Quei sacrifici figli della mancata politica

Le proposte di Italia Futura e il patto generazionale

di Marco Simoni , pubblicato il 18 ottobre 2011
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Il 15 ottobre si è manifestato in tutto il mondo, ma a Roma si è svolta la manifestazione più grande. Un'altra prova, qualora ce ne fosse bisogno, di quanto la crisi stia colpendo l’Italia più degli altri paesi, soprattutto perché i fatti recenti si sommano a vent'anni di sacrifici pesantissimi imposti al paese: si è iniziato con i giovani precari, oramai adulti precari, per diffondersi alle piccole imprese colpite dalla perdita di credibilità e da una tassazione sempre più pesante, per arrivare all’aumento dell’IVA che per sua natura colpisce tutti.

Eppure, incredibilmente, tra i luoghi comuni più diffusi c’è proprio quello sulla necessità di politiche di “sacrificio” che però, essendo impopolari, sarebbero difficili da attuare. Questo luogo comune è una truffa: gli italiani i sacrifici li stanno facendo da oltre quindici anni per l’incapacità della politica di superare i veti interni ai rispettivi schieramenti che impediscono di pensare e proporre riforme organiche e coerenti: di questo ha bisogno l’Italia, ché di sacrifici ne ha fatti abbastanza.

Vorrei essere il più concreto possibile e faccio dunque qualche esempio tratto dalle proposte di politica economica lanciate qui. Italia Futura propone un nuovo contratto di lavoro per i nuovi assunti (solo per i nuovi assunti). Non più contratti precari da rinnovare (o non rinnovare) ogni tre mesi, ma un contratto a tempo indeterminato: con diritti di maternità, malattia, ferie, contributi previdenziali, protezione contro ogni discriminazione, da quella sindacale a quella di genere. Inoltre, in caso di licenziamento per ragioni economiche o organizzative, un sussidio di disoccupazione proporzionale al tempo che si è lavorato.

Oggi milioni di giovani e meno giovani con famiglie a carico vivono con contratti a scadenza trimestrale o semestrale, senza diritti e senza tutele: se il contratto non viene rinnovato finisce anche il reddito. Dove è il “sacrificio” in questa proposta? Certo, i costi maggiori che le aziende sosterrebbero andrebbero compensati per evitare conseguenze negative sull’occupazione, e la nostra idea è di usare a questo fine le risorse derivanti dall’aumento di un anno dell’età pensionabile, che certo di per sé è un “sacrificio” – forse.

Ma quale è il bilancio tra sacrificio e beneficio per una persona che dovrà aspettare un anno in più per la pensione – ossia lavorare per un altro anno – in cambio del fatto che i suoi figli avranno un contratto a tempo indeterminato e protezione in caso di disoccupazione?

Un altro esempio: il contributo di solidarietà. Italia Futura ha proposto un contributo fisso per tutti i patrimoni sopra i 10 milioni di euro per finanziare in maniera strutturale la spesa in cultura e ricerca. Certo, ai detentori di patrimoni così ampi potrebbe non far piacere di “sacrificare” fino a mezzo milione l’anno. Tuttavia, l’Italia ha un disperato bisogno di investire in ricerca e cultura per poter tornare a crescere, a creare conoscenza, a dare spazio alla creatività del nostro paese ingabbiata dall’assenza cronica di risorse. In un paese in declino anche i grandi patrimoni prima o dopo perderanno valore. Il sacrificio che si chiede a poche migliaia di persone sarebbe ampiamente compensato dalle maggiori opportunità di lavoro e investimento che seguirebbero in modo esponenziale ogni investimento in cultura e ricerca.

Infine, ultimo esempio, Italia Futura ha suggerito di destinare tutte le risorse recuperate con la lotta all’evasione a ridurre le tasse ai lavoratori e alle imprese. In questo caso anche l’ombra di un “sacrificio” è assente, mentre sarebbe una politica utile a liberare la crescita e a riannodare i fili del patto fiscale che, quando è equilibrato ed equo, è la base del patto di cittadinanza.

Potrei continuare con altri esempi, ma il punto più generale è che l’Italia è reduce da vent’anni di sacrifici che sono pesati su una platea sempre crescente di cittadini: prima i più giovani, poi i giovani sono cresciuti, oggi i nonni devono ancora mantenere i figli. In questo contesto il futuro diventa un luogo che si inizia a temere e le spinte nichiliste trovano molti spazi.

Eppure si può invertire la china, smettendo finalmente di fare sacrifici e approfittando al contrario dei nostri tanti talenti, mettendoli a frutto. Certo, è necessario spezzare la gabbia imposta dai gruppi d’interesse e promuovere una politica organica che assomigli ad una visione del bene comune basata sul legame di solidarietà tra gli italiani e su una concezione forte dello Stato che sia in grado di favorire e non ostacolare la libertà economica e culturale dei propri cittadini.

Insegna economia politica alla London School of Economics, dove è coordinatore del Master in Public Administration in European Public and Economic Policy.


tag:  sacrifici   contributo di solidarietà   evasione   precariato   pensione   proposte   italia futura  


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#8 da Attilio Imi, inviato il 16/1/2012
Carissimo Sig. Romano Perissinotto, non noto grandi divergenze rispetto a quanto suggerisco se non una rimodulazione dell'importo a cui fare riferimento (e 50.000 era un esempio, ma se fosse 25.000 o altro non cambierebbe la sostanza). Per quanto riguarda l'aumento dell'iva che suggerivo, anche in questo caso, si cambi il valore corrispondente ma credo (credo, non ne sono matematicamente convinto, che lo valutino menti piu' addentro la questione) che se compensato appunto da sgravi fiscali equivalenti la cosa possa portare piu' benefici, complessivamente, che malefici. E comunque, ripeto, era una proposta. Se c'è qualcosa di meglio, MEGLIO. Ma che si faccia e si prenda una via di sviluppo e crescita che tuteli le classi meno abbienti e non solo si aumentino le tasse e si faccia propaganda contro I RICCHI assumendo che RICCO = EVASORE.

#7 da ennio, inviato il 20/10/2011
ho già letto diverse volte la vostra proposta, che da un punto di vista filosofico va bene, ma se calata alla realtà di questo paese non va bene assolutamente. Vi spiego perchè. ho diversi amici che negli ultimi anni hanno rifiutato lavori con contratti regolari che duravano un anno intero. perchè? semplice, preferivano lavorare sei mesi (fare la stagione estiva) e poi stare in disoccupazione gli altri sei mesi (soldi in tasca e senza impegni lavorativi). la vostra proposta, va proprio ad incentivare tali pratiche! tenentene conto! saluti a tutti

#6 da Eugenio, inviato il 20/10/2011
Vorrei sottolineare uno degli elementi che ho colto in queto artciolo ed in cui credo davvero molto: il termine Patto che, diciamolo, sottindende uno scambio. Tre elementi stanno alla base del Patto a mio parere: 1) chi partecipa a Patto; - da una parteb il cittadino ("Taxpayer"); dall' altra : io che Governo sono credibile, ho le qualità morali, per rendere te cittadino parte del Patto e per farlo condividere? Noi potremmo esserlo, forse... 2) cosa ti chiedo nello scambio del Patto ; facile: tasse=sacrifici 3) cosa ti do in cambio di diverso e di positivo ? un pò meno facile: mi piacerebbe riempire (noi) insieme, concretamnete (davvero però) questo punto 3 prima di pensare a che cosa chiedere al taxpayer. Poi tutto sarà più facile. Grazie

#5 da Fulvio Aversa, inviato il 18/10/2011
Proposte assennate, efficaci e non demagogiche; le ho apprezzate e sostenute fin dall'inizio anche perché non si vedono alternative per salvarsi da un corso di eventi che l'attuale classe dirigente non è più in grado di governare.

