Pubblica amministrazione, non basta semplificare

Dal federalismo alle authority, le aree d'intervento

di Alberto Stancanelli , pubblicato il 4 ottobre 2011
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Non poteva mancare nelle proposte delle associazioni imprenditoriali “Progetto delle imprese per l’Italia” una parte dedicata al rapporto tra amministrazione pubblica e cittadini. Le imprese italiane (e non solo) lanciano ancora una volta un grido di dolore per un’amministrazione pubblica che resta un freno per lo sviluppo economico del nostro Paese. Un’amministrazione che appare sempre contrapposta e mai al fianco dei cittadini nella risoluzione dei problemi quotidiani che affliggono le nostre giornate perse per l’inefficienza del sistema pubblico. Ancora oggi le imprese italiane chiedono un grande progetto di delegificazione e di semplificazione dell’azione amministrativa.

Dopo il processo di riforma avviato verso la fine degli Anni Novanta l’amministrazione pubblica è tornata ad essere vista dalla politica solo come un luogo dove attingere risorse secondo la politica dei tagli lineari, con la conseguenza che lo stato delle nostre pubbliche amministrazioni, dai comuni, agli enti di ricerca, alle amministrazioni centrali e periferiche è sotto gli occhi di tutti. È mancata, invece, una visione d’insieme delle riforme e l’implementazione dei processi di modernizzazione avviati ma non completati, mentre in questi anni c’è stata una elevata produzione normativa calata dall’alto e senza confronto. Si sono date cioè risposte e usati metodi sbagliati ad un giusto problema.

Da una parte bisognava investire su un ampio processo di modernizzazione delle nostre pubbliche amministrazioni, cercando di cambiare da dentro anche gli aspetti culturali dei funzionari pubblici, ma dall’altro bisognava semplificare, delegificare, incentivare ogni possibile forma di sussidiarità orizzontale.

Il limite del documento delle associazioni imprenditoriali è quello di pensare che solo con la semplificazione amministrativa si possa ottenere un’amministrazione efficace e moderna. Invece solo interventi strutturali, che incidano su tutti gli elementi dell’amministrazione, funzioni, organizzazione, procedure, personale, risorse e formazione, possono portare miglioramenti stabili alle nostre amministrazioni.

La competitività dell’Italia è strettamente legata all’innalzamento della qualità delle pubbliche amministrazioni e delle loro prestazioni: da ciò dipendono l’attuazione delle politiche pubbliche, il miglioramento della qualità dei servizi ai cittadini e alle forze produttive, ma anche la riduzione dei relativi oneri burocratici. Il conseguimento di tali obiettivi richiede, evidentemente, un intervento trasversale che sappia incidere sull’intero assetto del sistema pubblico. Per questo è necessario realizzare piani di riorganizzazione delle strutture pubbliche e indicare misure di razionalizzazione e riduzione dei costi.


Vediamo i possibili interventi dal federalismo alla semplificazione.


Il federalismo

Deve essere uno strumento di forte responsabilizzazione dei territori e non il mezzo con cui trasferire l’inefficienza, la disorganizzazione, la complessità dell’azione amministrativa dalle amministrazioni statali alle regioni e agli enti locali. Al federalismo deve corrispondere anche una concreta effettività della sussidiarietà orizzontale. Deve nascere l’idea di uomo e del valore della sua iniziativa non in senso isolato, ma che può realizzare i suoi scopi mettendosi insieme ad altri uomini. Bisogna superare una burocrazia troppo centralistica (o regionalistica) che male utilizza le risorse e disincentiva le iniziative dei privati. Bisogna valorizzare le professionalità individuali, aprire con coraggio il servizio pubblico a nuovi soggetti come fondazioni, imprese sociali, aziende private, individuare le funzioni, oggi svolte dagli enti pubblici, che possono essere attribuite ai privati, lasciando agli enti prevalentemente le funzioni di controllo ex post. Occorre, pertanto, coadiuvare il processo di delegificazione con un’opera di riordino del sistema normativo e un’ampia deregolazione, pena l’assenza di risvolti concreti a vantaggio del cittadino, limitando le materie regolate alla persona, ambiente, salute e sicurezza.


