I non detti della borghesia italiana

Finito un ciclo storico, è indispensabile ricostruire riconoscendo le proprie responsabilità

di Carlo Calenda e Andrea Romano , pubblicato il 27 settembre 2011
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Non saremo certo noi i primi a scoprirlo, ma c’è qualcosa che non funziona nel rapporto tra la borghesia italiana e il potere politico. Qualcosa che ha a che fare con le responsabilità che derivano dall’essere classe dirigente, e dunque con il dovere di dire verità anche rischiose prima che diventino affermazioni scontate e di senso comune. Perché chi ha il merito e il privilegio di rappresentare l’Italia che produce dovrebbe anche avere anche l’onere di incalzare il potere politico sui suoi risultati e sulle sue manchevolezze quando è più difficile farlo. E quindi quando quel potere è forte e potenzialmente vendicativo, ma proprio quando la pressione della società civile e produttiva può ancora indurlo a correggere la rotta a beneficio del paese.

Questa associazione è nata, ormai due anni fa, dichiarando un obiettivo molto semplice: incalzare la politica, di destra e di sinistra, sui risultati concreti e sulla coerenza tra gli annunci e i comportamenti guardando soprattutto all’Italia di domani. Ma questo accadeva per l’appunto due anni fa, quando il berlusconismo era ben saldo sulle proprie gambe. A quel governo Berlusconi, nel momento della sua massima solidità, abbiamo riservato critiche severe ma mai pregiudiziali. Con alcuni editoriali di notevole impatto sul dibattito pubblico (di cui riportiamo in basso una breve selezione) dichiarammo che la rivoluzione liberale annunciata dal Cavaliere era fallita e con essa il progetto politico di Berlusconi; che il Ministro dell’Economia perseguiva con ostinazione e presunzione una politica economica che poco o nulla aveva a che fare con un programma liberista orientato alla crescita e alla libera concorrenza; che era dovere di chiunque avesse a cuore le sorti dell’Italia, e non solo dei politici di professione, prendere la parola su questi temi.

In più di una occasione siamo stati bacchettati sulle dita, incoraggiati a sedere più composti, invitati a tornare a “fare il nostro mestiere” senza che mai la politica ritenesse di entrare nel merito delle nostre proposte. Oggi non possiamo che rallegrarci che le critiche che erano state anche nostre vengano tanto ampiamente condivise da più parti, con accenti persino più ultimativi e perentori di quelli che siamo soliti utilizzare nei nostri commenti. Siamo lieti ma non per questo meno preoccupati. Perché nel finale di partita del berlusconismo e di questa fallimentare seconda repubblica c’è un riflesso antico e poco rassicurante delle classi dirigenti italiane. Quella corsa ad infierire sul cadavere, quel mostrarsi forti con i deboli dopo essere stati deboli con i forti, quel precipitarsi ad occupare un posto in prima fila davanti al patibolo che rappresenta la parte meno nobile della nostra storia recente e meno recente. È accaduto ad esempio nel 1992-1993, quando classi dirigenti che avevano ampiamente partecipato allo sfascio dei conti pubblici si mostrarono nel giro di poche ore fierissime avversarie di equilibri politici che stavano ormai rovinosamente crollando.

Qualcosa di simile sta accadendo in queste settimane. Ma sappiamo tutti che le anomalie del berlusconismo e della sua politica economica non si sono manifestate improvvisamente nel giro di pochi giorni. Erano più che evidenti già ventiquattro mesi fa, eppure nessuna mano si levò allora dalle rappresentanze dei ceti produttivi per richiamare l’esecutivo e le forze della maggioranza ai loro doveri. La voce dei principali soggetti della nostra economia (le fondazioni bancarie, i banchieri di mercato e di sistema, i grandi industriali, le associazioni di rappresentanza) e persino della società civile è rimasta troppo a lungo prigioniera di un assordante silenzio mentre gli indicatori sociali ed economici del paese e l’arroganza dei comportamenti della politica superavano, tutti i giorni e parallelamente, ogni livello di guardia.

Il risveglio della borghesia italiana è brusco, salutare ma ancora parziale. Perché non servirà a molto se non sarà accompagnato da una trasparente assunzione di responsabilità sulle parole che non sono state dette quando era il momento di farlo. Non servirà alcun rito di espiazione, ma l’onesta consapevolezza di aver taciuto troppo a lungo di fronte ai troppi fallimenti della seconda repubblica. E di aver contribuito anche in questo modo ad alimentare il cinico disincanto che avvelena lo spirito pubblico di questo paese, dove la grandissima maggioranza di italiani ignoti che si danno da fare con abnegazione assiste ogni giorno alla fuga dalla responsabilità di classi dirigenti politiche e non politiche che sembrano appena sbarcate sulla terra da un altro pianeta.

