di Dario Di VicoMaurizio Sacconi oltre ad essere uno dei ministri di punta è anche un politico di lungo corso visto che nel 1987 era già sottosegretario. Se ieri, durante un'intervista tv, ha ritenuto saggio lanciare l'allarme sul rischio terrorismo e evocare il drammatico precedente di Marco Biagi, dispone di elementi e/o informazioni di cui l'opinione pubblica non è a conoscenza.
Elementi che lo stesso Sacconi avrà modo di valutare con le autorità preposte alla vigilanza e alla repressione. Di tutto, infatti, il governo ha bisogno tranne che di essere accusato di mettere in circolo elementi di ulteriore divisione e di preferire la rissa al confronto sui programmi. Già pesa lo scetticismo del ministro dell'Economia — reso noto dalla testimonianza di Umberto Bossi — e sarebbe deleterio, quindi, sommare problema a problema. Con la lettera inviata a Bruxelles Silvio Berlusconi si è dato un programma di lavoro stringente e delle scadenze precise.
La Ue, ma anche i cittadini italiani, si aspettano che il premier usi tutti i giorni disponibili per allargare il consenso attorno agli obiettivi individuati e implementare i provvedimenti necessari per tener fede agli impegni. Chi derogasse da questo itinerario non farebbe altro che, con una singolare eterogenesi dei fini, compromettere l'azione dell'esecutivo.
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