Il turismo va, sebbene nessuno se ne occupi

Il punto dopo l'estate

di Stefano Ceci , pubblicato il 17 ottobre 2011
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Come va il turismo? Va, sebbene nessuno se ne occupi.

Tutto il nord Africa è in subbuglio, la Grecia in crisi nera e così molti europei hanno deciso di venire in Italia. Gli italiani, quelli che se lo potevano permettere, hanno preferito rimanere vicino a casa anziché avventurarsi in lunghi e più impegnativi viaggi all'estero.

Durerà? E perchè dovrebbe durare! Dobbiamo augurarci il perdurare della crisi economica e anche quella del Mediterraneo? La situazione è congiunturale, basta sentire direttamente alcuni operatori:

Antonio da Taranto: Come va? Una gran fatica ma qui in Puglia le cose stanno andando davvero bene! Da anni ci facciamo in quattro e finalmente iniziamo a guadagnare. Questo è il primo anno dove raccogliamo quel che abbiamo seminato.

Paolo da Trapani: ci guadagniamo lo stipendio e per noi è già un grande risultato. In Sicilia è tutto fermo e farcela senza l'aiuto dei soldi pubblici è un successo enorme. Benedetta Ryanair!

Massimiliano da Catanzaro: siamo arrivati a dover fare i conti su 20 giorni di stagione. Ma ti rendi conto? Non esiste impresa che sta in piedi lavorando 20 giorni all'anno. Comunque ci stiamo attrezzando: prendiamo quel poco di soldi pubblici disponibili e li investiamo in iniziative per allungare la stagione.

Maria da Positano: spendono sempre meno, è difficile tenere alta la qualità. Sono anni che dico ai miei colleghi che dobbiamo aiutarci, fare alcune cose insieme, che insieme siamo più forti ma nulla... Ognuno pensa per sé, e così si convincono di farcela da soli. Si sbagliano.

Chiara da Firenze: bene, bene. E come vuoi che vada? Bene se sai sfruttare tutte le potenzialità di internet. Lo sai che ormai l'85% del fatturato lo faccio sul web! Cerco di essere professionale, i miei clienti parlano bene su tripadvisor e così crescono le prenotazioni. L'albergo è del mio babbo e quindi senza affitti, si può fare.

Loriana da Cervia: noi abbiamo lavorato ma ho visto molti miei colleghi in difficoltà. Sai com'è, anche qui, in Romagna, non è più come prima, è in corso la selezione. Ora, chi ha investito ed è bravo lavora e gli altri no. Ma io penso che sia giusto così anche se non si può dire. Sai Stefano qua confondono il “fare sistema” con il “siamo tutti uguali”.

Michele dalla Val di Fiemme: molti clienti ritornano e noi cerchiamo di aggiornare ogni anno la nostra offerta. A noi è andata bene, il centro benessere che abbiamo realizzato due anni fa ci ha aperto nuovi mercati, abbiamo gente che prima non veniva. Ora speriamo che la neve sia abbondante...

Ah, se solo riuscissimo a prendere al balzo le opportunità di questa crisi.

Nel 2007 gli occupati nel turismo italiano erano 3.368.000. Nel 2010 sono stati 3.336.000. Nel triennio nel quale l'Italia ha perso oltre mezzo milione di posti di lavoro, il turismo - che impiega il 45% dei giovani occupati - ha rappresentato l'unico settore capace di mantenere stabile l'occupazione. Oggi poi, l’aumento del terziario del +0,9%, pari a 133.000 unità in più rispetto al 2010, è dovuto principalmente all’aumento dell’occupazione nel comparto degli alberghi e della ristorazione.

Come è possibile ignorare questi dati?

Il Manifesto di Confindustria è chiaro e condivisibile circa la riduzione del costo del lavoro. Ci si domanda però perchè la proposta sia rivolta a tutti i settori dell'economia, indistintamente. E’ ben evidente che ci sono settori strategici per la crescita e settori che non lo sono. Fare gli impiegati di banca aiuta a far crescere l’Italia tanto quanto operare nell’impresa turistica e culturale?

Che si entri allora nel merito e si usino bene e con buon senso le risorse a cominciare da quelle disponibili.

Ad esempio, la Commissione Europea rileva, nei recenti verbali che sono online, che l'Italia è il fanalino di coda in Europa nella spesa delle risorse destinate allo sviluppo del turismo e che, avanti di questo passo, a fine anno, rischiamo di perdere una montagna di milioni di euro per via del meccanismo automatico del disimpegno.

In 4 anni lo Stato e le Regioni hanno raggiunto l'incredibile record europeo nel cambio degli enti preposti alla gestione dei fondi per il turismo (tutto cambia affinché nulla cambi). Non paghi, si sono inventati meccanismi di programmazione così maledettamente burocratici che non consentono di finanziare speciali progetti di rilancio di siti come Pompei: si legge che non rientrerebbero nei cosiddetti Poli di Attrazione... Una delle tante idiote definizioni che solo lorsignori hanno saputo inventarsi con l'esito di mettere lo Stato in ostaggio della sua stessa burocrazia. La stessa burocrazia che si è aggiudicata pure la sospensione di ben 120 milioni di euro poiché incapace di rendicontare le proprie spese in materia di uso dei fondi strutturali UE.

Il Ministro Tremonti sostiene che in tempi straordinari occorre fare scelte straordinarie. Bene, allora buttiamo via quella montagna di inutile carta che porta il titolo di POR e POIN (Programmi operativi per la gestione delle risorse comunitarie per la valorizzazione del turismo e della cultura) e mettiamo a riposo quel sottobosco di politici e dirigenti pubblici incapace di fare. Mandiamo qualche Ministro competente, Galan per esempio, a trattare direttamente con la UE per ridefinire un piano di impiego delle residue risorse comunitarie basato su politiche di incentivazione all'occupazione, in special modo giovanile, quali ad esempio l’ulteriore riduzione del costo della mano d'opera impiegata nei servizi turistici e culturali.

Affinché tali benefici possano produrre reali effetti sulla competitività del sistema turistico è indispensabile che chi ne farà uso si impegni a:

1) svolgere un piano di investimenti pluriennale per migliorare la qualità della propria offerta;

2) agevolare la fruizione dei beni storico culturali.

Un sistema, questo, che produrrebbe quattro effetti: sburocratizzazione nella gestione delle risorse pubbliche a favore delle imprese turistico culturali, uso rapido ed effettivo del denaro UE disponibile, crescita dell'occupazione nelle regioni del sud Italia, crescita della competitività del settore.

Quanti inverni dovranno ancora passare prima che la nostra classe dirigente si accorga del cigno?


42 anni, si occupa di turismo da 12 anni, prima da manager oggi da imprenditore alla guida del gruppo GH che promuove e sostiene iniziative imprenditoriali per lo sviluppo di una nuova economia turistica.


tag:  turismo   asset   risorse   svilupo   burocrazia   crescita   occupazione   giovani  


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#4 da luca ardit, inviato il 21/10/2011
Non cadiamo nell'errore di colpevolizzare solo o prevalentemente la politica. Abito e lavoro in un comune a forte vocazione turistica e vi confermo che troppe volte sento le voci di imprenditori radicati in concetti vecchi di trentanni. Il turismo, come tutti i business, cambia, si evolve ma a volte i protagonisti non lo capiscono. Il risultato è un'offerta insufficiente o peggio ancora non più attuale. Il divario cresce se ciò viene paragonato a altri siti turistici. Non solo, non c'è sistema, coesione e - cosa già evidenziata - programmazione. Già. Manca una visione pluriennale che dia una direzione, un progetto che serva a tutti gli operatori o perlomeno a una buona parte di questi. E intanto gli anni passano e i turisti non appena arriva una giornata di pioggia scappano. Una stagione positiva si appena conclusa e qualche albergatore festeggia la crisi del turismo estero per le note vicende. D'accordo siamo qui per lavorare non possiamo certo rinunciare al guadagno per compassione ma non è così che si organizzano le stagioni turistiche! La mia idea è che alcune mentalità si sono formate a causa dell'assenza cronica della politica a favore degli operatori. Una politica inesistente che non ha mai fatto concretamente qualcosa per dare origine a una linea di concertazione . Tante singole micro-imprese caratterizzate da self made man pieni di voglia di lavorare ma insufficientemente seguiti, aiutati. Il tempo stringe e c'è parecchia gente che ha bisogno di essere sostenuta. Al massimo se proprio la politica non ce la fa, almeno non si metta di traverso rendendo le cose ancora più difficili.

#3 da ennio baratella, inviato il 19/10/2011
Poco da aggiungere all'articolo se non alcuni spunti/domande:
1 - Perchè uno dei settori strategici - universalmente riconosciuto anche dalla politica non ha un ministero dotato di portafoglio? Ignoranza ad oltranza in materia? ( io dico di si).
In tal senso vedrei bene unire Beni Culturali e Turismo in unica realtà.

2 - ENIT a che serve? - via - non ha senso una azienda parassitaria - organizzata in tale modo - non trovate?

3 - Le associazioni tutte cosa hanno fatto di concreto? Hanno sortito effetti concreti negli ultimi 20 anni?
Non mi sembra - anzi ora - alcune regioni - parlano di successo Italiano - visti i numeri in recupero rispetto al 2010!!
E parlano di successo dovuto ad una politica mirata - ma di cosa stiamo parlando?
Parlo di Federalberghi - Federturismo Assohotel etc.. ( i soliti nomi che girano le solite poltrone e la solita lobby) e tutte le altre sigle che fanno lobby e non sono attive come si spera e si deve.

3 - Attrazione investitori - fatevi un giro in Turchia - dove da 7 anni invito i ns. imprenditori a capire cosa stanno facendo - andate all'est a vedere come i Big Player Internazionali stanno investendo e qui siamo al palo.
Su questo tema Invitalia - dovrebbe avere un ruolo più incisivo - e più trasperente!
( es. vedere cosa e come hanno agito in Sviluppo Italia - miss marcegaglia e alpitour che erano nel CDA e che guarda caso ha visto poi fiorire la Gestione Mita alla ns. Ammiraglia! - chi vuol comprendere comprenda..).

4 - Pacchetto sviluppo al sud per 400 Milioni - per fare cosa? le solite cattedrali nel deserto che hanno fatto solo danni ( es valtur oggi 303 Mil di debiti malgrado tanti ma tanti finanziamenti avuti) - anche qui - diamo valore aggiunto facendo progetti che creino sistema e sviluppo a tutto l'indotto.

Propongo infine - di pensare ad un trattamento fiscale che premi chi nel sud e non solo - permette di allungare la stagionalità.. quindi più sei operativo e meno tasse paghi!è un esempio su cui ragionare che ne pensate? ( es Sicilia 2010 - media apertura Hotel 113 GG - s poi andiamo ad analizzare le medie occupazionali vien da piangere)

Altre e tante altre soluzioni che vorrei condividere mi fermo qui per motivi di spazio/tempo.

Con ottimismo
Ennio

#2 da Antonio, inviato il 18/10/2011
Parole sante...la burocrazia creata dalle regioni e dai vari enti infernali che la politica utilizza per veicolare i propri interessi rappresenta il vero dramma...fondi che vengono restituiti per pura incapacita' tecnica non imprenditoriale...

#1 da romano perissinotto, inviato il 17/10/2011
Caro Ceci, condivido l'amarezza di fondo che traspare dal tuo commento.
Ho più volte sostenuto come le eccellenze italiane - le famose 3 F food, furniture, fashion intregate dalla T di turismo - potrebbero rappresentare un ottimo supporto di ripartenza della nostra economia.
Purtroppo, ahimè, negli ultimi trent'anni non si è fatto nulla di concreto per agevolare questo patrimonio, con una seria politica di sostegno, sopratutto alle pmi che operano in questi comparti che sono sinergici. Occorrono misure immediate, processi di aggregazioni trasversali tra le Imprese ed un'attenzione particolare da parte delle Istituzioni.
Il rischio è quello che, perpetuando il sostanziale immobilismo (mal celato da pochi e, a parer mio, inutili azioni di facciata) della attuale classe dirigente (leggi politica) si sperperi questo che è un patrimonio di tutti.
Dobbiamo adoperarci, come cittadini ed imprenditori, per un radicale cambio di visione strategica: la via per uscire da una crisi strutturale come quella che stiamo vivendo è li: basta volerla vedere!



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