I diritti acquisiti dei senatori italiani

Dalla prossima legislatura vitalizi aboliti per i nuovi eletti

di Enrico Zanetti , pubblicato il 25 novembre 2011
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Palazzo Madama ha reso noto che il Consiglio di Presidenza del Senato, presieduto dal presidente Renato Schifani, ha deliberato all'unanimità il superamento dell'attuale sistema degli assegni vitalizi, a favore di logiche di maturazione di un diritto pensionistico parametrato ai contributi effettivamente versati sulle retribuzioni percepite.

Gioia e tripudio per l'ormai prossima abolizione di uno dei privilegi più odiosi e detestabili tra i numerosi di cui beneficiano i nostri senatori e i nostri deputati? Fino a un certo punto.

In primo luogo, perché si tratta per ora di un annuncio e la fiducia nella consequenzialità tra parole e opere, in questo Paese, è ormai a zero spaccato. Ancor più, però, perché la nota precisa che questa abrogazione si verificherà "a partire dalla prossima legislatura per i nuovi eletti". La solita, maledetta logica del diritto acquisito, vera e propria architrave dei mali del Paese.

Non solo quando si fanno riforme degne di questo nome, ma persino quando si aboliscono veri e propri privilegi, si tira una riga e "chi c'è, c'è".
Alla bisogna, trincerandosi dietro la Costituzione, nel senso che, come facevano osservare anche ieri alcuni senatori, i diritti acquisiti sarebbero costituzionalmente garantiti e, come tali, intoccabili.

Francamente c'è da dubitare che la nostra Costituzione non lasci spazio a interpretazioni che, sulla base di un criterio di ragionevolezza qualitativa e quantitativa, consenta di distinguere tra ciò che può costituire un vero e proprio diritto il cui disconoscimento può minare la dignità di un cittadino e ciò che sconfina nel puro arbitrio legislativo altrettanto arbitrariamente ritirabile in qualsiasi momento, quando si deve prendere atto che, se la festa è finita per chi verrà, non può che finire anche per chi già, c'era e può dirsi fortunato di averne sin lì beneficiato.

Difficile infatti pensare ad attentato più grande alla democrazia di un Paese di un impianto costituzionale che, suo malgrado, avallasse logiche di cittadinanza fondate su padri di serie A, figli di serie B e, tra un po', nipoti di serie C.

Per rilanciare il Paese servono riforme, sacrifici e abolizione di privilegi. Pensare di poter riuscire a gettare le basi di questo rilancio ponendo in essere riforme che riguardino solo il futuro, chiedendo sacrifici solo a chi ancora non ha messo al sicuro il suo diritto acquisito e mantenendo in essere tutti i privilegi di cui qualcuno già gode o potrà godere, significa non avere realmente chiaro come sia proprio il passato, con la sua insostenibilità, a precluderci una prospettiva di futuro.

Un passato che trova la propria esteriorizzazione e quantificazione finanziaria nella montagna di debito pubblico che ci sta tirando a fondo. Un passato con il quale dobbiamo rassegnarci a fare i conti, riscrivendone oggi per allora alcune pagine, in quelle parti in cui diritti irrinunciabili e privilegi rinunciabilissimi si confondono tra le righe.

Diversamente, se davvero vogliamo illuderci che tutto possa restare così com'è e possa essere sufficiente tirare una riga e girare pagina, sentendoci già bravi e illuminati per questo, l'unica parola della storia che potremo scrivere su quella nuova pagina sarà, mestamente, "Fine".

Dottore commercialista, 38 anni. Svolge la professione con proprio studio in Venezia, è direttore responsabile di Eutekne.Info - Il quotidiano del commercialista e componente del comitato scientifico della rivista Il fisco. Dal 2006 al 2010, è stato professore incaricato presso l'Università Ca Foscari di Venezia per l'insegnamento di Bilancio dei gruppi e delle operazioni straordinarie.


tag:  privilegi   vitalizi   abolizione   senato   casta   costi della politica  


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#7 da Agostino Ratto, inviato il 2/12/2011
I Politici sembrano non capire che i cittadini italiani sono ormai stufi dei privilegi dell'Oligarchia di Montecitorio. In tempi di stretta economica pare che ancora una volta a pagare di più siano sempre quelli degli strati sociali più bassi. Adesso tutti gli onesti sperano che il Prof. Monti sappia applicare la vera Giustizia facendo pagare tutti!

