Subito un governo di salute pubblica

Cinque proposte perché non c'è più un minuto da perdere

di Luca di Montezemolo , pubblicato il 31 ottobre 2011
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Gentile Direttore,
l’ingresso in campo dell’FMI e i rendimenti dei BTP al 6 per cento, indicano che siamo ormai al punto di non ritorno. Non c'è più un minuto da perdere. Sono in gioco i risparmi degli italiani, la tenuta sociale e la permanenza dell'Italia nel sistema Euro.

Da maggioranza e opposizione non arrivano risposte adeguate. Il Governo è paralizzato da conflitti interni. L’opposizione ha una linea di politica economica confusa e non è in grado di garantire quanto richiesto dall’Europa. Le elezioni non rappresenterebbero dunque una soluzione e paralizzerebbero il paese.

La lettera alla UE è manifestamente insufficiente rispetto alla gravità della situazione. Le tensioni che percorrono l'Italia non consentono di affrontare i problemi con soluzioni parziali, che diano l’impressione di riservare i sacrifici solo a una parte dei cittadini, magari proprio quelli che non votano i partiti di governo. Con questo metodo l’Italia rischierebbe di esplodere. Esiste oggi una ampia condivisione, da parte di cittadini e di esponenti politici moderati e riformisti, sulle misure prioritarie da adottare.

1. Prima di chiedere ulteriori sacrifici ai cittadini, la politica e le istituzioni devono mettere mano ai loro stessi costi, partendo dal numero dei parlamentari, dall’abolizione delle province e degli altri enti inutili. Non ci vuole una legge costituzionale per abolire il novanta per cento delle province. E poi varando una “patrimoniale sullo Stato”, una vendita massiccia di cespiti pubblici che vada ben oltre quanto attualmente prospettato dal Governo.

2. Lavoro. Non possiamo chiedere più flessibilità in uscita senza affrontare il problema del precariato permanente e la riforma degli ammortizzatori sociali. La proposta Ichino è del tutto condivisibile e attuabile, ma va presa nella sua interezza. Bisogna abolire i contratti a termine (mantenendo solo quelli fisiologici e stagionali), sostituendoli con un contratto unico, che consenta il licenziamento per motivi economici o organizzativi, ma che protegga il lavoratore dalle discriminazioni, gli eviti di dover rincorrere rinnovi periodici e lo supporti in caso di perdita del lavoro. I lavoratori che attualmente godono di un contratto a tempo indeterminato, protetto dall’art.18, continuerebbero a beneficiare di una protezione più ampia rispetto ai giovani lavoratori, ma in cambio dovrebbero andare in pensione più tardi, contribuendo così a finanziare i nuovi ammortizzatori sociali.

3.Dobbiamo tornare ad essere il paese del lavoro e della produzione. Non possiamo più permetterci di avere un fisco che premia rendite e patrimoni. Non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche di efficienza dell’economia. Se la crescita scompare anche il valore dei patrimoni diminuisce. Occorre reperire risorse da destinare all’abbattimento delle aliquote su lavoratori e imprese. Con l’introduzione di una imposta permanente sulle grandi fortune e l’abolizione degli incentivi alle imprese si potrebbe tagliare in maniera radicale l’IRAP. Mentre, vincolando per legge i proventi della lotta all’evasione alla diminuzione dell’Irpef, ad iniziare dai redditi medi e bassi, si creerebbero le condizioni per un positivo conflitto di interessi tra chi paga e chi evade. Un ulteriore ritocco all’IVA, può essere valutato, ma solo a patto che vada automaticamente a diminuire la pressione fiscale sulle persone. Tutta la manovra sul fisco deve essere sottoposta al vincolo di destinazione. La sfiducia dei contribuenti, che non sanno più dove vanno a finire i loro soldi, si combatte evitando discrezionalità nell’uso delle risorse che provengono dalle loro tasche.

4. Bisogna intervenire subito sulle pensioni, abolendo quelle di anzianità e passando ad un sistema interamente contributivo. Una parte consistente dei proventi generati andranno utilizzati per investire in un welfare dedicato ai giovani e alle donne.

5. Per esperienza diretta so quanto rapidamente la liberalizzazione di un settore può dare impulso a investimenti e occupazione e quanto però siano forti le resistenze della politica per mantenerne il controllo. La lista dei settori da liberalizzare è lunghissima. È fondamentale che insieme ai provvedimenti di apertura alla concorrenza si rafforzino i poteri dell’Antitrust per dare agli investitori la garanzia del rispetto delle regole.

Questi cinque provvedimenti, se attuati simultaneamente e accompagnati da un grande piano di rilancio dell’immagine internazionale dell’Italia, rappresenterebbero un valido argine alla speculazione, ridarebbero una prospettiva di crescita al paese e opererebbero nella direzione di una maggiore equità sociale.

Sappiamo però che nessuno dei due schieramenti porterà avanti questa agenda. Al contrario di quanto avviene nelle democrazie avanzate, dove l’obiettivo è la conquista dell’elettorato moderato, in Italia la preoccupazione dei partiti è quella di compattare la parte più populista dell’elettorato, appellandosi ad un “serrate i ranghi” permanente.