Perché berlusconismo e antiberlusconismo hanno fallito alla prova delle riforme che avevano promesso al paese ormai vent’anni fa. Hanno fallito nel promuovere la rivoluzione liberale, scomparsa nelle nebbie del conservatorismo più tradizionale. Hanno fallito nel realizzare l’autonomismo dei cittadini e dei produttori che avrebbe dovuto segnare l’esperienza di governo della Lega. Hanno fallito nel promuovere concretamente quel riformismo solidale che avrebbe dovuto qualificare il centrosinistra, oggi tornato preda di massimalismi già disastrosi alla prova del governo. Dopo il triplice fallimento della seconda repubblica, il rischio che abbiamo di fronte è una nuova stagione di populismi di destra e di sinistra che impedisca all’Italia di guardare avanti.

Per evitare il rischio della deriva populista c’è una sola strada: prendere atto della chiusura di un intero ciclo storico, che ha riguardato tanto il centrodestra quanto il centrosinistra, e che sarà superato solo attraverso un’opera di ricostruzione nazionale che coinvolga le forze migliori della nazione e i riformismi di qualsiasi provenienza politico-culturale. Una ricostruzione che non sarà solo economica ma anche civile e morale; che dovrà comprendere una dolorosa ma indispensabile operazione verità sullo stato della nazione e sulle enormi sacche di sofferenza sociale; che dovrà finalmente tradursi in una nuova classe dirigente politica. Uno sforzo enorme a cui la borghesia italiana dovrà contribuire con le sue migliori forze e con massicce dosi di onestà intellettuale, che comprendano anche la capacità di mostrarsi responsabile verso quanto si è detto in passato. E anche verso quanto non si è riusciti a dire in tempo utile.


Leggi gli editoriali più significativi di Italia Futura


-L'estremismo ideologico della Lega, Carlo Calenda e Andrea Romano, 3 maggio 2010

-L'Imperatore dei marziani, E.I. Zamjatin, 31 maggio 2010

-La delusione degli "italiani ignoti" e il fallimento della seconda repubblica, Italia Futura, 12 agosto 2010

-I fatti di chi produce e le parole (e gli insulti) di chi ha fallito, Carlo Calenda e Andrea Romano, 26 settembre 2010

-Il neostatalismo municipale della Lega (e di Tremonti) e la solitudine di chi lavora e produce, Italia Futura, 10 gennaio 2011

-La fine del patto con gli italiani, Carlo Calenda, 5 aprile 2011



tag:  borghesia   imprenditori   berlusconi   governo   critiche   ciclo politico  


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#53 da Barbara, inviato il 6/10/2011
E' ora dei fatti ci meritiamo di più e voglio credere che un futuro vero per l'Italia sia possibile. Ho 40 e due figli e da molti colleghi e amici sento continuamente la rassegnazione di chi dice "ci siamo spinti troppo avanti non è più possibile tornare indietro" oppure "questo modo di fare (o non fare) politica e questa società senza ossatura e opportunista è insita di noi italiani". Beh io non sono d'accordo la società italiana è meglio da quella che traspare dai tg; Non voglio che i miei figli vadano all'estero perchè non avranno nessuna chance in Italia, ma voglio caso mai che vadano all'estero perchè possono scegliere tra l'andare all'esetero o la possibilità di fare qualcosa di bello interessante e capace di dargli un futuro anche in Italia. E' troppo comodo dire sempre che siccome siamo italiani nulla potrà funzionare in questo paese... "fatti non foste per viver come bruti ma per seguire virtute e canoscenza" o se preferite - Dante " o, se preferite, "Siate affamati, siate folli - Steve Jobs". Sono fiera di essere Italiana e voglio continuare ad esserlo.

#52 da domenico esposito, inviato il 30/9/2011
Con tutta onestà! Se avessi un grande esercito di valorosi guerrieri marcerei su Roma per conquistare il potere e per far valere le giuste cause proprie dell'ideologia della qualità della vita! Queste sono le storie che mi piacciono e non sto scherzando! Un vero capo conquista il suo popolo con saggezza, verità e giustizia! Un vero capo vive per il suo popolo, al quale garantisce la pace e la prosperità! Oggi, invece ci hanno abituati ai conflitti e alla stagnazione! Un saluto affettuoso a tutti!

#51 da renzo, inviato il 29/9/2011
Che cosa significa abitare il mondo?Vogliamo semplicemente essere contenuti da esso o farne parte? politicamente, di norma, non facio aperture di credito a nessuno e non subisco il culto della persona ma quella di Italiafutura potrebbe essere un'avventura da vivere appassionatamente: " in alto i cuori"

#50 da Mauro Garbolino, inviato il 29/9/2011
Tutto molto interessante e pienamente condivisibile. Tuttavia vorrei rilevare che, a mio parere, il solo modo di consentire ai cittadini di riconquistare la fiducia, ormai scarsa, nelle istituzioni consiste nel far seguire, ai proclami, i fatti, con coerenza. Il timore diffuso, che l'opinione pubblica manifesta, è che coloro a cui viene demandato di rappresentarci, giunti ai posti di potere, vengano meno ai principi ed alle idee per i quali sono stati eletti, sia per la poca memoria,anche storica, di quanto dichiarato, sia per la mancanza di volontà (capacità?)di subordinare gli interessi particolari a quelli generali dello Stato.
L'assenza di rappresentatività dei soggetti politici attuali, privi di coerenza e, talvolta,di onestà intellettuale, nonchè la distanza della politica rispetto alla quotidianità vissuta dai cittadini, sono, a mio parere, i due mali di cui soffre il nostro paese.
Solo attraverso una crescita della cultura civica della nostra società potremo reinventare l'talia.
Mi auguro che riusciremo in questo intento.

