finanziari del Paese solo dopo aver fatto la propria parte, dismettendo, privatizzando, tagliando i costi del funzionamento della macchina istituzionale e politica.

Per portare avanti questo programma avremo ancora più bisogno del vostro contributo d’idee, di passione civica e di fiducia.

Con questo auspicio rivolgo ad ognuno di voi e alle vostre famiglie i miei migliori auguri per le festività natalizie e per il nuovo anno.


Presidente di Italia Futura


tag:  politica   partecipazione   2012   auguri   montezemolo   italia futura  


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#80 da emanuele esposito, inviato il 27/1/2012
Era ora che si parlava in modo diverso, ma non dimentichiamo gli Italiani all'estero.

#79 da PIERGIOVANNI POLICARPO, inviato il 16/1/2012
CONSIDERO UN PRIVILEGIO POTERE CONDIVIDERE LE IDEE DI ITALIA FUTURA. DAI SIMPATIZZANTI SI EVINCE SEMPRE PIU' CHE L'ITALIA E' NAUSEATA DAI SOLITI NOTI POLITICANTI INCAPACI DI PENSARE ALLE MOLTEPLICI ESIGENZE DI UN GRANDE PAESE. DANNO' COMUNQUE SEMPRE PIU' LE NETTA IMPRESSIONE DI PARLARE NEL VUOTO ASSOLUTO. PENSANO SOLO E UNICAMENTE A LORO STESSI, AI LORO INTERESSI,ALL'AFFARISMO PIU' BECERO, AD OGNI SORTA DI COMPORTAMENTO DA BASSO IMPERO.CONFIDO MOLTISSIMO CHE IL NOSTRO STIMATO E APPREZZATO PRESIDENTE(CHE CERTO NON VIVE DI POLITICA...)MA HA SEMPRE DIMOSTRATO CAPACITA' E IMPEGNO COSTANTE IN OGNI SUA ATTIVITA' RIESCA ANCHE CON ITALIA FUTURA A CREARE PROFONDA PARTECIPAZIONE PER OTTENERE RISULTATI STRAORDINARI PER UNA NUOVA ITALIA. COME TANTI ITALIANI SPERANO!!! P.P.

#78 da Renato ATTICCIATI, inviato il 13/1/2012
Caro Presidente,
Caro presidente era anche un libro pubblicato da Antonio Ghirelli, giornalista sportivo che per qualche anno votò la sua attività al cerimoniale del Quirinale dell’allora Presidente Pertini. È stato forse il primo libro che ho letto veramente con l’interesse di un adolescente, ma interessato. Attraverso quel libro ho vissuto qualche attimo della vita, del carattere del piglio di un uomo come Sandro Pertini, ex partigiano, socialista, tenace, a volte burbero, ma innanzitutto esemplare, già esemplare.
Oggi Presidente noi nel nostro paese abbiamo bisogno di tante cose, alcune urgenti, che vanno fatte subito, anche “frettolosamente”, come ha sottolineato Lei nella sua ultima lettera, ma riterrei opportuno puntare il “focus” dell’attenzione dei nostri lettori e sostenitori proprio sul concetto di esempio, e quando ne parlo non mi riferisco solo alla capacità di professarlo, ma a quella di praticarlo!!
Veda Caro Presidente e cari amici di Italia Futura, noi in Italia abbiamo un estremo bisogno che tutti facciano la loro parte e per questo dobbiamo essere esemplari. Esemplari per i nostri figli, esemplari per i nostri studenti, esemplari per i nostri dipendenti, esemplari per i nostri (speriamo molti) futuri elettori. Oggi tutto questo non c’è, assistiamo al pregevole operato di un governo tecnico, che aldilà del tecnicismo delle manovre economiche, sta cercando di riguadagnare attraverso la figura del premier Monti, una credibilità completamente smarrita. Affidabilità persa perché il precedente esecutivo mancava di esemplarità appunto e gli innumerevoli episodi che lo hanno contraddistinto sono costati agli italiani svariate decine di miliardi di euro. Oggi il messaggio è di fare semplicemente il nostro dovere; per usare una metafora calcistica, spesso si afferma che, durante il calcio mercato, i nuovi acquisti sono inutili, perché si hanno già in casa calciatori che non hanno giocato, perché infortunati, ma che, se recuperati, sono loro la vera nuova linfa, la vera campagna acquisti, per fare un campionato alla grande. Ebbene, oggi la sensazione è che gli infortunati, (noi tutti, il paese reale) abbiano recuperato e bisogna dare loro spazio affinché esprimano le loro potenzialità. Abbiamo bisogno di fare squadra anche attraverso l’aiuto “degli infortunati che hanno recuperato”. So benissimo Presidente, che è un concetto che Lei va ripetendo da anni, ma Italia Futura deve avere, domani o dopodomani, la capacità di esercitare, mi scusi la forzatura, l’esclusiva di questa voglia di fare squadra. Proviamo a rappresentare con forza questa esclusiva e per farlo relazioniamo la nostra azione ad un concetto politico di riferimento ben chiaro.
La mia proposta è di ricondurre la nostra azione a dei riferimenti autenticamente socialdemocratici, e quando penso all’autenticità di tale concetto, penso alla Germania di Helmut Schmidt e prima di lui di Willy Brandt. Oggi noi viviamo anche della loro eredità politica e se oggi la Germania rappresenta una locomotiva per il nostro continente è anche grazie alla loro leadership e alla loro capacità di visione futura.
In Italia, con un tale focus politico, saremmo in grado di convogliare ed intercettare trasversalmente tutti i ceti, dalla classe dei lavoratori, al mondo delle imprese, dalle dirigenze ai quadri, saremmo in grado di fare squadra appunto.
Mettiamo al bando la politica “Gattopardiana”, senza per forza rottamare il presente. Ma creiamo le condizioni perché il nostro movimento convinca gli italiani a dargli fiducia.
“Caro Presidente”, è il momento di diventare ancora più coraggiosi ed ancora più perentori!!!

