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Il fisco alla guerra dei trent'anni, così l'evasione è quintuplicata
Sergio Rizzo sul Corriere della Sera
pubblicato il 12 dicembre 2011

«Non ho mai pagato le tasse e me ne vanto. Le tasse sono come la droga, le paghi una volta e poi entri nel tunnel». Cetto La Qualunque può stare sereno: l'Italia è da almeno tre decenni sulla strada della disintossicazione.
Se nell'agosto 1981 l'ex ministro delle Finanze Franco Reviglio, che in quell'incarico aveva al proprio fianco il giovane Giulio Tremonti, rivelò in una intervista al Mondo che l'evasione fiscale si poteva valutare «in circa 28 mila miliardi, pari a sette-otto punti del reddito nazionale», oggi il presidente dell'Istat Enrico Giovannini ci solleva: trent'anni dopo siamo fra il 16,3% e il 17,5% del Prodotto interno lordo. Ossia fra 255 e 275 miliardi di euro. Più del doppio in rapporto al reddito del Paese. E siccome i 28 mila miliardi di lire del 1981 equivalgono a 54 miliardi di euro attuali, significa che trent'anni dopo la denuncia di Reviglio l'infedeltà fiscale si è in valore assoluto moltiplicata per cinque.
Un risultato che farebbe esultare lo straordinario personaggio creato dal comico Antonio Albanese per mettere il dito nell'occhio a una certa politica ingorda e affaristica. Conseguito, peraltro, in seguito a ben tre condoni tombali che hanno coperto con la loro efficacia ben 25 di quei trent'anni. Senza parlare dei tre diversi scudi fiscali che hanno consentito di regolarizzare con un pezzo di pane miliardi di euro esportati illegalmente.
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