#49 da Luciana Di Mauro, inviato il 29/9/2011
leggiamo e ascoltiamo, finalmente, analisi e parole condivisibili provenienti da più parti e non solo dalle file dell'opposizione. Intanto nei ministeri di giorno in giorno si allunga la lista in attesa di riciclaggio. Mi dicono, e non c'è da stupirsi, che la più affollata è quella dell'Udc. E pensare che spezzare il legame perverso tra politica e pubblica amministrazione, è una delle condizioni sine qua non per sperare un giorno di uscire dalla crisi. Povera Italia! e poveri noi di fronte a tanti camaleonti!

#48 da massimo laccisaglia, inviato il 29/9/2011
Come cittadino con un certo livello di educazione (più che come membro di quella classe dirigente a cui si fa riferimento) è da tempo che mi preoccupo della deriva dell’Italia. Nel 2010 ho costituito insieme ad altri cittadini un movimento, NESSUN PARTITO, che ha come obiettivo la riforma del sistema politico e in particolare la lotta contro la corruzione e gli abusi della politica. Abbiamo scelto un punto fondamentale e irrinunciabile da cui partire. Il nostro manifesto è pubblicato in rete. Ci sono numerosi movimenti spontanei di cittadini simili al nostro, che hanno iniziato a prendere consapevolezza dei problemi e a muoversi già da tempo. L’aggregazione di questi movimenti, che hanno obiettivi simili, ma anche elementi di differenziazione, è tutt’altro che semplice. ------------------------------------------------------------ Siamo d’accordo che sia venuto il momento per un ripensamento profondo della politica. Siamo d’accordo sulla ricostruzione nazionale. E’ necessario un cambiamento di metodo. Non so se Italia Futura terrà conto di forze come la nostra, che si sono mosse spontaneamente più o meno negli stessi tempi di IF stessa e che sono disponibili a dare una mano. Volevo dire che esistiamo. Se avete dei programmi in cui coinvolgerci, siamo qui. Ah, dimenticavo. Qui adoperarsi per formare opinione serve sì, ma poi bisogna considerare che in democrazia si contano i nasi. Non tutti la pensano come noi. Prima o poi dovremo farci contare. MASSIMO LACCISAGLIA - NESSUN PARTITO

#47 da mario paladino, inviato il 29/9/2011
proprio ieri mi sono deciso a rileggere certi documenti che mi riguardano che mi fanno rivivere le lunghe mie battaglie contro i poteri forti "isolani": sicilia.
avevo abbandonato l'idea che in Italia e, conseguentemente in Sicilia il Popolo si sarebbe realmente stancato dei politici affaristi. sento che è arrivato il momento, rimbocchiamoci le maniche ed andiamo avanti.
coraggio, possiamo farcela.
grazie a tutti

#46 da marco fagotti, inviato il 28/9/2011
Obiettivo: "incalzare la politica, di destra e di sinistra, sui risultati concreti". Considerato che: la società civile è rimasta troppo a lungo prigioniera di un assordante silenzio, mi senbra giunto il momento di organizzare una manifestazione oceanica a Roma. Una manifestazione pacifica, di 2 milioni di persone, capace di invadere Roma, magari per fare un Picnik per le vie della città.
Dovrebbe essere organizzata in maniera perfetta e composta dalla "Società Civile", senza bandiere, ne partiti politici.
La manifestazione deve dimostrare che c'è ancora tanta gente disposta a modificare lo stato attuale e disposta ad impegnarsi per modificarlo.
Montezemolo coraggio, mettiamoci al lavoro per dimostrare che tanti italiani onesti e seri ci sono ancora.

#45 da ermanpen, inviato il 28/9/2011
La presa di posizione degli autori Calenda e Romano nei confronti di una borghesia (e non solo confindustriale) distratta o (malgrado tutto) ancora stregata dal cavaliere è netta e non lascia margini per giustificazioni o recriminazioni di parte. Tuttavia, nel condividerla ampiamente e non può essere altrimenti se qualche commentatore, ieri, la riteneva quasi scontata, non bisogna mai dimenticare che: “tutto è bene quel che finisce bene”. Ragione per cui se sulla via di Damasco vi è chi ha una opportuna folgorazione sarebbe un errore castigarlo. Semmai, cristianamente, occorre accettarlo, per quel che è. Naturalmente, senza rinunciare a priori a far comprendere l'errore commesso. Fuor di metafora, se la Mercegaglia e, parte, della giunta Confindustriale solo oggi prendono coscienza del fallimento delle politiche indotte dal cavaliere, dalla Lega e dai loro ministri, possiamo dolercene per il ritardo, rivendicare un preventivo mea culpa magari ad alta voce ma, con senso pragmatico, occorre cogliere l'occasione che ci viene offerta. D'altra parte, una possibile discesa in campo del dott. Montezemolo, così come quotidianamente auspicata dalla community di IF, non può prescindere da un forte, ampio e convinto sostegno degli aderenti a quella Associazione. Sia per il supporto logistico che possono fornire, disponendo di una diffusa rete territoriale, sia perché il consenso espresso al dott. Montezemolo comporta, contestualmente, la revoca del consenso al cavaliere. Ovviamente, nessuno può ritenere (ma attesa la qualità della squadra che supporta Luca siamo più che certi che non si commetteranno banali errori di strategia) che solo questo possa risultare esaustivo e vincente in assenza del pieno coinvolgimento dei singoli elettori che popolano i territori di questa nazione. E qui la questione diviene più complicata, seppure non irrisolvibile, perché (a mio modo di vedere) oggi il contesto è tale perché vi sono partiti politici già strutturati a differenza di quanto accadeva 15 anni or sono, ove si assisteva alla disintegrazione dei vecchi ed organizzati parti politici. Occorrerà, quindi, “pescare” nell'ampia fascia degli indecisi e far breccia in quanti manifestano atteggiamento critico nei confronti della dirigenza del loro partito. Già a partire dalle espressioni del consenso di livello nazionale. Previa opportuna e stringente selezione. Una base di partenza può essere sicuramente rappresentata dalla comunità di Italia Futura, ma necessita definire regole precise e, al contempo, un modello organizzativo. Forse, vanno concretamente maturando le condizioni per cominciare a muovere i primi concreti passi verso la transizione da movimento politico a movimento partitico.

#44 da domenico esposito, inviato il 28/9/2011
L'ideologia della qualità della vita è la logica di potere che garantirà prosperità e progresso alle future generazioni!!! PREMETTIAMO: Ciò che ha danneggiato il sistema Italia negli ultimi decenni è la politica clientelare, ciò significa sprechi! sprechi!...sprechi! Si è sprecato molto e i danni di quegli sprechi sono molto difficili da colmare oggi! Con l'unità d'Italia il Sud Italia è passato dalla padella alla brace. Oggi il Sud Italia è molto più vicino alla Grecia, in termini di rischi di fallimento, che al Nord Italia grazie alla logica di potere che io chiamo cavuriana a senso unico sintetizzabile in questo modo: sviluppo industriale al Nord-quello che ci interessa particolarmente del Sud sono i voti per governare il Nord. In poche e semplici parole il Sud Italia è stato abbandonato a se stesso e ancora tutt'oggi non si vede un piano strategico per il Sud Italia "La Porta del Mediterraneo". Per familiarizzare con l'ideologia della qualità della vita visita il sito www.domenicoesposito.eu

#43 da Michele Dantini, inviato il 28/9/2011
vorrei aggiungere una breve annotazione sul tema "borghesia italiana". la selezione della classe dirigente è processo decisivo per un paese: si misura la bontà della selezione nei momenti di emergenza. L'8 settembre 1943, ad esempio, esercito e monarchia mostrano irresponsabilità e fallacia decisionale: bruciarono nell'attimo la residua credibilità di una classe dirigente piemontese-sabauda che aveva dato pessima prova di sé in guerra. La classe dirigente italiana si riproduce storicamente attraverso processi di cooptazione dall'alto. Questo sito, e direi Italia Futura nel suo complesso, è un esempio di cooptazione dall'alto: figli della "borghesia" danno lezione di moralità e assicurano che il diritto di essere (o proclamarsi) classe dirigente non passi di mano. Riflettono sui processi di selezione, e sulla loro trasparenza democratica? Non direi. In basso, tra i post ai piedi dell'articolo, soldati semplici commentano e rilanciano. Hanno mai avuto una risposta? E' stato mai chiesto loro di proporre o firmare un editoriale? Cordiali saluti MD

#42 da Alessandro Rapone, inviato il 28/9/2011
Questo editoriale è un piccolo Manifesto Liberale che accende la speranza per quelle coscienze civiche che per fortuna ci sono ancora nel nostro Paese.
Lo sottoscrivo in pieno e auspico che si possa procedere ad un'incisiva azione conseguente !
Un cordiale saluto.
Alessandro Rapone

#41 da luca, inviato il 28/9/2011
La borghesia intesa come struttura gerarchica di uno strato della popolazione,ed un potere politico espresso come "potere sociale", che ha la capacità d'influenzare il comportamento altrui, sono entrambi, in un paese come quello italiano, vale a dire di tipo republicano, direttamente proporzionale alle "esigenze" della nazione, in quanto la prima determina la "genesi" della seconda.
L'avvio del bipolarismo pluripartitico, verificatosi con l'avvento di Berlusconi, ha portato solamente ad un cambio di strategie politiche, facendo valere la solita gerontocrazia,adottando soluzioni inutili nell'affrontare i problemi e metodi illusori nei confronti di quella borghesia, che voleva semplicemente avere la speranza di raggiungere un futuro migliore rispetto a quello attuale!
Parlare di berlusconismo e antiberlusconismo è la medesima cosa, non cambia nulla, non si fa niente per il bene del paese, non si arriva a soluzioni nè tanto meno a idee, stiamo fermi al capolinea iniziale!
Condivido compiutamente quello che Italia futura da due anni a questa parte sta facendo: valorizzando giovani, portando progetti concreti ( come la proposta del sen. Rossi) e in particolar modo, l'impegno e la volontà di cambiare questo paese, che ogni giorno si sente sempre più isolato e abbanonato da questa poltica.

distinti saluti

luca lisandrini

#40 da Brunella Polignano, inviato il 28/9/2011
Sono perfettamente d'accordo, insieme al fallimento della classe politica bisogna registrare un completa assenza o acquiscienza da parte della quasi totalità di Imprenditori, banchieri, Partiti di opposizione, cittadini, intellettuali ecc...