#6 da Agostino Ratto, inviato il 29/11/2011
Il cittadino ormai è davvero stufo dei privilegi dei nostri parlamentari, anche se il taglio di prebende e regalie di certo non sono le cifre che possono fare quadrare il bilancio statale. però è necessario che tutti si diano una regolata in questo momento difficile e la popolazione pertanto si attende un segnale chiaro anche da coloro che goveernano. Non ci sono scuse ed il resto sono chiacchere che irritano e agitano gli animi. In definitiva chi ci perde è la Politica che allontana la gente dalle urne mentre gli animi si agitano come già abbiamo visto.

#5 da Massimo , inviato il 26/11/2011
Perfettamente d'accordo con il Dott. Zanetti. Nell'attuale situazione di grave rischio di sistema, ancora una volta, i nostri politici si dimostrano esclusivamente, tenacemente e diabolicamente interessati alla costruzione e al mantenimento del loro privilegio costi quel che costi (ai cittadini comuni ovviamente). Questi comportamenti rendono sempre più urgente e primario il dimezzamento del numero dei parlamentari e dei consiglieri vari e l'adeguamento delle loro retribuzioni alla media europea senza se e senza ma. Il risparmio per le casse dello Stato sarebbe enorme considerando che ogni politico genera costi diretti ed una valanga di costi indiretti per il mantenimento e l'accrescimento della propria "clientela". La nostra privilegiatissima classe politica per prima dovrebbe "auto-ridimensionarsi" in vista dell'interesse nazionale altrimenti non avrebbe l'autorità per imporre nessun sacrificio ai semplici cittadini con il conseguente rischio che la sfiducia popolare verso le istituzioni e quindi verso lo Stato ci porterebbe dritti verso il fallimento.

#4 da Asio otus, inviato il 25/11/2011
Non ci ci può aspettare che la stessa gente che ha ridotto in questo stato il nostro Paese possa salvarlo, è stato detto più volte. Come non ci si può aspettare che quegli avidi individui rinuncino ai proprio privilegi. La Costituzione protegge i privilegi acquisiti? Certa gente non dovrebbe nemmeno permettersi di nominare la suddetta Carta, è una fortuna che col crollo del precedente governo siano stati bloccati tutti quegli orripilanti progetti di modifica costituzionale che l'avrebbero davvero resa come questi signori cercano di farci credere che sia.

#3 da Stefano Boninsegna, inviato il 25/11/2011
La verità è che la nostra classe politica ci sta prendendo in giro. Continuano a vivere sul lavoro e la fatica degli italiani e pretendono di farlo per sempre, per diritto acquisito come i peggiori dittatori.

#2 da Sergio M., inviato il 25/11/2011
I diritti acquisiti valgono solo per pochi ? Però il riscatto degli anni di laurea lo si voleva "annullare", ai professori sono stati "congelati" cioè tolti per 2 anni gli scatti che avrebbero maturato, e così via...

#1 da Angelo C., inviato il 25/11/2011
Condivido la questione privilegi in riferimento ai vitalizi ma ci tengo a precisare che le riforme, quando sono "retroattive", molto spesso diventano pessime e pericolose, come per la questione delle pensioni o come quella dei processi. Mi spiego meglio. Se una persona ha versato per oltre 30 anni i contributi in un determinato modo non può vedersi modificata la struttura pensionistica agli ultimi anni di lavoro ma questo deve riguardare sicuramente i nuovi e in maniera via via inferiore i vecchi altrimenti si creano più ingiustizie di prima. Lo stesso vale per i processi. Se si decide che i processi da ora in poi possono durare per un certo numero di anni, inferiore a quelli stabiliti quando è iniziato il processo, va bene purchè questa riforma interessi i nuovi processi e non quelli già avviati. Questo perchè se un processo è stato avviato e portato avanti secondo delle regole e dei modi che c'erano prima non può essere riadattato alle regole nuove altrimenti si crea una situazione insostenibile in quanto il processo non si potrà concludere e verrà subito prescritto. Al contrario bisognerebbe che la nuova riforma interessasse sicuramente i nuovi processi ma che influirebbe in maniera sempre minore rispetto all'aumentare del numero di anni trascorsi da quando il processo è stato avviato. Questo garantisce equità. Non ci vuole niente a fare una riforma...si scrive una nuova legge e tutti la dovranno rispettare (come in un regime allora?)...la vera riforma consiste nel creare una nuova legge che porti innovazione "indicando" la strada da seguire (quindi un cambiamento graduale, oggi la via nuova la percorre una sola persona, domani due e via via la imboccheranno tutti) e non bloccando di netto la via vecchia e consentendo il passaggio sulla via nuova.



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