Senza crescita la pressione fiscale supererà il 47%

I numeri della manovra Monti

di Enrico Zanetti , pubblicato il 14 dicembre 2011
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In attesa di vedere gli effetti di emendamenti che, comunque, difficilmente potranno determinare sconvolgimenti particolarmente incisivi sulla struttura dei saldi complessivi, quella del governo Monti si presenta, a regime sul 2014, come una manovra da 30 miliardi di euro, di cui il 58,41% costituito da maggiori entrate fiscali e il 41,59% costituito da tagli di spesa.

Nell’immediato, però, ossia sul 2012, la contribuzione richiesta ai cittadini, sotto forma di aumento della pressione fiscale, arriva addirittura al 76,13% della manovra complessiva (si veda tabella riepilogativa).

Tra le maggiori entrate fiscali, tre voci da sole concorrono a formare oltre l’80% delle aspettative di maggiore gettito: la nuova imposizione sugli immobili (IMU), per il 46,49%; le accise sui carburanti, per il 24,17%; l’addizionale regionale IRPEF, per il 9,36%.

L’incremento di due punti percentuali delle aliquote IVA del 10% e del 21% (due punti e mezzo a partire dal 2014) non costituisce invece maggiore entrata, perché interamente destinato a coprire i “vuoti a perdere” di entrate fiscali che la precedente manovra aveva lasciato sostanzialmente indefinite, rinviando alla legge delega fiscale e previdenziale.

Ciò non di meno, quando l’aumento arriverà, si sentirà eccome.

Tra i tagli di spesa, quasi l’intero ammontare è ascrivibile ai soli interventi in materia previdenziale (77,55%) e ai tagli concernenti province e comuni (21,66%).

La manovra è destinata:

-per il 69,31% a copertura del deficit, al fine di consentire l’avvicinamento dell’obiettivo del pareggio di bilancio;

-per il 19,30% a copertura di stimoli per la crescita economica, rappresentati essenzialmente: dall’introduzione di un regime di favore fiscale per la capitalizzazione delle imprese; dalla riduzione del costo del lavoro, mediante la previsione della deducibilità dal reddito di impresa della parte di IRAP calcolata sul costo del lavoro; da regimi di favore fiscale per l’occupazione di giovani e donne;

-per l’11,39% a copertura di nuove spese indifferibili, quali in particolare il rifinanziamento delle spese delle missioni militari all’estero e del fondo pubblico per il trasporto locale.

Prima della manovra, la pressione fiscale che risultava attesa dopo gli interventi operati da ultimo lo scorso agosto era il 44,04% sul 2012; il 44,84% sul 2013; il 44,83% sul 2014.

Per effetto della manovra Monti, la pressione fiscale attesa cresce al 45,17% sul 2012; al 45,70% sul 2013; al 45,54% sul 2014.

Già questi numeri, recentemente confermati anche dalla Banca d'Italia, bastano e avanzano a far pensare che, come spesso è accaduto nella storia dei popoli e dei Paesi, saranno ancora una volta le tasse la scintilla su cui potrebbero innestarsi processi drammatici e irreversibili che devono assolutamente essere scongiurati.

Basti pensare che il senso di oppressione fiscale, avvertito da parte di una ampia fetta di cittadini sin dalla fine degli anni ‘80, si è sviluppato in un contesto in cui la pressione fiscale non ha mai superato il 44% ed anzi soltanto due volte ha superato quella del 43%: nel 1997 (43,63%) e nel 2007 (43,05%).

In realtà, anche queste percentuali che sfondano la barriera del 45% sono da ritoccare ulteriormente al rialzo, perché calcolate assumendo come PIL atteso per gli anni 2012, 2013 e 2014 quello risultante dall’ultimo aggiornamento del Documento Finanziario Economico, secondo cui il PIL del 2012 si dovrebbe attestare a 1.612 miliardi di euro (con un tasso nominale di crescita rispetto al 2011 dell’1,6%); il PIL del 2013 si dovrebbe attestare a 1.648 miliardi di euro (con un tasso nominale di crescita rispetto al 2012 del 2,3%); il PIL del 2014 si dovrebbe attestare a 1.694 miliardi di euro (con un tasso nominale di crescita rispetto al 2013 del 2,8%).

Se, in linea con le più recenti previsioni relative al 2012 e tenuto conto degli inevitabili effetti parzialmente recessivi della manovra, si rivedono le stime di crescita del PIL sulla base di più realistici tassi nominali di crescita dell’1% sul 2012 e del 2% sul 2013 e sul 2014, la pressione fiscale attesa arriva a sfiorare sul 2014 il 47% (46,75%).

Uno scenario assai più realista che non pessimista, scongiurabile solo attraverso una ripresa della crescita economica che, però, proprio manovre di questo tipo, per quanto obbligate e ponderate, rendono più difficoltosa.

Purtroppo, così come quando è un’azienda a ristrutturare, si accetta la logica degli esuberi, per evitare che tutti vengano tirati a fondo e confidare in ripartenze che possano in seguito riassorbirli, oggi che è lo Stato da ristrutturare bisogna accettare la stessa logica.