#39 da MASSIMILIANO RICOTTA, inviato il 28/9/2011
Sono d' accordo con il vostro editoriale, tuttavia per il superamento dell' attuale fase occorre un' offerta politica nuova ed autorevole che possa dar voce ai veri liberali e riformisti di questo paese. ITALIA FUTURA dovrebbe , a mio parere, dar vita a questa nuova offerta . Se l' alternativa resta Bersani , rischiamo di tenerci Berlusconi per molti anni ancora !!

#38 da Gianfranco Menghini, inviato il 28/9/2011
Con una leva si può sollevare il mondo, ma con le chiacchiere, al massimo si può finire la serata a tarallucci e vino. Troppe chiacchiere e troppi, ma veramente troppi, maestri.

#37 da renato martelossi, inviato il 28/9/2011
c'è bisogno urgente di un azione correttiva che metta in atto quelle riforme necessarie da anni, almeno 15, ma mai attuate per convenienze politiche. il paese è allo stremo!

#36 da Marco Giganti, inviato il 28/9/2011
Cari amici, non sono un economista ne tanto meno un esperto di politica. sono uno di quelli che ha iniziato a lavorare mentre studiava; ho fatto la mia semplice carriera da impiegato facendo una lunga gavetta, quattro anni fa ho rilevato una piccola attività artigianale che porta avanti, con non poche difficoltà, la mia compagna e con il mio aiuto. Dico questo perché mi ritengo una persona semplice, normale come la maggior parte degli italiani, a cui certi aspetti economico politici a volte risultano quasi incomprensibili. Ma qualcosa mi è chiaro. Mi è chiaro che ad ogni legislatura le campagne elettorali sono sempre state un elenco di promesse mirate alla raccolta dei voti; promesse mai mantenute e sfruttate solo per spartirsi posti di potere, sfruttando l'ingenuità (e in alcuni casi la convenienza) di milioni di italiani. Una cosa che emerge in questi forum, oltre ai contributi di chi è più esperto di me, è il malcontento, è la rabbia di chi ha aperto gli occhi e si è accorto di essere stato preso in giro per tutto questo tempo ed ora sta dicendo basta. Mi è chiaro che questo sistema, che va avanti da decenni, sarà duro da scardinare, ma va fatto. Ma mi è chiaro anche che sarà difficile far capire agli italiani che la nuova compagine che si proporrà alle prossime elezioni sarà formata da persone che hanno a cuore solo l'interesse dell'Italia e non il proprio. Ed anche riusciendo a rinnovare completamente l'intera classe politica occorreranno anni e sacrifici per tutti prima di vedere dei risultati concreti. Io non ho aziende da delocalizzare, non ho società da aprire nei paradisi fiscali, sono solo un italiano che vive e lavora (fortunatamente) in Italia, che paga tutto ciò che c'è da pagare, che fa la fila all' INPS, che parcheggia dentro le strisce, mette la freccia prima di girare e si ferma quando il semaforo è giallo. Forse tutto questo è demagogia? è demagogia desiderare un'Italia diversa, migliore? è demagogia volersi impegnare in prima persona per ridare un futuro ai giovani? Mi permetto immeritatamente di usare delle parole che ricordano quelle di un grande della storia: “Io ho un sogno, che i nostri figli vivranno un giorno in una nazione nella quale non dovranno scendere a compromessi per lavorare e crescere i loro figli, ma solo con le loro qualità.” Diamoci da fare perché c’è tanto lavoro che ci aspetta.

#35 da Sabino, inviato il 28/9/2011
Concordo in toto. E quindi?

