di Antonio PolitoPrima di partire per Bruxelles, la signora Merkel ha ricevuto il voto di 503 deputati del Bundestag (i contrari sono stati appena 89), che l'autorizzavano a negoziare un accordo. Prima di partire da Roma, Silvio Berlusconi non ha avuto neanche la firma del suo ministro del Tesoro in calce alla lettera di intenti che ha portato a Bruxelles. Su quelle sedici pagine, ultima spiaggia del governo, Giulio Tremonti non ha voluto lasciare impronte digitali, comportandosi come uno che «non l'ha neanche vista».
E l'ultimo drammatico confronto con Berlusconi non sembra essere stato sul merito del testo, ma sull'invito reciproco al passo indietro. Se è ancora comprensibile che il capo dell'opposizione ripeta che ogni misura è inutile se non si manda a casa il premier, è del tutto impossibile che lo pensi un ministro del suo governo, tra l'altro deputato a sorvegliare il Tesoro, a garantire le Finanze e a far quadrare il Bilancio.
Per continuare a leggere l'editoriale, scarica la versione pdf.