La trasparenza

La trasparenza nell’amministrazione costituisce una forma di tutela per i cittadini, che si raggiunge anche con il rafforzamento dell’autonomia della dirigenza pubblica rispetto alla politica. La trasparenza e la semplificazione sono strumenti necessari per prevenire la corruzione. Occorre, quindi, in primo luogo, rafforzare la dirigenza rispetto al potere politico e rendere più trasparente l’assegnazione degli incarichi di vertice e limitare solo a questi l’accesso agli esterni a tempo determinato.


Il merito

Lo strumento premiale della valutazione meritocratica opera sul sistema delle responsabilità delle pubbliche amministrazioni e innesca un meccanismo partecipativo del dipendente nella realizzazione di un progetto condiviso. A tal fine è necessario introdurre, attraverso la valorizzazione della contrattazione di secondo livello, strumenti premianti del merito individuale e sanzionatori per scarsa produttività fortemente legati anche al giudizio degli utenti; infatti la responsabilità delle pubbliche amministrazioni verso i cittadini implica la valutazione del loro operato, da svolgersi sulla base di standard minimi definiti a livello nazionale, ma su obiettivi strategici specifici per ciascuna amministrazione.


I controlli

Dovrebbero essere istituiti all’interno di ogni amministrazione servizi ispettivi con il compito di verificare, a campione, l’attività di ogni singolo ufficio con l’esame puntuale dei procedimenti amministrativi posti in essere. Per rafforzare l’efficacia del sistema dei controlli interni e dei controlli di gestione nelle amministrazioni pubbliche e per accrescere il livello di indipendenza dei responsabili di tali funzioni nei confronti della politica, devono essere previsti controlli non programmati da parte degli organi preposti (ad es. la Corte dei conti) sull’operato dei servizi ispettivi, degli organismi indipendenti di valutazione, dei servizi di controllo di gestione, dei revisori dei conti e dei collegi sindacali, nelle società in mano pubblica.


La semplificazione

Per assicurare la speditezza del procedimento amministrativo è necessario rendere effettivo il principio dell’acquisizione d’ufficio della documentazione amministrativa senza il quale i tempi di risposta delle pubbliche amministrazioni e i costi a carico delle imprese rischiano di rimanere elevati. Deve essere previsto un brevissimo limite temporale in capo all’Amministrazione in ordine alle richieste istruttorie documentali formulate per ogni singolo procedimento. Il potenziamento dell'opera di semplificazione dell'attività amministrativa dovrebbe incidere anche sulle prassi amministrative, realizzando concretamente il principio, già presente nel nostro ordinamento, di usare strumenti del diritto comune tutte le volte in cui non è previsto espressamente un provvedimento amministrativo.

Le Autorità indipendenti

Nell’ambito di un auspicato riconoscimento costituzionale delle Autorità indipendenti, si dovrebbero prevedere incisivi poteri di verifica, di controllo e anche sostitutivi verso le pubbliche amministrazioni inadempienti o ancora la possibilità di sollevare questioni di legittimità costituzionale, di proporre al Parlamento disegni di legge e di essere concretamente coinvolte nel dibattito parlamentare nelle materie di competenza. In sostanza, deve essere rafforzata l’autonomia delle autorità amministrative indipendenti, garantendo la piena indipendenza dei suoi vertici, e deve essere data piena e concreta effettività alle decisioni, anche con poteri d’intervento verso le pubbliche amministrazioni.



Più volte in questi due anni di vita della nostra associazione abbiamo chiesto alla politica interventi strutturali sulla pubblica amministrazione e denunciato l’inutilità di pubblici annunci. Più volte abbiamo chiesto interventi per arginare il fenomeno della corruzione che rappresenta un costo anche economico per il Paese, come ha denunciato la Corte dei Conti nella sue relazioni annuali, più volte abbiamo chiesto una dirigenza pubblica indipendente dalla politica, ma che sia al tempo stesso trasparente nell’agire e soggetta ad un ferreo codice di comportamento. Le risposte dalla politica non sempre sono arrivate e quando sono arrivate alcune volte, come nel caso del rapporto tra politica e dirigenza, sono state di segno opposto.

Ora il Ministro Brunetta ci dirà che non abbiamo studiato le complesse riforme amministrative da lui realizzate, racchiuse in innumerevoli pagine di norme, regolamenti e circolari. Ci dirà che non abbiamo capito. È vero forse non abbiamo capito, come quegli italiani che ancora oggi non vedono un’amministrazione efficace, come tutti quegli italiani che attendono anni in lista di attesa un esame presso un ospedale, come quegli italiani o quelle imprese che attendono da mesi o da anni una risposta o un pagamento da una pubblica amministrazione.

