Chi deve scendere in campo è l'Italia

La politica siamo noi

di Luca di Montezemolo , pubblicato il 6 ottobre 2011
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Desidero prima di tutto ringraziare Nicola Rossi, Salvatore Matarrese e tutti i sostenitori di Italia Futura Puglia che hanno reso possibile questa iniziativa e che stanno lavorando a un profondo radicamento sul territorio pugliese della nostra associazione. Un progetto che stiamo portando avanti in tutto il paese. Un impegno che ha come obiettivo fondamentale quello di dare una casa alle tante eccellenze civiche, di cui l’Italia è ricca.

Avrei voluto iniziare questo discorso parlando del futuro, della fase di ricostruzione che attende questo paese e che presto dovrà comunque finalmente cominciare. Avrei voluto dirvi che lo spettacolo rissoso di questo finale di partita non ci riguarda, non riguarda il futuro, non riguarda i giovani, le donne, le famiglie, non riguarda i tanti italiani che con il loro impegno straordinario, in tutti i settori della vita sociale, hanno tenuto e tengono in piedi l’Italia.

Purtroppo il precipitare degli eventi degli ultimi giorni, dentro e fuori la politica, ci obbliga ancora una volta a partire dal presente, da una situazione che si fa sempre più fragile e difficile.

L’Italia è sul ciglio del burrone, il meccanismo del “tutti contro tutti” ha superato l’argine della politica e sta investendo la stessa società civile. Non possiamo permettercelo. Dobbiamo tornare tutti, immediatamente, ad abbassare i toni. Questa volta rischia di saltare il banco.

E il banco in questo caso è il paese, i risparmi, il lavoro e la vita di tantissime persone.

Il rischio Grecia esiste, ripeto esiste, solo perché il paese non riesce, neanche davanti ad un pericolo mortale, a reagire in maniera coesa.

Ognuno di noi deve contribuire, avendo chiare le proprie responsabilità, e mantenendo comportamenti e toni appropriati al ruolo di classe dirigente.

Vale per il Governo, vale per l’opposizione, vale per la società civile.


Nessuna categoria sociale può chiamarsi fuori dalla situazione del paese. I mali italiani non sono tutti nella politica. A pochi chilometri da qui si svolgono i funerali delle donne di Barletta. Lavoravano in nero per pochi euro, nello scantinato di un palazzo pericolante. Spesso solo dopo una tragedia di queste proporzioni, riconosciamo il volto feroce dello sfruttamento, che ci ricorda come l’illegalità in Italia sia un fenomeno da cui l’impresa è tutt’altro che indenne, e che colpisce soprattutto le donne e i giovani.

Mentre Moody’s declassa l’Italia di tre livelli, il governo è paralizzato dai contrasti tra il Ministro dell’Economia e il Presidente del Consiglio.

Assistiamo oramai da mesi a un balletto sulla nomina del Governatore della Banca d’Italia che giudicheremmo inappropriato, anche se riguardasse il direttore di una Asl di provincia.


Tutto questo sta danneggiando gravemente l’Italia e i cittadini. La gente che lavora, risparmia e produce, ed è giustamente spaventata dagli effetti della crisi economica, non ne può più di questo spettacolo irresponsabile. È una situazione che va chiusa ad horas.

C’è una sola priorità, salvare l’Italia dal rischio default. Pretese di autosufficienza, narcisismi personali e partite di potere non ci interessano, non ci riguardano, ci hanno anzi profondamente stancato. E qualunque ambizione o rivendicazione individuale, di parte, di partito, di categoria deve cedere il passo di fronte a questa minaccia mortale.

Calmiamoci tutti. Abbiamo il dovere di dare all’estero l’immagine di un paese che riesce ancora a fare quadrato.

In questi anni Italia Futura ha sviluppato progetti, portato avanti idee e persino fatto proposte di legge, come nel caso degli emendamenti alla manovra finanziaria presentati da Nicola Rossi in Parlamento. Ci siamo occupati di giovani, di mobilità sociale, di scuola, di cultura, di precariato e di mille altri argomenti che rispecchiano la vita quotidiana di milioni di cittadini.

Abbiamo richiamato costantemente il Governo al rispetto degli impegni presi, nella consapevolezza che occuparsi della cosa pubblica non è un diritto, ma un dovere per una classe dirigente degna di questo nome. Nel 2009, in occasione della presentazione dell’associazione dissi: “In Italia se una classe dirigente si chiude nel recinto delle proprie attività viene descritta come egoista e priva di senso del bene comune. Se invece si interessa alla cosa pubblica, come avviene in tutti gli altri paesi del mondo, viene immediatamente accusata di assurdi disegni politico-partitici”.

Abbiamo detto chiaramente, in tempi non sospetti, quando l’esecutivo era forte, saldo e persino vendicativo, quello che pensavamo del suo operato. Vedevamo chiaramente che le non decisioni di allora ci avrebbero condotto alla drammatica situazione di oggi.

Eppure abbiamo ricevuto, insieme agli attacchi d’ufficio della parte più debole della politica, una buona dose di "fuoco amico".

Oggi però tutto questo è dietro le nostre spalle, e non ha più alcuna rilevanza.

