E’ un vero pareggio o solo un equilibrio?

Il pareggio di bilancio, le indicazioni dell’Unione europea e la discussione al Senato

di Nicola Rossi , pubblicato il 12 dicembre 2011
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La concitazione della attuale fase politica ha fatto sì che nel Disegno di legge costituzionale “Introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta costituzionale” (A. S. 3047), attualmente in discussione al Senato, comparisse un evidente e certamente involontario refuso. Nonostante il titolo del disegno di legge, nel testo dello stesso l’espressione “pareggio di bilancio” è completamente assente ed è sostituita dall’espressione “equilibrio di bilancio”.

Il Vocabolario della lingua italiana edito dall’Istituto dell’Enciclopedia Treccani alla voce “equilibrio” (vol. II, D-L, 1987, p. 291) scrive: “in usi fig., proporzione fra le parti, esatta distribuzione dei vari componenti di un insieme”. Alla voce “pareggio” (vol. III*, M-PD, 1989, p. 691) recita, invece, “in contabilità, l’uguaglianza dei totali delle due sezioni di un conto o prospetto contabile: … il termine è usato nelle aziende pubbliche per esprimere l’uguaglianza delle entrate e uscite previste”.

Com’è evidente, mentre l’equilibrio di bilancio è perfettamente compatibile con la presenza di indebitamento non altrettanto può dirsi per un bilancio in pareggio. La questione non è meramente lessicale. La distinzione fra “equilibrio di bilancio” e “pareggio di bilancio” è al centro, per fare solo un esempio, della sentenza n. 1/1996 della Corte costituzionale che aprì la strada ad una interpretazione dell’art. 81 ben diversa da quella implicita nelle scelte dei costituenti e, con essa, al diffondersi della pratica di leggi prive di copertura i cui impatti sul bilancio pubblico apprezziamo compiutamente in queste settimane.

E’ del tutto comprensibile la scelta governativa di integrare il testo della Carta costituzionale con pochi elementi di principio e di rimettere poi la definizione degli elementi ulteriori a norme di legge da approvare a maggioranza qualificata. Ma questa tecnica legislativa deve poggiare su una cristallina precisione nella riformulazione dei principi costituzionali.

Del resto, è il Consiglio europeo appena concluso ad essere inequivoco sul punto. Per citare il comunicato conclusivo: “The main elements of the fiscal compact include a requirement for national budgets to be in balance or in surplus (the structural deficit should not exceed 0.5% of nominal GDP) and a requirement to incorporate this rule into the member states' national legal systems (at constitutional or equivalent level)”. E in inglese il termine balanced budget non si presta a molte discussioni: “a balanced budget occurs when the total sum of money a government collects in a year is equal to the amount it spends on goods, services, and debt interest”. In altre parole, emendare il testo approvato dalla Camera sarebbe il primo atto con il quale l’Italia manifesterebbe la propria concreta adesione alle decisioni del Consiglio europeo.

Siamo certi che - data anche la delicatezza del momento - sarà cura delle Commissioni Bilancio ed Affari Costituzionali correggere l’incolpevole svista presente nella versione attuale del disegno di legge, riportando così la modifica costituzionale in discussione alle sue originarie finalità.


Nicola Rossi, membro del comitato direttivo di Italia Futura, è Senatore della Repubblica e Professore ordinario di Economia Politica presso l'Università degli studi di Roma "Tor Vergata".


tag:  pareggio di bilancio   equilibrio   spesa   entrate   deficit   debito   europa   euro  


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#5 da pasquale, inviato il 16/5/2012
mettere in costituzione il pareggio di bilancio equivale al SUICIDIo dello Stato italiano, è come dire che una famiglia non può fare un debito per acquistare una casa, un frigorifero, un'automobile, non potrà fare investimenti se non ha già la copertura perchè facendo un mutuo non rispetta il pareggio del bilancio. Questo significa che lo Stato dovrà procedere ad esternalizzare e privatizzare di quasi tutti i servizi autoesatorandosi della quasi totalità delle sue funzioni se non l'ordinaria amministrazione. Vhi si augura la messa in costituzione del pareggia non fa altro che spingere l'Italia giù per il baratro

#4 da Asio otus, inviato il 20/12/2011
Che io sappia, capita di sovente che una buona legge diventi pessima perchè scritta per "svista" con una parola sbagliata. Quello di sbagliare le parole è proprio un brutto vizio...