#34 da Associazione Arcipelago, inviato il 28/9/2011
Un obiettivo da cui partire Con 5000 firme raccolte in provincia di Alessandria e spedite a Roma contro il “Porcellum” crediamo che l’obiettivo politico che ci eravamo posti sia stato raggiunto : abbiamo verificato che “esistono” coloro che chiedono una democrazia più diretta, chiedono di contare! Da qui è indispensabile partire per non tradire il senso stesso del quesito referendario. Il problema, lo ripetiamo, non è la “legge elettorale” il problema vero è il “sistema della rappresentanza nel nostro paese”. Un sistema che di fatto esautora dalle decisioni il cittadino elettore relegandolo ad un ruolo di comparsa. Noi crediamo che da questo momento dobbiamo porci davanti ad una “lavagna bianca” e cominciare a ricostituire il nostro stare insieme. I rumors di questi giorni che parlano di “leggi elettorali” di “primarie” ecc ci preoccupano non poco. Per noi è indispensabile prendere atto che un intero ciclo storico è finito; che la portata dei problemi che viviamo, per scongiurare il rischio di una deriva populista, ha un solo sbocco : la democrazia. Consapevoli come siamo che gli enormi problemi che viviamo possono essere risolti, dopo una grande operazione verità, solo con il consenso dei cittadini; con un processo costituente fatto di partecipazione diretta. Occorre trovare insieme forme collettive democratiche sul territorio perché, come tutti sanno , la legge elettorale è solo “il finale” della formazione del consenso. Chiediamo a chi oggi ha la responsabilità di essere classe dirigente di impegnarsi in questa direzione affrontando le questioni che ci stanno portando nel baratro. Ci appelliamo in primis a quanti “lavorano”, “producono” …”fanno politica tutti i giorni ma in politica non sono”, a quegli “enti sociali”, come ebbe a definirli Massimo Cacciari, affinchè puntino, in questa fase di cambiamento sistemico, sulle regole, sulle forme, i luoghi della formazione del consenso.. …senza le quali (regole) nessuna economia realizza uno sviluppo armonico. Per questo ci proponiamo come “luogo di incontri sempre più ravvicinati tra tutti coloro che condividono questa analisi, per raggiungere finalmente l’obiettivo, fin qui sempre fallito, di creare una coalizione autenticamente riformatrice e federalista, fuori dalle geografie partitiche ottocentesche che ci soffocano, una coalizione responsabile di riforma e di governo”. Arcipelago Alessandria

#33 da Filippo Davoli, inviato il 28/9/2011
L'editoriale è pienamente condivisibile. E (sorprendentemente?) si applica alla perfezione anche alle amministrazioni locali, di qualunque colore politico siano. Questo significa essenzialmente due cose: 1) il berlusconismo si è fatto cultura;
2) il decadimento è generale e generalizzato.
A mio parere, rappresentare una voce ferma e costante, pubblica, di una differenza anche propositiva - non solo critica - significa moltissimo, perché comunque, al dunque, prenderà vento e crescerà. Certo, bisogna avere la forza e la lungimiranza di combattere un'arroganza sempre più pressante del potere a tutti i livelli e di qualunque schieramento. Occorre cioè, secondo me, una battaglia essenzialmente culturale. Come recita un antico detto spagnolo, è necessario "cambiare l'acqua", rifare gli italiani - ancorché siano stati fatti (e con quali pretese...) al tempo dell'Unità.
Bisogna avere il coraggio di una parola chiara, e anche "perdente" se necessario, come lo è stata quella di "Italia Futura" sino ad ora. Perdente ma intera.
Volendo analizzare le piccole grandi ipocrisie dell'attuale momento, dove potremo andare a ricostruire l'Italia, con un'evasione fiscale ai livelli che sappiamo? La casta, è vero, ci dissangua e non si scalfisce neppure con un'ago per insulina; ma quanto ci costano, tanto per fare qualche esempio, tutti i dirigenti e i funzionari (tra stipendi e incentivi)? Che formidabile macchina da soldi rappresentano le cosiddette Partecipate, a livello locale, in termini di consulenze e incarichi vari?
E salendo nel grande: che Europa dei popoli può mai essere, un'Europa che si fonda sulla BCE piuttosto che sui valori?
Si rilegga a riguardo, e con attenzione, la serie profondissima (e illuminata) dei discorsi di Benedetto XVI in Germania.
Reputo, insomma, che ogni pur nobile intenzione pragmatica sia destinata a fallire - o a non passare nella gente - sin quando culturalmente non si ricrea un humus che i cosiddetti Padri avevano (e che, colpevolmente anche se non dolosamente, non hanno saputo trasmettere ai figli: figuriamoci ai nipoti...).
C'è poi una generazione che è stata scavalcata e obliata tout court: è quella degli attuali quarantenni/quasi cinquantenni. Se i giovanissimi entrano in una società che li condanna al precariato, non si dimentichi che i nati negli anni '60 vivono in quel precariato da sempre, oltretutto "archiviati senza aver avuto modo di esserci" da una generazione di ottima salute (quelli venuti prima) che, dopo aver occupato solidamente (e stolidamente) tutte le stanze dei bottoni, ora si rifà la verginità (almeno a parole) con i più piccoli, con i neomaggiorenni.
Sono convinto che la giustezza di una nuova linfa culturale debba invece manifestarsi nel passaggio di testimone da alcuni (troppi) irriducibili, ai componenti della "generazione saltata": i quali, cresciuti a pane e dimenticanza, hanno saputo in moltissimi casi inventarsi, resistere e rilanciare.

#32 da pietro, inviato il 28/9/2011
Condivido l'analisi. Per quanto riguarda le soluzioni, sposterei un po' l'accento da "ciò che si dovrebbe fare" a ciò che noi, appassionati e non di Italia Futura, "ciò che noi dobbiamo fare, ora."

#31 da Giovanni Hermanin, inviato il 28/9/2011
Forse per entrare nel merito (sul piano dei fatti) è opportuno riflettere sulla natura e sul funzionamento del sistema fiscale italiano (chi e quanto contribuisce alla 'res publica'). E' lì che si verificano i rapporti (reali)tra stato e cittadini e l'esistenza o meno di una classe dirigente, il resto è spesso chiacchiera...Un recente libretto pubblicato dal Corriere della sera a firma pseudonima (Bueckler) riassume in poche pagine e con pochi numeri la situazione attuale. C'è da piangere. Viene in mente, francamente, l'8 settembre e la fuga dalla responsabilità e dal proprio dovere di cittadino di chi appartiene a quella parte di società che dovrebbe essere la struttura portante della comunità nazionale.

#30 da MARIO, inviato il 27/9/2011
Partendo dal presupposto che è la politica a dar voce all'uomo e non l'uomo alla politica, il colore non è importante se visto con onestà e lealtà, la casta ricca quindi con educazione ed istruzione potrebbe per migliorare, diminuire il paravento politico per portare frutti solo al loro giardino, guardandosi anche indietro per accorgersi che la situazione disagiata è molto più elevata di loro, e di conseguenza di forma comunista.

#29 da Elvio Bordignon, inviato il 27/9/2011
Io direi che è inutile o quanto meno poco utile stare a guardare il passato e il presente. La situazione in generale sta favorendo il malcontento che porterà a delle elezioni anticipate. Questa "manovra tappabuchi" farà sentire tutto il suo peso economico a gennaio e febbraio, quando di fatto entrerà veramente in circolo. IF, a mio avviso, se vuole diventare protagonista di vero rinnovamento (etico, morale, economico, culturale) deve fin d'ora mettere assieme le idee migliori dal mondo e trovare il giusto modo di applicarle all'Italia. Con forza, decisione, determinazione, senza scendere ad alcun compromesso con la vecchia classe politica (altrimenti si partirebbe già con il piede sbagliato e la cosa puzzerebbe). Sono certo che l'Italia vuole una rivoluzione interna ma pacifica, modernista, giovane, concreta. Mi sembra, seguendo IF da un pò, che le idee ci siano grosso modo. Basterebbe scremarle, ricomporle, adattarle e stenderle per bene su un bel programma pragmatico che non lasci spazio a dubbi o perplessità. W l'Italia, quella volenterosa, orgogliosa, giovane e non corruttibile!

#28 da ROBERTO CATANI, inviato il 27/9/2011
Certo che quello commesso dal premier con Tarantini e Lavitola e' proprio senso che lui crde di essere imbattibile e noi, il popolo, stupido e credente alla sua vice da duce. Quando mai si 800.000€ per una famiglia bisognosa?? Certamente che lui e' stupido se pensa che il popolo avesse creduto a questa frottola gigante. Come kl'aver detto a Lavitola di restare all'estero conferma quella voce che dice - faccio il premier a tempo perso-. Speriamo che certa gente muoia presto senza lasciare tracce in fondo all'oceano. La linea di Italia Futura credo che non sara' certamente cosi', poiche' Montezemolo perderebbe immediatamente l'alone di grande persona che ha conquistato in questi lunghi anni e per il suo comportamento che ha sempre portato. Auguri ITALIA FUTURA

#27 da mauro ciccarelli, inviato il 27/9/2011
Tutto l'articolo è condivisibile al massimo grado. Tutte le proposte hanno una logica. Io riassumerei il tutto nella parola " Onestà".Se i signori che ci governano fossero onesti , saremmo la prima nazione del mondo.Dall'onestà discende tutto il resto : riforme eque, giustizia, moralità Ecc. ecc. Il problema è ,quindi, avere politici onesti ! Chi ci assicura che coloro che fanno le odierne proposte lo siano?Forse potremmo dedurlo da un programma dettagliato che I.F. potrebbe proporre a breve. Il primo punto dovrebbe essere la moralizzazione della politica. Come fare? Renderla poco appetibile , per prima cosa fissando stipendi normali per i politici,come per gli altri professionisti. Siete in grado di proporlo voi di I.F.?

#26 da antonio puglisi, inviato il 27/9/2011
L'Italia ha sempre bisogno di una nuova classe dirigente!

Il nostro paese è strano, fa le sue rivoluzioni sbaglando e non affrontando mai la realtà. Ciò io credo dipenda dal fatto che come società siamo chiusi in noi stessi e gli sazi vitali ,per dirigere, anche una officina, sono ristretti.Il nostro paese per questo è stretto dalla morsa del suo provincialismo, che ama poco la "ragione" e vede solo i lati oscuri del suo intelletto.Il fascismo ,poi è stata l'occasione per sdradicare, nelle nostre intelligenze qualsiasi barlume collettivo di coscienza. Dal lato della borghesia un uomo che ha adottato la ragione ed ha pagato per questo è stato Piero Gobetti, ma gli italiani, così detti perbenisti, lo hanno dimenticato e affossato nel pantano del politicismo cattolico liberista, credo che per noi, per rinsavire, o acquistare quella coscienza politica e filosofica della verità necessaria, non serve altro che una sana batosta della storia, che ci renda più umili e soprattutto meno individualisti.!