È un segnale importante che le principali associazioni del mondo dell’economia abbiano presentato una piattaforma di proposte comuni, ampiamente condivisibile, al Governo. Quello che è stato fatto è un lavoro prezioso che non va interrotto. Abbiamo bisogno che si continui, con la stessa determinazione, a incalzare l’Esecutivo sui provvedimenti concreti che è necessario assumere per la crescita.

Consentitemi due parole in più, che sento il dovere di pronunciare, su quello che sta accadendo all’interno del sistema imprenditoriale italiano.

Per quasi dieci anni ho avuto il privilegio di ricoprire cariche all’interno del sistema associativo. Un’opportunità che mi ha permesso di venire a contatto con tantissime piccole e medie aziende di straordinario valore, che rappresentano la spina dorsale del sistema produttivo. Andare all’estero, in tantissimi paesi, con migliaia di imprese impegnate in incontri di business, è stata un’esperienza entusiasmante.

Dicevo allora e ripeto adesso: quando l’Italia si muove come un sistema compatto non ce n’è per nessuno.

Ho vissuto il periodo più critico della FIAT, come Presidente, proprio mentre ero anche Presidente di Confindustria. Lo ricordo come un momento difficilissimo ma molto appassionante.

La rottura tra FIAT e Confindustria non può dunque che addolorarmi moltissimo, professionalmente e personalmente.

Non voglio entrare nel merito della vicenda tecnica sull’art. 8 e degli accordi intervenuti successivamente tra le parti sociali.

Ma è evidente che se la più grande azienda privata italiana ritiene che la sua presenza in Confindustria sia d’impedimento al perseguimento degli obiettivi aziendali, qualcosa che non ha funzionato deve pure esserci. Anche perché nella stessa situazione di FIAT si trovano molte altre imprese italiane.

Quello che è accaduto deve servire per avviare un momento di riflessione su ciò che è mancato, se vogliamo lavorare ad una soluzione che, nel tempo, possa riannodare le fila di un dialogo, che non voglio considerare definitivamente chiuso. Qualunque contributo, nel rispetto dei ruoli, io potrò dare per facilitare un riavvicinamento, non mancherà di certo.


Confindustria è uno straordinario patrimonio dell’Italia. Le aziende italiane, in particolare quelle piccole e medie, hanno bisogno di nuovi servizi, in primo luogo quelli relativi all’internazionalizzazione e all’innovazione. C’è uno spazio di offerta concreto e immenso. L’associazione non deve aver paura di ripensare il suo ruolo, i suoi compiti e soprattutto la sua articolazione territoriale e settoriale.

Spesso si sottolinea, a ragione, che il paese ha bisogno di una fase costituente, sarebbe importante per l’associazione riflettere sull’utilità dell’avvio di un analogo processo.

Il momento della denuncia fine a se stessa è passato. Di rese dei conti e di toni urlati l’Italia non ha bisogno proprio perché se il Governo è debole, la situazione del paese è drammatica. Fra poco inizierà comunque una nuova fase. Lavoriamo affinché sia possibile contribuire a un rinnovamento vero e profondo in tanti settori della nostra vita civile e politica.

Passiamo dalla cultura dell’ “anti” a quella del “post”.

Perché in mezzo a tante notizie negative c’è un dato straordinariamente positivo. È in atto un potente risveglio della società italiana. Le donne, i giovani, le associazioni cattoliche, il volontariato, le migliaia di liste civiche che sono già nate in tutta Italia. C’è grande voglia di impegnarsi. Facciamo in modo che queste energie costruttive non si disperdano.

Nella seconda Repubblica i partiti, di destra, di sinistra e di centro hanno spesso strumentalmente cercato di abbracciare pezzi della società per controllarne e diluirne le spinte al cambiamento. Mille volte abbiamo sentito, e ancora sentiamo, politici sulla scena da tanti anni ripetere che vogliono “aprire i partiti alla società civile”.

Domandiamoci allora: quante volte questa “apertura” ha determinato un rinnovamento vero e profondo dell’offerta politica?

Voglio sperare che nessun esponente serio della classe dirigente economica del paese si presti a fare da paravento per operazioni di finto rinnovamento.

Questa volta deve accadere l’opposto. Se le tante eccellenze civiche riusciranno a mettersi assieme e a darsi fondamenta solide, allora poi potranno dialogare in maniera paritetica con la parte sana della politica. Una sfida molto più complessa, difficile e profonda di una discesa in campo individuale.


In tutti gli schieramenti esistono persone di qualità che hanno ben chiara la situazione, e sono consapevoli dell’urgenza e della direzione dello sforzo ricostruttivo e costituente che va messo in campo. Persone che, soprattutto nei due principali partiti di maggioranza e di opposizione, stanno cercando di far emergere messaggi di ragionevolezza e pragmatismo. Dobbiamo aiutare queste persone, dargli coraggio, convincerle che i cittadini non fanno di tutta l’erba un fascio, ma sono al contrario capaci di distinguere il buono che c’è nella politica italiana.

A queste persone, così come a tutte le forze che condividono una visione del paese, Italia Futura guarda con grande attenzione e senza pregiudizi. Il lavoro da fare è immenso, e le condizioni dell’Italia non consentono a nessuno di anteporre ambizioni personali o velleità di autosufficienza al bene comune.

L’Italia non ha bisogno di "partiti dei padroni", né di altre alchimie tecnocratiche o elitarie ma di un grande movimento popolare, trasversale a tutte le componenti della società.