#3 da libero pensiero, inviato il 13/12/2011
Fermo restando la totale condivisione sul principio del pareggio di bilancio, la mia riflessione è su come si possa sostenere la crescita economica, che per definizione richiede investimenti, con il rigore dei conti, il tutto senza produrre deficit, quando il Paese Italia ha un enorme debito pubblico, un rapporto deficit PIL di circa il 120% e nel prossimo futuro si prevede un PIL negativo.
Non è che per caso, nell'era della virtualizzazione della realtà abbiamo tutti perso di vista la dimensione tempo e crediamo che magicamente tutto si possa realizzare nel breve?
Purtroppo non è così!
Per le aziende i Piani industriali si fanno a 3-5 anni e si aggiornano anno per anno; per i Paesi le strategie di rigore, crescita ed equità richiedono molto più tempo, in quanto devono avere come orizzonte le generazioni future. Il problema vero è definire una strategia, scomporla in un programma operativo ed implementarlo con coerenza e rigore ed aggiornarlo nel tempo se alcune condizioni cambiano. Fare tutto e subito è la logica del mordi e fuggi tipico della politica degli ultimi anni e della finanza speculativa. Con questa logica non andremo da nessuna parte come Italia e come Europa.
Ma che fine hanno fatto gli statisti?

#2 da A.I., inviato il 13/12/2011
Non sono d'accordo con l'opinione espressa da Giovanni Marino, mentre condivido in toto contenuti, e perplessità, esposti nell'editoriale pubblicato dal Prof. Rossi.
è essenziale il conseguimento dell'obiettivo dell'OGGETTIVO pareggio di bilancio, non quello della soggettiva sostenibilità, e/o equilibrio tra le poste del fiscal compact(v. Grecia); e ciò a fortiori ove lo stesso equilibrio sia eventualmente frutto di unilaterali enunciazioni, non verificabili/falsificabili.
La questione - evidentemente - non è meramente lessicale, ma implica il superamento di una logica italioto-feudale composta di privilegi, sprechi, inefficienze (i.e. apparati pletorici ed anti-economici) e corruzione dilaganti.
Strettamente correlato con il perseguimento di tale obiettivo è, a mio avviso, altresì l'effettivo conseguimento di una altrettanto oggettiva, e finale, TRASPARENZA (sui bilanci di regioni ,enti pubblici, et similia) e sostenibilità (o gestione economica) dell'intero apparato statale, fondata su MERITOCRAZIA (: cv), efficienza, produttività e lavoro. (In breve: cfr. Gemeinschaft tedesca).
L'assistenzialismo, e la tutela di eventuali istanze di perequazione sociale, sono (o dovrebbero) essere affidati a ben altri istituti. Grazie

#1 da giovanni marino, inviato il 12/12/2011
non è per fare la parte dei furbetti che spesso ci hanno cucito addosso per ns responsabilità, ma "l'equilibrio" di bilancio può esere una risorsa indispensabile quando saremo costretti ad inseguire i ns partenr ricchi che non hanno il nostro debito eppure dobbiamo spendere come loro per alimentare crescita servizi.
Perchè non condizionare la ns disponibilità al vincolo di pareggio invece che di equilibrio a maggiori garanzie (eurobond ) da parte dei paesi ricchi?
in fin dei conti non contribuiamo anche noi con i ns sacrifici alla solidità della moneta e del sistema più in generale?



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