#25 da Roberto Adani, inviato il 27/9/2011
Mi sembra fosse Gaber che diceva, la maggior parte erano comunisti perchè Berlinguer era un politico onesto. Mi piacerebbe vedere rinascere una società e una corrispondente politica su queste semplici basi, onestà e legalità, responsabilità, serietà e competenza. Con la caduta della prima repubblica, hanno seppellito un sistema politico malato, ma non l'hanno sostituito con uno sano, sono rimasti i mediocri, i portaborse riciclati, ma quel che è peggio sono venuti meno quei meccanismi di controllo dei partiti che per quanto negativi garantivano perlomeno un controllo e un ricambio dei posti che si lottizzavano. Con la seconda repubblica sono diventati tutti manager,quelli che tutti almeno consideravano i lottizzati nelle banche, Grandi Manager, gli ex uomini di partito nelle cooperative, grandi Manager, gli uomini di partito nelle istituzioni e nelle loro controllate, Grandi Manager, ma quel che è peggio, se ci fate caso da allora ad oggi sono tutti gli stessi, uomini di second'ordine che nessuno è più stato in grado di spostare. Prima questo sistema serviva ai partiti, oggi sono i partiti a essere schiavi di questo sistema. Tutti sanno in cuor loro di essere inadeguati, e quindi devono garantire la loro permanenza garantendosi a vicenda. Perchè se siamo tutti incapaci e in logica di clan teniamo fuori dal gioco quelli onesti e in gamba, forse arriviamo al vitalizio, alla pensione spropositata, alla stock options, alla liquidazione megagalattica purchè tu non faccia più danni e te ne vada. In realtà i partiti, di destra e di sinistra, sono accomunati dall'aver assunto le logiche del potere più longevo in Italia : la mafia, Le logiche sono infatti quelle del capo, degli affiliati, fedeli e stupidi a cui però vengono garantiti piccoli privilegi, una fetta di potere, una fetta di soldi e un salva condotto per delinquere. A questo sistema, come all'ultimo dei capisaldi prima di soccombere si sono aggrappati tutti, compresa quella la borghesia italiana, fatta di persone che invece di giocarsela onestamente, cercano sempre una rassicurante scorciatoia, convinti di poter partecipare alla saga prima del tracollo. I questo i cittadini di questo paese hanno consentito ad un sistema politico e ad una classe dirigente inadeguata di diventare fortissima, invece di giocare sui nostri talenti abbiamo scommesso e sostenuto un sistema fatto di incapaci, e quando Berlusconi lo ha legittimato e sviluppato esponenzialmente non ci siamo indignati...ormai eravamo compromessi, la mafia è anche detta piovra, se ti attacchi ai suoi tentacoli una vota, non ti molla più. Bisogna ricominciare da zero, non semplicemente con delle persone nuove, di nuovo in questo paese c'è ben poco, e anche i giovani sono in queste logiche ancora dei loro padri. D'altra parte solo questo hanno conosciuto e la furbizia è diventata la regola. Bisogna rifondare i valori, se lo racconti non ci credono che sia possibile, ma è l'unica strada. Gente che abbia nel DNA onestà, rispetto della legalità, responsabilità, senso civico, una qualche competenza e tanto coraggio di rischiare, è più probabile fallire che guadagnarci qualcosa che non si merita fino in fondo in un impresa del genere. Le categorie di destra e sinistra non c'entrano più nulla con queste virtù, quelli che le hanno possedute o sono morti o non sono comunque più in politica.

#24 da Giovanni Ciprotti, inviato il 27/9/2011
L'articolo è largamente condivisibile. Giuste le critiche alla classe politica, governo e maggioranza parlamentare in testa, senza però dimenticare le responsabilità della opposizione, non in quanto tale ma quando è stata forza di governo.
Tuttavia, la richiesta alla borghesia di un sussulto di dignità per prendere le redini della situazione nasconde, o non tiene in debito conto, le gravi colpe della borghesia circa lo stato della economia italiana.
Non si può addossare alla sola classe politica una responsabilità che è complessiva. E se la politica è al primo posto della lista dei colpevoli, la borghesia è al secondo, se non al primo a pari merito: se in Italia i giovani, anche laureati, non trovano uno sbocco adeguato alla propria preparazione e fuggono all'estero (anche in questi ultimi anni di crisi); se nel Mezzogiorno, secondo il Rapporto Svimez 2011, "lavorano appena un giovane su tre e una donna su quattro. Solo nel 2009 sono andati via in 109mila, il 54% dei quali con laurea o diploma"; se contemporaneamente alla "fuga di cervelli" le nostre aziende continuano a ripetere il ritornello sulla inadeguatezza del sistema formativo rispetto alle esigenze italiane (certo, per un laureato può risultare difficile adattarsi a sistemare i faldoni negli scaffali di un magazzino, quando il suo compagno di studi è riuscito a diventare ricercatore al MIT di Boston).
L'Italia paga una patologica repulsione alle regole (dai ministri che insultano la Costituzione al cittadino comune che parcheggia in un posto dedicato ai portatori di handicap), una mancanza di coraggio nell'ideare progetti di lungo respiro (l'attenzione al trimestre in corso in qualche misura limita la propensione agli investimenti in ricerca e sviluppo) e una struttura gerontocratica in tutti i settori.
In bocca al lupo a IF nel caso dovesse mettersi in gioco come soggetto politico.
Cordialmente
Giovanni Ciprotti



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