Chi deve scendere in campo è l'Italia, con le sue mille eccellenze, e soprattutto i tanti giovani che possono determinare con il loro impegno diretto il proprio futuro.

Per quanto mi riguarda questo è l’unico Governo dei migliori di cui vale la pena parlare.

Penso ai Presidi e agli insegnanti di scuola che continuano a far funzionare i propri istituti nonostante i tagli. Penso alle ricercatrici che vincono i premi in tutto il mondo e che sono obbligate a vivere in un altro paese.

Penso a chi opera nelle forze dell’ordine e non riesce a farsi pagare gli straordinari, o ai sindaci delle città che mantengono, nonostante tutto, un livello decoroso di servizi per i cittadini. Penso agli artigiani, ai medici, ai militari, a tutti coloro che si misurano con i problemi concreti e con la sfida quotidiana del cambiamento.

E penso anche ai politici moderati e riformisti dei diversi schieramenti, che oggi sono spesso isolati e delusi.

Questo è il movimento di cui l’Italia ha necessità, queste sono le persone che devono mettersi insieme. Mai come in questo momento, e in questo paese, la squadra è molto, ma molto più importante del singolo.


Abbiamo perso tutte e tre le grandi sfide della seconda repubblica.
La rivoluzione liberale, che doveva riequilibrare il rapporto tra Stato e cittadini, è naufragata in un ribellismo di Governo che ha indebolito le istituzioni, aumentato la presenza del pubblico in tutti i settori, diminuito gli spazi di libertà e di concorrenza.
Il cammino dell'opposizione verso un approdo riformista rischia di incagliarsi tra populismo e giustizialismo.
La battaglia della Lega per avvicinare le istituzioni ai cittadini ha moltiplicato invece sprechi e inefficienze.

E quando sento parlare di secessione o vedo una parte della leadership della Lega esprimersi con gesti da trivio, capisco quanto deve essere profonda la delusione di tante persone perbene che in buona fede hanno creduto in loro.

Dalla seconda Repubblica ereditiamo uno Stato debilitato ma pervasivo, mentre avremmo bisogno di uno Stato fortissimo, ripeto fortissimo, in un alveo più ristretto. Giustizia, welfare, scuola, difesa, sicurezza, queste sono le funzioni fondamentali dello Stato su cui vanno reindirizzate le risorse pubbliche.

Riequilibrare il rapporto tra Stato e cittadini, ristabilendo un legame di fiducia e un senso di comunità, rimane la sfida centrale dei prossimi anni. Le tasse, il conflitto tra politica e società civile, lo scontro tra istituzioni e poteri dello Stato, la paralisi decisionale, le divisioni interne alla società, la corruzione e il malaffare: tutte le principali anomalie del nostro paese derivano da questo problema. È una questione che ci portiamo dietro da tanti anni. Questo è il nocciolo dell’infinita transizione italiana che è arrivato il tempo di chiudere.

Un rapporto sempre conflittuale che ha visto prevalere ora l’uno ora l’altro, senza che mai, ad eccezione del primo dopoguerra, si raggiungesse un equilibrio di reciproca soddisfazione. Per questo serve un progetto di ampio respiro, popolare e liberale, che recuperi lo spirito di quegli anni e che abbia come pilastri crescita e solidarietà.

In questa direzione possono essere messi in campo provvedimenti immediatamente operativi. Proprio per questo Italia Futura ha fatto proposte concrete, offrendole al Parlamento sotto forma di emendamenti alla manovra, nella convinzione che è tempo di far ritornare il dibattito alto sul paese, nei luoghi ai quali istituzionalmente dovrebbe appartenere.

Non è possibile che le sedute della Camera diventino d’interesse pubblico solo quando si discute di mandati di arresto e autorizzazioni a procedere.

Abbiamo proposto “uguaglianza per tutti i giovani davanti al lavoro”: occupazione a tempo indeterminato per tutti i nuovi assunti. Dobbiamo dare piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi. Si eliminerebbe così la necessità di rincorrere quei rinnovi continui che rappresentano una “spada di Damocle” umiliante per il lavoratore, senza rischiare impatti negativi sulla già drammatica situazione dell’occupazione giovanile, che un irrigidimento eccessivo del mercato del lavoro provocherebbe. Abbiamo proposto poi di varare strumenti di welfare attivo a supporto dei nuovi contratti, finanziati dall’aumento di un anno dell’età pensionabile per chi ha già un contratto a tempo indeterminato con una protezione più ampia.

Abbiamo proposto una “patrimoniale per lo Stato”: dismettere il patrimonio pubblico è un atto dovuto nei confronti dei tanti italiani che sperimentano oggi la serietà della crisi. Spetta allo Stato fare l’80%. Dopo, solo dopo, si potranno chiedere nuovi sacrifici ai cittadini, cominciando da quelli più fortunati.

Abbiamo proposto un “contributo di solidarietà” che riguardasse in primo luogo la politica: intervenendo sui flussi di spesa più direttamente attinenti le istituzioni, sopprimendo le province, non limitandosi ad accorparne alcune, intervenendo decisamente su organi costituzionali come il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro e su enti locali sui generis come le Camere di Commercio.

