Coniugare efficienza energetica e qualità della vita

Una proposta per l'occupazione

di Angelo Spena , pubblicato il 27 novembre 2011
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L’efficienza nell’uso dell’energia investe la sfera tecnica, sociale, economica della nostra vita. E i consumi civili, quelli a noi più vicini, costituiscono più di un terzo del totale. Su questi possiamo intervenire tutti, a casa e sui luoghi di lavoro. Letteralmente, con le nostre mani.

E’ questo il messaggio che scaturisce dal lavoro svolto dal progetto europeo Use Efficiency e mi auguro - in qualità di coordinatore – che la sua diffusione e discussione possa contribuire anche minimamente alle scelte impegnative e urgenti cui l’Italia dovrà provvedere per il lavoro, i giovani, la fiscalità, l’occupazione, l’efficienza e il risparmio energetico, l’innovazione, le imprese.

Sotto il profilo tecnico, tra tutte le azioni mirate a contenere i consumi di energia e le emissioni di CO2, l’efficienza energetica rimane l’unica via di cui è dimostrabile dati alla mano la piena efficacia. E’ in particolare l’unico obiettivo raggiungibile dell’ambizioso target comunitario detto del 20-20-20.

Sotto il profilo umano e sociale, l’efficienza energetica degli edifici si lega intrinsecamente agli aspetti domestici e lavorativi della qualità della vita. Quest’ultima è considerata ormai, anche grazie al lavoro della commissione Stiglitz, insieme con Pil e sostenibilità uno dei tre cardini del benessere equo e sostenibile (Bes). In particolare, degli otto indicatori compositi del Bes (1. stato psicofisico, 2. capacità di comprensione, 3. lavoro, 4. benessere materiale, 5. ambiente, 6. rapporti interpersonali, 7. partecipazione sociale, 8. insicurezza), la qualità della vita domestica ne coinvolge almeno quattro (1,4,6,8).

Sotto il profilo economico, la finanza internazionale sollecita immediate iniziative di sostegno allo sviluppo in termini tuttora acritici di Pil. Ma perché ci sia anche progresso è prioritaria l’esigenza di creare occupazione: alla luce del nuovo paradigma del Bes, la mera promozione dello sviluppo non sarà infatti più sufficiente. L’occupazione, avendo duplice valenza come moltiplicatore sia del Pil che del Bes, dovrebbe essere considerato il primo driver di sviluppo.

Fino a ieri non è stato così. Il perseguimento dell’efficienza energetica, in particolare negli edifici (pur tempestivamente inquadrato e assoggettato a normativa, in Italia, fin dalla seconda metà degli anni ’70), nei decenni passati non ha di fatto trovato trasparente sostegno. In una visione della economia in cui una crescita del Pil inferiore al 3% è stata considerata recessione, risparmiare tout court era una malattia. Oggettivamente, per le utilities elettriche o dei combustibili, se l’utente consuma (e spende) meno, il business tende a contrarsi. E le utilities - e in generale tutti i players dell’energia - sono ad alta intensità di capitale.

A questo scopo è stato nel 2004 intelligentemente introdotto in Italia - prima in Europa - il mercato dei titoli di efficienza energetica (Tee). Il capitale rimane così ampiamente tutelato dal sistema dei certificati bianchi. Incrociando i dati Enea e Autorità dell’energia risulta che negli ultimi 5 anni sono stati erogati alle utilities virtuose 531 milioni di euro, a fronte di una minore vendita (risparmio) di 7 miliardi di kWh. Valorizzando l’energia in cifra tonda a 0,15 €/kWh, ciò significa mediamente un rimborso dell’ordine del 10% del mancato fatturato. “Ricavi in calo, margini in progresso”, poteva leggersi giusto poche settimane fa di una utility italiana attiva nel risparmio energetico.

In tutta Europa i più diffusi interventi di risparmio energetico sono del tipo per così dire “passivo” e di involucro (nuove finestre, apposizione di isolanti) oppure introducono tecnologie aggiuntive per così dire “attive” rispetto all’edificio (sistemi elettronici di BMS, Building Management Systems, impianti a fonti rinnovabili). Sono cioè sostanzialmente basati sui prodotti delle grandi multinazionali degli isolanti, dei serramenti, dell’automazione.

Capitale e lavoro rimangono i fattori essenziali dello sviluppo. Finora niente male per il capitale.

Ma nella prospettiva di temperare fin d’ora gli squilibri prospettati da modelli di crescita incentrati sul solo Pil come ingiungono i mercati, i quali non sono ovviamente – almeno per ora – interessati al Bes, non sarebbe opportuno reinvestire almeno in parte la ricchezza non conferita direttamente al capitale con il risparmio energetico, in attività ad alta intensità di lavoro?
E sarebbe questo possibile in Italia?

