Il vizio dello scorpione

Corriere della Sera

pubblicato il 27 ottobre 2011
di Antonio Polito

Prima di partire per Bruxelles, la signora Merkel ha ricevuto il voto di 503 deputati del Bundestag (i contrari sono stati appena 89), che l'autorizzavano a negoziare un accordo. Prima di partire da Roma, Silvio Berlusconi non ha avuto neanche la firma del suo ministro del Tesoro in calce alla lettera di intenti che ha portato a Bruxelles. Su quelle sedici pagine, ultima spiaggia del governo, Giulio Tremonti non ha voluto lasciare impronte digitali, comportandosi come uno che «non l'ha neanche vista».

E l'ultimo drammatico confronto con Berlusconi non sembra essere stato sul merito del testo, ma sull'invito reciproco al passo indietro. Se è ancora comprensibile che il capo dell'opposizione ripeta che ogni misura è inutile se non si manda a casa il premier, è del tutto impossibile che lo pensi un ministro del suo governo, tra l'altro deputato a sorvegliare il Tesoro, a garantire le Finanze e a far quadrare il Bilancio.

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