La misura è colma

L'ordine pubblico e il disagio della polizia

di Giuseppe Tiani , pubblicato il 19 ottobre 2011
immagine documento
I gravi fatti di sabato scorso a Roma hanno, ancora una volta, dimostrato l’alto senso dello Stato e la professionalità delle donne e degli uomini della Polizia di Stato e delle altre Forze dell’Ordine per garantire la libertà di manifestare e la sicurezza dei pacifici dimostranti.

Il diritto di manifestare le proprie opinioni e il proprio dissenso è e deve restare inviolabile. Questa non è solo una volontà costituzionale, ma anche una nostra intima convinzione come di tutti quelli che sono chiamati, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, per cui è necessario che le forze di polizia, senza tentennamenti, siano messe nelle condizioni di operare nella massima tutela e serenità.

Da qualche tempo cerchiamo di spiegare che il mantenimento dell’ordine pubblico può richiedere interventi repressivi con l’uso controllato e proporzionale della forza, come soltanto le forze di polizia addestrate sanno fare. Al riguardo servono risorse finanziarie per l’assunzione di giovani poliziotti, per l’acquisto di mezzi e strumenti efficienti, finalizzati a contrastare chi abbandonando il dialogo ha scelto la via della violenza contro le istituzioni democratiche.

Riteniamo, altresì, improcrastinabile un intervento normativo sia a garanzia delle forze di polizia impegnate in ordine pubblico, sia a tutela di tutti quelli che intendano manifestare pacificamente il proprio dissenso. La rivisitazione normativa della disciplina contro la violenza nelle manifestazioni pubbliche va accompagnata da un chiarimento normativo per l’applicazione delle scriminanti previste dagli articoli 51, 52 e 53 c.p. per le forze di polizia che operano in servizi di ordine pubblico, poiché non si può sottacere l’eccessivo rigore con cui esse sono applicate, che finisce per aprire la via a numerosi processi penali nei confronti degli operatori di polizia di ogni grado, qualifica e funzione.

Non chiediamo una deroga alla legge o l’impunità né di legittimare gli abusi, ma chiediamo una tutela per agire rispetto a quanto la legge ci chiede di fare.

Riteniamo, infine, oltremodo necessaria una diversa formazione anche dei Magistrati per una compiuta e reale lettura di tali fenomeni, così come ha già fatto la Polizia di Stato con l’istituita scuola di formazione per l’Ordine Pubblico.

Al riguardo, perciò, auspichiamo e chiediamo, una effettiva tutela legale ed una formazione congiunta tra magistrati e polizia come già avviene in Francia in tema di ordine pubblico.

Nel contempo, il sindacato è sceso di nuovo in piazza per denunciare pubblicamente la mancata attenzione del Governo nei confronti dei diritti e delle aspettative dei poliziotti, contro i tagli che riducono l’operatività a discapito della sicurezza dei cittadini. È forte il dissenso che il S.I.A.P. ha espresso in Piazza delle Cinque Lune (nei pressi del Senato della Repubblica) mentre il Ministro Maroni riferiva sui gravi fatti di sabato scorso a Roma.

È determinata la protesta dei poliziotti nei riguardi di un Governo che con le manovre finanziarie estive ha operato ulteriori pesanti tagli alle risorse destinate alla sicurezza del Paese e che, con la recente legge di stabilità 2012, il cui disegno di legge è stato approvato il 14 u.s. dal Consiglio dei Ministri, ha ritenuto di tagliare per ulteriori 60 milioni di euro le spese relative al contrasto al crimine e per garantire l’Ordine Pubblico e la Sicurezza e così offendendo la specificità del lavoro degli operatori di polizia, la cui operatività è seriamente compromessa in un momento in cui andrebbe anche aperto un confronto sulle tutele giuridiche di chi ha partecipato agli scontri di sabato scorso.

Tagli di 60 milioni di euro che si vanno ad aggiungere ai 2 miliardi e 860 milioni già in precedenza decurtati, sono cifre insostenibili per i poliziotti ed i cittadini. A ciò si aggiungono, altresì, la volontà di non tenere fede agli impegni presi in tema di riordino delle carriere del personale del Comparto Sicurezza nonché al disinteresse verso l’obbligo di emanare l’atteso DPCM finalizzato a consegnare ai poliziotti, per l’anno 2011, gli “assegni una tantum” quali misure perequative del “blocco degli assegni di funzione e degli automatismi stipendiali” di cui all’articolo 9 del decreto-legge n. 78 del 2010, convertito dalla legge n. 122 del 2010.

Appare evidente, pertanto, come la misura sia davvero colma per chi ogni giorno è chiamato a salvaguardare, con sempre più crescente difficoltà, la sicurezza dei cittadini e di tutto il Paese.

