L'orgoglio civico e la fiducia in noi stessi

Ricostruire il disfacimento

di Teresa Petrangolini , pubblicato il 26 ottobre 2011
immagine documento
Un milione di firme raccolte contro una legge elettorale iniqua, un referendum stravinto in difesa dell’acqua pubblica e contro il nucleare, milioni di donne in piazza per dire “se non ora quando”, politici di governo contestati ogni volta che mettono il naso fuori dal Palazzo, imprenditori, solitamente conservatori, sul piede di guerra, un susseguirsi di iniziative civiche su temi fondamentali come la difesa del welfare e la lotta al malaffare, alla corruzione e all’indecenza.

In realtà l’Italia sembra diventata un paese dove ognuno – oggi anche io! – vuole dire la sua per manifestare il suo sdegno e la sua rabbia contro il malgoverno, una classe politica inetta e indifferente ed il continuo permanere di blocchi, interessi consolidati, rendite di posizione.

Nonostante questa vitalità, penso che come italiani abbiamo ancora due problemi da risolvere: crediamo poco in noi stessi e crediamo poco nei giovani, il cui dinamismo è indispensabile per cambiare l’Italia.

In un bel libro di Lucio Villari “Bella e perduta, L’Italia del Risorgimento” viene riportata una frase: “Ci sono popoli, come ci sono individui, che hanno tratto forza di rinnovamento dalla nausea di se stessi e del loro passato”. È di Benedetto Croce, che commenta il disgusto che indusse molti italiani a reagire alla Restaurazione dopo il Congresso di Vienna del 1814/15.

Siamo in una situazione completamente diversa, ma la nausea è la stessa anche se riguarda soprattutto il presente. Allora ci furono persone, tutte molto giovani, che, a partire da questi sentimenti scrissero Costituzioni, articoli, libri, opere letterarie, canzoni, organizzarono confraternite, azioni simboliche, fino a vere e proprie insurrezioni. Ricordo Roberto Benigni qualche mese fa in televisione quando celebrando i 150 anni dell’Unità d’Italia raccontava di Goffredo Mameli, un ventenne che compose il nostro inno ed andò a morire durante la Repubblica Romana nel 49.

Oggi ho l’impressione che dovremmo avere più memoria della nostra storia, di quanto siamo stati bravi allora e in tanti altri periodi del nostro passato. Dovremmo avere maggiore fiducia in noi stessi.

Dico questo perché, come tanti altri, credo che per ricominciare ad essere orgogliosi del nostro paese e non vergognarci di noi stessi non basti cambiare solo il governo e mandare via Berlusconi. È il primo passo ma non ci assicura il cambiamento di un modo di gestire la cosa pubblica che ha radici profonde.

Devono essere molte le cose da modificare: deve cambiare il sindacato che garantisce solo i garantiti (vi sembra normale che difenda un autista del bus che guida con il telefonino all’orecchio!); deve cambiare l’amministrazione pubblica, vessatoria nei confronti dei cittadini; devono cambiare le corporazioni professionali; devono cambiare le Università, così poco inclini ad accogliere nuovi saperi e nuove intelligenze, deve cambiare soprattutto la politica, che ha invaso tutto e vuole tutto, dimenticandosi sempre più spesso dell’interesse generale.

Questi cambiamenti dipendono anche da noi, da un rinato orgoglio civico che si fonda nella fiducia in noi stessi, nelle cose che possiamo fare per avere il paese che ci meritiamo. Sicuramente è necessario sostituire le persone che siedono in posti di responsabilità politica e istituzionale perché non ci possono essere incompetenti totali e buffoni o parlamentari da 7/8 legislature o funzionari pubblici a vita che hanno 2 o 3 incarichi riccamente retribuiti. A cascata tante altre cose possono cambiare: in primis serve che a tutti i livelli si lavori per dare spazio materialmente ai giovani, liberando risorse, opportunità, “posti”. Non per buon cuore ma perché abbiamo bisogno di loro.

Per ottenere tutto ciò servono gli italiani ed un aumento complessivo del loro impegno civico, ovunque questo sia possibile: sicuramente nella politica in senso tradizionale, ma anche nella cultura, nella gestione dei servizi, nella vita di quartiere, nel produrre informazione, nel fare al meglio il proprio lavoro, nel guardarsi attorno e costruire momenti di socialità, di aiuto, di solidarietà.

Villari nel suo libro fa un’altra citazione, del non sempre amato Nietzsche “Quando un popolo è politicamente malato di solito ringiovanisce se stesso e ritrova alla fine lo spirito che aveva lentamente perduto. La civiltà deve le sue più alte conquiste proprio alle epoche di debolezza politica”. Mi sembra che faccia proprio il caso nostro!

