La maledizione dei privilegi

L'editoriale del New York Times sulla casta italiana

di Frank Bruni , pubblicato il 19 settembre 2011
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Proprio quando pensavate non ci fosse niente di rassicurante nel sistema politico americano, vi porto notizie dall’Italia. Qui i parlamentari attivi sono 945, da paragonare ai 535 membri del Congresso Usa, anche se la popolazione è un quinto di quella statunitense.

L’Italia ha il doppio dei parlamentari per abitante rispetto alla Germania, il dato è comunque superiore a quello francese e spagnolo. Il Parlamento Italiano è un organo di governo piuttosto grasso, più di un intero “prosciutto”.

Penserete che, con tanti parlamentari, ognuno di loro guadagni una miseria. Pensateci di nuovo - e preparatevi a sognare un nuovo lavoro da direttore della Commissione incaricata della rimozione delle monete della Fontana di Trevi. (Ho inventato di sana pianta l’incarico, ma nell’Italia del clientelismo e dello spreco, è più che plausibile).

Sommando l’indennità parlamentare ai vari rimborsi - inclusi quelli legati ai viaggi, anche se i parlamentari salgono gratuitamente su aerei e treni nazionali - ognuno di loro guadagna più di 100mila dollari l’anno, mentre molti si avvicinano ai 200mila. Per non parlare delle allettanti pensioni e coperture sanitarie, che - come riferiscono alcune notizie - includono anche soggiorni alle terme.

Questo “gonfiore” parte da Roma ma si estende, come una macchia d’olio che calzi Prada, a tutta la penisola. Come ha scritto Rachel Donadio su questo giornale la settimana scorsa, c’è una cittadina siciliana di soli 960 abitanti che ha 9 addetti al traffico a libro paga.

Gli italiani che non vivono di politica - ancora, fortunatamente, la maggioranza - sono giustamente indignati. Il libro “La Casta”, un elenco dei privilegi della politica è diventato nel 2007, con oltre un milione di copie vendute, un evento editoriale

Ma quando il Parlamento italiano ha approvato la settimana scorsa una manovra di austerità economica da 74 miliardi di dollari, gli stipendi dei politici non hanno subito un taglio drastico, per una ragione ovvia: sono loro stessi che hanno votato il provvedimento. Hanno dato la stessa considerazione al mantenimento dei loro privilegi che al bene del paese, che ha ora bisogno di ogni singolo euro che può raccogliere per l’istruzione, per le infrastrutture – per il futuro.

Il che evidenzia una tensione comune in questi tempi economici brutali e temibili in gran parte dell’Europa e dell’America. Coloro che ce l’hanno già fatta si aggrapperanno saldamente ai loro privilegi e alla loro ricchezza come hanno sempre fatto, o addirittura più di prima, anche se in questo modo sarebbe ancora minore la probabilità che si creino opportunità per gli outsider? Oppure cederanno abbastanza perché riparta l’ascensore sociale, venga preservato un certo senso di equità e si possano fare investimenti a lungo termine?

Questo tema ha trasformato l’Europa in un campo di battaglia. I pensionati respingono il taglio ai benefici mentre gli studenti gridano che la generosità di cui i loro antenati a lungo hanno beneficiato - per non parlare del debito che costoro hanno accumulato - ha fatto lievitare il costo della loro istruzione e trasmesso loro una economia priva di speranza.

In America non ci sono così tante proteste ma non va molto diversamente. Senza le entrate aggiuntive o la riforma della spesa sociale – e sarebbe meglio avere entrambe - non possiamo spendere tanti soldi quanti dovremmo per le scuole, le strade e molto altro per rimanere competitivi a livello globale e collocarci nella prospettiva di una crescita ottimale.

Ma c’è una forte resistenza. Interessi radicati si trincerano ulteriormente; le vacche sacre sono dure a morire. Il dibattito repubblicano della scorsa settimana dimostra che la Social Security rimane una granata politica da lanciare avanti e indietro piuttosto che l’oggetto di discussione seria e costruttiva. E l’ultimo round del confronto Obama-Boehner ha dimostrato che non sarà facile aumentare le tasse, se non addirittura impossibile.

Nel frattempo, continuiamo a peggiorare sul piano dell’istruzione e si allarga il divario tra ricchi e poveri. Le rivelazioni gioiose dell’ultima settimana? Il College Board ha riportato che nel 2011 al liceo, il punteggio medio al test SAT di lettura è il più basso mai registrato, mentre il Census Bureau ha riportato che la percentuale di americani sotto la soglia di povertà (15,1% l’anno scorso) è la più alta dal 1993. Non sono certo queste le fondamenta di un domani migliore.

In Italia lo spettro della realtà del presente che mette a rischio le possibilità del futuro incombe in modo particolarmente ingombrante. Il tasso di natalità del paese, perennemente basso, minaccia di scombussolare l’equilibrio tra pensionati e lavoratori che pagano le tasse (o le evadono, come spesso accade in Italia).

