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Lavoro, professioni, pensioni: l'agenda (mancata) delle riforme
Dopo il declassamento, l'approfondimento del Corriere della Sera sugli interventi necessari, ma incompiuti
di
Italia Futura ,
pubblicato il 21 settembre 2011
a cura di Antonella Baccaro, Enrico Marro, Mario Sensini, Isidoro TrovatoPer evitare altri declassamenti del rating sul debito pubblico, l'Italia deve «attuare
riforme strutturali intese a promuovere la crescita», dice l'agenzia Standard & Poor's. Dalle liberalizzazioni alle privatizzazioni, dal mercato del lavoro alle professioni, c'è bisogno di rimuovere vincoli e ostacoli allo sviluppo, spiega il lungo documento che accompagna la decisione sul rating. C'è poi il capitolo pensioni.
ProfessioniSono stati stilati documenti in cui si sopprimevano gli esami di Stato e, di conseguenza, gli stessi Ordini professionali. Ma ogni volta questi tentativi sono andati a scontrarsi con la
ferma opposizione del mondo professionale (ben rappresentato in parlamento) ma anche con lo scetticismo di ministri come Sacconi e Alfano. Le
uniche innovazioni sono state la reintroduzione delle tariffe minime (derogabili), l'obbligatorietà dell'assicurazione professionale e la libera iniziativa in tema di pubblicità.
LiberalizzazioniLa manovra ha rilanciato il processo di liberalizzazione stabilendo che gli
enti locali debbano verificare la realizzabilità di una gestione concorrenziale, «compatibilmente con le caratteristiche di universalità e accessibilità del servizio». Ma, come ha notato l'Antitrust, è stata anche introdotta una soglia di 900 mila euro al di sotto della quale la gara per la scelta del gestore dei servizi non è obbligatoria. «In questo modo - secondo il Garante - si configura per alcuni settori una
sottrazione quasi integrale dai necessari meccanismi di concorrenza per il mercato»
Mercato del lavoroIn Italia ci sono meno persone, soprattutto donne e giovani, che lavorano rispetto ai principali Paesi europei e questo frena la crescita dell'economia, dice l'agenzia Standard & Poor's. Gli analisti citano la
«rigida regolamentazione» e i sindacati quali fattori che ostacolano la crescita del tasso di lavoro, ma le cause sono anche altre.
PrivatizzazioniLe Poste no, perché hanno 153 mila dipendenti, molti dei quali occupati nel servizio di recapito, che è in perdita. Eni ed Enel no, perché sono i gioielli di famiglia, e poi con i prezzi correnti di Borsa significherebbe svendere. Tra
veti incrociati e considerazioni di opportunità, spesso anche giustificate, le privatizzazioni italiane sono da anni ferme al palo.
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