La saluto cordialmente
Renato ATTICCIATI

#77 da libero pensiero, inviato il 9/1/2012
Egregio Presidente,
una Europa (almeno quella dell’Euro) senza un equilibrata solidarietà tra i Paesi, nel rispetto di regole e politiche comuni (es. rigore di bilancio, politiche fiscali, economiche e finanziarie, ecc.), è indispensabile. Oggi manca ancora una chiara roadmap europea condivisa, che definisca le condizioni e gli impegni che ciascun Paese dovrà garantire per uscire da questa grave crisi. E questo è diventato inaccettabile! Ecco perché stiamo ancora pagando questa crisi ed i marcati continuano a punirci, per una pura incapacità politica a livello europeo, oltre per ritardi enormi accumulati, in alcuni paesi, come l’Italia, e che a grande fatica si sta cercando di recuperare con il Governo Monti.

Ricordiamo che nel 2008, quando l’amministrazione Bush sbloccò 700 miliardi di dollari (540 miliardi di euro) per salvare le banche americane, la Federal Reserve prestò segretamente alle banche in difficoltà 1.200 miliardi al tasso dello 0,01 per cento. Al tempo stesso in molti paesi le popolazioni soffrono per rigidi programmi di austerità imposti dai governi, ai quali i mercati finanziari non accettano più di prestare a tassi inferiori al sei, sette o anche nove per cento.

Citiamo le parole del Presidente Roosevelt: “Essere governati dai capitali organizzati è tanto pericoloso quanto dal crimine organizzato”, e hanno proposto “che il ‘vecchio indebitamento dei nostri stati possa essere rifinanziato a tassi prossimi allo zero per cento”.

Per realizzare una cosa simile, anche in Europa, non bisogna neppure modificare i trattati europei: la Banca Centrale Europea non è autorizzata a prestare agli stati membri, ma può prestare senza limite alle istituzioni pubbliche del credito (in base all’articolo 21.3 dello statuto del sistema europeo delle banche centrali) e alle organizzazioni internazionali (articolo 23 del medesimo statuto). Pertanto la Bce può prestare allo 0,01 per cento alla Banca Europea di Investimento o alle Casse nazionali dei depositi, che potranno a loro volta prestare capitali al tasso dello 0,02 per cento agli stati che si indebitano per rimborsare i loro vecchi debiti.
Nei prossimi mesi del 2012 l'Italia dovrà piazzare circa 270 miliardi di Euro di BTP in scadenza. Uno spread sopra i 500 punti base è diventato insostenibile per l'Italia. Bisogna agire subito se vogliamo un futuro di ripresa per questo Paese, altrimenti ci saranno tempi molto, ma molto duri, che le generazioni attuali non hanno mai visto. Bisognerebbe ritornare indietro al tempo del dopoguerra per ricordare quello che ci potrebbe aspettare se lo spread non si ridurrà nel breve tempo. Quello che sta succedendo a Banca Unicredit ed ad altre banche italiane, in questi giorni in borsa è un primo grave segnale.
Muoviamoci in Europa e a completare le riforme per la crescita, prima che sia troppo tardi.

