di Fabrizio FourquetCome una novella albione la Germania è oggi l'oggetto dei malumori d'Europa. Come se le difficoltà dell'euro, e di ciascuno dei Paesi dell'Eurogruppo, derivassero dalla "perfidia" del nemico di turno, questa volta i tedeschi. Non è così. E soprattutto è irresponsabilmente pericoloso cedere alla tentazione di scaricare su altri le ragioni dei nostri guai.
Non c'è dubbio, e questo giornale l'ha scritto a più riprese, che le ragioni del consenso abbiano spinto la cancelliera Angela Merkel a ritardare iniziative che, prese per tempo, avrebbero scongiurato a costi molto più bassi la crisi di oggi.
Ma non va mai dimenticato che se i tedeschi in questi mesi hanno in mano la leadership europea e beneficiano del vantaggio competitivo di tassi straordinariamente favorevoli è perché Berlino ha fatto in casa i compiti che altri hanno colpevolmente rinviato. In un ventennio hanno ristrutturato il proprio mercato del lavoro, hanno investito in tecnologie e ricerca, hanno supportato i costi della riunificazione, hanno ritardato l'età dei pensionamenti.
Noi, semplicemente, non l'abbiamo fatto. È per questo che oggi Berlino può legittimamente chiedere impegni, vincoli e regole nuove, in cambio di un sostegno più generoso della Bce e dell'Efsf ai Paesi in difficoltà.
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