Contro la crisi serve una politica coraggiosa
Il racconto del summit di Washington
di
Gian Carlo Bruno ,
pubblicato il 30 settembre 2011
Il Gotha della finanza mondiale si è riunito lo scorso weekend a Washington per la riunione annuale del Fondo Monetario Internazionale. Il clima era decisamente teso e spesso pessimistico.
I paesi avanzati chiaramente stanno soffrendo una fase di grande difficoltà da ormai quattro anni, e sembra che non solo il modello economico, ma effettivamente l’infrastruttura societale delle democrazie occidentali sia in discussione. La sfida più grande è la mancanza di crescita nei paesi sviluppati, dall’Europa agli Stati Uniti, e lo scenario più pericoloso è la stagnazione, e non c'è da aspettarsi l'intervento della Cina deus ex machina, come ha chiaramente detto il numero 2 del fondo sovrano cinese qui a Washington.
Bernanke, il presidente della FED, ha detto nei giorni scorsi che il quadro per gli Stati Uniti è fragile e continue iniziative di politica monetaria sono indispensabili. Trichet, il suo omologo per la zona Euro, ha dipinto un quadro molto preoccupante, e si è impegnato anche lui ad assicurare liquidità per evitare crisi che potrebbero fare cadere un castello di carte di debiti eccessivi. Ma la realtà è che il cuore del problema non è monetario, e nemmeno finanziario, ma di governance e del modello delle nostre società.
Non c’è più spazio per politiche fiscali accomodanti nel breve periodo per stimolare la crescita per I prossimi mesi: ci vogliono nuove strategie. Senza contare che non basta realizzare una crescita economica più robusta – la crescita deve essere inclusiva. Alla base dell’accettazione della globalizzazione c’è il patto che questa porti benessere per tutti gli strati sociali, mentre le disparità stanno aumentando e i più deboli diventano sempre più poveri, e le nuove generazioni sono più povere di quelle precedenti.
In questa fase di fragilità ci vuole una nuova strategia politica e una nuova cultura di leadership. La cultura politica italiana e in larga parte anche europea è stata quella della ricerca del consenso e di guadagno politico di breve termine alle spese della prosperità economica di lungo periodo. Questo meccanismo deve essere invertito, e un costo politico immediato deve essere sostenuto per gettare le basi di una prosperità futura.
Questa è la sfida più grande e il paradosso quasi insuperabile delle democrazie moderne. Servono onestà politica, coraggio e nuove idee: le politiche fiscali devono cambiare e focalizzarsi su investimenti e non assistenzialismo in cambio di voti. Sull’istruzione, sulla creazione di opportunità per i cittadini e non su benefici per alcuni e non per altri.
Le nuove strategie devono concentrarsi su problemi reali di una società che si sta pericolosamente impoverendo – destra o sinistra sono concetti astratti. I sistemi di tassazione devono creare gli incentivi giusti invece di vessare i soliti noti e chiudere un occhio per i soliti ignoti. In Italia in particolare è indispensabile liberalizzare il mercato del lavoro e aumentare la produttività e l’efficienza, combattere la corruzione, creare gli incentivi giusti.
Un paese che non accetta di avere il 30% dei suoi giovani senza lavoro e senza prospettive, e che non si rassegna a proteggere chi sta dentro e abbandonare chi sta fuori dal sistema deve avere il grande coraggio di invertire questa tendenza con enorme impegno. Gli europei e gli italiani hanno un disperato bisogno di una nuova narrativa dai loro leaders, una narrativa di onestà, impegno, crescita, orgoglio.
Direttore del settore istituzioni finanziarie del World Economic Forum a New York, ha lavorato in banche internazionali a Ginevra, Londra, Lussemburgo, e alle Nazioni Unite. Ha una laurea in Economia dell'Università Bocconi, un Master in International Management della Wirtschaftsuniversitaet di Vienna e il Global Master of Arts della Fletcher School of Law and Diplomacy di Boston. E’ stato Senior Fellow presso la Harvard Kennedy School.