A voi la parola

C'è un'Italia che non si arrende

Possiamo rialzarci da soli e dimostrare a tutti chi siamo

di Fabrizio Madeddu , pubblicato il 10 novembre 2011
immagine documento La politica mi ha sempre interessato. Appartengo alla generazione che compiva diciotto anni quando cadeva la Prima Repubblica. Avevo sedici anni quando tutti i politici, travolti da Mani Pulite, andavano sbandierando la necessità di finirla con i meccanismi e gli uomini della vecchia classe dirigente, sostenevano la necessità di una novità, di fare largo ai giovani, di consentire ad un’altra generazione, più pulita, fresca, di confrontarsi con le sfide del potere e, sbalordito date le premesse, vidi il Parlamento eleggere Oscar Luigi Scalfaro alla Presidenza della Repubblica.

Ho visto un mio conterraneo, il Prof. Mario Segni, sprecare subito dopo, in un modo assolutamente incomprensibile, l’occasione (della vita) di diventare Presidente del Consiglio con il nuovo sistema elettorale che aveva contribuito, in maniera decisiva, a creare, rinunciando a cavalcare la voglia di cambiamento che invadeva il Paese.

Cosa c’è da stupirsi allora se, quando avevo diciotto anni compiuti da un mese, vidi il Cav. Silvio Berlusconi vincere le sue prime elezioni nel 1994 dopo la fatidica decisione di “scendere in campo” e appena due mesi di campagna elettorale? Con tutto il rispetto, credo che quelle elezioni le avrebbe vinte il primo sconosciuto con una discreta parlantina e una buona macchina organizzativa alle spalle si fosse presentato.

Ho assistito alla notifica del primo avviso di garanzia a Berlusconi mentre era a Pratica di Mare, ho seguito i giorni in cui Bossi decise il “ribaltone” favorendo la nascita del Governo guidato dal dottor Lamberto Dini.

Negli anni seguenti, dal 1996 al 2010, ho assistito alla nascita del sistema bipolare all’italiana, assolutamente anomalo: facilissimo da comprendere per gli italiani al momento della campagna elettorale e del voto per poi divenire incomprensibile, tanto se non più di quello pentapartitico vigente nella Prima Repubblica, un minuto dopo il voto.

Quindici anni in cui il polo che vinceva le elezioni veniva bocciato dagli elettori a quelle successive; sì, proprio così, le elezioni non le vincevano coloro che erano stati all’opposizione nella precedente legislatura ma le perdevano coloro che erano stati al Governo del Paese. E così, di pessimo Governo in Governo pessimo siamo andati avanti.

Nulla è cambiato. La Seconda Repubblica è implosa su se stessa o, forse, ha rinunciato a nascere.

Ho assistito sempre più sbigottito a quanto è successo durante il 2011, annus horribilis per il Paese. Ripeto per il Paese, non per un partito o l’altro, per questo o quell’altro personaggio politico. Ma c’è da stupirsi? Cosa ci aspettavamo dopo quindici anni di Governi fallimentari?

Nei consessi internazionali il Paese è svilito dall’impossibilità per i nostri governanti di ergersi con fierezza e ribattere punto per punto alle recriminazioni, spesso ingenerose e strumentali, che altri Stati nazionali ci rovesciano addosso. Siamo i nerds del mondo che vengono pestati dai bulli al G20. I bulli, si sa, approfittano delle debolezze altrui e picchiano senza pietà, umiliano e prendono in giro solo coloro che sono troppo deboli per reagire e ribellarsi. Al momento siamo incapaci di reagire, siamo un bersaglio facile su cui i mercati, la BCE il FMI possono sparare senza paura di conseguenze. Siamo trattati come un Paese in via di sviluppo.

Non può essere, non deve e non può più succedere. Noto con piacere il sorgere di iniziative personali come quella del dottor Melani, indispensabili per stimolare gli italiani a reagire, a pensare che possiamo rialzarci da soli e dimostrare a tutti chi siamo. Vedo gli imprenditori veneti muoversi in massa, vedo le grandi banche italiane accogliere la richiesta avanzata da un prestigioso quotidiano di esentare dalle commissioni gli acquisti di titoli di Stato effettuati in una “giornata del debito”.

Purtroppo non vedo governanti che abbiano l’attenzione, la voglia o il carisma per indirla questa “giornata del debito”, senza il rischio di farla passare per qualcosa di diverso da quello che dovrebbe essere: un giorno di cui noi italiani potremmo andare orgogliosi.

L’apice raggiunto martedì, giorno in cui alla Camera hanno votato il rendiconto in 308 su 630 mentre lo spread tra i nostri titoli di Stato ed i bund tedeschi superava la soglia di 500 punti base, dovrebbe indurre tutti a riflettere. Tutti gli italiani ma, soprattutto, tutti coloro che siedono in Parlamento. Che paradosso! Forse saranno proprio coloro che siedono oggi in Parlamento, tacciati di essere la peggiore classe politica degli ultimi sessant’anni, a dover salvare l’Italia.

Ebbene Vi dico, fatelo! Abbiate il coraggio della disperazione, abbiate un sussulto di vitalità e di spirito nazionale e fate quanto è necessario per il Paese. Fate il vostro dovere e non sarete ricordati come coloro che hanno distrutto lo Stato italiano.

Solo dopo aver messo in sicurezza la Nazione si potrà andare ad elezioni. In quell’occasione ciascuno verrà giudicato per quello che ha fatto.

Il clima che intravedo mi riporta ai miei diciotto anni. La classe politica, tutta, nessuno escluso, è giudicata pessima, c’è voglia di un nuovo, vero cambiamento, c’è voglia di giovani, onesti e dinamici, di energie fresche e di idee in grado di coinvolgere larga parte della popolazione.