#76 da bellini nicola, inviato il 4/1/2012
volevo aggiungere una cosa a quanto detto dall'amico marcomine: l'Italia possiede un patrimonio artistico di valore inestimabile, credo unico al mondo. Si e' fatto modo e maniera perche' tutto cio' che i nostri avi hanno costruito sia andato incontro alla disfatta (esempio emblematico i crolli di Pompei). Anche in questo campo lo Stato Italiano ha dimostrato la sua inefficienza nel corso degli anni. ci ritroviamo con un tesoro immenso messo li' e non valorizzato. Cito un esempio: nella parte nord di Napoli esiteono tutta una serie di monumenti dell'arte sannitica e dell'antica roma, nonche' musei con esposizioni di valore inestimabile, ma completamente abbandonati al caso ed alla cura di pochi volenterosi.io condivido quanto detto dal Presidente Montezemolo, ma ritengo che, stante la privatizzazione, ci dovrebbe essere un ente pubblico che controlli il buon funzionanento e lo stato del patrimonio artistico-monumentale italiano. questo ente dovrebbe essere il ministero dei Beni Culturali. Per concludere, a mio avviso e' giusto privatizzare, pero' deve restare sempre uno stretto controllo da parte dello Stato....

#75 da bellini nicola, inviato il 4/1/2012
Buongiorno e buon anno a tutti. Un anno che inizia alla luce dei rincari, delle tasse che aumentano, dei suicidi, dei politici che se ne vanno alle Maldive in resorts da 5000 dollari a notte!!!! Ma dico non si vergogna questa gente?? Con che faccia vengono a dirci di stringere la cinghia dopo che li vedi sperperare in questa maniera i soldi??? proprio oggi i "poveri" parlamentari hanno detto che il loro stipendio netto e' pari a circa 4000-5000 euro al mese. io ne guadagno circa 4000 eppure non riesco a permettermi queste vacanze "faraoniche". Qualcuno ha insinuato che sono dei regali di Natale......Bella roba!!! io non dico che le persone non debbano divertirsi e rilassarsi, pero' a tutto c'e' un limite e credo che queste persone non conoscano il limite.....Credo che sia arrivata l'ora di sbarazzarci di queste persone, che dicono di amare il popolo italiano, predicano bene e razzolano male...torno a ripetere che l'arma la abbamo, e dobbiamo utilizzarla: e' quella croce che mettiamo sulle schede quando andiamo a votare.....Vediamo di farci guidare dalla ragione e di ripulire l'Italia da questa "spazzatura"....Noi ce la stiamo mettendo tutta per far risalire la china al nostro Paese. queste persone non solo non fanno nulla a tal fine, ma ci fanno anche sentire presi per i fondelli......Buona giornata a tutti.

#74 da marcomine, inviato il 1/1/2012
Salve Signor Montezemolo Guardo alle sue iniziative con interesse, ma mi duole scoprire che ritiene quale chiave di volta la dismissione da parte dello stato delle sue proprieta'. Trovo che quelle proprieta' andrebbero gestite meglio, fatte fruttare per fornire realmente agli italiani i servizi connessi al diritto alla vita, con costi proporzionati e sostenibili dal loro reddito, anziche' da esso svincolati. Penso che le eccellenze debbano occuparsi delle proprieta' dello stato dall'interno, con tutta la liberta' necessaria per mettere finalmente a frutto quanto preposto per sopperire alle esigenze del popolo italiano. Poi per le sperimentazioni c'e' il privato, al pari di come per le normali necessita' usiamo le fiat mentre per studiare nuove tecnologie, o per divertimento, esistono le ferrari: se eliminiamo le fiat, non e' che poi tutta la gente puo' comprarsi le ferrari, semplicemente "resta a piedi". Altro punto che mi vede perplesso riguardo i suoi propositi, e' l'errata immagine del fisco che anche lei alimenta: la guardia di finanza e' nata per individuare le espressioni di ricchezza estorta, frutto di violenza ad opera di criminali, al fine di portare in carcere i suddetti. Ora purtroppo la si percepisce come un apparato mungi-obolo di cui la persona piu' innoqua finisce erratamente per avere timore, e questo impedisce ai cittadini onesti (quelli che sono vittime delle mafie) di recepire che nella guardia di finanza, nel fisco, hanno un tutore al loro servizio e da loro pagato, anziche' una puntigliosa macchina azzeccagarbugli da temere. L'italiano medio manca si sentire la guardia di finanza, il fisco, quale qualcuno a cui rivolgersi con fiducia per segnalare le espresioni di ricchezza sospetta: cosi' si' i capitali frutto di violenza verrebbero scoperti, e i responsabili arrestati. Per ultimo mi domando se intenda dare un nome ed un cognome, almeno lei, alla tanto citata riforma del welfare: reddito di cittadinanza. questo serve. Spero che queste mie osservazioni le possano arrivare, e che in esse lei possa trovare elementi utili a migliorare ulteriormente i suoi progetti. cordialmente marco.