Oggi, per fortuna, molte persone non si riconoscono più in questa logica. Dentro la destra e la sinistra stanno emergendo forze che spingono per un rinnovamento vero del proprio schieramento. Compito di tutta la classe dirigente è quello di mettere da parte ogni ambizione personale per dare un contributo affinché queste forze vengano valorizzate e trovino un terreno di incontro.

Questo è quello che dobbiamo fare oggi in vista di un prossimo futuro. Ma l’urgenza della situazione richiede soluzioni immediate. Non abbiamo tempo di attendere la naturale evoluzione del quadro politico. Il Presidente del Consiglio deve rendersi conto che l’unica strada per salvare il paese passa oggi attraverso un Governo di salute pubblica. In passato, in situazioni non più gravi di questa e con un’opposizione ideologicamente più radicale, i leader del partito di maggioranza relativa trovarono il coraggio per aprire una stagione di ampia collaborazione, nella consapevolezza che ci sono momenti in cui ridare coesione al paese viene prima di ogni altra considerazione.

Se Berlusconi continuerà ad anteporre le proprie ambizioni al bene dell’Italia, e se la sua maggioranza lo asseconderà in questa pericolosa scelta, si concluderà nel peggiore dei modi un percorso politico che ha ombre e luci, ma che non merita di affondare nello spirito del “dopo di me il diluvio”.

Lettera pubblicata sull'edizione odierna de La Repubblica

Presidente di Italia Futura


tag:  economia   crisi   europa   liberalizzazione   crescita   equità sociale   contratto unico  


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#52 da Ettore Petraroli, inviato il 7/11/2011
credo che un sistema pensionistico "puramente" contributivo non sia appropriato in un paese dove gli stipendi (e quindi i contributi) sono da terzo mondo (esagero!)

#51 da giovanni Laganà, inviato il 5/11/2011
I RIFORMISTI COORDINAMENTO REGIONALE CALABRIA In Italia stiamo vivendo momenti veramente fibrillanti, il nostro Paese è appeso alla volontà ed al rispetto d’alcuni programmi dettati dall’Europa che, difficilmente saranno rispettati, per l’incapacità e la debolezza di un Governo Berlusconi che ormai sta facendo vedere i titoli di coda. Si sta verificando qualcosa di molto grave ed anomalo nella storia Repubblicana del nostro Paese. Personalismi ed interessi di varia natura di chi ci governano oggi vincono di fronte alla catastrofe che sta travolgendo l’Italia, e mentre ormai da tutte le parti, anche dall’interno del PDL, si chiede a Berlusconi di fare un passo indietro per far sì che possa nascere un Governo di Larghe Intese, il Cavaliere ed i suoi fedelissimi continuano imperterriti a non voler guardare in faccia la realtà. In questa situazione di gravissima crisi economica sono sempre i più deboli a pagare di più. Come I RIFORMISTI Calabresi, crediamo che la situazione politica economica reggina è lo specchio di quello che sta succedendo nel Paese, con una sola gran differenza che, mentre ormai in Italia si è resi conto che un periodo politico è finito a Reggio non sola di questo non se ne parla più, ma sembra che si viva in una città normale dove non ci sono debiti, non esistono creditori, dove mensilmente gli operatori di Leonia, d’Acquereggine ed altre società sono regolarmente pagato e dove nessuno dico nessuno delle forze politiche presenti in Consiglio chiede conto del percorso intrapreso dall’Amministrazione Comunale. Noi, non siamo tra quelli che, affermano che, chi ha portato le castagne al fuoco le tiri fuori, noi siamo quelli che, abbiamo a cuore, la città i lavoratori, le imprese e tutto quello che ruota dentro per far ripartire una macchina ormai logora e ferma, quella dell’economia cittadina, così come siamo sempre più convinti di chi ha sbagliato deve pagare. Chi ha portato Reggio in questo stato, deve avere il coraggio di tirare le conclusioni anche sul suo percorso politico. Come I RIFORMISTI, vorremmo chiedere al Sindaco Arena, se lui oggi è in grado di garantire quanto promesso e fatto con le sue dichiarazioni programmatiche in Consiglio Comunale, per la realizzazione del suo Programma. Crediamo proprio di no e quindi che intenzione ha il nostro primo cittadino, continuare a vivere alla giornata, oppure prendere atto che quanto detto e fatto qualche mese addietro è aria fritta? In politica come nella vita bisogna avere il coraggio e la dignità di guardare in faccia la realtà. Al nostro caro Sindaco, persona e professionista da noi stimata, chiediamo di fare per il bene di Reggio quello che in queste ore non sta facendo il Presidente del Consiglio dei Ministri, suo riferimento politico nazionale. Sindaco Arena, Reggio non si può permettersi più il lusso, “ del tira a campari”, soprattutto ora in una situazione di grave crisi economica. La invitiamo pubblicamente a dire cosa vorrà fare in questi cinque anni di sua guida amministrativa. Noi I RIFORMISTI Calabresi e Reggini siamo convinti che anche a Reggio debba nascere un nuovo GOVERNO DI RISANAMENTO Pubblico, tra tutte quelle forze politiche, e gente di buona volontà che ha a cuore le sorti di questa nostra città, lo diciamo con forza perché Le riconosciamo capacità professionale e una gran dote di persona per bene. Ci consenta, però di muoverle qualche appunto su questo breve periodo di Sua Amministrazione, noi crediamo che Lei non sia politicamente una persona libera e questo lo frena su tutto ed in particolare modo nel voler coprire vecchie gestioni amministrative. Guardi Sindaco Lei, sarà stato un caso, resterà nella storia di questa città come quel primo cittadino che ha tirato fuori della palude Reggio, o sarà quel Sindaco che sancirà il suo definitivo declino. Noi oggi questo Le chiediamo, e se questo percorso da noi proposto Governo delle Grandi Intese non la convincesse proprio ce né un altro più veloce ed efficace SI DIMETTA, per il rispetto della Sua persona, ma soprattutto per il bene di Reggio. C’è una nostra piana disponibilità ad un confronto, facendoci promotori d’iniziative pubbliche sull’argomento chiedendo incontri preliminari con tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale, con le parti sociali, ma soprattutto con quei lavoratori che aspettano la fine del mese per andare a percepire il dovuto dopo le fatiche affrontate. Su questo e per questo siamo pronti a fare la nostra parte. Giovanni LAGANA’ Coordinatore Regionale