E' membro del comitato direttivo di Italia Futura


tag:  pubblica amministrazione   sempllificazione   annunci mediatici   riforma   burocrazia  


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#10 da domenico esposito, inviato il 12/10/2011
Non basta semplificare, migliorare e rendere la macchina statale più efficiente come ho più volte accennato in altri commenti. Dobbiamo cambiare stili di vita, bisogna puntare sui mestieri antichi, agricoltura e pesca! Mare pulito e terre incontaminate. Bisogna puntare sulla scienza e su quelle multinazionali che finanziano la scienza. Bisogna puntare sul cinema e sull'arte per promuovere la cultura italiana nel mondo. Bisogna puntare l'edilizia ripensando le periferie degradate delle nostre città. Bisogna puntare ai mestieri di programmatori informatici, elettricista, panettieri, muratori, fabbro, idraulici ecc....ecc.! Se gli imprenditori italiani non punteranno sull'agricoltura ci penseranno quelli stranieri a farlo, come sta succedendo in Toscana....!

#9 da Alessandro Fronte, inviato il 6/10/2011
Ho già commentato con argomentazioni simili sulla PA, ma penso che valga comunque la pena di ribadire un concetto: la modernizzazione della PA passa anche dalla revisione dei suoi processi in ottica di informatizzazione/digitalizzazione. Non è un tema secondario e tecnicistico, ma una componente fondante di una PA moderna. Finalmente ho visto un bell'articolo sul sole 24 ore di domenica scorsa che tratta il tema, quindi non mi dilungo oltre e vi riporto il link: "Per la Pa uno shock digitale", http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-10-01/shock-digitale-115230.shtml?uuid=Aa2d168D&fromSearch

#8 da libero pensiero, inviato il 4/10/2011
Salve,
a mio avviso, in Italia tra federalismo, confronto sulle autonimie, ruolo e poteri della PA centrale rispetto alla PA locale e titolo V della costituzione si sta facendo un grande confusione, che genera enormi disservizi ai cittadini ed alle imprese, sprechi e malaffare, che inevitabilmente frenano lo sviluppo del Paese, in quanto non c'è nessuno che pensa alle operations. Tutti leggiferano e nessuno gestisce seriamente.

Bisogna pensare ad un nuovo paradigma della PA, mettendo il cittadino-contribuente al centro e ridisegnando la PA e rifondando il modello di servizio.

In pratica, a mio avviso, bisogna ripensare al posizionamento strategico della PA ed ai servizi che deve garantire, in qualità, al cittadino-contribuente ed ad un costo standard.

Per fare questo la politica dovrebbe definire l’indirizzo strategico (il famoso piano industriale della PA), ma poi l’implementazione e la gestione del modello di servizio dovrebbe essere affidata a manager ed a tecnici autorevoli e competenti (possibilmente di estrazione scientifica ed ingegneristica), meritevoli e non nominati dalla politica e ne selezionati per cooptazione.

I servizi, i modelli organizzativi e la metrica per il relativo dimensionamento del personale (resource planning), i processi operativi (che dovrebbero essere necessariamente integrati secondo una logica end-to-end tra tutti gli attori coinvolti della PA), i livelli di servizio, i sistemi di valutazione del personale della PA che eroga i servizi, la formazione e l’aggiornamento professionale, la misurazione delle performance sull’erogazione dei servizi, la programmazione e la definizione del budget (dei ricavi e dei costi) e del suo avanzamento, gli approvvigionamenti dei beni e servizi strumentali alla erogazione dei servizi stessi, l’amministrazione ed il controllo di gestione ed infine gli strumenti informatici a supporto DEVONO, RIPETO, DEVONO ESSERE, A PARITA’ DI SERVIZIO, STANDARD (cioè uguali per tutti), affinché possa essere garantita la medesima qualità ad un costo standard. A questo punto dipende solo dalla capacità delle singole PA (Ministeri, Regioni, Province, Comuni, ecc.) e quindi dalla qualità delle persone (uomini e donne che sono negli uffici, a partire dai dirigenti e fino all’ultimo collaboratore) ad erogare i servizi in qualità e contribuire ad innescare il miglioramento continuo secondo logiche lean e six sigma.
In pratica ci dovrebbe essere un’unica struttura organizzativa (logica) di tipo strategico che progetta e realizza per tutta la PA i servizi ed un’unica struttura organizzativa (logica) di committenza che gestirebbe gli acquisti di beni e servizi.
Tutte le atre strutture sul territorio dovrebbero fare solo operations e garantire la corretta gestione ed amministrazione, cioè erogare i servizi con una qualità standard ad un costo standard.