Segretario Generale S.I.A.P. – Sindacato Italiano Appartenenti Polizia


tag:  polizia   sicurezza   tagli   tutele  


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO | Leggi il DISCLAIMER


#5 da Saverio Verna, inviato il 28/10/2011
A mio parere nel nostro paese è necessaria una riforma della magistratura, del sistema processual penalistico e delle norme carcerarie. Il problema della gestione dell'ordine pubblico, infatti, nasce proprio dalle difficoltà strutturali in questi ambiti. Nei capannelli al bar o nelle piazze, in particolar modo dopo fatti gravi o efferati (come la manifestazione del 15 ottobre 2011), si sente sempre più spesso la solita frase "tanto fra pochi giorni stanno fuori!"; ebbene quella frase, nonostante sia consunta e banale, centra a pieno la problematica principale. Come si può garantire l'ordine pubblico se l'intero sistema della giustizia, quella penale in particolare, non sostiene con un dovuto apparato di norme questa esigenza? Nel caso di specie è essenziale segnalare a titolo esemplificativo la sospensione condizionale della pena, a noi necessaria considerando le condizioni disumane in cui versano le carceri, ma anche l'eccessiva discrezionalità affidata al giudice, dalla quale le incertezze sulla quantificazione della pena. A mio parere, queste sono le prime cause dell'inefficacia del lavoro delle forze dell'ordine: la consapevolezza di vivere in un sistema che non pone freni al degrado e non punisce i colpevoli. A questo punto sono più che condivisibili le istanze di moltissimi cittadini che richiedono una maggiore severità da parte dell'ordinamento (non più manganellate!) volta a tutelare i diritti costituzionalmente garantiti ed il pacifico vivere in comunità. Per quanto concerne il funzionamento ed il finanziamento delle forze di polizia e più in generale anche delle forze armate è, secondo me, legittimo il malcontento da parte degli interessati. Questi, infatti, sono legittimati dalle immense carenze strutturali e di organico, da turni estenuanti, dalle mancate retribuzioni nonchè (ESSENZIALE) dalla pessima gestione dei -già pochi- fondi messi loro a disposizione. A conclusione, quindi, forze armate demotivate che operano in un contesto demotivante (e malfunzionante).

#4 da Agostino Ratto, inviato il 23/10/2011
Presento un mio ragionamento molto semplice. Le Forze dell'ordine sono numericamente carenti, senza mezzi adeguati, scarseggiano addirittura nel carburaante e via di questo passo. Allora, quando io sono in pericolo e chiamo Polizia o Carabinieri e questi poveretti ritardano per i loro problemi finanziari ed organizzativi cosa posso fare per non soccombere, per non essere ferito, oltraggiato o ucciso? Vi rispondo io adesso: da possessore di armi regolarmente detenute e denunciate, prima di soccombere cerco di salvare la mia famiglia e me stesso. Non esistono vie di uscita da questa situazione di arroganza politica. Intanto gli Oligarchi al potere hanno scorte a iosa, guardie del corpo e non corrono i rischi dell'anziano scippato in città in pieno giorno o della famiglia che vive in una villa isolata di campagna. Alla mia età non accetto prediche di convenienza. Voglio essere rispettato e in casa mia deve entrare soltanto chi dico io!

#3 da Carlo, inviato il 21/10/2011
Vicende del recente passato (mi riferisco in particolare a Genova 2001) hanno reso difficile assecondare una richiesta come quella che pubblicamente rivolge il Segretario del SIAP. Credo però che sarebbe possibile discuterne se prima venissero introdotte due disposizioni che responsabilizzassero maggiormente le forse dell'ordine. In primis, introdurre nell'ordinamento, come da tempo richiesto da norme convenzionali sovranazionali, il reato di tortura. E poi stabilire l'obbligo di riconoscibilità, disponendo che ogni operatore di polizia sia identificabile univocamente tramite un codice posto sul casco, sullo scudo e sulla divisa. Fatto questo, si potrebbero adottare misure più restrittive in materia di ordine pubblico.

#2 da Cinzia, inviato il 20/10/2011
Sabato un'occasione persa, ma nello sciopero di questi due giorni in grecia si capisce bene che il silenzio e la sopportanzione con una classe politica corrotta.... non otterranno mai ascolto. La misura è davvero colma... che peccato vedere i sindacati dei vari corpi di polizia, vigili del fuoco ecc.. manifestare così. Non se ne può più

#1 da Fulvio Aversa, inviato il 19/10/2011
L'ordine pubblico e' uno dei pilastri della democrazia e la sua preservazione e' garantita in primo luogo dall'efficacia e dall'equità delle leggi che le forze di polizia sono chiamate a far rispettare. Nell'Italia di oggi le demenziali categorie di "giustizialismo" e "garantismo" hanno preso il sopravvento ed offuscato ogni serio ragionamento sul mantenimento dell'ordine pubblico. Chi commette un reato deve essere adeguatamente sanzionato senza che vengano invocate attenuanti quali il contesto sociale, politico ed economico che giustificherebbero l'atto così come e' necessario punire gli abusi eseguiti dalle forze di polizia per ordine di dirigenti che cercano deliberatamente un "nemico" da attaccare anche quando non sussistono condizioni di reato. I fatti del G8 di Genova sono un esempio lampante degli eccessi di entrambe le parti. Per mettere in atto un efficace mantenimento dell'ordine pubblico occorre prima di tutto agire a livello legislativo per riportare nel suo naturale alveo una questione finora troppo viziata da eccessi ideologici e radicalismi vari che hanno impedito l'affermarsi di una visione liberale per cui le autorità di pubblica sicurezza sono poste a difesa dell'incolumità dei cittadini, dello Stato di diritto e delle istituzioni democratiche in condizioni di totale imparzialità.



nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta