A voi la parola

Il pareggio della bilancia

Si è scelto di non giocare la partita. Perdendola a tavolino

di Antonio Capitano , pubblicato il 23 settembre 2011
immagine documento Edmondo Berselli ci ha lasciato un libro postumo bellissimo. “L'economia giusta” è un saggio quasi profetico. Nelle ultime pagine ci ricorda che dovremo abituarci “ad avere meno risorse. Meno soldi in tasca. Essere più poveri”. Con la sua intelligenza già nei primi mesi del 2010 intuiva la buriana che sta travolgendo il nostro Paese.

Ora che le notizie di economia durano qualche ora per essere subito sostituite da altre nuove, qualsiasi giornale riporta accadimenti che non corrispondono più al reale stato delle cose. Siamo di fronte ad un “paziente” in costante monitoraggio attaccato a delle spine e a flebo che lentamente lo alimentano. L'Italia declassata è un'immagine triste che evoca l'assoluta necessità di un nuovo Rinascimento o davvero se continua così dobbiamo sperare nel "Miracolo di Lazzaro".

È il momento del reset. Dello spegnere e accendere. Con la povera illusione che sia solo un falso contatto che impedisca un funzionamento. Non è più tempo di far capire il PIL a chi “nuovo povero” si ritrova ad andare alla Caritas per una porzione di cibo in scatola. Due enormi civiltà quali la Grecia e l'Italia oggi fanno i conti con il degrado economico e... civile per rimanere agli affari di casa nostra. L'indignazione è molta. Già un sonetto dell'immenso pensatore del quattrocento Pico della Mirandola recitava al primo verso “Misera Italia e tutta Europa intorno”. Ancora profezia o vera attualità?

C'è un termine di cui ho sentito parlare poco: sottovalutazione. Vi è come l'impressione che questa crisi non sia stata percepita dai “portieri” e dai “difensori” che dovevano fronteggiare l'attacco. Si è scelto dunque di non giocare la partita. Perdendola a tavolino. L'italiano medio oggi si trova vittima di un rastrellamento con l'unico capo di accusa di essere italiano. Insomma anche se non ha mai mangiato deve pagare alla “romana”.

Pagano coloro che non hanno mai avuto privilegi e che quando parcheggiano la loro vettura stanno attenti ad entrare nelle strisce, a pagare il biglietto orario e soprattutto a non tamponare avanti e dietro. Mentre si ha l'impressione che chi ha sempre “parcheggiato in doppia fila” con tanto di autista gode di esenzioni e attenuanti generiche. Ma l'elenco è lungo e non è tempo di parole inutili o di prediche inutili se vogliamo scomodare uno dei grandi Uomini di Stato come Einaudi di cui si sono persi insegnamenti e cromosomi.

Il pareggio di Bilancio dovrebbe essere accompagnato e non solo metaforicamente anche dal pareggio della bilancia. Una bilancia che pende sempre da una parte. Che non rappresenta più la giustizia. Che non rappresenta più la giustizia sociale. Con un necessario freno all'ingordigia e all'irresponsabilità della “classe” politica che è l'unica che meriterebbe davvero l'appellativo di declassata. Si sono raggiunti i limiti dell'intolleranza.

Il Papa recentemente è intervenuto sinteticamente sulla crisi economica riaffermando che la “dimensione etica non è una cosa esteriore ai problemi economici, ma una dimensione interiore e fondamentale”.Siamo di fronte ormai e, prendo in prestito le recenti parole del nuovo Arcivescovo di Milano Angelo Scola, “a quella sorta di paralisi culturale che la crisi ha da una lato evidenziato e dall'altro contribuito ad accentuare, e che si manifesta in alcuni atteggiamenti ormai piuttosto generalizzati in molte società europee: penso alla scarsa tendenza a progettare il futuro, al prevalere di legami revocabili a scapito di relazioni stabili, al bisogno interpretato come diritto esclusivo al benessere da soddisfare tramite il consumo”. Dunque un allargamento della ragione economica e politica può oggi rinvigorire la solidarietà e le responsabilità, parole logore o depotenziate.

Siamo in piena umiliazione mondiale al punto tale che Jacques Attali impietosamente sentenzia che “siamo sull'orlo del precipizio e l'Italia è una delle grandi domande. Se non verrà fatto nulla rapidamente, prima fallirà la Grecia, poi mancherà la fiducia nelle banche francesi e italiane, poi verrà meno la fiducia che l'Italia restituisca il debito, quindi un'analoga incapacità UE. Alla fine crollerà l'euro”.

Entrati nell'autunno, è finita l'estate della leggerezza e dell'irresponsabilità. Il declassamento enunciato da Standard & Poor's avviene con parole incisive che dicono sostanzialmente che il nostro Paese non è credibile poiché la risposta della politica italiana alla crisi è stata indecisa ed incerta con una sostanziale paralisi.

Tornando al povero italiano medio che parcheggia dentro le strisce possiamo attingere di nuovo all'economia giusta di Berselli: “la scelta è fra essere poveri nella consapevolezza della propria condizione storica e antropologica, da un lato, e dall'altro essere poveri nell'assoluta inconsapevolezza di ciò che avvenuto nella sorpresa dell'indicibile, e quindi soggetti a tutte le frustrazioni possibili. Occorre accingerci a costruire una cultura, forse non della povertà, bensì della minore ricchezza. Di un benessere più limitato, e sapendo che questo minor benessere si ripercuoterà su ogni aspetto della nostra vita”.

Nel frattempo, noi europei proveremo a vivere sotto il segno meno: meno ricchezza, meno prodotti, meno consumi. Così parlò Berselli.

Dalla speranza di un'economia giusta dobbiamo augurarci anche quella di una politica giusta, affinché si possa scorgere di nuovo un rinnovamento di una vera “classe” alla guida del Paese oggi ridotto al buio.
Iscritto a Italia Futura, vive in Provincia di Roma. Laureato in scienze politiche, è funzionario comunale. Autore di saggi e articoli di argomenti socio economici ed, in particolare, in materia di economia della cultura e del turismo, ha frequentato un corso di alta specializzazione per Manager della cultura.


tag:   


STAMPA:   per visualizzare la versione per la stampa clicca qui

LASCIA UN COMMENTO


#8 da Asio otus, inviato il 26/9/2011
Da alcuni decenni a questa parte la nostra Civiltà ruota intorno al denaro e ora ne paghiamo le conseguenze con la colossale crisi economica e culturale in cui siamo impantanti! Anzi, si può dire che la nostra Civiltà sia parecchio involuta dai tempi in cui fu fondata l'Europa Unita. Abbiamo perso la via... e questo ci potrebbe costare il futuro, non soltanto a noi ma anche ai nostri discendeti! Visto che, anche se nessuno lo dice, l'Occidente è in crisi ma Russia, Cina e India no...

#7 da Roberto Di Salvatore, inviato il 25/9/2011
Egr. Dr. Montezemolo, sicuramente si voterà nel 2012 , la Dr.ssa Marcegaglia sta facendo capire a tutti come stiamo messi a livello economico e cosa rischiamo. Oggi in questa fase storica in cui mancano figure politiche concrete , dove da una parte c'e' un potere politico basato su un attacamento alle poltrone e dall'altra parte una opposizione inconsistente, Le chiedo non e' il momento di assumere la responsabilità di guidare questo nostro meraviglioso Paese, per evitare di finire come la Grecia, io penso che noi siamo superiori a molti altri Paesi che stanno meglio dell'Italia. Il mio contributo sicuramente non mancherà. Grazie

#6 da Dario Federici, inviato il 25/9/2011
Ciao a tutti,
il saggio è molto bello ma non va al cuore della questione.

L'Italia è diventata povera quando ha deciso di voltare le spalle alla giustizia, all'onestà, alla fiducia verso il prossimo, al senso della comunità e della famiglia nel nome delle veline, delle serate in discoteca, dei macchinoni inutili ecc...

Vivo in Australia, vi posso assicurare che lo "stato" australiano non da agli australiani nulla di più di quanto non dia lo stato italiano. Eppure gli australiani ringraziano di essere australiani e non danno nulla per scontanto.

La sensazione che ho guardando l'Italia da lontano è che gli italiani siano diventati dei depressi cronici. L'importante è non credere in nulla soprattutto nel nostro futuro.

La catena di interessi che tiene in piedi un sistema che stritola quanto di buono è rimasto nell'Italia che funziona è praticamente infinita.

Un esempio: l'evasione fiscale non solo permette alle impresette inefficienti di sopravvivere ma da da sopravvivere ai commercialisti (dei quali io ho fatto parte). I commercialisti a loro volta fanno spesso politica nella speranza di portare a casa clienti ed incarichi.

La storia dell'evasione fiscale si risolverebbe semplicemente inviando allo stato i file delle contabilità (possibilmente in formato standard) di imprese e professionisti. Ci penserà poi un sistema automatizato dello stato a calcolare le imposte ed applicare gli studi di settore.

In questo modo si evita che i commercialisti di mettere mano ed aggiustare le dichiarazioni dei contribuenti.

Grazie a tuttiscusate se sono andato un po' fuori tema.

#5 da Andrea Benoni, inviato il 25/9/2011
A me ha confermato molti dubbi questa intervista all'analista capo del fondo del Regno dell'Oman (posizione inizio a 11:45). Altro che crisi internazionale, il problema è la gestione italiana che va in parte oltre la pochezza del governo ed investe l'incapacità della classe dirigente politica italiana: http://www.radio24.ilsole24ore.com/player/player.php?filename=110923-focus-economia.mp3

#4 da Antonio, inviato il 24/9/2011
Non ho sentito nessuno parlare delle pensioni baby , pensioni abnormi dei politici nazionali regionali provinciali , stipendi dei dipendenti pubblici, e dei dipendenti pubblici che sono molti che guadagnano 100.000 € senza fare assolutamente niente anzi. Tutti questi privilegi vanno corretti subito , non siamo in grado di mantenere questi previlegi, tenendo conto che sono state queste persone a creare il debito pubblico Italiano e questo debito non lo possono pagare le generazioni future che gia' stanno pagando con la mancanza del lavoro. Questa classe politica deve risistemare i conti a loro spese e non a carici delle generazioni future che non hanno colpe. Non ho sentito nessun politico , sindacalista , giornalista a fare questa riflessione. Attenzione in Grecia e' gia' cominciata la riduzione di questi previlegi e arrivera' anche in Italia.

#3 da Max, inviato il 23/9/2011
Dopo mani pulite abbiamo sbagliato tutto. L'inversione di rotta doveva avvenire già nel 1994 invece rintronati dagli spot siamo andati dietro ai pifferai ed oggi eccoci qui ad un passo dal disastro. Mi domando con quale disonore passeremo alla storia dopo che ci fu consegnato uno dei più grandi paesi del mondo dalla generazione che visse sotto le bombe e che ricostruì tutto con immani sacrifici....ah giusto ma tanto chissenefrega "c'è la fila fuori, ne sono 11..." si salvi chi può.

#2 da Tommaso Trucolo, inviato il 23/9/2011
Il vero problema di questo paese NON è il debito, ma la sua presente e futura classe dirigente, non solo politica.
Presente , perche di fatto è immobile davanti al baratro, futura perchè dato anche quanto scritto sopra da berselli, se qualcuno aspiri ad un miglior benessere sociale ed economica dovrà di fatto fuggire da questo paese , ed i migliori avranno certamente più chances.
Qui resteranno solo gli amici degli amici se non ci si muove in fretta.Personalmente resto pessimista.

#1 da giovanni marino, inviato il 23/9/2011
proprio stamattina si discuteva con i colleghi dell'argomento credibilità che ho sempre sostenuto ( anche in queste pagine ) che vale tanto quanto i saldi di manovra.
E' una qualità che nemmeno il nostro presidente del consiglio ha le riosorse per comprarsela. La credibilità non ha prezzo ma serve al Paese come il pane.
Da più parti si invita il presidente del consiglio a lasciare la scena ma obiettivamente è un invito che non può trovare accoglienza per la perdita della protezione dai processi.
E' da terzo mondo pensare ad un intervento legislativo di impunità per tutte le sue malefatte se lascia il governo e ci riporta a nuove elezioni. Ma è da stupidi condannarlo e con lui trascinare il Paese in un estenuante tira e molla di manovre aggiuntive , declassamenti ecc ecc.
Finiremmo del baratro tutti quanti.
Vi prego di non sorridere della provocazione che merita invece una riflessione responsabile




nome

email
cap
link

commento
Inserisci il codice di verifica:
Ascolta il codice segreto

 


Conosci ItaliaFutura
Il progetto, le persone, le attività
Rimettiamo in moto il Paese
La contro manovra di Italia Futura
Associazioni regionali
Italia Futura nel territorio
Partecipa!
Vuoi collaborare alle attività di Italia Futura?


nome

cognome

carica

amministrazione

Nazione
Provincia
Comune

Mi piace questa proposta e voglio aderire
email
cap



nome e cognome
email
cap
scuola

commento

nome e cognome

email
cap

Racconta