Solo con una Nazione coesa alle spalle i nostri nuovi governanti potranno affrontare gli altri Stati, le autorità finanziarie ed i mercati ed essere trattati da pari.

Un unico rammarico: oggi, che di anni ne ho trentacinque, mi sembra di non poter più stare a guardare e non contribuire attivamente alla rinascita dal Paese ma non vedo come. Auspico la nascita di un nuovo movimento politico che convogli questa volontà di cambiamento e la traduca in realtà, un movimento desideroso di servire l’Italia per il tanto che sarà necessario per renderla un Paese di cui andare orgogliosi.
35 anni, vive a Sassari. Iscritto a Italia Futura "perchè non si può più rimanere inerti"


tag:  politica   governo   cambiamento   coraggio   orgoglio  


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#6 da CLAUDIO Z., inviato il 11/11/2011
bel discorso, sono d'accordo con te! sono fiducioso e speranzoso (la speranza è l'ultima a morire, diceva qualcuno) di questo 'probabile' governo tecnico! Purtroppo noi giovani siamo messi in ginocchio e, caro fabrizio, la tua generazione è quella che ne sta soffrendo di più sia economicamente che emotivamente (ho un fratello della tua stessa età) sfiduciati da anni di promesse che si sono disperse nel nulla. Speriamo in un reale cambiamento!

#5 da ennio, inviato il 11/11/2011
grande madeddu!! compliemnti, bellissimo discorso. vedo sul sito di Italia futura che ci sono ben 92 iscritti in sardegna. allora, facciamo partire il gruppo Italia Futura della sardegna? perchè ora tocca a noi.. ma come possiamo fare?

#4 da Valerio, inviato il 10/11/2011
Io preferirei un economista invece, ma ammetto che potrebbe trattarsi di una deformazione professionale. Diciamo che un manager/imprenditore Capo del Governo ce l'abbiamo già avuto ed è sotto gli occhi di tutti com'è andata a finire (a mio avviso, ciò era evidente già nel marzo 1994 dando una veloce occhiata a certi curriculum ma passiamo oltre). Un economista ha o dovrebbe avere una corretta visione dell'economia, il che aiuta in un mondo globalizzato come il nostro. In generale, comunque, dovrebbe essere dotato del giusto acume per scegliere bene la squadra, ministri in testa, altrimenti ci ritroviamo una Gelmini che vorrebbe dettare i tempi della riforma universitaria "dal basso" dei suoi concorsi calabresi.

Saluti.

#3 da giovanni marino, inviato il 10/11/2011
Carissimo socio di Italia Futura,
purtroppo non siamo un paese in via di sviluppo. Magari...
Un paese in via di sviluppo deve consolidare le regole di rappresntanza ; di organizzazione politica ed amministrativa; di standards di produzione compresi le emissioni(per es.) ed infine il costo del lavoro.
Un paese in via di sviluppo , paradossalmente lo è proprio perchè non ha definito tutte queste regole e così il lavoro costa poco ed è non protetto ed i prodotti pure perchè le industie non rispetano regole imoste dalle economie sviluppate.
Noi siamo tutto l'opposto e troppo spesso molto costosi su tutta la filiera sia politica che amministrativa e sia sui prodotti.
Scusatemi la franchezza ma se non si convincono che l'unico modo di ritoranre ad essere competitivi , e non necessariamente a crescere, è quello di ritornare ad essere come eravamo 40 anni fa con le stesse reglole e gli stessi costi.
La cresita la invocano gli economisti perchè guardano al rapporto deficit /pil.
Io penso che il pil inesorabilmente diminuirà e così anche uno sprovveduto potrà rendersi conto che se vuole mentenere costante quel rapporto allora deve alienare 700/800 mld di euro di patrimonio dello stato ed utilizzarlo esclusivamente per ridurre il debito.
E' anche per questa ragione che pur apprezzando la serità e la preparazione di Mario Monti, non mi convince la scelta di guida del Governo. starebbe benissimo al ministero dell'economia per es.
Io non sono daccordo a farmi amministrare da un economista, meglio un manager di azienda impegnato in politica.
Il capo del Governo dovrà essere un leader non un esperto di economia altrimenti come la mettiamo se non sa nulla di sanità per esempio?

#2 da giovanni p, inviato il 10/11/2011
ciao Fabrizio, io sono pienamente d'accordo con te e ti ringrazio per aver tradotto in parole il mio pensiero che è quello della nostra generazione. anche io ho vissuto quella parte di storia d'Italia che hai vissuto tu, con le stesse speranze e poi, delusioni. allora facciamoci sentire. su ItaliaFutura è pieno di gente che vuole contribuire e dare una mano. sono un tuo conterraneo e non mi sono mai abituato a vivere in una regione con un'economia depressa e preda di bulli di ogni dove, compreso chi ci dovrebbe rappresentare ai massimi livelli. organizziamo il lavoro di IF in Sardegna?

#1 da A.I., inviato il 10/11/2011
Caro Fabrizio, grazie mille per l'articolo. Lo spirito e la volontà di cambiamento, la voglia di reagire, di non essere sempre picchiati come dei "nerd" dai bulli del liceo, di vedere i Nostri giovani costantemente espatriare, sono le motivazioni che, con grande entusiasmo, motivano la mia adesione convinta ad Italia Futura. Io non sto a guardare; lo devo, oltre che a me stesso, al mio futuro, ed alla mia dignità, alle innocenti, ed incolpevoli generazioni che verranno.



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