In questo modo:
• si genererebbero enormi economie di scala garantendo maggiore efficienza ed efficacia;
• si imparerebbe a fare la programmazione operativa, senza la quale si rincorrerebbero solo le urgenze;
• i servizi, l’organizzazione ed i processi operativi necessari per l’erogazione sarebbero dimensionati e ripensati in modo standard, evitando sovrapposizioni di competenze e secondo logiche di integrazione end-to-end e di workflow per il monitoraggio e la misurazione dei livelli di servizio e trasparenti per il cittadino-contribuente;
• si standardizzerebbe l’erogazione dei servizi ed i relativi livelli di servizio, che le varie PA sarebbero tenuti a rispettare, nei riguardi e nel rispetto del cittadino-contribuente;
• si standardizzerebbero i criteri di dimensionamento del personale necessario per erogare i servizi;
• si standardizzerebbero i costi per erogare i servizi;
• si standardizzerebbero gli strumenti informatici a supporto. Potremmo creare basi dati integrate su cui costruire qualsiasi servizio al cittadino. Oggi la tecnologia ci consentirebbe di fare qualsiasi cosa. Il vero problema è la gestione del cambiamento e la riqualificazione del personale della PA. Inoltre con infrastrutture ICT comuni su cui costruire l’interoperabilità e l’integrazione dei processi operativi e strumenti informatici uguali per tutti eviteremmo che ogni PA si debba inventare "LA RUOTA", con tutto quello che ne conseguirebbe in termini di maggiori costi, sprechi, fuori standard, ecc. Anche la formazione tecnica del personale all’uso degli strumenti informatici, a supporto dei servizi da erogare, potrebbe generare economie di scala e standardizzazione.
• si standardizzerebbero i canali di contatto (front end al cittadino) tramite i quali i cittadini potrebbero richiedere i servizi o fare reclami, minimizzando il costo per canale di contatto, attraverso la costituzione di sportelli unici standard;
• si garantirebbe una programmazione sulla formazione ed aggiornamento professionale dei dirigenti e degli impiegati della PA, chiamati a gestire ed erogare i servizi ai cittadini, insegnando loro la cultura del servizio. Dirigenti ed impiegati della PA sarebbero maggiormente valorizzati e motivati a fare meglio, attraverso piani di valutazione ed incentivazione del personale basati su obiettivi legati alle performance sui livelli di servizio;
• si minimizzerebbero fenomeni di corruzione e malaffare attraverso la centralizzazione degli Acquisti;
• la PA diventerebbe un grande volano per lo sviluppo dell’Italia.


Sono tutte cose strategicamente, managerialmente e tecnicamente fattibili. Però ci vuole una politica all’altezza del ruolo, la quale dovrebbe realizzare un grande piano industriale della PA e poi affidarlo a chi avrebbe le capacità manageriali e tecniche per implementarlo e gestirlo. A chi aspettiamo, muoviamoci prima che sia troppo tardi. Bisogna entrare in azione per innescare il cambiamento di cui l’Italia ha maledettamente bisogno.

Codiali saluti
libero-pensiero@tiscali.it

#7 da Asio otus, inviato il 4/10/2011
Semplificare? Nonostante ci sia un ministro apposito per questo, nessuno ha mai semplificato niente! E poi, ormai servirebbe a ben poco... Più che semplificare, dovremmo riprogettare da capo tutta la P.A. e il suo mastodontico, elefantiaco e sovradimensionato apparato burocratico.

#6 da domenico esposito, inviato il 4/10/2011
Il bicameralismo (Camera-Senato) della repubblica italiana fu creato per arginare le derive autoritarie di un possibile totalitarismo post-fascista. Sono convinto che questa struttura legiferante, così pesantemente burocratica sia antiquata, nonché causa principale del degrado della politica italiana! Dobbiamo avere il coraggio di cambiare le regole del gioco! Una nuova ideologia è alle porte! Mettiamo fine alla generazione dello scontro ideologico destra/fascisti-sinistra/comunisti.