#50 da Giusppe Musolino, inviato il 4/11/2011
Caro Presidente, sono 5 Punti condivisibili. Ma ci vuole anche la persona capace a realizzare questi punti, e farle funzionare, e non tutti sono in grado a farlo. Faccio un esempio con la FIAT. Quando Lei era il presidente, la salvata dal fallimento, fatto uscire nuovi modelli, tutti di successo, un cambiamento di mentalità industriale, tanto rispetto verso gli operai e ha fatto rinascere l'Abarth. Tutto invece se ribaltato nel momento in cui ha lasciato la presidenza della FIAT, passando il timone al Giovane John Elkann e Marchonne, risultato... continui minacce verso gli operai, si parla di spostare la FIAT all'estero, l'Abarth non corre più, uscita da Confindustria, un vero disastro. Dunque si alle proposte ma bisogna trovare la persona adatta, che si chiama Luca Cordero di Montezemolo. Infine qualunque sia la sua scelta, non lasci MAI la presidenza della Ferrari. Grazie

#49 da paolo, inviato il 4/11/2011
Viene in mente un 7° punto,ovvero la Quarta economia,che e' sotto i nostri occhi,ovvero il nostro patrimonio culturale e quindi turistico.Ma qui servono le intelligenze,chi ha idee e progetti.Ma troppo spesso li abbiamo tenuto fuori dalla politica...

#48 da Armando Perilli, inviato il 3/11/2011
Carissimo Presidente Montezemolo, vorremmo, vorrei continuare a chiamarla così, ma come Presidente del Consiglio...
Credo che per Lei sia arrivata l'ora di scendere in campo. Ho seguito i lavori riguardanti la cultura che Lei ha saputo mettere in campo questa estate a Roma al Teatro Argentina. Ha saputo creare un clima di distensione, di serenità, di stile e di cultura come pochi avrebbero saputo fare...
La invito vivamente a pensare a questo messaggio, a questo appello, a questa mia richiesta di S.O.S.:
Presidente Montezemolo, prenda in mano l'Italia. Lei è l'ultima risorsa in cui possiamo (e dobbiamo) credere...
LUCA, TOCCA A TE...
Sei la persona che ridarebbe, con un esecutivo come solo tu sapresti creare, l'unica persona riconosciuta all'estero come il vero ambasciatore del Made in Italy, con tutto quel che ne deriverebbe di positivo, di industriale, di culturale per il bene dell'Italia...
Carissimo Presidente Montezemolo, carissimo Luca, TOCCA A TE... non abbiamo altre alternative...

#47 da giovanni Laganà, inviato il 3/11/2011
Caro Presidente, ho aderito ad Italia Futura con la veellità di poter dare il mio piccolo contributo alla realizzazione di un'idea, un programma e per far nascere anche in Calabria questo grande contenitore. Condividendo l'idea di far nascere un governo di Salute Pubblica, mi convincono molto le cinque proposte da Lei avanzate che devono essere i punti cardini e fondamentali per tenere a galla questo Paese ormai allo sbando. In questo contesto, chi paga sempre di più sono le fasce più deboli e quei territori come il Sud e la Calabria in particolare cenerentola del Paese. E' ora di darci una mossa, mi sorprende il fatto però che come movimento dei I RIFORMISTI Calabresi abbiamo chiesto di aderire al progetto da più di un mese ed ancora oggi non abbiamo avuto alcun riscontro, dopo aver mandato i curricula del gruppo dirigente. Sicuro che tutto al più presto si risolverà, ci sentiamo fortemente in campo.

#46 da luciano stramaccia, inviato il 3/11/2011
Perfettamente d'accordo Sig. Presidente. Aggiungerei o inserirei però un sesto punto: riforma fiscale, evasione e redistribuzione della ricchezza.

#45 da mauro ciccarelli, inviato il 3/11/2011
Egregio Presidente, le sue idee sono chiare ,cristalline,come si fa a non condividerle? Voglio solo sottolineare , con riguardo ai costi della politica ,che essi hanno raggiunto un livello inaccettabile e nessuno parla di tagliarli. Se pensiamo che la spesa per la politica è intorno a 27 miliardi di euro l'anno, ci rendiamo conto che possiamo addirittura dimezzarla, ed è il caso di farlo , dato che la crisi non può essere pagata solo dai cittadini più poveri. In ogni caso con queste idee deve decidere di scendere in campo.

#44 da daniele, inviato il 3/11/2011
Egregio Presidente, mi permetto di commentare o per meglio dire implementare i primi 3 punti da lei elencati, che a dire il vero mi fanno ben sperare sul futuro del paese (ove mai il cavaliere decidesse di riposarsi). Punto 1) Prima di parlare dei costi della politica, bisogna con urgenza conoscere a preventivo e successivamente il consuntivo dei costi della politica, non può essere un pozzo senza fine. In tempi di magra da tale voce di costo, credo si possa recuperare molto. Punto 2) La proposta cosi descritta sembra voglia solo allargare il precariato, a rotazione un pò a tutti. "UN CONTRATTO UNICO TEMPORANEO", cerco di immaginare come sarà preoccupata la banca che dopo numerosi tentativi ha deciso di erogarmi un mutuo per prima casa, premesso che al momento ho un contratto a tempo indeterminato e svolgo la libera professione di ingegnere. Pertanto la proposta Ichino è ottima, ma al momento non porterebbe risultati. Bisogna prima assomigliare ai paesi Scandinavi è poi attuare tale proposta. Punto 3) per essere il paese del lavoro e della produzione dobbiamo allargare la produzione o con le aziende esistenti oppure con nuove aziende. Pertanto oltre ad un nuovo fondo per le aziendi nuove, che diventate grandi provederrano a rintegrarlo, e opportuno creare un fondo per le aziende virtuose da erogare con la stessa metodologia dei fondi europei, tale fondo sarà alimentato da una tassa da applicare ai lavoratori dipendenti, in PROPORZIONE AL LORO REDDITO IN AZIENDA siccome un Dirigente deve essere motivato a far crescere l'azienda e non a fare il mordi e fuggi, sono esclusi da tale tassa chi ha il reddito minimo per vivere (1100 €). Spero quanto prima di poterla vederla all'opera. Saluti Daniele Ciarla

#43 da Maurizio Marinelli, inviato il 3/11/2011
In relazione a quanto affermato dal sig. Salari il 31/10 (al quale va tutta la mia solidarietà) devo precisare che anche i contributi volontari versati all'INPS non possono essere richiesti in restituzione.
Cordialmente.

#42 da Sergio Castaldi, inviato il 3/11/2011
Mi va l'idea di un governo di salute pubblica. Tra le idee del Dott Montezemolo, i saggi commenti di molti seguitori della Fondazione, e quanto sta facendo la Fondazione stessa, mi sembra ci sia già una direttrice capace di aprire nuove prospettive e riguadagnare almeno un po' di considerazione per il nostro Paese all'estero ma soprattutto dentro i nostri confini. Chiaro che ci saranno un milione di dettagli da prendere in considerazione nell'attuazione pratica, non ultimo l'inevitabile boicottaggio da parte di quelli (molti, troppi) che ci hanno portato a questa situazione tragica. Non abbiamo alternative, almeno io non ne vedo. Per cui andiamo avanto con le idee già esposte e poi, con molto lavoro e perseveranza credo si riuscirà a mettere insieme qualcosa di buono. In quanto al primo punto della proposta, possiamo cominciare già da oggi con iniziative che sicuramente non fanno danni, basti pensare al finanziamento ai partiti (anche se ha altro nome) nelle sue innumerevoli svariate forme; o ai privilegi dei nostri rappresentanti (anche questi innumerevoli) o alla riduzione numerica degli stessi sia a livello centrale che territoriale; si pensi alla corruzione che potrebbe essere estirpata con un adeguato controllo e un "codice etico. Ma pensiamo che di fronte a simili iniziative il cittadino comune si metterebbe a piangere? personalmente credo che farebbe festa agli autori e, forse, un monumento alla nuova casta votata al benessere del Paese intero e non di pochi privilegiati e dei loro complici. Sono, le mie, parole semplici e forse banali, ma io sono un "uomo qualunque" come qualche altro milione di italiani. Scusate il disturbo e grazie per l'attenzione.

