A voi la parola
Nuova linfa per la Pubblica Amministrazione
Limare stipendi e privilegi dei più anziani per favorire l'assunzione di giovani
di
Nicolò Boggian ,
pubblicato il 30 ottobre 2011

Data la crisi profonda che stiamo attraversando, penso sia sempre più urgente introdurre delle misure strutturali per
correggere le iniquità del nostro sistema paese.
Senza voler essere demagogici, sembra sempre più evidente come vi sia
una disparità oggettiva nel trattamento delle varie generazioni, con un sacrificio continuo del futuro e dei quelle più giovani, per tutelare un presente ricco e una serie di diritti acquisiti.
La crisi ha indubbiamente acuito alcune caratteristiche del mercato del lavoro, che tende a
favorire le generazioni più anziane e gli
insider, sovraretribuiti ed iper protetti,
a scapito dei più giovani, che nel migliore dei casi hanno stipendi bassi - che non consentono una reale indipendenza e programmi di crescita personale e familiare - e
situazioni di lavoro estremamente precarie, o in alternativa stati di inoccupazione forzata.
Se nel settore privato la maggiore flessibilità e la necessità di “stare sul mercato” delle aziende hanno in alcuni casi incentivato queste ad abbassare l’età media dei dipendenti, nel settore pubblico questo fenomeno non si registra apparentemente, ma
si verifica il problema contrario.
Infatti, mentre si continua ad avere una classe dirigenziale poco efficiente, molto costosa, che ha maturato diritti importanti per la sola anzianità di servizio e garanzie illimitate (che non incentivano granché la produttività), i
giovani neolaureati non riescono più a trovare lavoro se non con forme precarie e con incarichi con scarse responsabilità e pochissima possibilità di apprendimento e di sviluppo.
Con buona pace dei dati del mercato del lavoro che vedono i nostri tassi di disoccupazione generale sostanzialmente in linea con la media europea. Nella mia esperienza personale e professionale assisto sempre più spesso a casi tipici che sotto esemplifico.
Mi capita di incontrare manager pubblici con lunghe carriere, incarichi e ruoli blasonati e stipendi sopra i 150.000 euro che si lamentano di avere uno o più figli che non riescono a trovare lavoro nonostante, aggiungo io, il forte network familiare.
Si dirà che lo stipendio del genitore contribuirà a garantire la serenità del nucleo familiare in quello che
in Italia qualcuno ben descrive come una sorta di “familismo amorale”.
Questo stato di cose mi ha fatto venire in mente un idea che permetterebbe di affrontare questo problema: perché non consentire per legge agli enti pubblici di “liberarsi” dei manager con stipendi onerosi e ruoli non indispensabili all’Amministrazione, in cambio della possibilità di assumere, “ a saldi invariati” , un numero maggiore di giovani con stipendi molto più bassi, che in questo modo possano contribuire autonomamente alla serenità dei rispettivi nuclei familiari.
Cosa ne potrebbero pensare i sindacati e le parti sociali di questa proposta? Quali effetti si avrebbero sul Sistema Paese?
Un‘altra idea di natura meno strutturale (e radicale), potrebbe essere di
limitare gli stipendi dei manager ad un tetto massimo, destinando la quota eccedente all’assunzione di nuovi giovani a tempo determinato, solo per un paio d’anni, per ragioni di crisi e di rischio default, per poi valutare i risultati per l’Amministrazione e decidere come proseguire.
Personalmente credo che per moltissime delle Amministrazioni Pubbliche sarebbe possibile in linea di principio
rinnovare il management attuale rendendolo più efficiente e meno costoso, entuasiasta, energico, istruito e proiettato al futuro, se solo la legge lo permettesse.
Ma questo diritto del lavoro che non lo permette a cosa serve?
E’ funzionale al futuro del paese? Non è forse servo del privilegio di una casta e di una generazione che esclude un‘altra?
Una nuova generazione di manager 40 enni e di loro collaboratori 30 enni non sarebbe un bene per il Paese e non porterebbe ad una ripresa della crescita del Pil e ad una maggiore competitività del sistema paese? A cosa porta questa pervicace insistenza dei management delle aziende a proteggere i propri dipendenti a discapito degli “esterni”?
E per ultimo: macelleria sociale è solo licenziare dipendenti con anni di rapporto di lavoro o anche
avere più del 30% di disoccupazione giovanile?
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