#73 da marco fumagalli, inviato il 1/1/2012
Egr. Presidente, proprio perchè le prossime elezioni saranno fondamentali per il rilancio del Paese occorre prepararsi adeguatamente. Le altre forze politiche lo stanno già facendo in modo rozzo e volgare come del resto siamo abituati da tempo. Proprio perchè i colpi bassi non mancheranno occorre una forte opera di propaganda dei valori di Italia Futura. Affinchè i messaggi di responsabilità sociale e serietà dell'azione politica coprano la politica gridata degli altri occorre una capillare e preparata organizzazione. Siamo in tanti a voler accettare questa sfida.

#72 da Emiliano Giovanni Maria Recupero, inviato il 31/12/2011
Le gentildonne e i gentiluomini dell'attuale governo non rimarranno per molto e nel 2013 l'Italia rischia di trovarsi nuovamente sola davanti al vuoto politico dell'ultimo ventennio. Ben venga quindi l'avvio e il radicamento di un'esperienza politica totalmente nuova come quella di Italia Futura, che sappia raccogliere il testimone di serietà, onestà e competenza dell'attuale governo per dare una prospettiva di medio-lungo termine al paese e ai suoi giovani. Coraggio, servirà l'impegno di tutti! Buon Anno Nuovo! Emiliano

#71 da diego, inviato il 29/12/2011
Egr. Avvocato, condivido in pieno le sue idee, ma Le chiedo solo, in caso di discesa in campo di avvalersi di collaboratori di provata lealtà e rettitudine a tutti i livelli e su tutto il territorio nazionale perchè il potere, piccolo o grande che sia colpisce i migliori.

#70 da diego, inviato il 29/12/2011
Grazie Presidente, volevo anche segnalare a tutti i lettori e simpatizzanti di IF che anche gli attuali sindacati (cgil-cisl-uil-ugl) sono contrari a tutte quest riforme.
Come mai nel precedente governo nessuno di questi ha parlato ne' tantomeno è sceso in piazza? forse c'è odore di elezioni rsu il prossimo anno?
vergogna!!!!!
Forza Avvocato apriamo le danze

#69 da giuseppe , inviato il 27/12/2011
auguri a tutti, ma ci organizzeremo mai in vista delle elezioni o resteremo a guardare? saluti e buon 2012!

#68 da Francesco Felci, inviato il 27/12/2011
Caro Presidente, idee condivisibili, tutte. In particolare, considero la riduzione dei costi di funzionamento della macchina istituzionale e politica il provvedimento più efficace da prendere subito, in grado di portare risparmi inimmaginabili. Uso sintetizzare il concetto, affermando che: "con la metà delle entrate, si potrebbe rendere il doppio dei servizi". A patto che le risorse vengano spese in modo accorto e con parsimonia, come usiamo fare tutti noi, tutti i giorni. Altro che manovre e manovrine per raccattare qualche miliardo qua e la! Qualche esempio? Quando ho letto che lo stadio a Torino costruito dalla Juventus è costato "solo" 115 milioni di €, mi sono immediatamente chiesto: ma se lo costruiva la mano pubblica, quanto sarebbe costato? E quando sarebbe stato ultimato? Uno stato che dal 2001 spende ogni anno 11 milioni di € per far gestire dalla Telecom 450 braccialetti elettronici per detenuti, cioè quasi 25.000€ a braccialetto, neanche fossero braccialetti di Cartier! Uno stato che mantiene 1.200.000 ( diconsi un milioneduecentomila ) persone che vivono di politica, e sicuramente con costi superiori alle tariffe sindacali. Uno stato che riesce a spendere il doppio della Germania per costruire ogni chilometro di autostrade. Sono solo esempi, scelti a caso, i primi che mi vengono in mente, ma sintomatici di uno Stato che ha bisogno di un controllo della spesa rigoroso e ferreo. Mi rendo conto che il controllo della spesa pubblica richiede un lavoro duro, oscuro, non gratificante, che, come qualcuno sostiene, non porta consensi (vero cancro delle democrazie occidentali, della nostra in particolare). Io credo invece che i consensi arriveranno, perchè gli italiani capiranno, perchè gli italiani sono un grande popolo; un popolo che ha inventato la Vespa, che ha costruito la 500, che costruisce le Ferrari, solo per restare in campo motoristico, non potrà non capire. Fin qui il dire. Per quanto riguarda il fare, penso che occorra individuare persone serie e oneste, persone che hanno già soddisfatto le proprie ambizioni, disposte a lavorare per un ideale. Sono un ottimista, e quindi penso che esistano ancora persone del genere. Che il prossimo sia davvero un buon anno per tutti. Francesco Felci