#41 da Gabriele, inviato il 2/11/2011
Ho letto e sostanzialmente condivido le proposte in 5 punti del Presidente di Italia Futura e ho anche letto i numerosi commenti.Dovendo escludere la possibilità che in Italia si verifichi qualcosa di simile a quello che sta succedendo nei paesi del MENA (Medio oriente e nord Africa)prima di finire nel baratro, mi chiedo quali altri margini di operatività immediata abbiamo oltre le elezioni anticipate.Infatti, immaginare che i parlamentari ed i senatori da noi eletti prendano una iniziativa a favore del Paese e non di se stessi è pura fantasia: ce lo hanno dimostrato in tutti i modi e, imperterriti, continuano a dimostrarcelo ogni giorno che passa.Ne consegue che un governo fatto di questa gente non servirebbe assolutamente a nulla.
Non mi risulta peraltro che il capo dello stato abbia la facoltà di costituire un governo senza l'accordo della "casta dei privilegiati" ed è certo che questi non saranno mai d'accordo. D'altra parte il capo dello stato non mi sembra persona in grado di forzare la mano sia per ruolo che per carattere.
Capisco anche e condivido che Italia Futura non vuole essere etichettata come il movimento che fa della richiesta di elezioni anticipate la sua bandiera.E' fin troppo evedente che chiedere di andare alle elezioni quando ci si trova sull'orlo del baratro è da irresponsabili o che per lo meno si rischia di passare per tali. Ma come si fa ad evitarle e cosa ci si guadagna? Forse non nè azzardato pensare che sia il capo dello stato a prendere atto che la situazione non è più sostenibile e lo renda pubblico con forza e capacità di convinzione. D'altra parte quando la nave sta per affondare non è né la ciurma né i passeggeri che prendono in mano la situazione ma è il capitano.
Ho molta stima del presidente di Italia Futura e della sua intelligenza, anche tattica, per non rimanere vittima di irresponsabili e fa bene a fere pressione nei modi che gli competono. Ma non riesco a scrollarmi di dosso un realismo residuale che fortunatamente non mi ha mai abbandonato insieme con il coraggio di assumermi dei rischi, anche molto grandi, quando non c'è altra strada. E' certo che se si andrà rapidamente ad elezioni antipate Italia futura dovrà essere pronta ad eleggere il suo presidente a capo del governo. Io sono a disposizione, se necessario, per organizzare il lavoro nella mia regione.

#40 da antonio caputo, inviato il 2/11/2011
IL COLLASSO DELLE CLASSI DIRIGENTI
CHE FARE?
Caro Presidente Montezemolo,
il Suo appello e' sicuramente condivisibile.
Ma. purtroppo, non vi e' chi possa aiutare gli Italiani ad invertire o anche solo arrestare la tendenza verso il declino del Bel Paese.
Anche un Governo di responsanilita' nazionale, nell'attuale contesto, sarebbe in balia dei politicanti di mestiere.
Nel mentre, a destra e manca, il populismo piu' indecente impedisce al Governo di agire e all'opposizione di battere un qualche colpo.
Il commissariamento della BCE xhe potrebbe essere una panacea rischia di essere travolto dai tanti Papandreu che siedono in un Parlamenbto sempre piu' autoreferenziale.
Verrebbe da dire, parafrasando l'Heidegger crepuscolare, che "solo un dio puo' salvarci=.
I mercati, peraltro alterati dalla speculazione alimentata da detentori di grossi patrimoni nescosti in Paradisi fidcali che nessuno sta seriamente combattendo,hanno pronunciato il loro verdetto, che annuncia sventuraq, mentre il PIL mondiale si sposta inesorabilmente verso l'Asia.
FACCIAMO QUALCOSA: Innanzitutto, costituiamo un movimento politico per il ricambio delle elites e la formazione di nuove classi dirigenti.
Scebda in Piazza, Presidente!
Con il 99% degli indignados di tutto il mondo di cui scrive Beck: per costruire insieme un nuovo modo di vivere insieme e di convivere nel pianeta.

#39 da Walter, inviato il 2/11/2011
Tutto condivisibile al massimo, aggiungerei una regola base per i lavori pubblici che dovrebbero ripartire e cioè si fissa la gara d'appalto e l'offerta dev'essere chiusa senza revisioni di prezzi in corso d'opera e la data di consegna tassativa al massimo con penali esagerate.-

#38 da renato martelossi, inviato il 2/11/2011
ci vuole competenza per governare, oggi in questa situazione la compagine di governo sta mostrando penosamente i suoi limiti.

#37 da Carlo Sgandurra, inviato il 2/11/2011
Condivido le proposte; tra i suggerimenti, ad integrazione dei 5 punti, mi soffermo per ora sulle liberizzazioni: quando ineriscono Servizi di pubblica utilità, è indispensabile che ne sia previsto un effettivo controllo, a garanzia dei cittadini che li fruiscono. Ciò sarà però possibile a condizione che esista un efficace ed obbiettivo sistema di misurazione della qualità delle prestazioni richieste. Condizione quasi del tutto inesistente presso la PA e per la quasi totalità dei Servizi. Apro il dibattito per l'approfondimento. Carlo CSg

#36 da Demetrio Caridi, inviato il 2/11/2011
sono perfettamente d'accordo con le proposte indicate dal Presidente Luca Montezemolo

