Responsabilità collettive della crisi

La Stampa

pubblicato il 14 novembre 2011
di Irene Tinagli

I grandi festeggiamenti che hanno accompagnato l’uscita di scena di Silvio Berlusconi fanno molto pensare. Si sente parlare di liberazione nazionale, come se fosse caduto un dittatore che da solo ha rovinato un Paese intero. Eppure quest’uomo che oggi nessuno, neppure tanti suoi alleati, pare abbia mai voluto, è stato votato non una ma ben tre volte dagli italiani. Tra l’altro l’ultimo suo successo risale alle amministrative del 2010, poco più di un anno fa, già in piena crisi economica e dopo vari scandali. Dimenticarsi questo dettaglio impedisce di fare un’analisi profonda del Paese e di operare una corretta distribuzione di responsabilità, sia rispetto a chi lo ha supportato così a lungo sia nei confronti di chi, avversandolo, non ha evidentemente saputo offrire agli italiani un’alternativa più convincente.

C’è un altro aspetto che molti sembrano dimenticare nell’agitazione euforica di questi giorni. Ovvero la responsabilità non solo individuale ma collettiva della situazione economica attuale. È verissimo: oggi Berlusconi lascia un debito pubblico al 120%, una disoccupazione giovanile quasi al 30%, un tasso di attività femminile fermo al 46%, nonché un Paese ancora ostaggio di burocrazia, sprechi e corruttela.

Per continuare a leggere l'editoriale, scarica la versione pdf.



ALLEGATI 
tag:   


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO | Leggi il DISCLAIMER


#1 da stefano 1960, inviato il 14/11/2011
complimenti alla Dott. ssa, poche ma chiare parole, alla portata di tutti; sufficienti per analizzare un periodo storico piuttosto lungo e articolato; d' altra parte mi sento di condividere anche l' evidenza di una scarsissima differenza tra le parti politiche protagoniste degli ultimi anni; i segnali di cui parla la Dott.ssa Tinagli non li ha lanciati nessuno dei politici; ritengo che in Italia negli ultimi 17 anni solo poche persone abbiano veramente tentato di lavorare in una direzione degna, mi riferisco al Prof. Prodi e ai suoi ministri dell' economia, laddove con Ciampi si arrivò alla moneta unica e con Padoa Schioppa si risanarono i conti almeno fino a farci togliere la procedura di infrazione da parte della CE. Queste persone però non appartenevano propriamente alla sfera politica, non venivano dai partiti, anzi furono poi osteggiate proprio dai partiti che le avevano sostenute, ma questo lo sappiamo. Oggi però siamo obbligati a ripartire da lì, dal tecnico, certamente di altissimo livello, che probabilmente ci caccerà fuori dai guai; un pò come nei primi anni '90 con Ciampi e Amato, ma in pratica mi viene il dubbio che i partiti non siano mai entrati nel vivo della politica e dei problemi del paese, che di tanto in tanto dobbiamo ricorrere a persone esterne per rimetterci in carreggiata; ho però la sensazione che ogni volta il rischio sia un pò superiore e che quindi sia più difficile il recupero, quindi questa volta mi auguro che i partiti stiano un pò fuori da questa fase e che nel frattempo persone più preparate si facciano largo, così quando si voterà potremo scegliere qualcosa, e soprattutto qualcuno, di meglio; un saluto a tutti



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta