Dai giovani sindaci Pd s'ode un grido liberatorio
Il Foglio
pubblicato il 28 ottobre 2011
di Giacomo D'Arrigo, coordinatore nazionale Anci Giovane, membro dell'ufficio di presidenza dell'Anci (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani)
Al direttore- Cos'è più importante (e giusto) per un comune: mantenere la maggioranza di una municipalizzata oppure partecipare all'azionariato con un peso minore e utilizzare in altri ambiti i denari svincolati, ad esempio per spesa sociale?
Penso che sia un errore quello di escludere i comuni (per ciò che hanno già fatto e per ciò che potrebbero fare) da dibattito e decisioni di questi giorni su finanza pubblica, misure per lo sviluppo e rilancio del paese. Penserei ugualmente a un errore da parte del sistema delle autonomie se non accettasse di (ri)mettersi in gioco ed essere uno degli ambiti nei quali si determini una scossa con cambiamenti e innovazioni di sistema utili (necessari) a territori e paese.
Perché, a mio avviso, di questo si tratta: misure e decisioni che scuotano e determinino fatti nuovi a tutti i livelli istituzionali, anche mettendo in discussione "punti fermi" sui quali negli anni, un po' per pigrizia un po' per convenienza, ci siamo assopiti.
Partiamo da noi. In questi anni gli enti locali hanno svolto il loro compito: nel pubblico sono il comparto che ha fatto meglio con obiettivi di finanza centrati e saldi attivi e ciò nonostante sia mancato totalmente il coinvolgimento per determinare percorsi e cifre e si sia palesata invece l'invadenza di norme varie (o istituzionali o di finanza) che hanno creato più problemi che benefici. Ma adesso?
Alcune delle proposte avanzate sul Corriere della Sera dagli economisti Francesco Giavazzi e Alberto Alesina, personalmente auspicate come quella sulle pensioni, non hanno una connessione con le autonomie locali, altre sì. E anche in maniera diretta, concreta e condivisibile. Occorre che i comuni, gli enti locali, sappiano coglierne portata d'innovazione, vantaggi da trarne e valenza che ne scaturisca per le comunità locali.
Su liberalizzazioni, servizi pubblici locali, personale, investimenti e rapporti tra differenti livelli istituzionali, non sono indifferenti le scelte che si fanno ma anzi hanno una ricaduta concreta sia per la vita dei singoli, sia per come decidiamo di essere in ciascun comune e, allo stesso momento, in Europa. Aprire (non consegnare!) al mercato la gestione dei servizi pubblici locali e liberalizzare (non necessariamente privatizzare!) settori per i quali scarseggiano le risorse, sono scelte di buon senso prima ancora che richieste dall'Ue. Integrare su scala regionale o sub regionale municipalizzate e servizi (alcune esperienze al nord sono da esempio) realizzando semplificazioni, economie di scala e cifre importanti per investimenti non è più vantaggioso che avere ciascuno la sua strutturina?
Incentivare il pensionamento del personale, avviare un ricambio con giovani che siano elementi di modernizzazione della burocrazia, chiedere un modello organizzativo diverso del blocco delle assunzioni che, tendendo conto delle differenti dimensioni tra comuni e nel rispetto dei vincoli, aumenti l'autonomia degli enti, non aiuterebbe il sistema ad avere un'iniezione di vivacità? Per fare queste cose e altre ancora negli enti locali c'è già una classe dirigente pronta a misurarsi con sfide nuove.
Nei comuni sono tantissimi gli under 35 che, non con liste bloccate, sono protagonisti e hanno conquistato ruoli e spazi (l'80 per cento di questi con 24 euro lordi a seduta non è la casta!) pronti anche a scelte "di rottura" e fare proposte nuove. Per tutte queste cose, noi siamo pronti.
Chiediamo soltanto di essere messi nelle condizioni di fare, per ciascuno dei nostri comuni sapendo di farlo anche per il nostro paese.