#4 da Stefano Costantino, inviato il 18/10/2011
Condivido pienamente la posizione, anche perchè tante riforme si potrebbero fare a costo zero. E' vero che comunque occorrerà continuare a fare sacrifici dal punto di vista fiscale e finanziario, ma è anche ora di incominciare a orientare il sacrificio verso degli obiettivi economici ben precisi, come un maggior sviluppo economico, attraverso una semplificazione degli obblighi a cui le imprese sono sottoposte e una tassazione magari più leggera, che aumenti il valore del produrre o fare impresa in Italia. Se il comparto produttivo riparte sarà anche possibile tirare il fiato dal punto di vista finanziario e uscire dalla perenne emergenza in cui ci troviamo. Non è pensabile di tirare avanti a versioni di manovra come si sta facendo attualmente: ci vuole un piano complessivo e decisivo che allenti la pressione. Solo in questo modo i sacrifici possono assumere valore e significato. Certo, le ricette per molte corporazioni saranno dure da digerire, ma siamo in una situazione in cui parlare di emergenza nazionale è dire poco. Non solo non abbiamo strategia, ma ci troviamo anche inchiodati in una imbarazzante situazione di blocco istituzionale, con un governo ed un parlamento che non riescono a mettere insieme le necessarie misure per rimettere in piedi il paese. Ciò che mi preoccupa di più è questo aspetto: i partiti politici guadagnano tempo dalla attuale situazione di blocco per cercare nuovi equilibri per garantirsi la sopravvivenza. Ma la situazione di stallo sta portando a dei vuoti nell'opinione pubblica che non sa più a chi credere e a chi dare la propria fiducia per rimettere in sesto il paese. Un gioco che alla lunga può diventare estremamente rischioso.

#3 da Angelo C., inviato il 18/10/2011
Mi piace questa proposta. E' concreta e fattibile per cui ne penso positivo. Io personalmente non sono contrario all'aumento dell'età pensionabile anche perchè oggi non solo si vive di più ma si inizia a lavorare anche più tardi sia per l'università (che in Italia è un pò più complicata) sia per altri motivi non imputabili ai lavoratori. Quello che non mi è piaciuto delle decisioni prese precedentemente dal governo è stata la retroattività delle manovre pensionistiche come le famose "finestre". Mi spiego meglio. Le finestre avevano un fine ottimo ma dovevano essere applicate a chi doveva andare in pensione e non a chi c'era già andato ad esempio tramite la "mobilità" perchè chi è entrato in mobilità sta avendo seri problemi di sopravvivenza dato che si ritrova senza soldi per mesi e mesi e non si sa quando sarà certa la fine dell'effetto di queste finestre. Secondo me è stata la retroattività a creare molti problemi sociali. Ad un operaio che non ha mai evaso le tasse, che ha sempre lavorato e che è andato in mobilità perchè glie lo ha chiesto l'azienda o perchè ha fatto posto ad un lavoratore più giovane, o anche perchè era semplicemente stanco, non si può far pagare ulteriormente questa crisi. E' come per il processo breve del governo Berlusconi. Tutti dicono che le legge proposta taglierà i processi e quindi è sbagliata, ma anche volendo applicarla perchè per alcuni della maggioranza è necessaria per smaltire il numero di processi, deve comunque essere applicata ai nuovi processi, cioè a tutti quelli che partiranno dalla data di entrata in vigore della legge, non può avere valenza retroattiva perchè se un processo è stato portato avanti secondo alcune regole deve poter finire con quelle regole. Un nuovo processo, invece, partirà con le nuove regole. Questo è il mio pensiero e mi piacerebbe che qualcuno, in politica, se ne facesse portavoce. Buon lavoro a tutti.

#2 da romano perissinotto, inviato il 18/10/2011
Mi perdoni il Sig. Attilio Imi, al quale, pur condividendo l'invito al "fare" ed "iniziare al più presto", devo esprimere il mio disaccordo sul alcuni temi, in particolare:

1) IVA : l'aumento ipotizzato porterebbe ad un disastro. Gli effetti della recente manovra sono esemplificativi. Un punto di percentuale ha determinato aumenti del 4% ed, in taluni casi, anche superiori. Gli effetti sono e saranno un'ulteriore e drammatica diminuzione dei consumi interni e, paradossalmente, un maggior propensione all'evasione

2) La riduzione dell'aliquota fiscale dovrebbe essere applicata ai redditi fino a 25.000 €/anno. Oggi, sono quelli che maggiormente risentono della crisi in atto. I dati sono evidenti: un recentissimo studio indica che una crescente percentuale di italiani compresa in questa fascia di reddito, sebbene proprietaria di casa e che lavora, non riesce più a sostenere il costo della vita. In sintesi, si imporeverisce sempre di più. Di conseguenza, in questa fattispecie, diminibuscono i consumi interni.
Al contrario, in situazioni sociali simili, nel passato alcuni Paesi avevano adottato massicce misure di riduzione dell'aliquota fiscale, nell'ordine anche del 10%. esempi in tal senso la gran Bretagna delle Sig.ra Tatcher, la Russia durante la crisi interna del 98. Dobbiamo , a mio avviso, consentire a questa enorme fascia della popolazione (lavoratori dipendenti che pagano le tasse..) una maggior disponibilità di spesa attraverso un maggior "netto in busta" conseguente alla riduzione della forbice.

3) Ovviamente un maggior controllo della spesa pubblica, a partire dalle "piccole" voci di spesa (p.e. : interessante il servizio di ieri a Striscia la Notizia sulle auto blu allo Stadio Olimpico in occasione del Derby : ca 60! Mi chiedo : erano tutti presenti per ragioni di servizio?!?), le Province, gli Enti inutili, le Società miste pubblico/privato che si riducono sempre più spesso ad essere un "parcheggio" dei trombati alle elezioni. Potremmo continuare ...all'infinito!

In conclusione, ci sono oggettivamente opportunità inespresse, basti pensare all'enorme patrimonio delle eccellenze italiane riconosciute nel Mondo e che non sono adeguatamente supportate: abbiamo quindi la possibilità di "combattere" la crisi strutturale che ci ha colpiti e di ripartire in modo adeguato. La nostra Associazione, con l'azione spontanea che monta sempre più, ne è la prova tangibile.
romperis@hotmail.it

#1 da Attilio Imi, inviato il 18/10/2011
Io non sono un grande economista ma sono convinto che basterebbero poche cose, fatte VELOCEMENTE anche se imperfette, per cominciare a radddrizzare il timone della barca che rischia veramente di andare contro la scogliera nel mare oggi in tempesta. PERCHE' non si vuole alzare l'IVA pesantemente (anche del 10%) E CONTEMPORANEAMENTE restituire a CHI HA REDDITO INFERIORE A UN CERTO LIMITE (e.g. 50.000 euro/anno) l'equivalente che viene sottratto (sono 5.000 euro l'anno)? Anche a chi è un evasore li darei questi contributi (poi dall'altra parte vado alla caccia degli evasori con determinazione e seriamente). Riprendono a girare i soldi, l'economia, il mondo. E chi evade paga comunque quel 10% in piu' (se ha reddito di 50.000 euro dichiarati e ne incassa 100.000 E LI SPENDE, sui primi 50.000 prende un beneficio ma sugli altri no -e gli evasori, guardatevi intorno, spendono comunque). Ma facciamo COSE SEMPLICI E VELOCI. Non va bene la soglia di 50.000? facciamo 30.000 ma facciamo e non perdiamoci piu' in chiacchiere.
Altra proposta: detassare le assunzioni a tempo indeterminato e dall'altra facilitarne il licenziamento per motivi oggettivi(non consentire in modo indiscriminato). Possibile che in Italia non si possa riformare mai nulla? Cominciamo da qualcosa. COMINCIAMO. Piu' tardi si parte e piu' tardi si arriva.



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