#67 da antonio caputo, inviato il 25/12/2011
IN ONORE DI GIORGIO BOCCA; PER GUARDARE AVANTI!
Caro Giorgio, mi mancherai, ci mancherai.
Ci manchera' la Tua penna asciutta e tagliente.
Ci manchera' la tua intransigenza
La tua chiarezza nel saper distinguere senza mai confondere.
Il tuo desiderio insoddisfatto di un'epurazione che avrebbe forse consentito all'Italia e agli italiani di non imputridire, di "non mollare".
Hai visto il declino di Berlusconi, ma non dell'eterno berlusconismo che invano hai cercato di respingere.
Hai sognato un'Italia libera di italiani civili.
L'Europa dei cittadini.
Unire l'Europa per unire il mondo, secondo il motto, il Tuo/nostro motto , il grido sempre piu' lontano proveniente da Ventotene.
Ora grido di dolore.
Partigiano delle montagne, hai sognato Giustizia e Liberta'.
Per noi il sogno continua nel ricordo della Tua persona.
Ti sia la terra lieve, come meritano i Giusti.

Antonio Caputo (Presidente del Movimento d'Azione Giustizia e Liberta')





#66 da mauropiantedosi, inviato il 25/12/2011
E' arrivato il momento di agire. Non possiamo continuare a vedere questo triste spettacolo politico. Da vent'anni a questa parte stiamo assistendo ad un crollo verticale del dibattito politico italiano che ha comportato conseguenze nefaste sulla società e sull'economia italiana. C'è tanto da fare! bisogna ridare ai giovani una istruzione degna di un paese moderno e conferire dignità alla scuola pubblica, ultimamente mortificata da pseudoriforme che l'hanno resa la peggiore d'europa; bisogna cambiare la legge elettorale per consentire ai cittadini di esprimere il loro consenso ad una persona; bisogna rilanciare l'economia e di riconferire prestigio a livello mondiale al made in italy; bisogna snellire la pubblica amministrazione al fine di renderla efficiente. Credo sinceramente che a tutto questo Italia Futura possa dare un contributo determinante. Auguri a tutti

#65 da michele errico, inviato il 25/12/2011
condivido claudio mingelli.

#64 da Claudio Mingelli, inviato il 24/12/2011
Sono perfettamente d'accordo du tutto. Non vedo pero' come davvero cambiare davvero la classe politica con i partiti attuali; se cioe' questa assocuazione, come e'auspicabile, aspiri a diventare un soggetto politico autonomo sotto la guida del Presidente Montezemolo e aspirare alla guida del Paese con nuovi slanci o se rimarra' un perfetto esempio di Think Tank. Spero vivamente che si possa realizzare la prima ipostesi. Saluti

#63 da ugo ferruzzi, inviato il 23/12/2011
Uno dei punti deboli della riforma delle pensioni è sicuramente il salto in lungo cui sono costretti i nati del 1952 e 1953 che hanno 38-39 anni di anzianità contributiva.
Paradossalmente da questa scelta, sicuramente giustificabile sul piano del rigore e forse anche su quello dell'equità,
sono danneggiati tutti:
- i GIOVANI (che dalle mancate uscite troveranno altri ostacoli all'ingresso nel mondo del lavoro);
- quegli ANZIANI (che vedono stravolti i loro imminenti progetti di vita, costruiti sul patto con lo Stato che oggi viene violato);
- le AZIENDE (che si troveranno costrette a mantenere in servizio personale anziano e costoso, non potranno abbattere i costi nè potranno immettere forze fresche).
Sicuramente, stando così le cose, questo provvedimento non favorirà la CRESCITA tanto invocata e, per sbloccare l'impasse creatasi, dovranno passare almeno due-tre anni(quando gli attuali 40 anni di contributi saranno diventati 42 e mezzo).
Forse potrebbe essere utile un intervento che, durante questi due anni, stemperi tutti questi fattori negativi.
L'ipotesi di lavoro potrebbe prevedere un patto tra STATO e AZIENDE finalizzato ad una norma provvisoria che, nel 2012 e 2013, consentisse l'accesso SU BASE VOLONTARIA alla pensione a quanti raggiungono quota 100 (con almeno 60 anni di età), a condizione che l'azienda, a fronte di ogni uscita, si impegnasse ad assumere un giovane (fino ai 35 anni di età) con contratto a tempo indeterminato.
In tal modo, si creerebbero nuovi posti, si aprirebbe l'accesso immediato al mondo del lavoro di un po' di giovani, si consentirebbe l'uscita ad un equivalente numero di anziani e si otterebbero benefici sui conti aziendali.
Dal suo canto, lo STATO potrebbe:
- veder incrementata la base imponibile (e quindi il gettito della tassazione sulle persone fisiche);
- ottenere nuovo gettito dall'IVA sui consumi dei nuovi assunti, stimando pressochè invariati i consumi dei nuovi pensionati;
- ottenere nuovo gettito a fronte degli utili che le aziende ricaverebbero sia per i minori costi sia per i maggiori consumi generatisi;
- ridurre i propri costi a fronte delle uscite dai programmi di sostegno al reddito da parte di una quota dei nuovi assunti.
Se proprio non fosse possibile porre il maggior costo delle nuove pensioni a carico delle casse dello STATO, si potrebbe prevedere, nell'ottica dell'EQUITA' e della solidarietà generazionale:
- per i soli 2 anni della durata del programma, un innalzamento dell'aliquota Irpef dal 43 al 44%;
- sempre per i soli 2 anni in questione, una penalizzazione dell'1-2% dei trattamenti pensionistici dei "volontari" pensionati;
- sempre per i soli 2 anni in questione, una minima "addizionale IRPEF" per i soli nuovi assunti.
E' proprio una ipotesi campata in aria o potrebbe meritare un qualche approfondimento a cura dei vostri esperti ?