La risposta può essere tentata alla luce dei primi risultati del progetto europeo USE Efficiency, che ha coinvolto tra l’altro nove università di altrettanti Paesi, dalla Svezia alla Grecia, dalla Germania al Regno Unito. Il progetto definisce quattro primari obiettivi:

1. Differenziare le soluzioni tecnologiche attive e passive (materiali, metodologie, componenti, impianti) fortemente per fasce climatiche. Per tale aspetto l’Italia presenta una vasta varianza, dalle Alpi al Mediterraneo, sia per latitudine che per altitudine.

2. Spingere il ricorso all’automazione quale supporto tecnologico irrinunciabile, a due condizioni: che siano implementate procedure e protocolli realmente efficaci di dialogo tra i diversi sottosistemi (termico, elettrico, elettronico, informatico, meteo ecc); e che l’intervento degli utenti (vedi successivo punto 3) non vanifichi i risultati ottenuti con inaccettabili disattenzioni o interferenze.

3. Adottare comportamenti consapevoli e stili di vita virtuosi, ragionevolmente orientati a tutelare lo stato psicofisico, il benessere ambientale integrato (salubrità, temperatura, umidità, ricambi d’aria, acustica, luce, colori d’ambiente ecc), i rapporti interpersonali, la sicurezza dell’abitare, il riciclo, il risparmio delle risorse materiali, l’organizzazione e la logistica della vita quotidiana.

4. Promuovere la formazione necessaria - per quanto detto ai punti da 1 a 3 - sia lato utenti, che lato imprese e professionisti, che lato utilities per un efficace impiego delle nuove tecnologie attraverso abilità e competenze di adeguato livello in grado di comprendere e governare la complessità del problema.

Ora, in Italia gli interventi del tipo passivo vanno diventando sempre meno efficaci per effetto – conseguente all’innalzarsi del tenore di vita - del crescente peso (e quindi, per effetto di leva, delle relative potenzialità di risparmio) del condizionamento estivo rispetto al riscaldamento invernale. Rimane invece ancora valida la via del BMS (in sostanza la cosiddetta domotica), oltre naturalmente a quella del risparmio a costo zero conseguente alla consapevolezza attiva degli utenti.

Le soluzioni tecnologiche e la vigilanza degli utenti tuttavia nel nuovo paradigma del Bes non possono bastare. Il benessere è multidimensionale. A fronte di una domanda di Bes proveniente dalla sfera tecnica, sociale ed economica, occorre una offerta di servizi – possibilmente ad alta intensità di lavoro in quanto driver multiplo - in grado di operare nelle medesime tre dimensioni. Per vivere meglio nelle nostre case e nei nostri luoghi di lavoro, di studio, di cura, di svago.

Perché allora non individuare, nell’ambito dell’edilizia, dell’impiantistica, del terziario e dei relativi servizi, nuovi comparti a bassa intensità di capitale in cui investire con l’obiettivo prioritario di favorire la ripresa della occupazione e la validazione di nuove figure professionali? E’ del resto ormai matura, per poterne rimanere leader a distanza di quasi un decennio, l’esigenza di ammodernare la metodologia premiante l’efficienza energetica inventata in Italia. Non si può continuare a costringerla entro l’angusta cartolarizzazione delle schede Enea buona parte delle quali risale alla legge 308 degli anni ’80. Nel 2012 ancora solo lampadine, caldaie e pompe di calore?

Il governo ne è consapevole. Ha già fatto un passo in questa direzione con la recente emanazione delle nuove Linee guida per i titoli di efficienza energetica che introducono coefficienti di durabilità, soglie più accessibili, snellimento di procedure. Ma occorre andare oltre il fattore quantitativo.

Serve una svolta nella qualità. E questo obiettivo tecnico può essere utilmente coniugato con quello sociale di evitare l’aumento delle disuguaglianze, individuando e perseguendo operazioni ridistributive sensate (che aiutino cioè le categorie più vulnerabili e già vulnerate) e insieme costruttive (cioè che pongano le basi per sostenibili attività del futuro). Si può. Uno dei campi elettivi di attività potrebbe essere quello della qualità della vita e del welfare. La cultura del volontariato e della sussidiarietà, in Italia diffuse, limitrofe e ben strutturate, potrebbe da subito offrire non solo paradigmi ma anche primi contributi concreti.

Un altro campo è quello della formazione, a tutti i livelli (cittadini, professionisti, imprese - più di 500.000 partite IVA nell’edilizia!), irrinunciabile sia per far crescere e sostenere le imprese esistenti, sia per abbattere le barriere all’ingresso per quelle nuove e per nuovi servizi, sia per qualificare la ricerca, la progettazione, l’ingegnerizzazione, la gestione. Non ci può essere progresso senza vigilanza sulla qualità dei servizi. E’ questo un compito che potrebbe – tra l’altro - nobilitare e rilanciare competenze e attitudini già appartenute agli Ordini professionali, la cui auspicata soppressione non deve tuttavia portare a disperderne tout court il grande potenziale collaborativo e di sistema.

