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Tagli, la Camera ci ripensa: scherzavamo
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella sul Corriere
pubblicato il 25 ottobre 2011

«
Cavallo magro corre più forte». Parola di Roberto
Calderoli, che a settembre annunciava trionfante un «disegno di legge di riforma costituzionale per dimezzare il numero dei parlamentari». Ma
come può dimagrire, quel cavallo, se hanno già deciso di dargli da mangiare come prima? Così è: la Camera vuole - fino al 2014 - gli stessi soldi di oggi. Una delle due: o i tagli sono una frottola o pensano che i parlamentari dimezzati costeranno il doppio. In ogni caso pensano che i cittadini siano così grulli da non vedere la truffa.
Eppure, a sentire la grancassa di
promesse di questi mesi, pareva tutto già deciso. Lo stesso Cavaliere («dobbiamo abolire il numero enorme di parlamentari dalle prossime elezioni») aveva insistito: l'iter doveva essere «urgente». Il centrosinistra, ovvio, era d'accordo e per bocca di Dario Franceschini s'impegnò: «Dimezzare i parlamentari sarà la priorità del Pd». Gianfranco Fini, del resto, era della stessa idea: «È arrivato il momento di dimezzare i parlamentari». Che vogliano tagliare davvero, però, è un'altra faccenda. E
prendere sul serio le promesse fatte per placare l'ira dei cittadini chiamati a fare sacrifici e andare in pensione sempre più tardi, stavolta, è
ancora più difficile del solito.
La prova? A dispetto della crisi, degli ultimatum europei, delle fatiche di Sisifo sulle pensioni, dei sorrisetti di Nicolas Sarkozy e di Angela Merkel proprio sulla nostra affidabilità, la Camera ha avvertito il Tesoro che
avrà bisogno della stessa dose di biada del 2012 e 2013 anche per il 2014. Quando, a dar retta a Calderoli, il cavallo troppo grasso dovrebbe aver perso già metà del suo peso.
La
lettera è
arrivata sul tavolo di Giulio Tremonti qualche giorno fa, mentre si diffondevano le
voci che la doppia manovra economica non basterà e alla vigilia di un nuovo pressing di Bruxelles.
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