di Guido GentiliPrimo: il pacchetto Monti da 34 miliardi, come previsto, sarà legge dello Stato entro Natale. Secondo: le modifiche alla manovra non alterano i saldi finali e il mix politico alla base degli interventi che consente al Governo tecnico di "impegno nazionale" di navigare col sostegno di una grande maggioranza parlamentare. Terzo: l'Italia, in recupero di credibilità in Europa, fa un passo concreto per raggiungere il pareggio di bilancio tra due anni grazie a una correzione che, scattata in estate, ammonterà a circa 76 miliardi a fine 2013.
Basterà? Sì, ma a una condizione. Questa: con la stessa determinazione e con la stessa voglia di stupire il mondo (sono misure «impressionanti» commentò la cancelliera tedesca Angela Merkel nel suo primo incontro con il premier Mario Monti) il Governo italiano deve mettere sul piatto la carta dello sviluppo. Senza un secondo tempo ma continuando a giocare il primo.
Perché un Paese in caduta recessiva e con una pressione fiscale (45% ed oltre) a livelli scandinavi associata al terzo debito pubblico del mondo non ha un futuro se non riesce nel miracolo della crescita. Misurati col metro del rigore i provvedimenti, che rispondono a una gravissima situazione di emergenza, sono gli unici possibili e va dato atto al Governo di aver centrato l'obiettivo. Le polemiche, sotto questo profilo, stanno a zero. Ci volevano i tecnici, i professori, per fare questa manovra così dura? Evidentemente sì, ha detto Monti.
È la cruda verità: la politica, nonostante l'Italia affondasse, era paralizzata dai veti incrociati, dentro e fuori la maggioranza di governo, incapace di dare una scossa.
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