#5 da Gian Franco Masia, inviato il 4/10/2011
L'unico modo per semplificare la PA è quello di ridurre al minimo necessario organi politici, enti locali, parlamentari, eliminare il senato, o farne un organo con funzioni diverse, ridurre al minimo i politici in tutti i livelli di amministrazione, dal parlamento a tutti gli enti possibili ed immaginabili. L'ingresso della politica nella PA, iniziato con l'istituzione delle assemblee regionali, a cui sono state date competenze parallele a quelle statali, ha prodotto la paralisi della PA e l'effetto perverso della moltiplicazione degli apparati burocratici necessari al funzionamento, fine a se stesso, degli organismi politici inutili. L'esempio macroscopico viene dalla Sanità: ma ci devono curare i medici o i politici? Che compitici politici possono avere presunti manager delle USL?. In realtà si occupano di portare la lottizzazione e il malaffare nella sanità. I risultati li possiamo constatare tutti. Altro punto: perchè tutti i comuni anche quelli minimi sono stazioni appaltanti? Nessun piccolo comune è in grado di svolgere con le professionalità adeguate le procedure di un appalto pubblico. Potendo però appaltare ad "amici", gli "amici degli amici", cercano in tutti i modi di "vincere" le elezioni dei piccoli comuni, (vedi mafia). In conclusione senza la riforma della politica, facente parte di tutti i programmi di tutti i partiti politici, compresi quelli che oggi ci governano, non solo è inutile ma pure stupido parlare e legiferare sulla semplificazione della PA.

#4 da domenico esposito, inviato il 4/10/2011
Il federalismo non è uno strumento creato per rafforzare l'Italia rendendola più unita, ma è uno strumento per rafforzare quei territori italiani che hanno costruito il loro maggiore benessere grazie alla famosa logica di potere cavuriana! Prendiamo ad esempio l'Europa! La cosiddetta Europa unita è un classico esempio di territorio dove di fatto vige un tipo di ordinamento federalista. Esiste un potere centrale che localizza una certa quantità di potere, nonostante ciò abbiamo la Grecia che sta per fallire ecc. Chi ci guadagna in tutto questo? Non certo quei territori che stanno peggio! Per responsabilizzare i territori basterebbe: maggiore trasparenza, maggiore merito, maggiori controlli, maggiore semplificazione, maggiori autorità indipendenti, ma tutto questo deve partire dalla lungimiranza di un determinato potere centralizzato. Se vogliamo veramente lavorare per unire questo paese sia economicamente che culturalmente, mettendo da parte gli odi e gli egoismi, dobbiamo accettare l'esistenza dell'ideologia della qualità della vita!!!

#3 da giovanni marino, inviato il 4/10/2011
Dr Stancanelli
questo è ottimo ma al meglio si recupera efficienza.
siamo sicuri che questo recupero sia sufficiente alla crescità?
In una nota scritta ieri ho accennato alla revisione degli standars di produzione che non deve allarmare nessuno ma ( per es. )in tempo di crisi e nonostante che a tutti piacerebbero centrali elettriche ad energia pulita ci dobbiamo accontentare del carbone. Le vecchie generazioni ( me compreso ) sono cresciuti in buona salute con emissioni oggi fuori legge e non vedo dove starebbe lo scandalo.In ultima analisi si tratta di fare scelte sociali, poco per tutti, rispetto al, molto per pochi.
E da quel dato ripartire per un altro ciclo virtuoso.
Infine, sono dell'idea che il risanamento non passa soltanto dalle penne degli economisti ma da una competenza multidisciplinare.

#2 da diego, inviato il 4/10/2011
sono un dip. pubblico e condivido in pieno quanto detto, il tempo stringe ed è ora di scendere in campo trasformando il movimento ItaliaFutura in partito politico e passare dalle parole ai fatti

#1 da Marco Giganti, inviato il 4/10/2011
Le proposte ci sono ed in larga parte condivisibili. Manca solo farle diventare manifesto politico, e trasformare Italia Futura in Movimento politico. Noi siamo qua ed il tempo stringe.



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