#62 da marco corna, inviato il 23/12/2011
Bene ,quello che dice sig.Presidente non può essere che approvato cose sacrosante che a parole però hanno detto in tanti,hanno detto tutti... i vecchi ed i nuovi politicanti italiani.Deve essere una sfida per tutti noi ,una sfida che bisogna riuscire a vincere per il bene della nostra nazione.Una piccola cosa che possiamo fare tutti ,da subito e sopratutto concreta, iniziare a comperare italiano ,controllare che le cose che acquistiamo siano fatte in Italia con fabbriche sul nostro territorio e cercare di fare capire questa cosa a tutti gli italiani che hanno peccato sempre un pò di esterofilia(macchine,elettronica,viaggi ecc.).Vediamo di iniziare nel 2012 a gettare le basi solide di I.F.in tante zone del Paese.Ricambio gli auguri a Tutti.

#61 da amedeo giustini, inviato il 23/12/2011
e' ARRIVATO IL MOMENTO DI PRENDERCI GLI SPAZI DELLA BUONA POLITICA. L'attuale classe dirigente deve sparire nell'indifferenza della gente. Hanno fallito e avrebbero fatto fallire l'Italia. AVANTI COSI'

#60 da Piero Castelli, inviato il 23/12/2011
Egregio Presidente,
mi unisco anch'io agli applausi di tutti gli altri sostenitori di I.F. per le Sue parole, ma, se mi permette vorrei pregarLa di aggiungere qualche cosa:
proviamo fare un paragone con il sistema esercito: esistono i generali che predispongono l'azione strategica. Poi ci sono gli ufficiali che preparano l'azione tattica ed infine sottufficiali e truppa che attuano l'azione di guerra vera e propria. Ora Lei dispone la politica e la strategia ma i Suoi collaboratori dovrebbero indirizzare l'azione tattica ed infine noi, seguendo le indicazioni ricevute, dovremmo creare le condizioni per ottenere i favori della maggioranza degl'italiani, ossia preparare una campagna elettorale che ci permetta di realizzare quelle condizioni di cui Lei è il nostro paladino.
Aspettiamo con ansia la voce dei Suoi "ufficiali" per iniziare la nostra opera fattiva sul territorio.
Un sentito grazie unito ai migliori auguri di Buone Feste.
Piero Castelli
0033 493536994

#59 da Gianmaria Odello, inviato il 23/12/2011
La sfida è importante e molti di noi sono pronti ad esserne attori operativi. Godiamoci qualche giorno di vacanza, perchè ci aspetta un anno difficile, ma .... c'è sugo nell'affrontare sfide così dure. Buon anno

#58 da dario scarfì, inviato il 23/12/2011
finalmente è giunto il momento di scendere in campo, di mostrare quanto valgono le idee e la loro forza. questo 2011 è stato un anno-spartiacque:per l'italia e per gli italiani. e tutti insieme ce la faremo. al lavoro, dunque.

#57 da Massmiliano, inviato il 22/12/2011
Benissimo.... ma basta indecisioni, dichiariamo apertamente l'impegno politico e prepariamoci al confronto con le urne. E' il Momento.