Abbiamo proposto una “imposta sulle grandi fortune”, nella convinzione che chi ha di più deve dare di più, per accelerare il percorso verso il pareggio di bilancio, da destinarsi dal 2014 a finanziare – su base strettamente competitiva – i settori dell’istruzione, della ricerca e della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

Abbiamo chiesto che si vincolino i futuri proventi della lotta all’evasione alla riduzione strutturale della pressione fiscale.

Italia Futura ha le idee molto chiare su quello che si deve fare immediatamente per rimettere in moto l’Italia.

Abbassare la pressione fiscale complessiva sarà un processo lungo e difficile, ma ridistribuire il carico fiscale è un passo fondamentale e immediatamente attuabile. Non possiamo continuare ad avere un fisco che pesa in maniera insopportabile sul lavoro e sulla produzione, privilegiando rendite e patrimoni. Se incentiviamo lo spostamento della ricchezza verso i beni che non creano lavoro e sviluppo, ad un certo punto l’economia si ferma e gli stessi patrimoni perdono valore. In parole semplici, se nessuno è più in grado di comprare case perché il paese non cresce, alla fine anche il valore degli immobili inevitabilmente diminuisce.

È un fatto assodato che non è tanto la pressione fiscale complessiva a determinare la competitività di un paese quanto il livello di tassazione sui produttori. I paesi scandinavi, che hanno scelto un modello di welfare esteso e che hanno una pressione fiscale complessiva vicina alla nostra, crescono di più anche perché mantengono, a un livello contenuto, le tasse su chi produce.

In Italia la questione del fisco è diventata invece il terreno di uno scontro ideologico. Da un lato il centrodestra usa la retorica della ricchezza privata degli italiani come scusa per non affrontare il problema della crescita. Dall’altro la sinistra pensa di tassare la ricchezza, non per rimettere in moto l’economia, ma per finanziare una presenza ancora troppo estesa e inefficiente del settore pubblico.

Ancora una volta si contrappongono due visioni ideologiche e sorpassate del rapporto tra Stato e cittadino: da un lato un iper-individualismo che finisce per danneggiare l’economia reale, dall’altro un neostatalismo che genera sprechi e inefficienze.


Nessuna maledizione condanna l’Italia al declino. La stessa globalizzazione sta rapidamente trasformando decine di milioni di persone all’anno in potenziali consumatori di prodotti e di cultura italiani. Stiamo oggi affrontando la fase più dura di questo processo epocale: la concorrenza sul versante della produzione. Ma in pochi anni il rapporto tra produzione e consumo si invertirà nella maggior parte dei grandi mercati internazionali, schiudendo incredibili possibilità per il nostro paese. Dobbiamo arrivare però a quell’appuntamento in buona salute, investendo sui nostri due elementi di forza: la cultura e l’industria. Ci saranno ancora sacrifici da fare, e sarà fondamentale distribuirli in maniera equa senza colpire le fasce più deboli, ma non c’è nessuna ragione per cedere allo scoraggiamento.

Dobbiamo mettere poi in atto un gigantesco piano di rilancio dell’immagine internazionale dell’Italia. Restituendo dignità alla nostra identità unica e straordinaria. Non è vero, come sento dire spesso da qualche politico che non ha mai messo piede fuori dall’Italia, che c’è una congiura internazionale per delegittimarci. Al contrario c’è fame di Italia nel mondo. Di un’Italia molto diversa da quella che quotidianamente troviamo purtroppo sulle pagine dei giornali stranieri.

Le condizioni per un cambiamento vero ci sono, perché si è fatta strada nel paese la consapevolezza che, questa volta, si vince o si perde tutti insieme. Le vie di fuga individuali non sono più praticabili.

Se cade il paese cadrà il nord con il sud, gli imprenditori con i lavoratori, gli impiegati e i lavoratori autonomi, gli elettori di destra e di sinistra, gli uomini e le donne.

Abbiamo finalmente capito che le differenze che credevamo, fino a ieri, inconciliabili, sono oggi molto meno importanti. La crisi ci obbliga a tornare comunità. Per questo il cambiamento è davvero possibile.


Il presidente Napolitano ci ha ricordato che la “politica siamo noi”, una cosa che avevamo dimenticato per troppi anni. Un alibi che ha consentito a molti di ritrarsi nel proprio “particulare”, illudendosi che tutti i mali del paese fossero rinchiusi altrove. È tempo di abbandonare questa illusione, mettendo da parte ogni atteggiamento di arroganza e pretesa di superiorità morale o professionale. Ciascuno di noi deve rendersi disponibile, per quello che sentirà di poter o di dover fare, a partecipare al lavoro di ricostruzione, lungo e difficile, che sta per iniziare. Italia Futura certamente già lo è.



tag:  montezemolo   bari   italia futura  


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#42 da giuseppe, inviato il 22/12/2011
Se devi costruire devi farlo in modo tale da avere una base solida e forte, in politica la base è il popolo, che a parole è sovrano, ma nei fatti è stato ridotto a schiavo, da una politica cieca e poco lungimirante. Necessita una Riorganizzazione Sociale e Politica, in cui si dia sicurezza e benessere al cittadino in tutto il corso della Sua vita, eliminando l'estrema vergognosa ricchezza e l'estrema vergognosa povertà. Utopie, Forse.

