di Davide ColomboPer convincere l'alleato Umberto Bossi a percorrere l'ultimo miglio della riforma previdenziale che ci chiede l'Europa, al Cavaliere sarebbero potute tornare utili alcune cifre della metrica non molto consueta del debito pensionistico implicito.
Di cosa si tratta è presto detto. Senza perdersi nei meandri della contabilità intergenerazionale si può dire che il debito pensionistico implicito coincide con il valore attuale delle pensioni che lo Stato deve garantire (al netto dei contributi).
Questa prima vera due professori del dipartimento di Economia dell'università di Genova, Luca Beltrametti e Matteo Della Valle, hanno calcolato con un algoritmo omogeneo il peso dei debiti pensionistici di nove Paesi considerando solo le pensioni attualmente in pagamento, e hanno fotografato l'andamento di questo debito (ben maggiore e da non sommare al debito pubblico) negli ultimi anni.
I risultati dello studio parlano da soli: al netto del tasso di sconto il debito pensionistico italiano viaggiava nel 2007 attorno al 242% del Pil, in calo di 8 punti rispetto al 1999 ma un valore più che doppio rispetto a quello della Germania (118%) e quasi quadruplo rispetto a quello degli Stati Uniti (67% del Pil nel 2008).
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