#56 da Tommaso D'Onofrio, inviato il 22/12/2011
Caro Presidente, non ho mai ricoperto incarichi di natura politica (incompatibilità legate a rappresentanze confindustriali e associative me lo avrebbero, peraltro, impedito) e non ho mai posseduto una tessera politica, ma da attento osservatore esterno non posso che essere estremamente contento del fatto che in Italia stia nascendo una nuova classe dirigente consapevole delle difficoltà, ma desiderosa di affrontare un percorso di crescita e di innovazione. Innovazione, la parola chiave per la crescita del nostro Paese, non può prescindere dall'eliminazione dei lacci della burocrazia e dall'abbassamento della tassazione, elementi che oggi impediscono alle nostre imprese di operare, con le medesime opportunità dei concorrenti stranieri, sui mercati internazionali. Il ruolo delle imprese, può rappresentare un elemento trainante, ma solo in stretto collegamento con il mondo della Scuola e dell'Università per la nascita di un dialogo positivo e proattivo tra questi due mondi che si sono per troppo tempo ignorati allargando, nel tempo, il divario tra ciò che si insegna e ciò che invece serve realmente per emergere nel mondo del lavoro. Solo un percorso virtuoso di relazioni di questo tipo, unito alla ormai consolidata esigenza di rendere finalmente efficace ed efficiente l'azione della Pubblica Amministrazione possono rinnovare il nostro straordinario Paese. E' il momento di smettere di galleggiare e di iniziare a nuotare. Grazie Presidente per l'impegno di questi e dei prossimi anni.

#55 da Agostino Ratto, inviato il 22/12/2011
Il 2012 ed il 2013 rappresentano gli anni della svolta della politica italiana, dopo lo sfascio gestionale degli aultimi 5 anni . Infatti dopo i 3 anni di Berlusconi vergognosi dobbiamo considerare anche le vicende meschine dell'ultimo governo Prodi, vittima dei partitini senza una visione europea. ma il disastro è stato quello che ci ha offerto berlusconi col suo "non fare" nonostante la maggioranza schiacciante. Ci troviamo di fronte a Politici di terza serie, quindi una nuova forza con politici nuovi e seri avrebbe successo, ne sono certo. Naturalmente ci si deve aspettare una reazione rabbiosa delle forze in Parlamento, ma il paese attende una nuova forza centrale ed equilibrata in grado di dare nuova dignità alla politica italiana. Coraggio!

#54 da michele carnevale, inviato il 22/12/2011
Dott. Montezemolo, deve solo decidere se vuole che i libri di storia si occupino di Lei anche fra 100 anni. Metta le Sue capacità e le Sue competenze a disposizione dell'Italia, ma veramente, senza farsi tirare per la giacca da nessuno, contribuendo a che l'Italia conosca PRIMA un miracolo di tipo etico, e poi un secondo miracolo economico. La ferocia e lo squallido sarcasmo con cui i giornali di Berlusconi parlano della Sua entrata in politica sono un ottimo viatico; da loro, Lei è temuto al massimo. Quando sarà il momento parli il linguaggio della chiarezza e della verità, gli italiani capiranno.