#41 da Antonio, inviato il 14/10/2011
Quello che emerge dal programma introduttivo di Italia Futura, rappresenta ciò che la società e la gente attende, ma vorrei essere pratico, quello che è stato dichiarato ed esposto è il frutto cretamente di uno studio articolato e composito. Il Popolo Italiano ha già avuto un imbonitore o venditore di tappeti in tal senso, mi auguro è vorrei dimostrarmi ancora più positivo, di trovare quel gruppo di uomini in grado di determinare la svolta.

#40 da ennio, inviato il 14/10/2011
presidente Montezemolo, secondo me lo "Stato minimo", oltre a Giustizia, welfare, scuola, difesa e sicurezza, dovrebbe avere anche tutela dell'ambiente o gestione del territorio.

#39 da Giovanni Biancardi, inviato il 13/10/2011
Condivido pienamente l'analisi della presente situazione politica e mi paiono convincenti le soluzioni prospettare per una svolta che sia realmente significativa. Seguirò con interesse gli sviluppi de progetto, assicurando che nei limiti delle mie possibilità e capacità sono disposto a cointribuirvi.

#38 da giuseppe tozzi, inviato il 9/10/2011
siamo tutti d'accordo, ed ora anche in puglia è nata l'associazione, la mobilitazione c'è, le potenzialità anche, ma spero tanto che nel passaggio alle elezioni, non arrivino i soliti "capibastone" con in cambio doti di voti e voti. sarebbe un peccato, una grande delusione. se fosse possibile, vorrei essere contattato da qualche altro associato della campania per poter collaborare fattivamente. ad maiora

#37 da Antonino Donatiello, inviato il 9/10/2011
Chi deve scendere in campo è l'Italia? Noi! Immediatamente un progetto Lavoro, il progetto della riduzione del debito pubblico, riprogettare (non solo eliminare le province) la struttura amministrativa della pubblica amministrazione e della rappresentanza politica, codice etico per la pubblica amministrazione.

#36 da massimo tocchetti, inviato il 9/10/2011
Condivido a pieno la linea. Quando l'apertura di una sezione in Lombardia ?

#35 da domenico, inviato il 8/10/2011
Il club uds è vicino al Presidente Montezemolo, rilanciamo l'Italia con una nuova generazione di dirigenti Politici, per ridare l?italia agli Italiani, per legiferare a favore dei cittadini onesti, tutti uniti per ridare fiducia alla politica, tutti insieme per garantire sicurezza nelle nostre città nelle nostre case, nella nostra vita.

#34 da giuseppe parisi, inviato il 8/10/2011
finalmente una proposta alternativa!!!!

#33 da Salvatore Salute, inviato il 8/10/2011
Bravo Luca, diamoci TUTTI da fare che c'è molto da correggere.

#32 da stefano zammartini, inviato il 8/10/2011
Nel lontano 1994 la copertina dell'Economist riportava il volto dell'allora, e dell'attuale, Presidente del Consiglio. Nessuna polemica, ma con la tipica analisi di stampo anglosassone si rilevava già da allora che, indipendentemente dalle capacità, l'elezione di quel tipo di cittadino era incompatibile con le regole minime, non scritte, del'etica liberale. Era una sorta di violazione di un assioma. Ora è tempo di una riflessione personale del perchè un popolo continua a cercare l'uomo della provvidenza e non si decide ad assumersi in proprio la responsabilità della vita e dei sogni. Ognuno di noi elaborerà tra sé e sè delle spiegazioni, ma davanti alla realtà che incalza è urgente anche passare all'azione. Da questa prospettiva l'analisi di Montezemolo rappresenta un buon punto di partenza. Personalmente intendo appoggiare questa visione. Nel contempo mi auguro che l'antica scelta rinascimentale di primato estetico sia stemperata, anche con l'aiuto di questa crisi, da un minimo denominatore comune di spessore etico.

#31 da Angelo Sissa, inviato il 8/10/2011
Caro Presidente, Lei dice che:

"Perché in mezzo a tante notizie negative c’è un dato straordinariamente positivo. È in atto un potente risveglio della società italiana. Le donne, i giovani, le associazioni cattoliche, il volontariato, le migliaia di liste civiche che sono già nate in tutta Italia. C’è grande voglia di impegnarsi. Facciamo in modo che queste energie costruttive non si disperdano"

Per non disperdere tali energie è comunque necessario istituire un sistema di coordinamento. Le guerre non si vincono se l'esercito non è organizzato e se non ha un leader naturale che lo dirige insieme ad un gruppo di validi collaboratori che lo consiglia e lo sostiene nel prendere le decisioni più difficili.
Le liste civiche, quando non sono liste civetta di partiti nazionali tradizionali, sono formate da gente di buona volontà, ma questo non è sufficiente per arrivare a governare il paese. Oggi sono come tanti pianeti che si muovono in modo casuale perchè manca un Sole che ne determini le orbite (strategie) attraverso la propria forza gravitazionale (carisma + capacità + competenza).
Non serve un Re Sole ma un chiaro punto di riferimento in cui le liste civiche si possano riconoscere.

#30 da Amedeo, inviato il 8/10/2011
Perché' ignorare la semplice realtà ! L Italia e' piena di debiti molti dei quali provengono dai costi insostenibili dati dalla politica che non fa altro che creare esclusivamente molta confusione. A cosa ci servono tutti questi politici? E' possibile che ormai in Italia ci sono più onorevoli che medici ? E se e' vero che l Italia e' un paese democratico dove siamo noi cittadini a decidere chi sta al governo perché' non possiamo licenziare o dimezzare i parlamentari? E' possibile che Cicciolina debba avere una pensione di 3.000,00 euro per la sua permanenza inesistente in politica ? E come lei centinaia di persone, ma voi siete d' accordo o sono solo io che vedo le cose sotto un altro punto di vista ? Un azienda piena di debiti per non fallire deve immediatamente tagliare i costi, oggi questa azienda e' l Italia ma i costi ogni giorno aumentano.

#29 da alessandro turini, inviato il 7/10/2011
Siamo di fronte ad un muro fragile. Buttiamolo giù tutti assieme e scriviamo pagine nuove con Montezemolo alla guida del Paese. Ma vi prego: facciamo presto!

#28 da antonio, inviato il 7/10/2011
Sapevo dell'intervento del Dr. MONTEZEMOLO a Bari, purtroppo per motivi di lavoro non ho potuto raggiungere Bari, ho letto però il suo discorso. Ho aspettato da tempo che questa persona "Seria" scendesse in politica, per portare questo Nostro Bel paese ai livelli che merita, e non ad essere ridicolizzati da tutto il Mondo grazie a questa classe politica ormai obsoleta, vecchia e composta solo da PERSONAGGI che pensano soltanto ai propri inetressi, e a non staccarsi dalla loro poltrona che non gli è stata Donata a Vita da nessuno. Forza CORDERO, speriamo che Tu non deluderai TUTTO il Popolo Italiano, Io ti voterò.

#27 da walter, inviato il 7/10/2011
le riforme sono necessarie, è chiaro che in molti le osteggiano, i portatori di interessi particolari, anche quelli che oggi sono d'accordo con montezemolo, al momento del voto voteranno per chi li tutela, dobbiamo essere tutti molto bravi a riconoscere qual'è la cosa giusta da fare non ascoltare la voce di parenti e amici ma semplicemente quella della nostra coscienza. tutti sanno cosa è giusto fare il problema è che nessuno ha il coraggio di farlo. Forse pensate che i parlamentari non sanno in coscenza che i loro privilegi sono profondamente ingiusti? recuperare la morale politica deve essere il primo passo le necessarie riforme liberali devono permeare tutto il Paese passando anche da una necessaria legge sul conflitto di interessi. insomma le cose giuste da fare sono tante, fin'ora le parole di Montezemolo mi sembrano giuste coerenti e degne di essere convitamente supportate.

#26 da Claudio Lucii, inviato il 7/10/2011
No Luca, chi deve scendere in campo sei tu ! Voglio Montezemolo premier Luca Rossi ministro delle finanze Pietro Ichino ministro dello sviluppo UN SOGNO !

#25 da Fabrizio Murino, inviato il 7/10/2011
Ancora una volta sono in totale sintonia con il mio presidente. Ho più volte dato a IF la mia totale disponibilità all'impegno, e con me, tanti altri amici e colleghi, di Salerno, della Campania. Siamo pronti, siamo pronti a sacrificare parte di lavoro e famiglia per il nostro Paese, per il futuro dei nostri figli. Attendiamo, pieni di buona volontà, di energia e di ottimismo di essere chiamati. Siamo affamati di buon futuro.

#24 da Pierpaolo Griffa, inviato il 7/10/2011
Ottimo, a disposizione ! Ne conosco tanti come noi, in Italia e all'estero, di destra e di sinistra... cerchiamo di fare qualcosa di concreto in fretta e saranno con noi. E un gruppo in Lombardia? sono certo che la massa critica c'e' tutta.

#23 da nello gori, inviato il 7/10/2011
Questa classe politica è inadeguata è capace soltanto di spartirsi poltrone poltroncine, strapuntini, a tutti i livelli dal parlamento ai comuni, carozzoni atti solo a riciclare politici trombati e portaborse, capaci di niente.L'Italia si avvia verso la bancarotta e loro continuano ad arraffare quanto più possono. Non si curano di niente, degli Studenti che, non hanno un futuro,salvo poi strumentalizzarli quando questi protestano per un domani migliore.Delle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese.Della sanità dove per farsi visitare al pronto soccorso quando va bene ci vuole una giornata, per
non parlare di esami e visite specialistiche dove alcune volte vengono
fissate ad un anno.Dell'assistenza agli anziani assente completamente, salvo poi la caccia alle streghe contro i veri invalidi, che non tocca mai il falso invalido perchè, amico del politico che lo ha blindato nella categoria che non verrà mai chiamata a verifica.Le aziende, che pagano regolarmente le tasse e tengono i collaboratori in regola, sono quelle più tartassate dagli aumenti delle tasse.Mi fermo qui perchè conosciamo bene la grave crisi che viviamo.I politici di questo momento storico non hanno la giusta conoscenza per far ucire il nostro Paese dalla crisi economica e morale.Mi fa piacere che un'altro comitato regionale si sia costituito con l'augurio che altri se ne costituscano al più presto.Solo con la rivolta morale e con l'impegno diretto a sostituire questa classe politica si può salvare questo Paese non vedo alternative.

