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La giungla (iniqua) dei contributi per le pensioni
Enrico Marro sul Corriere della Sera
pubblicato il 29 novembre 2011

"Ancora oggi sopravvive una
giungla delle aliquote contributive, con i
lavoratori dipendenti che pagano il
33% (due terzi a carico dell'azienda) e i
deputati e senatori l'8,6%, passando per artigiani e commercianti con il 20-21% e alcune categorie di professionisti con il 10-13% (psicologi, architetti, avvocati). E restano
in vigore età di pensionamento più basse della norma (65 anni per la vecchiaia e 60-61 anni per l'anzianità)
a favore di alcune categorie, dalle Forze armate ai piloti, dai parlamentari ai conducenti di autobus, metropolitane e treni."
Inoltre, "le baby pensioni non sono del tutto cessate nel 1992, quando la riforma Amato mise fine al privilegio dei dipendenti pubblici che potevano andare
in pensione dopo 19 anni sei mesi e un giorno (addirittura 14 anni sei mesi e un giorno se donne con figli). Un regalo che ancora paghiamo, visto che ci trasciniamo
più di mezzo milione di pensioni liquidate a lavoratori con meno di 50 anni d'età: 535.752 per la precisione, che costano allo Stato
circa 9,5 miliardi di euro l'anno. In questo caso il governo potrebbe intervenire con un contributo di solidarietà (ipotesi che i tecnici avevano studiato già sotto il governo Berlusconi)".
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