Quel giorno
Said (nome di fantasia storia vera) nato e cresciuto in Italia da genitori tunisini, studente d’inverno, imbianchino d’estate, era stato convocato per
giurare fedeltà alla Repubblica italiana dopo aver compiuto 18 anni. Ma lui non lo sapeva, perché con i genitori si era trasferito a 500 metri e la raccomandata non gli era mai arrivata.
Lui non lo sapeva che non giurando non solo non sarebbe più diventato cittadino italiano ma aveva perso, ormai maggiorenne, il titolo di soggiorno e sarebbe stato espulso. Così mentre Said mi raccontava in ufficio come
per la legge era diventato un clandestino, non sapendo come assisterlo, ho compreso per la prima volta cosa veramente voleva dire
la cittadinanza per un ragazzo straniero.
Le parole del Presidente
Napolitano e l’intervista del Ministro
Riccardi ci ricordano il problema a tratti drammatico dei
ragazzi stranieri nati e cresciuti in Italia ma
senza gli elementari diritti dei coetanei.
La legge italiana del 1992 attribuisce la cittadinanza sulla base dello
ius sanguinis, per cui i figli dei cittadini italiani anche se nascono e vivono all’estero restano cittadini italiani mentre
i bambini nati in Italia da genitori stranieri possono diventare italiani solo al compimento dei 18 anni.
Se a 18 anni acquisiscono la cittadinanza qual è il problema?
Devono presentare domanda entro 19 anni, provare la residenza ininterrotta nel nostro paese dalla nascita e a differenza di Said giurare fedeltà entro 6 mesi. Spesso i genitori non riescono a risalire alla catena completa delle residenze, si tratta spesso di
famiglie ad alta mobilità, senza considerare gli
intoppi burocratici e che a volte il bambino non figura nello stato di famiglia con i genitori.
Al di là della palese discriminazione in questo modo
volatilizziamo giovani talenti, chi per es. non può allontanarsi dall’Italia per scambi di studio o svolgere stage all’estero, oltre alle difficoltà per un giovane che vogliano cimentarsi nell’imprenditoria senza la cittadinanza.
Secondo stime delle Camera di Commercio, quasi
un terzo delle nuove iscrizioni di partite Iva sono stranieri, presumibilmente giovani. Come ha ricordato Miguel Gotor il 13 dicembre 2010 su
questo sito “oggi
gli immigrati partecipano per l’11,8 % al prodotto interno lordo e versano nelle casse pubbliche più di quanto ricevano in termini di assistenza e servizi sociali”.
La proposta di legge presentata ieri dal Senatore Marino si muove lungo un sentiero già segnato dall’Europa, per cui oggi
Said potrebbe rivolgere petizioni al Parlamento Europeo, o reclamare al Mediatore europeo la cattiva amministrazione del suo caso. I Trattati europei con una forza diciamo “costituzionale” e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea assegnano già all’immigrato
alcuni diritti non in quanto cittadino ma in quanto residente. Alcuni documenti della Commissione europea ricostruiscono una
civic citizenship basata sulla residenza protratta nel tempo e sulla partecipazione a diritti e doveri di una comunità territoriale, e quindi aperta ai cittadini stranieri.
Il Ministro (finalmente un ministro che parla di immigrazione senza additare gli untori,sembrano passati mille anni) o i Senatori firmatari del progetto di legge
non si scoraggino per le negative reazioni di vari esponenti politici. Ci sono altre strade meno dirompenti.
C’è per esempio la
Convenzione di Strasburgo sul diritto degli stranieri a partecipare alla vita pubblica locale che
l’Italia, tra i pochi,
non ha ratificato nel punto C, che obbliga gli Stati a concedere il diritto di voto locale agli stranieri. Il
voto locale, meno impegnativo della cittadinanza, è proprio l’espressione della vicinanza, di un legame tra gli amministrati di una comunità territoriale e gli amministratori.
Spetta al Governo proporre la ratifica della Convenzione al Presidente della Repubblica, senza passare in Parlamento (ferma restando la valutazione politica e giuridica a seconda delle varie interpretazioni dell'art. 80 di questa procedura).
Va bene anche rendere
più elastici i criteri per valutare la continuità della residenza fino a 18 anni. Il Ministero aveva già emanato una Circolare in questo senso, si può proseguire su questa strada. O ancor meglio sempre per via ministeriale riformare i due decreti di attuazione ed esecuzione della legge sulla cittadinanza, che pongono un percorso ad ostacoli per l’acquisto della cittadinanza. O almeno come nella proposta di Boeri e Garibaldi (
Le riforme a costo zero) concedere la cittadinanza ai più bravi a scuola, per invogliare i giovani stranieri a studiare.
L’importante è che la prossima volta che
Said o Mercedes non saranno avvertiti del giorno del giuramento potranno ripeterlo e
resteranno italiani tra noi.