#53 da libero pensiero, inviato il 22/12/2011
Egregio Presidente,
negli ultimi giorni il dibattito politico economico italiano è incentrato sulla riforma del mercato del lavoro e in particolare dell’articolo 18 che impedisce alle aziende con più di 15 dipendenti di licenziare senza giusta causa. Non mi sembra davvero questa la prima riforma da fare per rilanciare la crescita economica italiana. Considerando che la backbone delle aziende italiane è rappresentata dalla piccole e medie aziende e che queste in termini di occupazione variano in un range tra i 3/5 dipendenti e i 50 dipendenti, ma nel complesso le imprese con più di 15 dipendenti sono la minoranza e nella maggioranza dei casi quindi l’articolo 18 non si applica. Le aziende non stanno assumendo, in questa situazione economica c’è una aspettativa negativa sull’andamento dell’economia. Anche le misure contenute nella manovra varata dal governo Monti non sono sufficienti a far ripartire la crescita. Le previsioni in Italia indicano un aumento della disoccupazione nei prossimi mesi.
L’articolo 18 oggi non è un problema, una sua revisione non solo non servirebbe per far ripartire le assunzioni, ma sarebbe una cosa sbagliata perché prima bisogna fare la riforma degli ammortizzatori sociali. Nei Paesi in cui c’è la cosiddetta flexsecurity i lavoratori che perdono il lavoro hanno una sicurezza rappresentata dalla responsabilità dell’azienda nel loro ricollocamento. E’ giusto cambiare l’articolo 18 e permettere anche il licenziamento individuale per ragioni economiche, e non solo quelli collettivi come è ora, ma solo quando c’è la garanzia. Non si può creare un mondo di disadattati”.
Oggi esiste un problema di disallineamento tra le richieste di lavoro da parte delle aziende e competenze dei lavoratori e in particolare dei giovani. Non sempre le aziende riescono a trovare i profili di cui hanno bisogno perciò bisognerebbe prima di tutto intervenire per ridurre questo scollamento e avvicinare l’offerta di lavoro alla domanda.
Dunque, affrontare invece i veri problemi che impediscono lo sviluppo delle imprese e quindi il rilancio dell’occupazione e della crescita in Italia è più difficile in quanto richiede rigore e serietà.
La lista dei problemi da risolvere purtroppo è lunga. L’energia che purtroppo paghiamo il 40% in più degli altri Paesi europei. I trasporti che paghiamo il 10/15% in più. Il deficit infrastrutturale ovvero ferrovie, porti, autostrade, strade, praticamente siamo rimasti indietro su tutto. A questi si aggiungono i deficit infrastrutturali legati ai servizi erogati dalla PA (centrale e soprattutto locale), dall’asilo nido all’orario scolastico, che ugualmente incidono sulla produttività di un Paese ed gli elevati costi improduttivi della Sanità. Molto importanti sono anche i tempi della giustizia, da 7 a 11 anni per avere una sentenza civile. Non dimentichiamo poi le tasse, molto più alte che negli altri Paesi. In Italia si pagano le tasse più alte d’Europa escluse Svezia e Danimarca. Secondo le stime Ocse, sugli utili in Italia si paga il 68% mentre in Germania si paga il 48%. Altro aspetto importante le difficoltà di accesso al credito. In Italia l’11% di coloro che ottengono finanziamenti a breve, cioè dei fidi, raccoglie il 78% delle somme, quindi significa che l’89% delle aziende si deve accontentare del restante 22% e ovviamente le più penalizzate sono le piccole imprese. Infine a tutto questo bisogna aggiungere che a causa del patto di stabilità interno fatto per contenere le spese degli enti locali le aziende lamentano il mancato pagamento di crediti per un valore di 60, 70 miliardi di euro, una somma enorme di denaro che amplifica gli effetti negativi delle difficoltà di accesso al credito. Mettendo assieme tutte queste cose, e ne mancano anche altre come la delinquenza organizzata, la corruzione, la lentezza e gli ostacoli creati dalla pubblica amministrazione, si ha un quadro sconfortante che spiega perfettamente perché in Italia non viene nessuno straniero ad investire e perché l’economia non cresce. Operare in queste condizioni è davvero difficile e i piccoli-medi imprenditori che lo fanno con successo sono degli eroi, perché per fortuna c’è ancora chi riesce a produrre e ad esportare all’estero con profitto.
Bisogna essere concreti, affrontare i problemi reali che impediscono lo sviluppo delle imprese e ascoltare di meno i saloni che, spesso a sproposito, parlano dei problemi economici del nostro Paese senza fornire le necessarie soluzioni pragmatiche per uscire dallo stallo in cui il Paese si trova da troppo tempo.

#52 da Domenico Scardino, inviato il 22/12/2011
Non sono un economista. Ma non credo proprio che, come dice il Prof. Monti, per salvare l'Italia dal fallimento fosse necessario retrodatare all'1 gennaio 2011 l'aumento della già alta aliquota irpef regionale prelevata coattivamente dalle buste paga dei lavoratori dipendenti, aumentare così tanto anche l'imu sugli immobili affittati a canone concordato, tassare i buoni fruttiferi postali che da sempre rappresentano le forme di risparmio dei nostri poverissimi anziani. Si e' trattato solo di una dozzinale, ennesima espoliazione di chi ha già poco. Per fare cassa. Mostrando ancora una volta al mondo un'Italia incapace di progettare una strutturale riforma della spesa pubblica che in primis dovrebbe prevedere la graduale chiusura delle regioni. Questi pozzi senza fondo capaci di ingoiare senza ritegno le lacrime e il sudore dei ceti poveri e medi, le cui competenze potrebbero tranquillamente essere assorbite da province e comuni, vere espressioni delle comunità locali e del territorio. Cosa dire poi delle locazioni inutili, degli aiuti alle imprese fallocche, dello spreco nella P.A. ecc. Manovre strutturali che nulla hanno a che fare con le tasche dei cittadini. Tasche che, ancor più leggere, riducono i consumi creando disoccupazione ergo ricorso agli ammortizzatori sociali ergo aumento del debito pubblico. Per non parlare della sfiducia dei mercati che ci colpiscono con spread ancora più alti andando a pesare, ancora una volta sul debito pubblico. Ecco perchè questa manovra non basterà. Ne sono convinto. Anche se non sono un economista.

#51 da giovanni marino, inviato il 22/12/2011
era quello che tutti gli iscritti e sostenitori dell'Associazione si aspettavano.
Complimenti ed incoraggiamenti da parte mia per l'impegno Suo personale ma anche di tutta Italia Futura.
La prego però di non imbarcare gli sconfitti ed i trombati di prima oppure i professionisti della politica sempre in cerca di una collocazione per emergere. Come anche il Presidente Monti ha dimostrato, si possono individuare persone capaci e di grande moralità lontano dai professionisti della politica se si vuole finalmente cambiare questo Paese.
Auguri anche a Lei ed a tutti gli iscritti dell'Associazione.



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