Anche l’Italia registra i propri fallimenti nell’istruzione. Roberto d’Alimonte, un politologo italiano a cui ho spesso chiesto lumi, mi ha detto che solo il 14 per cento circa degli italiani tra i 25 e 64 anni sono in possesso di una laurea o un titolo di studio equivalente. La cosa colloca l’Italia molto lontano dalla Francia, gli Stati Uniti, la Corea del Sud e molti altri paesi.

“È uno dei fenomeni che spiega il continuo sostegno al governo Berlusconi” ha detto. “Il basso grado di istruzione”.

In Italia c’è anche il problema dei professionisti – avvocati, farmacisti, notai, giornalisti, funzionari dell’amministrazione- che a volte operano come membri di ordini esclusivi, stabilendo sistemi e accumulando benefici progettati principalmente per l’autoprotezione. Molti degli italiani con cui ho discusso ne parlano e se ne rammaricano.

“Le generazioni più vecchie hanno serrato i ranghi” ha detto Maurizio Viroli, un teorico politico il cui libro del 2010 sull’Italia di Berlusconi, “La libertà dei servi”, sarà pubblicato in inglese il prossimo mese dalla Princeton University Press. Senza sufficienti forze fresche, mi ha detto: “C’è un impoverimento della leadership”.

D’Alimonte ha detto che in troppi settori della vita italiana “non c’è meritocrazia. E questo affievolisce la crescita e la capacità di innovare. Non ottieni il massimo dalle persone, e una società cresce vigorosa soltanto se tu consenti alle persone di dare il meglio di loro stesse”.

Ha aggiunto che parti del nord Italia, con la loro vibrante attività manifatturiera, costituivano una robusta eccezione alle zone depresse del resto del paese. Ma altrove, ha detto, il paese è per certi aspetti impantanato in regole e agevolazioni che deprimono l’iniziativa e strozzano la concorrenza.

E favori. Non possiamo dimenticare i favori, che ci riportano indietro agli enti pubblici, una capiente mangiatoia di denaro pronto a livello nazionale, regionale e municipale. Una delle persone che al momento vi si nutre è Nicole Minetti, 26 anni, ex igienista dentale che il prossimo mese saprà da un tribunale di Milano se sarà processata per aver presumibilmente procurato delle prostitute a Berlusconi.

L’anno scorso, grazie a lui, che l’ha piazzata nella lista del suo partito alle elezioni, è stata al consiglio regionale della Lombardia. Con quel lavoro guadagna più di 15 mila dollari al mese e non deve più preoccuparsi di placca e gengiviti.

Leggi l'editoriale in lingua originale sul sito del New York Times.

Editorialista del New York Times


tag:  casta   privilegi   italia   problemi   sprechi  


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#13 da Eugenio Stucchi, inviato il 2/11/2011
Con spirito costruttivo vorrei fare un'osservazione: in Italia abbiamo circa 300 mila avvocati, oltre 150.000 commercialisti, altre centinaia di migliaia di architetti, ingegneri e geometri, ecc... per circa 2 milioni di professionisti. L'Italia è il paese delle professioni, e non vedo quali siano le barriere all'accesso. In Francia o Germania ad esempio abbiamo numeri nettamente inferiori. Quanto ai notai, categoria di cui faccio parte, mi limito ad osservare che essi esistono in oltre 19 paesi dell'Unione Europea. In sostanza in tutta l'Europa continentale, con proporzioni praticamente identiche tra popolazione-economia-numero di notai. ( Ci sono infatti circa 5 mila notai in Italia, 7 mila in Francia, 9 mila in Germania, ecc... per un totale di circa 33 mila notai in tutta europa). I Notai esistono poi in Cina, in tutto l'est Europa e in tutta l'America Latina. In sostanza il 60% del PIL mondiale è governato da sistemi di notariato. Dire quindi che il problema sono i professionisti è a mio avviso sbagliato. Bisogna avere il coraggio di dire che in Italia ci sono TROPPI professionisti. TROPPI avvocati, TROPPI commercialisti, TROPPI architetti.

#12 da Marco Giganti, inviato il 26/9/2011
Ciò che stiamo vivendo è il risultato di continue prese in giro da parte dei politici nei confronti degli italiani. Ciò che vivremo nei prossimi anni sarà ancora peggio; l’Italia ha una sola strada da percorrere, rinnovare l’intera classe politica con una compagine nuova che metta in atto tutte quelle riforme che oltre a tirarlo fuori dal pantano in cui ci hanno infilato, possano dare finalmente uno slancio al Paese. Purtroppo ovunque si rivolga lo sguardo emerge corruzione, interessi personali, sprechi, irresponsabilità ed in questi forum ognuno di voi esprime tutto il malcontento, la rabbia e la consapevolezza che non si può più andare avanti così, lo dimostrano le idee e le proposte che molti di noi lanciano qui. Dobbiamo solamente incanalare tutto questo in una VISIONE comune da trasferire in un programma politico concreto. Credo che molti di noi siano pronti a gettare le fondamenta di un nuovo movimento politico che parta dal basso, da noi “comuni mortali”; ciò che serve però è anche una presa di posizione chiara e decisa da parte di Montezemolo, altrimenti senza un leader forte rischiamo di restare solo una voce solitaria in mezzo al mare.

