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Troppi bluff sullo sviluppo

Alberto Orioli sul Sole 24 Ore

pubblicato il 26 settembre 2011
immagine documento Se esiste un caso Tremonti, ha un corollario. È l'idea che finora ha "disegnato", nell'ambito delle politiche economiche, il concetto di sviluppo e di crescita. E, per questa via, anche i poteri e il raggio d'azione del ministero ad esso preposto (lo Sviluppo economico, appunto) e degli altri dicasteri orientati alle misure per l'avanzamento economico del Paese.
Poteri sempre meno, risorse quasi zero.

Una china che ha portato al progressivo deterioramento della portata strategica delle idee di rilancio dell'azione economica, anche se a costo zero. L'idea che la manovra da 54 miliardi ha degli investimenti nella banda larga è emblematica di una intera cultura di governo. I pochi fondi ancora destinati all'ammodernamento delle reti tecnologiche di base (con l'obiettivo di colmare il digital divide italiano) sono la prima voce di "garanzia" nel caso in cui venisse a mancare il gettito previsto per l'incremento dell'Iva o se non funzionassero i tagli ai ministri. Basta questa clausola di salvaguardia contabile a rendere quel "tesoretto", destinato in apparenza allo sviluppo, una voce solo virtuale e non spendibile.

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