#22 da Luigi, inviato il 7/10/2011
Condivido moltissimo i concetti esposti dal dott.Montezemolo,oggi c'è bisogno dell'Italia e degli italiani che troppo in questi ultimi sono stati zitti e contagiati dal"sogno di libertà".
Ho una figlia che lavora in germania, andata all'estero per trovare un lavoro ed un ruolo sociale che qui non trovava; e spesso mi confronto con lei sui punti presentati, condividendo la volontà di far emergere il talento, la meritocrazia, il ruolo dei giovani.
C'è bisogno di far parlare l'Italia, soprattutto per i nostri giovani, per non deridere il loro lavoro, per dare una vera prospettiva atta a far partire la nostra economia.

#21 da Cinzia, inviato il 7/10/2011
Bene oggi gli studenti hanno dato un bell'esempio... ovviamente quelli che erano la maggior parte e sfilavano per le strade ordinatamente, con insegnanti e bidelli ecc... Però il tipo lassù in cima continua a dire: resto qui, non mi dimetterò mai, elezioni? a cosa servono?, non c'è alternativa a questo Governo!! Allora???? La gente comune cosa deve fare? Lavorare già, per quello che gli è permesso, lo fa e paga anche. Allora??? Come si fa a schiodare quell'anzianotto dal suo seggiolone?
Sto scrivendo di getto, perchè ho letto i commenti e sono tutti condivisibili, ho letto le proposte e mi sembrano concrete, ma..... non ci ascolta nessuno. Con i suoi soldi si è comprato il Parlamento e noi stiamo qui fuori a protestare... parole al vento come tante altre cose ultimamente.
Non se ne può più ma davvero da molti mesi ormai. Arrivare al 2013 è un'offesa anche solo pensarlo.

#20 da EMANUELE SIMONETTI, inviato il 7/10/2011
Penso che oggi L'Italia abbia bisogno di ritrovare la sua identità, la stessa che negli anni si è persa. La frammentazione in politica, nella società civile e nell'industria stiano danneggiando il nostro paese. Questo, unito ad una classe politica che da il meglio di se per ridicolizzare il paese ci ha portato sull'orlo del baratro, vicini al default. Davanti ai problemi reali del paese, davanti ad una morte quasi imminente i nostri dirigenti non pensano ad altro che a fare i buffoni (vedesi le ultime dichiarazioni e non del nostro primo ministro), ma non si riesce neanche a trovare una alternativa a tutto ciò. E' giunto il momento di rimboccarci le maniche tutti per risollevare il paese. Ben vengano iniziative che possano realizzare veramente i progetti e non farli rimanere sono sulla carta.

#19 da Stefano Costantino, inviato il 7/10/2011
Sono bei pensieri che esprimono una voglia genuina di farcela, di cambiare e venirne fuori e che rappresentano l'aspirazione di un bel pezzo d'Italia. Il richiamo alla moderazione dei toni alla politica è giusto, ma è rivolto ad una masnada di sordi. Il punto è che il paese è caduto in una fase di blocco istituzionale, dalla quale non si sa quando usciremo. Forse domani, fra un mese, nel 2013 con le elezioni. Ciò non sembra dipendere dagli appelli alla responsabilità, o a volte alla dignità, che sono venuti da tante parti importanti della nostra società e sicuramente ancora verranno. Se crediamo in un processo che debba avvenire per forze interne alla politica, ciò accadrà solo nel momento in cui le varie componenti che costituiscono la nostra classe dirigente, avranno trovato un equilibrio decente per non rimanere travolte sotto la valanga del malcontento e poter perpetuare la propria posizione.

#18 da stefano , inviato il 7/10/2011
vorrei evidenziare un aspetto che sta un pò al di là dell' analisi della situazione e delle stesse proposte: il metodo. Oggi sono tutti alla finestra ad aspettare la dichiarazione "scendo in politica e mi alleo con", e invece questa dichiarazione non arriva; questo aspetto è forse il più interessante di tutti nell' ambito del progetto Italia Futura, perché quello che prevale non è il tentativo di convincere gli italiani ad affidarsi a qualcuno (pensiamo al "ghe pensi mi" o al "ora tocca a noi" del più moderno Vendola), ma il tentativo di convincere gli italiani che sono, esistono, possono, meritano, e che devono solo volerlo; il messaggio è "fare gruppo", sembra ovvio ma nel nostro paese forse non è mai stato così; certo, prima o poi un' espressione politica dovrà pur esserci, magari guidata da lui o magari no, ma quel giorno probabilmente quelli che ci staranno non saranno sudditi ma attori protagonisti; un cambio radicale di approccio, di metodo, la prima cosa di cui abbiamo veramente bisogno; pensiamo anche al titolo: "chi deve scendere in campo è l' Italia", credo non l' abbiamo mai sentito; penso che Italia Futura avrà molti nemici, considerando quanta voglia di conservazione c' è in politica, nel mondo sindacale etc. etc.; c' è sicuramente del buono ovunque, ma c' è anche altro ovunque, sarà arduo arginare queste forze opposte, ma credo si possa confidare proprio nelle persone, sempre di più, che forse iniziano a pensare davvero alla forza del gruppo; un saluto a tutti.