#11 da gilda, inviato il 25/9/2011
sono stanca di sentire e leggere sempre le stesse cose .....casta , soldi,escort , lavoro che non c'è , sanità che ormai non copre più le necessità dei "normali" cittadini..ecc.........possibile che tutti sanno che noi normali non arriviamo più nemmeno a metà mese ,che le spese per sopravvivere coprono il nostro stipendio , che non possiamo permetterci più nulla oltre che lavorare e lavorare tanto ,che ci rimane l'amarezza di non poterci comprare ciò che desideriamo ,come quando i piccoli rimangono incantati davanti ai negozi di giocattoli noi adulti siamo ormai desiderosi di poter soddisfare i ns desideri ma non lo possiamo fare ,difatti spopola la depressione che non possiamo curare perchè costa ............pechè nessuno fa nulla ????

#10 da Dario Dainelli, inviato il 23/9/2011
Mi piacerebbe che la finissimo con questa ormai fittizia contrapposizione tra destra, centro e sinistra. Prendere misure per incentivare la creazione di posti di lavoro è di destra o di sinistra? Liberalizzare le professioni è di destra o di sinistra? La vera divisione è tra chi occupa il potere per tornaconto personale e chi invece ha a cuore il bene di questo Paese: i primi sono una minoranza che si regge su favori clientelari ed ha il culo ben incollato sullo scranno, i secondi sono anch'essi una minoranza, ma che ha il dovere morale di scuotere le coscienze e supportare il cambiamento. Si cominci da subito a formare in Italia Futura una nuova classe politica che si candidi alla guida delle Amministrazioni Locali e del Paese. Basta sprechi e basta privilegi, spazio al merito e alla competitività.

#9 da Domiziano Basilico, inviato il 23/9/2011
Sono d'accordo con Cristina. Putroppo i privilegi ci sono, si autoalimentano e autoreferenziano. Serve un Nostro intervento per dare fiducia e ritornare a premiare il merito e non le caste. Mi piacerebbe che oltre al blog cominciassimo ad incontrarci per costruire qualcosa, fatemi sapere se la mia è la voce di uno che grida nel deserto. Buona Giornata a tutti

#8 da cristina colombo, inviato il 22/9/2011
Perchè qualcuno con del carisma, conosciuto da tutti, al di fuori della politica non organizza un'incisiva lotta contro questa vergognosa casta? Il consenso sarebbe unanime , gli elettori di ogni parte politica si muoverebbero per qualcosa che sentono essere davvero giusto . Azzerare tutta la classe politica di oggi e ripartire da zero usando ìcome modello paesi come la Svezia. Troviamo una persona e muoviamoci: è il momento di rialzare la testa!

#7 da Max, inviato il 20/9/2011
Non sono assolutamente d'accordo sul "problema professionisti". Parlare cosi generalizzando e mettendo nello stesso calderone avvocati notai e farmacisti significa non avere la minima idea di quale sia la realtà italiana. Se per i notai e i farmacisti i privilegi sono facilmente rilevabili e costituiscono un ingiustificato ostacolo allo sviluppo del Paese, la stessa cosa non si può dire per gli avvocati fra i quali la stragrande maggioranza vive senza nessuna tutela e con redditi precari e risibili data l'enorme concorrenza dovuta all'assoluta assenza di qualsiasi vero ostacolo all'abilitazione e al successivo esercizio. Si pretende di liberalizzare la professione dell'avvocato come se difendere i diritti della gente sia la stessa cosa che vendere la mortadella! Pensare di abolire l'ordine. Per favore se vogliamo analizzare con serietà le aree di miglioramento del sistema Italia non spariamo sull'ambulanza e distinguiamo i veri problemi da ciò che è solo fumo negli occhi dei consumatori...

#6 da t. emanuela zanda, inviato il 20/9/2011
vergogna farci dire dagli americani che cosa dovremmo fare!ho lavorato tutta la vita nel campo della CULTURA ma un nostro ex ministro del PD si è dimenticato che questo campo è fondamentale per la nostra crescita. Agli altri non chiediamo niente, sappiamo che non ci credono e non gli interessa. La CULTURA non rientra mai in nessun programma di crescita e di governo a livello nazionale. Dove si creano posti di lavoro? Vi ricordo che con l'attuale amministrazione, che comunque è già riuscita a vendere il colosseeo a Della Valle, il debito pubblico aumenta di 20 miliardi di € al mese. Aiuto!!!