Altri e nuovi servizi che abbiano un contenuto elevato di lavoro – in particolare per i giovani, il cui entusiasmo per il tema è innato - e di professionalità, di utilità sociale e culturale, rimangono da esplorare: tale ricerca può costituire una importante occasione di discussione di politica industriale, sociale e della istruzione. Come primo avvicinamento, partendo dal nuovo paradigma del benessere equo e sostenibile e considerandone ad esempio tra gli indicatori anche solo lo stato psicofisico, il benessere materiale, i rapporti interpersonali, l’insicurezza, si potrebbero agevolare:

-in ambito domestico e delle famiglie: borse di studio, accessi al web, revisioni degli impianti, visualizzazioni dei consumi, installazioni di allarme e sicurezza, insonorizzazioni e riqualificazioni ambientali, social housing e spazi comuni, ascensori e presidi sanitari, assistenza di anziani e disabili, prefinanziamenti di ulteriori interventi per l’efficienza

-in ambito di lavoro e imprenditoriale: comunicazione e immagine, gestione del tempo libero, check-up sanitari, asili nido, mobilità elettrica di prossimità, facility management, insegnanti di sostegno, monitoraggi, custodie e presidi, prevenzione e sicurezza

e, in generale per tutti, rinegoziazioni dei contratti di fornitura, audit e diagnosi energetiche, previsioni meteo e protocolli comportamentali, manutenzioni e ritarature di impianti, sensoristica e controlli dei carichi, protezioni da black-out, indagini statistiche sulle temperature di impiego del calore, campagne di sensibilizzazione e altro ancora.

Alcuni di questi servizi sono già offerti da qualche utility: si tratta di estenderli senza esclusioni.

Per la copertura finanziaria, si potrebbe pensare di ricorrere a nuovi sussidi o riformularne di esistenti, o di istituire una sorta di “ottopermille”, o di negoziare protocolli d’intesa anche a livello locale. Riterrei tuttavia più coerente, trasparente e pertinente optare per un reinvestimento di una parte delle detrazioni del 55% - di cui è in continua sofferenza il futuro per motivi di bilancio – esplicitamente finalizzato alla fornitura di servizi che accrescano la qualità della vita dei residenti o dei lavoratori nello stesso involucro edilizio all’interno del quale il risparmio energetico è stato realizzato.

Qualche esempio concreto? Se una scuola risparmia energia, più insegnanti di sostegno. Se un ospedale risparmia energia, più servizi assistenziali. Se un museo risparmia energia, custodi e personale per le aperture notturne. Per chi risparmia energia in casa, contributo per assistenza agli anziani, oppure installazione di sistemi di allarme, o verifiche di sicurezza per il gas, ristrutturazioni o restauri edilizi, borse di studio per i più giovani. Per le piccole imprese che risparmiano energia, servizi per la promozione, protezioni dai black-out, calibrazione dei recuperi termici, assistenza al riciclo, agli approvvigionamenti, allo smaltimento.

Puntiamo sulla efficienza energetica nell’ambito di una cultura del “retto vivere”. Siamo il Paese a cui è stato lungamente riconosciuto il primato e invidiati i segreti della bellezza, e dei valori domestici. E’ questo un campo di straordinarie potenzialità non soltanto per il capitale – comunque coinvolto e necessario tanto nel comparto dell’edilizia che in quello dell’energia - ma soprattutto per il lavoro.

Cogliamo questa opportunità.




Ingegnere meccanico, è professore ordinario di Fisica Tecnica Ambientale dal 1990 nell’Università Tor Vergata di Roma, dove coordina il Dottorato in Ingegneria delle Fonti di Energia. Coordinatore europeo del Progetto Intelligent Energy “Use Efficiency”, è stato componente del Search Committee del Miur per la selezione dei presidenti degli enti nazionali di ricerca.


tag:  efficienza energetica   risparmio   occupazione   ambiente   crescita   benessere  


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#1 da giovanni marino, inviato il 28/11/2011
caro prof
bes ; tee tu tutti gli altri concetti espressi vanno bene , anzi benissimo.
Non vorrei però fare la parte del diavolo se cerco di precisare meglio e sinteticamente per lo spazio che renda leggibile questa risposta se il concetto di "sostenibile" deve essere visto non solo dalla parte dell "enviroment" ma anche da quella economico finanziaria dove ora ci troviamo. Altrimenti è come se una azienda prossima a portare i libri in tribunale si preoccupa di ammodernare il parco macchine.
Ho scritto altre volte in queste pagine che la mia generazione si è cresciuta con standards di prodotti e di emissioni che oggi sono fuori legge ma siamo cresciuti in buona salute seppure con qualche sacrificio.
Se si pensa di crescere senza sacrifici si rischia di fare la parte degli illusi.
Se mi è concesso vorrei anche io scrivere un articolo su questo tema.



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