#17 da Fabrizio, inviato il 7/10/2011
1) Limite dei 3 mandati - Fine del politico a vita 2) Piano a 5 anni per tagliare del 50% i costi della politica (allineamento compensi e spese al resto d'europa, taglio numero parlamentari, limite alle commissioni, eliminazione provincie, eliminazione enti inutili, eliminazione auto blu a tutti eliminazione voli di stato, eliminazioni viaggi senza senso per viaggi all'estero di governatori, presidenti, sindaci, e le loro infinite corti etc, etc). 3) Divieto doppi incarichi e doppi compensi, eliminazione di tutte le municipalizzate (i servizi saranno svolti da privati con il pubblico che controlla la qualità del servizio offerto e con mandati triennali a concorso). Fine dei raccomandati (se un parente di un politico o deve essere assunto dalla pubblica amministrazione o riceverne un appalto il caso va sottoposto ad una commissione ad hoc a maggioranza opposizione). Simile approccio contro i baroni di medicina, università e ricerca. 4) Piano a 5 anni per il taglio dell'evasione del 80%, (basta volere davvero invece che solo a parole). 5) Utilizzo recupero evasione per (a) riduzione pressione fiscale sui salari, (b) educazione e ricerca (c) politiche a supporto delle giovani coppie (più della meta' fa un solo figlio.... tra 50 anni??...). 6) Revisione del capital gain, aliquota marginale sotto l'anno, 25% se tra 1 e 3 anni, 15% sopra i 3 anni 7) Trasparenza totale: Tutti gli introiti e tutte le spese dello stato, voce per voce, consultabili on line. 8) Privatizzazione, non svendita, di buona parte del patrimonio immobiliare dello stato. Nei dovuti tempi e con l'obiettivo di massimizzare i profitti e non di far fare affari agli amici. 9) Introduzione ici alla chiesa, e fine trattamento fiscale agevolato per cooperative e attività commerciali ecclesiastiche (ce l'ha la forza per queste?) 10) Obbligo di adozione per tutti i comuni di un introduzione aggressiva della raccolta differenziata (sul modello dei comuni più virtuosi) con fortissime penali se non viene pienamente implementata entro 5 anni. 11) Inserimento in costituzione del pareggio di bilancio e di un limite al debito/pil dell'80% con un piano decennale per arrivarci. Lo sforamento sara concesso solo per gravi crisi e un max di 3 anni. 12) Riforma del sistema legale, con eliminazione del terzo grado di giudizio, forte incentivo all'accordo extra-giudiziale e costi tutti a carico di chi fa cause inutili (per scoraggiare le querele senza senso). 13) Super controllo di tutti i centri di spesa dello stato con obbligo di aste super trasparenti e obbligo accorpamenti tra regioni per massimizzare il potere di negoziazione. 14) Introduzione piano decennale per spostare il trasporto merci su rotaia, potenziando la rete dove necessario e inserendo convogli e turni notturni... 15) Riduzione spese folli in jet militari e sistemi satellitari spia di ultimissima generazione e più investimenti in mezzi ed equipaggiamenti che offrano la migliore protezione possibile ai nostri militari. 16) Vieti la possibilita' di acquisto di strumenti derivati a enti pubblici, piccole aziende e privati cittadini a meno che non siano in grado di dimostrare la loro competenza su quei prodotti (li ho comprati in passato non basta..). Continuerei ma la lista sarebbe troppo lunga.. Si presenti con un programma incentrato su questi punti e non solo vincera' il supporto di tutti i delusi della politica (ormai la maggioranza del paese) ma anche quello dei mercati con la borsa che si impennerà' e il costo del nostro debito che crollerà. Si metta alla quida di un movimento che ci tolga dal bordo del baratro, mi metta su un cammino di crescita, maggiore uquaglianza, maggiore meritocrazia, più' alto livello culturale e con paletti che rendano impossibile in futuro il riavvicinarsi al baratro e avrà' lasciato un segno indelebile nella storia del nostro paese. Buona fortuna

#16 da costanzo rapone, inviato il 7/10/2011
E' bello leggere quello che si pensa. E' bello anche ritrovare fiducia e sapere di non essere soli. La storia mi insegna ad essere diffidente. Difficile esserlo davanti alle parole chiare, coerenti ed inequivocabili del Presidente Montezemolo.
Avanti allora con entusiasmo.

#15 da Enrico Tommaso Cuozzo, inviato il 7/10/2011
Mi auguro che da parte del Presidente Montezemolo ci sia la volontà di concretizzare certe considerazioni in un impegno politico che porti alla realizzazione di idee concreti.Siamo tutti stanchi delle chiacchiere poste in essere da plitici che vivono in una dimensione totalmente estranea alla realtà in cui viviamo.L'Italia ha bisogno di fatti e di persone brillanti che mettano a frutto la propria esperienza professionale al servizio della società.

#14 da Marilena, inviato il 7/10/2011
Ho molto apprezzato il discorso di Montezemolo, ieri. Quest'anno, alle amministrative abbiamo presentato un movimento politico locale con i medesimi presupposti e obiettivi. Ci hanno riso dietro, messo i bastoni tra le ruote, tormentato i candidati.. ma ce l'abbiamo fatta lo stesso. Ora nasce una lista civica nazionale che ricalca il nostro spirito: non posso che gradire.

#13 da Paolo Passerini, inviato il 7/10/2011
Ottima prospettiva, istanze nobili e solidali, speriamo si concretizzino presto.
Forse possiamo ricominciare a credere in progetti volti al bene comune e non all'individualismo sterile che ha contaminato questi anni e ci ha allontanati dalla politica



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