#35 da Luigi De Romanis, inviato il 2/11/2011
1.11.11 lettera aperta al Presidente Montezemolo Caro Presidente Montezemolo, Mi pregio di averla conosciuta personalmente quando ero Responsabile del Settore lavoro e relazioni sindacali di Confcommercio ed ho sempre l’ho sempre apprezzata sia come Presidente della Ferrari sia come Presidente di Confindustria quando, già allora, richiamando la necessità di “fare squadra”, tentò di rilanciare il dialogo sociale e la concertazione fra le parti, lealmente e costruttivamente intesa. Ciò dopo la Presidenza D’Amato che aveva portato ad una radicalizzazione del confronto, partorendo fra i primi risultati quella “famigerata” legge 368 sui contratti a termine, alla cui trattativa anche io partecipai assiduamente e che, oltre ad inaugurare la stagione della rottura con la CGIL, aprì le porte al precariato e forse – come anch’ella sostiene sulle pagine de “La Repubblica” di oggi – andrebbe oggi abrogata per ripensare, in un’ottica più moderna, il tema della flessibilità del lavoro. Per questi motivi io sono fra coloro che, in questa brutta fase della politica italiana, si è sempre augurato un suo ingresso in politica o, come dal 94 in poi si usa dire, “una sua discesa in campo!”. Ho letto con attenzione la sua lettera a Repubblica di oggi, apprezzandone, come sempre, i contenuti a partire dal primo punto in agenda relativo alla priorità di abbattere i costi della politica. Rimango tuttavia colpito dal fatto che anche lei, come tanti dei politici delle opposizioni, da Casini a Fini sino a numerosi membri del PDI, salvo l’ex Ministro del lavoro Damiano, siano così fermamente sostenitori dell’abolizione o del prolungamento temporale delle pensioni di anzianità senza fare i necessari distinguo. Capisco bene il senso dell’affermazione secondo cui, nell’ottica di un patto fra generazioni, si chieda ai padri di lavorare un po’ di più a vantaggio dell’occupazione o delle future pensioni dei giovani. Ma raramente mi è capitato di ascoltare chi riconoscesse anche le legittime aspettative di lavoratori anziani che hanno fatto il loro dovere per tanti lunghi anni di lavoro, facendo affidamento ed anche impostando i propri progetti di vita (ad esempio riscattando ad alto prezzo i propri anni di laurea) su certi sistemi pensionistici che sono già stati modificati più e più volte e sono tuttora in evoluzione prevedendo già, secondo i gradini della legge Prodi-Damiano, un graduale innalzamento dei requisiti per le pensioni di anzianità. Ma soprattutto non si può non tenere presente la condizione di quei molti lavoratori che, come me, sono al momento già disoccupati ed in attesa di perfezionare i requisiti di età (ad esempio i 60 anni il prossimo anno) per la pensione di anzianità, i quali, in caso soppressione delle pensioni di anzianità fatta da un giorno all’altro, o anche solamente di un’accelerazione eccessiva degli scalini di crescita dell’età minima, si troverebbero di fatto senza alcuna fonte di reddito, senza avere né il tempo né l’età adeguata per ricostruirsi una prospettiva lavorativa! Inoltre, non si può trascurare il fatto che nemmeno la lettera della BCE aveva parlato in termini eccessivamente perentori dell’argomento “pensioni di anzianità”, richiamando solamente “la possibilità di intervenire ulteriormente sul sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità….così ottenendo dei risparmi già nel 2012”. Il che potrebbe significare anche solo anticipare di un trimestre la data di ingresso nel quoziente 97 (61+36), prevista per l’inizio del 2113. Per concludere, se non sarà possibile salvare le pensioni di anzianità, ogni eventuale modifica non dovrebbe avere una decorrenza immediata e non si dovrebbe applicare, ad esempio, “ai lavoratori ultracinqiantottenni già disoccupati al momento dell’entrata in vigore della legge” oppure “ai lavoratori per i quali, al momento dell’entrata in vigore della legge, intercorra meno di un anno al perfezionamento dei requisiti per la pensione di anzianità secondo il sistema attualmente in vigore”. In alternativa, l’unico intervento possibile potrebbe, semmai, essere quello, già sperimentato con un buon successo in passato, basato sulla volontarietà del pensionamento anticipato con incentivi a proseguire l’attività (super bonus o simili), sostenuto – mi pare – dall’IDV e da una parte del PDI. Non sarebbe invece opportuno che l’Italia abbracci con decisione quella che è stata un’opzione già emersa dagli incontri fra Merkel e Sarcozy, successivamente rientrata anche fra gli auspici della Commissione Europea ed in ultimo sostenuta pure dal Vaticano sulle pagine di Avvenire, e cioè l’introduzione a livello transnazionale della cosiddetta Tobin Tax ? Ciò per coinvolgere, piuttosto che i lavoratori ed i futuri pensionati italiani, proprio quel mondo della finanza che è stato, alla fin fine, il maggior responsabile di questa crisi, di gran lunga superiore anche a quella seguita alla tragedia delle Torri Gemelle. Nel ringraziarla per la cortese attenzione le invio i miei migliori saluti. Luigi De Romanis