E non c’è lotta all’evasione che tenga: non perché non debba essere fatta, anzi; ma perché i suoi proventi devono essere per forza utilizzati per contribuire ad abbassare le imposte a chi già le paga e non possono quindi finanziare spesa.

Se non sapremo capire queste due verità essenziali e continueremo ad utilizzare come leva assolutamente prevalente quella dell’incremento delle entrate fiscali, raggiungeremo senz’altro quella pressione fiscale 47 e potremo allora essere certi che, senza distinzioni tra settore pubblico e settore privato, tra giovani e pensionati, toccherà all’intero Paese essere “morto che parla”.








Dottore commercialista, 38 anni. Svolge la professione con proprio studio in Venezia, è direttore responsabile di Eutekne.Info - Il quotidiano del commercialista e componente del comitato scientifico della rivista Il fisco. Dal 2006 al 2010, è stato professore incaricato presso l'Università Ca Foscari di Venezia per l'insegnamento di Bilancio dei gruppi e delle operazioni straordinarie.


tag:  manovra   saldi   bilancio   pareggio  


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#6 da Luigi Penzo, inviato il 3/1/2012
La situazione richiede certamente accanto ad una tassazione sempre più forte un grosso impegno nello stimolare la crescita soprattutto a favore dei nostri giovani.
Una maggiore tassazione che vada in questo senso potrebbe essere meglio sopportata da tutti noi se il fine è quello di garantire ai nostri figli un avvenire non dico "migliore" ma almeno al pari del nostro.
La crescita deve passare anche per l'aumento della produttività in particolar modo nella P.A., dove spesso questo non accade e magari si usufruiscono di diritti che sono " sogni ad occhi aperti" in confronto a quelli dei giovani; per esempio si usufruiscono di giorni di feste oramai soppresse da anni, quando magari si potrebbe dirottare il finanziamento di queste giornate lavorando a favore dei giovani.

#5 da Roberto Governatori, inviato il 1/1/2012
Professoroni, Bocconiani, strateghi dell'euro.. abbiamo di tutto ma manca quel poco di umiltà intellettuale necessaria per capire che "nonno LAFFER" non era ne cretino ne visionario. La sua teoria, è una delle poche che, in economia, rimane attuale e futuristica simultaneamente. Euro, Spread, Bruxelles ... un grande circo politico mediatico nel quale trovano sicura soddisfazione economica soltanto coloro che lo gestiscono dalle stanze del potere burocratico. Bisogna cambiare filosofia di raagionamento e tornare a considerare l'economia e i mercati come la sintesi delle attività e delle persone che la originano e non bestie viventi che vanno domate ... Altro suggerimento di "nonno Adam Smith" ... Buon 2012!

#4 da Stefano Arrighini, inviato il 21/12/2011
Sono convinto che l'attuale governo debba potersi esprimere nell'interezza delle sue idee perchè se avranno la possibilità di mettere in atto tutte le riforme di cui hanno annunciato l'intenzione, forse avremo qualche speranza di sopravvivere. Sicuramente le capacità dell'attuale governo non sono minimamente paragonabili a quelle dei governi degli ultimi 25 anni che ci hanno portato sull'orlo del precipizio guidati più dalle necessità d'immagine piuttosto che dalle sorti della società! Abbiamo già assistito durante la discussione del D.L. Monti alle solite retromarce sulle liberalizzazioni, probabilmente a seguito delle pressioni delle solite lobby di potere che giocano nell'ombra delle stanze dei bottoni. Sicuramente con l'attuale governo abbiamo riacquisito una sorta di rispettabilità a livello mondiale che era scemata soprattutto col precedente governo in cui la corruzione e l'immoralità stava gestendo il paese quasi convincendolo che quella era la rotta giusta per l'Italia! Per quanto riguarda il tema tassazione credo che il cittadino non sia contento di pagare le tasse se non c'è un segno tangibile di efficienza nei servizi che dovrebbe ricevere in cambio. A mio avviso la tassazione di per se non è un problema, ciò che fa indignare è che molti non pagano e nessuno li scova e se vengono stanati hanno la possibilità di patteggiare il conto da restituire! La società è stanca delle continue prese in giro legalizzate che servono a garantire l'impunità dei furbi. Sono anche convinto che il PIL non sia l'indicatore giusto per capire il benessere di una società, che non è solamente quello meramente economico! Io sono convinto che una società non ossessionata dalla frenesia del guadagnare a tutti i costi, per poter sopravvivere al modello imposto, possa crescere più onestamente e civilmente.

#3 da Massimiliano De Rose, inviato il 20/12/2011
Sono assolutamente concorde. Non comprendo come i nostri politici siano così impreparati: per la prima volta ho paura che l'incompetenza dei soliti incapaci (che fanno politica solo per interessi personali, Monti incluso) ci trascini in una spirale senza uscita.

#2 da A.I. , inviato il 15/12/2011
Attendiamo, a breve, il pacchetto di riforme strutturali. Uscire dal feudalesimo, e dal groviglio epidemico (patologico) di interessi avvitati in una spirale autoreferenziale, non sarà facile, ed incontrerà fiere resistenze. Avanti con le riforme.

#1 da Angelo C., inviato il 15/12/2011
Lo scenario è molto preoccupante, speriamo si rendano conto di quanto sia importante tornare a crescere, consumare e produrre...



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