#5 da A.I., inviato il 20/9/2011
La ringrazio vivamente per la Sua analisi, incisiva ed obiettiva; ciò di cui da tempo si aveva bisogno. Ritengo che il filone della denuncia, anche all'estero, dei nostri problemi debba essere percorso con decisione, per creare maggiore consapevolezza e volontà di reazione. I nostri partner stranieri devono sapere che l'Italia NON è quella meschinamente ed impropriamente rappresentata da simili, incompetenti, gerontocrati. Grazie.

#4 da Giulio Portolan, inviato il 20/9/2011
Secondo me sbaglia Ernesto Galli della Loggia quando afferma che la collocazione naturale di un partito cattolico è il centro-destra. La grande ambizione di Italia Futura deve essere quella di sostituirsi al PD, come formazione esplicitamente cattolica, senza preoccuparsi del centro-destra dissolventesi, ma ponendosi come parito di centro-sinistra "unico", perchè solo questo può essere un partito cattolico di centro, espresso iggi da formule inadeguate come la Margherita e l'API.

#3 da Massimo B., inviato il 20/9/2011
Concordo con i commenti di JJ e Angelo Fausto. Il rischio (o opportunità?) è che si inneschi una rivoluzione e, in quanto tale, incontrollabile. Un'ora però in Parlamento non basta: con la bandiera Italiana in mano bisogna fisicamente mandarli a casa. E con loro tutti coloro che manovrano anche tramite le varie entità sparse nel territorio. Il sistema è talmente incancrenito che va azzerato e con la CULTURA e il BUON SENSO ricostruito. Se vogliamo definire una data dove incontrarci invece di scriverci... penso che non saremo pochi.

#2 da JJ Barea, inviato il 20/9/2011
Analisi perfetta, sintetica,impietosa. Emerge finalmente un elemento strategico del nostro -misero- convivere attuale con chi ci governa e del perchè ancora nessuno ha creato un'onda d'urto contraria, efficace e ribaltante: il basso livello di istruzione e quindi di capacità critica, che ingenera solo faziosità opposte senza costrutto. Bene fa e ha fatto ( e dovrà fare !) I.F. a spingere sulla CULTURA come valore critico e bagaglio di una società pronta a progettarsi un futuro diverso, oltre a strumento di "soft power" nella competizione globale. Rimane comunque il fatto che questo Governo si arrocca sempre più, la colpa del nostro incerto se non drammatico presente "è degli altri" e il nostro Primo Ministro dice che fa "quello che tutti gli italiani vorrebbero fare" (fantastico venditore del nulla rivolto a masse incolte e beote). Penso che sia arrivato il momento di creare una Critical Mass a Montecitorio (un movimento senza colori, come le donne sono riuscite a fare per "se non ora quando?"), senza bandiere di partito ma solo bandiere italiane con richiesta di occupare pacificamente il parlamento per 1 ora e incaricare uno speaker autorevole di dire "basta!" Se stiamo solo a scriverci fra noi, che cambia?

#1 da angelo fausto loi, inviato il 20/9/2011
Scusate, ma perchè non prendiamo i forconi della democrazia e dichiariamo ineleggibili tutti gli attuali rappresentanti politici di ogni ordine e grado. Solo scalzando l'attuale casta si potrà rigenerare il nostro mondo, perchè fino a quando l'alternativa è in mano a chi è con svariati mandati, corresponsabile del disastro attuale, potremmo solo cadere dalla padella alla brace. Chi ci dovrebbe salvare? Veltroni? Di Pietro?? CCCasinii??? Scusate per decenza non continuo. Sono tutti mostri che se avessero avuto un contributo da dare credo che l'opportunità l'abbiano avuta. E allora perchè non si ritirano a vita privata coscienti del disastro e del fallimento , tecnicamente espresso, che il loro operato ha generato? L'Italia è troppo più in gamba di questa ormai odiata classe politica incapace di ogni cosa, tranne che dimostrare una bulimia di privilegi degna del più infame basso impero. Chi ha capacità, conoscenze, mezzi, metta in moto una ribellione democratica cercando di selezionare una nuova classe di politici che ritengano servire lo stato un dovere oneroso non un privilegio per soverchiare il prossimo e sottrarsi ad ogni obbligo morale e civile. Nella speranza che si faccia abbastanza presto, altrimenti nelle piazze il malcontento di chi ha troppe difficoltà non sarà più gestibile nemmeno da uomini di buona volontà. E per sapere questo non bisogna leggere il New York Times in lingua originale ma semplicemente vivere fuori dai palazzi dei privilegi. Auguri a tutti.



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