Il 15 ottobre si è manifestato in tutto il mondo, ma a Roma si è svolta la manifestazione più grande. Un'altra prova, qualora ce ne fosse bisogno, di quanto
la crisi stia colpendo l’Italia più degli altri paesi, soprattutto perché i fatti recenti si sommano a
vent'anni di sacrifici pesantissimi imposti al paese: si è iniziato con i
giovani precari, oramai adulti precari, per diffondersi alle
piccole imprese colpite dalla perdita di credibilità e da una tassazione sempre più pesante, per arrivare all’
aumento dell’IVA che per sua natura colpisce tutti.
Eppure, incredibilmente, tra i
luoghi comuni più diffusi c’è proprio quello sulla
necessità di politiche di “sacrificio” che però, essendo impopolari, sarebbero difficili da attuare. Questo luogo comune è una
truffa: gli italiani i sacrifici li stanno facendo da oltre quindici anni per l’
incapacità della politica di superare i veti interni ai rispettivi schieramenti che impediscono di pensare e proporre
riforme organiche e coerenti: di questo ha bisogno l’Italia, ché di sacrifici ne ha fatti abbastanza.
Vorrei essere il più concreto possibile e faccio dunque qualche esempio tratto dalle proposte di politica economica lanciate qui.
Italia Futura propone un
nuovo contratto di lavoro per i nuovi assunti (solo per i nuovi assunti). Non più contratti precari da rinnovare (o non rinnovare) ogni tre mesi, ma
un contratto a tempo indeterminato: con
diritti di maternità, malattia, ferie, contributi previdenziali, protezione contro ogni discriminazione, da quella sindacale a quella di genere. Inoltre, in caso di licenziamento per ragioni economiche o organizzative, un
sussidio di disoccupazione proporzionale al tempo che si è lavorato.
Oggi milioni di giovani e meno giovani con famiglie a carico vivono con contratti a scadenza trimestrale o semestrale, senza diritti e senza tutele:
se il contratto non viene rinnovato finisce anche il reddito. Dove è il “sacrificio” in questa proposta? Certo, i costi maggiori che le aziende sosterrebbero andrebbero compensati per evitare conseguenze negative sull’occupazione, e la nostra idea è di usare a questo fine le
risorse derivanti dall’aumento di un anno dell’età pensionabile, che certo di per sé è un “sacrificio” – forse.
Ma quale è il
bilancio tra sacrificio e beneficio per una persona che dovrà aspettare
un anno in più per la pensione – ossia lavorare per un altro anno –
in cambio del fatto che i suoi
figli avranno un
contratto a tempo indeterminato e protezione in caso di disoccupazione?
Un altro esempio: il
contributo di solidarietà.
Italia Futura ha proposto un
contributo fisso per tutti i patrimoni sopra i 10 milioni di euro per
finanziare in maniera strutturale la spesa in
cultura e ricerca. Certo, ai detentori di patrimoni così ampi potrebbe non far piacere di “sacrificare” fino a mezzo milione l’anno. Tuttavia, l’Italia ha un disperato bisogno di
investire in ricerca e cultura per poter
tornare a crescere, a creare conoscenza, a dare spazio alla creatività del nostro paese ingabbiata dall’assenza cronica di risorse. In un paese in declino anche i grandi patrimoni prima o dopo perderanno valore. Il
sacrificio che si chiede a
poche migliaia di persone sarebbe ampiamente
compensato dalle
maggiori opportunità di lavoro e investimento che seguirebbero in modo esponenziale ogni investimento in
cultura e ricerca.
Infine, ultimo esempio, Italia Futura ha suggerito di
destinare tutte le risorse recuperate con la lotta all’evasione a ridurre le tasse ai lavoratori e alle imprese. In questo caso anche l’ombra di un “sacrificio” è assente, mentre sarebbe una politica
utile a liberare la crescita e a riannodare i fili del
patto fiscale che, quando è equilibrato ed equo, è la base del patto di cittadinanza.
Potrei continuare con altri esempi, ma il punto più generale è che l’
Italia è
reduce da vent’anni di sacrifici che sono
pesati su una platea sempre crescente di cittadini: prima i più giovani, poi i giovani sono cresciuti, oggi i nonni devono ancora mantenere i figli. In questo contesto il
futuro diventa un
luogo che si inizia a temere e le spinte nichiliste trovano molti spazi.
Eppure
si può invertire la china, smettendo finalmente di fare sacrifici e approfittando al contrario dei nostri tanti talenti, mettendoli a frutto. Certo, è necessario spezzare la gabbia imposta dai gruppi d’interesse e promuovere una politica organica che assomigli ad una visione del bene comune basata sul legame di
solidarietà tra gli italiani e su una
concezione forte dello Stato che sia in grado di
favorire e non ostacolare la
libertà economica e culturale dei propri cittadini.