#34 da Eugenio, inviato il 2/11/2011
Da iscritto di Italia Futura sono certamente d'accordo con le proposte avanzate dal Dott. Montezemolo. Vorrei sottolineare qualche punto in cui credo 1) Penso che l’obiettivo sia un Nuovo Patto Sociale che vogliamo costruire per il Paese: comunichiamolo con chiarezza! 2) La mia idea, ma lo leggo anche nei commenti dell’Associazione, è che il Nuovo Patto Sociale deve essere prima di tutto un Patto Generazionale ed un Patto Stato e Forze Sociali (prima di tutto Imprese /sindacati) 3) Chi ha avuto la possibilità di godere del nostro ricco Welfare State e di un futuro garantito dalla crescita del Paese dovrà rinunciare a qualcosa a favore di chi non ha avuto questa possibilità. Qualche idea: alzare i contributi / abbassare gli stipendi e le pensioni in maniera proporzionale all’età ed al reddito (ovviamente non chi ha pensioni da fame: 1000 mese): ad esempio ai lavoratori a tempo indeterminato sopra i 45 anni e diminuirli ai lavoratori sino ai 35; alzare l’IVA sui beni non di prima necessità; abbassare in maniera decisa i costi (attraverso sgravi?) veri ed ineludibili delle famiglie normali: bollette / autostrada (uno scandalo!) / acqua / gas / asili / telefoni / servizi alla persona / libri di testo; sviluppare il mercato delle locazioni detassando i redditi da locazione ed incentivando chi da in locazione. 4) Dare alle imprese la possibilità di operare: niente contributi a pioggia: scegliere”a priori” i settori e le imprese cui affidarli e solo a quelle: contributi all’inizio del progetto e non alla fine (troviamo il modo di garantire il buon esito) ; blocco della costruzione dei capannoni (vuoti) al NORD e che consumano solo il territorio con obbligo di censimento prima di dare permessi; obbligo di installare su tutte le nuove abitazioni edifici commerciali il fotovoltaico ;incentivare l’agricoltura giovanile; drastica revisione (in un’ottica di semplificazione) della normativa sugli appalti pubblici (tutto solo on-line). Sono alcune idee; alcune bruciano : anche a me che ho 45 anni ma forse vale la pena di pensare al futuro nostro e dei nostri figli. Grazie. Eugenio

#33 da Andrea Tonin, inviato il 2/11/2011
I cinque punti sono condivisibili e andrebbero attuati subito. Purtroppo il nostro governo ed il nostro Premier in testa hanno dimostrato di non capire o di non essere informati su cosa accade in Italia e nel mondo. A luglio, si parlava di abbassare le tasse con tanto di proclami di "atto di coraggio" e c'era chi attaccava il rigore di Tremonti (vedi Berlusconi, Galan, Maroni...). Due settimane fa c'e' chi, dopo che confindustria a messo pressione ha detto che non c'era fretta (vedi Berlusconi). Ora come possiamo fidarci? Chi ci governa sta capendo qualcosa? Ho seri dubbi e non ho mai visto nessuno agire. SUBITO UN GOVERNO DI SALUTE PUBBLICA. Cordialita'

#32 da Stefano Vettraino, inviato il 2/11/2011
Al ns Presidente e a tutti i lettori. Restare "sorpresi" difronte ad un "governo" così irresponsabile è un eufemismo. E cercare di darci delle risposte, equivale a prenderci per i fondelli dal momento che questa classe di politici parla a se stessa in preda ad un delirio di onniscienza ! Quindi i migliori tra noi, o meglio chi al di sopra di noi è nelle condizioni di essere alla pari, nella scala geranchica del "potere", farebbe bene a guardare in dietro nella "Storia del nostro Paese" e fermarsi ai "moti" della "Repubblica Romana del 1848". Prendere ispirazione da quegli eventi, adattarli al momento che viviamo e avere in coraggio d'intervenire. Certamente non resterà solo !

#31 da Augusto Salzani, inviato il 2/11/2011
Consentitemi ancora una nota critica: il nostro Paese e il mondo intero è in balia di un non meglio precisato "mercato" fatto di gente che compra-vende titoli obbligazioni e quant'altro per guadagnarci qualcosa...
Inoltre non mi pare che l'economia reale cambi con il ritmo della borsa +5% un giorno e -8% il giorno dopo. C'è qualcosa che sfugge alla comprensione dei più (me compreso).
Aiutiamo a capire di chi è la responsabilità di questa terribile baraonda!

#30 da Franco Righi, inviato il 2/11/2011
Condivido pienamente i 5 punti ma mi chiedo se in un Paese non normale come l'Italia possano davvero e compiutamente realizzarsi. Penso agli enormi poteri degli enti locali, alle resistenze dei sindacati, alle potenti lobby delle professioni, farmacisti, notai, tassisti, portuali penso alla gente comune abituata ahimè al "velemose bene e tirano a campà". Penso che non bastino le maggioranze parlamentari ma penso invece che serva solo la frusta!! La finta democrazia che ha traviato intere generazioni non potrà mai fare quello che tutti concordano che debba essere fatto per cambiare davvero.

#29 da Augusto Salzani, inviato il 2/11/2011
Seguo con estremo interesse le proposte dell'Associazione e mi permetto un'osservazione, critica o suggerimento a seconda di come si vuole...
Enunciare temi o linee d'azione non basta: si rischia di essere come gli altri!
Dentro ogni punto proviamo a metterci dei numeri che diano la misura degli obbiettivi di miglioramento; formuliamo chiaramente il cosa, come, quanto e quando...per il chi vedremo chi ci sta!

#28 da Giorgio Paolo de Castiglioni, inviato il 2/11/2011
Mi scusi signor Presidente, ma mi sfugge una cosa: Lei sostiene, giustamente, che nè maggioranza nè opposizione sono in grado di sostenere questa Sua agenda, e tantomeno si può attendere di andare a nuove elezioni. Ma allora, il governo di salute pubblica che Lei propone, chi lo sosterrà? Il primo decreto di questo governo che arrivasse in parlamento per l'approvazione, da chi verrebbe votato? da uomini politici che con il loro voto rischierebbero la "cadrega"? Abbia pazienza, ma la soluzione (e la maggioranza) la devono trovare, e poi sostenere, i politici che oggi siedono in parlamento, purtroppo. Volenti o nolenti, o si vota o si dovrà continuare con governicchi obbligati a cercare l'appoggio di un deputato o un senatore in più con l'ennesimo mercato delle vacche.

#27 da massimiliano, inviato il 2/11/2011
Indipendentemente da tutte le considerazioni etiche e di parte (destra e sinistra si sono dimostrate inconcludenti da ambedue le parti)è ora che la classe politica italiana dia una dimostrazione di responsabilità e di buon senso. E' inutile propinare inutili discorsi di sacrificio senza neppure avere la forza di imporre un sacrificio al proprio interno (non c'è stata una dimostrazione una di riduzione della spesa politica). Appare chiaro che nella situazione italiana anche per un semplice motivo di immagine comunicativa l'attuale governo iperbolizza la situazione critica a livello di sistema mettendo ancora di piu in crisi l'italia che ha una situazione migliore di altri paesi (vedi spagna e per alcuni aspetti anche francia e germania). D'accordo quindi ad una soluzione di responsabilità che consenta all'italia di presentarsi perlomeno con una chance in più in un momento così difficile.
Personalmente favorevole alla candidatura di una personalità di spicco e di alto profilo internazionale con ampio mandato ad agire! Ad esempio Mario Monti

#26 da Carlo Buffa, inviato il 1/11/2011
Condivido le 5 proposte. Ne ho una sesta: "internalizzare" una parte consistente del debito pubblico obbligando tutti i possessori di capitali e beni di media o elevata entità a comperare titoli di stato con interesse basso (2-3 % ?) e vincolo a non vendere fino al rientro della crisi. In alternativa o in aggiunta stipendi e pensioni sopra un certo valore potrebbero essere pagati con titoli di stato vincolati. Non si tratterebbe di una nuova tassa sulla ricchezza, ma di un prestito straordinario al proprio Paese, chiesto a chi se lo può permettere. Gli spread scenderebbero immediatamente e si ridurrebbe la dipendenza dal buon cuore dei cosiddetti stati "amici". Uno stato ricco come l'Italia, pieno di SUV, yacht, ville, badanti, ecc. e forte di una industria straordinaria, non può giocarsi tutto per non saper chiedere ai cittadini più benestanti di impiegare un decimo dei propri averi per finanziare un debito che, in questo momento, per la congiunzione economico finanziaria, nessuno vuole comperare.

#25 da montero mori, inviato il 1/11/2011
Sig. Presidente...non so se le sono pervenute le mie mail ....qualche mese fa indicavo la necessità di quello che dovremmo fare...Il primo passo, oltre a quelli da Lei indicati nei quali mi riconosco perfettamente e anche miei...è quello di "scendere decisamente in campo"...dobbiamo osare...osiamo....oppure naufragheremo per colpa di questo mostro che abbiamo alla guida del nostro paese.!

#24 da giuseppe, inviato il 1/11/2011
il ns. presidente ha analizzato concretamente la situazione di crisi in cui versiamo ed ha, contestualmente, fornito risposte serie, che darebbero una svolta al paese. possibile che però dobbiamo restare alla finestra a guardare, mentre sia maggioranza che opposizione riducono il nostro paese al pari di grecia e spagna (se non peggio)?! ci prepariamo a scendere in campo, per evitare di lasciare il paese a questi nullafacenti, mediocri e ladroni? vorrei tanto che il prossimo discorso del presidente montezemolo sia fatto per manifestare la sua volontà di presentarsi alle elezioni. unica critica (costruttiva) che mi permetto di muovere alla ns. associazione: la riforma della giustizia non viene affrontata, eppure è necessaria, anche in momento di crisi economica, perchè eviterebbe che il "sistema" tuteli chi evade, chi non vuol pagare e chi, in generale, delinque. auguri a tutti!!!

#23 da maurizio r., inviato il 1/11/2011
Caro Presidente, come la maggior parte dei commenti al suo discorso di ieri condivido in pino i cinque punti trattati. Quello che sta accadendo in queste ore mi ha convinto che serve quanto prima un governo nuovo come da lei enunciato. Importantissimo e fondamentale che tutti forze politiche,sindacali ma soprattutto gli italiani si devono convincere che è arrivata il momento di fare sacrifici per un futuro spermo più roseo. Continui su questa strada quanto prima arrivera, lo spero, il suo momento e nostro.



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