Segretario generale di Cittadinanzattiva




tag:  orgoglio   società civile   impegno   fiducia  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO | Leggi il DISCLAIMER


#4 da Angelo C., inviato il 28/10/2011
abbiamo messo in politica una massa di disonesti, opportunisti e "criminali intellettuali". E purtroppo la colpa è anche nostra. Però ci sono anche tanti politici onesti (fuori e dentro la politica) che vorrei vedere potenti all'interno del Parlamento...non bisogna fare di tutta un'erba un fascio. Ci sono politici che sentono davvero la politica e ci sono politici opportunisti, che pensano solo ai propri interessi. Noi dobbiamo chiedere che quei politici onesti e seri rivestano posizioni di primo piano. Se accomuniamo tutti in un unico calderone facciamo solo anti-politica e quindi ci mettiamo solo in una posizione di contrapposizione che ad oggi, come abbiamo visto con berlusconiani ed anti-berlusconiani, non porta a niente, se non ad un allontanamento dei cittadini dalla politica (come dimostrano oggi i sondaggi, per quanto affidabili, che la quota degli indecisi è al di sopra del 40%, quota che rappresenta la vera maggioranza nel nostro paese). Se non si riflette su questo, se la politica non decide di considerare serio il problema di questo 40% che si allontana da essa, credo che la situazione andrà sempre peggio. In questo modo aumenta il frazionamento politico, che per alcuni è sbagliato per atri meno...sono del parere quel 40% deve pronunciarsi. Sono del parere che merita una rappresentanza politica. Tra l'altro sono un grande sostenitore del fatto che l'indifferenza è il male peggiore e questa indifferenza un giorno ci farà arretrare di 70 anni...la politica deve tornare ad essere umile e a cercare di rappresentare quella quota di indifferenti e se essa non è pronta allora qualcuno, da fuori, deve scegliere di rappresentare quel 40% di indecisi. Oggi la politica, non tutta fortunatamente, è diventata arrogante e cieca verso i problemi dei cittadini. Ci sono cittadini seri che dovrebbero entrare a fare politica e ci sono politici seri che già si trovano in politica. A questi ultimi, però, servirebbe un pò di coraggio nell'affrontare di petto il loro "padrone", non solo per una questione di orgoglio ma anche perchè i cittadini che hanno concesso loro quegli enormi privilegi hanno bisogno di una rappresentanza seria e non di burattini alle dipendenze di una casta. Poi, per carità, io parlo da esterno. Probabilmente stando in Parlamento vedrei le cose in maniera diversa...forse...So che la politica è difficile e complicata perchè accontentare tante parti utilizzando la concertazione è un'arte molto difficile...però c'è bisogno di un ritorno alla serietà della politica. I privilegi ci sono sempre stati e sempre ci saranno, lo stesso vale per le caste, ma quando una classe politica si occupa dei suoi cittadini, quegli stessi cittadini, proprio perchè ricevono servizi ed impegno certo, concedono quei privilegi alla classe politica senza problemi, anche se quei privilegi sono ingiusti. Quello che voglio dire è che è la politica stessa che si va a incastrare in quei meccanismi che tendono a renderla debole, che fanno allontanare gli elettori e che aumentano la rabbia sociale tra i cittadini e la politica e tra i cittadini stessi. E questo non ci fa bene. Non fa bene a noi cittadini perchè ci sentiamo sempre oppressi ed arrabbiati (cerchiamo il colpevole sempre nel nostro vicino) e non fa bene nemmeno alla politica perchè perde consenso e magari fa aumentare la parte più estremista che, la storia ci insegna, raccoglie il maggior consenso nei periodi di crisi e di difficoltà, quando i cittadini non si sentono rappresentati e cercano nei movimenti nuovi una via di salvezza. Ecco perchè nel nostro paese è aumentato il razzismo, la paura del diverso, il problema immigrazione, gli operai che dicono male ad altri operai, il dissenso verso i sindacati, l'indifferenza verso i disabili e via dicendo. Questi sono comportamenti pericolosi e che non sono ammissibili in una società dei diritto e democratica. Quando mi riferisco ai partiti minori che aumentano le loro fila nei periodi di crisi, raccogliendo il dissenso che c'è verso altri partiti maggiori, non mi riferisco certo ai grillini o all'idv o all'API ma più ai partiti come la lega nord. Secondo me, alle soglie del 2012, con un mercato globalizzato, dove un giorno, forse, lavoreremo per un cinese o per un indiano, non si possono accettare teorie razziste, che incutono la paura verso gli altri e rendono le persone sempre più insicure. Questo rende la società sempre più aggressiva e meno solidale. E un paese bello come il nostro non se lo merita. La società italiana ha subito un imbarbarimento e questo è colpa, anche, di una parte della politica.

#3 da Stefano Costantino, inviato il 27/10/2011
Sì, la società sta manifestando il suo malcontento, ma occorre che questo malcontento sia realizzato in un progetto per il paese. Mi sembra che in questo momento siano molte le proteste, ma nessuno voglia assumersi la responsabilità di iniziare il cambiamento concretamente. Stiamo tutti giocando una partita di attesa, ma ogni giorno che passa aumenta l'incertezza e aumenta il danno che il paese subisce.Occorre trovare una via di uscita.

#2 da romano perissinotto, inviato il 27/10/2011
L'orgoglio civico e l'orgoglio italiano sono radicati nel cuore della gente comune. Occorre però portare questo stato d'animo laddove è possibile la gestione della res publica, ovvero dove sa questo meraviglioso supporto si possono effetivamente promulgare le norme del vivere civile: in Parlamento.
Qualora non si decida di "fare il passo", il rischio è quello di predicare nel deserto. Il tempo è scaduto.

#1 da Mauro Mazzaglia, inviato il 27/10/2011
Tutto giusto ma per fare certi cambiamenti ci vuole una rivoluzione e non esistono rivoluzioni che si fanno con i guanti di velluto... Saremo mai pronti a fare questo?



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta